Tolleranza e liberalismo

La parola “tolleranza” non piaceva, e forse non piace ancora, ai radical-rivoluzionari in quanto alla parzialità dell’accettazione di una differenza preferiscono la totalità dell’indifferenziato. Salvo poi essere intolleranti con il tollerante.
La tolleranza è come la buona educazione; un buon sistema per iniziare qualsiasi tipo di comunicazione, o relazione.
Se fossimo quotidianamente più tolleranti avremmo risolto gran parte dei problemi conflittuali che ci affliggono.
Lo stesso vale per la parola “riformismo”.
Per il “totalitario”, che vuole cambiamenti e rovesciamenti radicali e rapidi per non cambiare alla fine un bel nulla, “riformare” è sinonimo di cambiamento di superficie, opposto alla profondità delle vere trasformazioni.
Eppure, almeno in Italia, è proprio quando si toccano le superfici che la società ribolle furiosamente, mentre sulle profondità siamo pronti a svendere tutto, tanto si tratta solo di parole e non è in gioco nulla.
Evidentemente c’è ancora qualcuno che non riesce a comportarsi da adulto, non vuole crescere perchè è molto più conveniente sfruttare la rendita di posizione dell’immaturità.
Tolleranza e buone maniere appartengono al sentimento e ai modi liberali, e nelle nostre latitudini il liberalismo è mancato, o se ne vede poco.

Scriveva Alberto Savinio nel 1951:
Il sentimento liberale è sentimento da adulti. È sentimento da gente matura, illuminata, saggia. E il mondo, oggi, non è né adulto, né maturo, né illuminato, né saggio. Il mondo oggi è ragazzino. E ha la sventatezza, la crudeltà, l’assenza di pietas dell’infanzia. Bisogna aspettare che questa nuova infanzia si compia e diventi adolescenza. Bisognerà aspettare che l’adolescenza a sua volta diventi età matura. E allora, forse, negli adulti di domani, rifiorirà, addolcito dalla pietas, il sentimento universale chiamato liberalismo.
Amen

(Alberto Savinio, Scritti dispersi. Milano 2004)

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