Archive for aprile, 2007

I libri di Alonzo

lunedì, aprile 30th, 2007

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Prima o poi incontriamo sempre qualcuno che ci apre la mente.
Nel mio caso non si è trattato di un’apertura tanto delicata.
Quell’autore mi ha aperto la mente con l’apriscatole, brutalmente. Non ho potuto che opporre l’abbandono.
In quell’unico libro, che possedevo da diversi anni – che mi consentì tardivamente di dare più corpo all’istintiva stima per la persona che me lo regalò – le pagine non volevano aprirsi come si deve; non con la svogliata sicumera di chi pensa di leggere con le mani e con possesso narcisistico: «Sì, c’è quell’autore, sepolto là, tra i pochi Adelphi, bello!» senza averlo veramente letto.
Tuttavia una lontana parentela con la svogliatezza e la noia quel libro intonso doveva avercela se fu proprio un giorno di sospesa noia che decise per me, intendo la noia vera, quella pensosa, ove si è in ascolto e si attende una qualche illuminazione, forse parente di melanconia, sua cugina lontana ma ancora un po’ presa dalle cose, dagli affari, dai traffici con noi stessi.
Non avevo proprio voglia di nessun divertimento quel giorno opaco, e invece.
È stato come entrare in un’automobile che ci pareva brutta e respingente, insignificante nella sua estetica così improbabile, sbalzata da un’eccentrico carrozziere, con le sue forme spigolose e ottuse insieme, senza costrutto logico.
Ma una volta entrati la scoprite comoda e confortante e a metterla in moto vi trasporta morbida morbida, con il volante leggero e sensibile, un’ottima tenuta nelle curve, una sicura frenata ed un’allegra partenza. Insomma guidarla e lasciarsi guidare sono un piacere.
E si fa notte che non ve ne siete nemmeno accorti, mentre questa bell’auto ormai elegante fende con sicurezza anche il buio.
Cosa volete che si faccia in questi casi. Si esce, si va in libreria, si prende tutto quello che c’è di questo scrittore e si prenota quello che non c’è. Un amico ci aiuta.
Con il tempo ci si spinge alla ricerca delle prime edizioni, cose sparse, ci scopriamo un tantino maniaci. Qualche volta c’è l’azzardo di scriverci su qualcosina, da discreto dilettante, ma con pudore. E se lo dimentichiamo è perché circola ormai dentro, con naturalezza.
Ma poi vi riagguanta con una cosa nuova, la stessa, che ora leggete con occhi nuovi.
Lo scrittore sembra crescere con me e non m’interessa condividerlo tanto; so riconoscere un compagno di strada, non occorre parlarne. Basta la parola d’ordine.
Non c’è fretta nel leggerlo – figuriamoci, lui, lo scrittore che si strofina con l’immortalità – lasciamo volentieri il passo ad eroiche tesi di laurea, alla saggistica pensosa, all’aforisma dell’intelligentone, alla citazione saccente, ai festivals, ai parenti, ai figli che di mestiere fanno i figli.
Ce la prendiamo comoda, non ci sono stazioni dove scendere, ci piace solo ammirare il paesaggio, sia urbano che campestre.
Non dobbiamo chiedere il permesso a nessuno, ci prendiamo quel che più ci piace senza esami, senza giustificazioni, a cuor leggero, come in un’avventura amorosa di primavera anche in tarda età.
Entrare in città con l’automobile ecologica del mio scrittore ti aiuta a capire italianamente le strade, i monumenti, le storie sepolte appena visibili nelle cose nascoste, ti fa resuscitare gli uomini che transitarono alla meglio in quella piazza, in quel vicolo smemorato, in quella casa annoiata; ti rianima l’inanimato e sotterra definitivamente la bandiera retorica della nostra incorreggibile stupidità, facendola sventolare in un ultimo e finale guizzo funebre.
Con lui, con lo scrittore, ho cominciato a farmi una biblioteca, la paternità di tutto quello che è venuto dopo è sua.
Insieme ai libri iniziai anche a collezionare le ragazze.
«Li hai letti tutti questi libri, Alonzo?»
«Certo che no» risposi.

Un giorno

sabato, aprile 28th, 2007

donna e barca
.

Ogni mattino è l’annucio del nuovo. Tutto può accadere. Ci pensa il resto della giornata a normalizzare ed ad affossare l’assurda pretesa del nuovo. Comunque, godiamoci almeno le prime ore, le migliori per lavorare e sperare.

Promemoria 1

giovedì, aprile 26th, 2007

promemoria
Willem De Kooning

Maurizio Cattelan

Chittelan

Liberalismo

Leopardi

Savinio

Alighiero Boetti e il cucito

Fellinia

Uomini pescaresi

Veltronismo

Educatori

Famiglia

Genova

Ravenna

Minorenni

Scuola

Aldo Rossi

Comunista

Amare

Giovanni Pico della Mirandola

Renault

La 500

Philip Roth

Calcio

Libro

Via Mazzini

Milano casa di donne

Montepagano

Pasolini e Pescara

Il ritorno di Schreber

lunedì, aprile 23rd, 2007

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Il “grande” educatore tedesco del XIX secolo, Daniel Gottlieb Moritz Schreber, ha progettato e realizzato macchine e congegni dedicati alla “salvezza delle generazioni future e sperimentate sui figli di molte famiglie borghesi dell’epoca. Ma la cavia preferita del dottor Daniel Schreber era suo figlio, il futuro presidente di Corte d’Appello Daniel Paul Schreber, uno dei più famosi casi clinici (e letterari) del secolo scorso. Quest’uomo in preda a sublimi e tremende allucinazioni ci ha lasciato una monumentale opera: Memorie di un malato di nervi, “sapienza mondana e compendio teologico del mondo del delirio”, come scrisse Walter Benjamin. I disegni di queste macchine rivelano un’ossessione (ancora attuale?) relativa al corpo che viene considerato entità pregiudizialmente imperfetta, da correggere. Il pedagogo e igienista Schreber in fondo era animato da illuminati e ammirevoli propositi: educare alla bellezza mediante una promozione naturale ed equilibrata dello sviluppo del corpo, di una salute che sia di sostegno alla vita e di una nobile elevazione mentale, soprattutto con l’uso, se possibile, di speciali mezzi educativi: per genitori, educatori ed insegnanti. Come la ghigliottina veniva incontro alle esigenze di un secolo attraversato da pulsioni umanitarie così il Kopfhalter è il gioiello pedagogico riservato alla salvezza e all’educazione dei fanciulli. Paranoico il padre o il figlio? Con quel caschetto a cinghie di cuoio non si effettuano vecchie navigazioni ciberspaziali ma in comune c’è l’effetto di immobilità.

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Non distrarsi, non voltarsi né di lato né indietro, se non si vuole provare un acuto dolore; guardare fisso in un punto: la faccia del genitore-educatore o quella dell’insegnante o il libro da studiare. Immobili a tavola, sia quando si mangia o quando si studia, immobili a letto (l’ossessione dell’insana masturbazione!), quando si riposa o si dorme, una propensione all’immobilità o fissità quando si cammina perchè una inclinazione del corpo “scorretta” è segno di debolezza o “mutismo e codardia”. Attenzione agli educatori, ready-made nella contemporaneità, potrebbero essere pericolossisimi. Diffidare da chi si riempie la bocca di paroloni moralistici perchè con la mano stringe la cinghia e ti soffoca l’anima. E poi abbiamo scoperto che i grandi sadici, ladri e delinquenti sono quelli che ti fanno la lezione e si spacciano per santi.

Naufragio senza spettatore

sabato, aprile 21st, 2007

ghigliottina blog

Da più giorni il quotidiano La Repubblica è in sciopero e si sente la mancanza, dunque ottimo sciopero, e leggo altrove sul Partito Democratico che mi sta rattristando in questi giorni.
Lacrime, tante lacrime di sinistra, ma eravamo abituati.
Negli ultimi dieci anni la sinistra si scioglie nella profezia della Susanna Tamaro con venticello veltronistico romano ponentino.
La settimana scorsa a Roma campeggiavano manifesti dei DS che si appellavano alla Costituzione e all’Amore.
Amore e lacrime, carezze, dolcezze. Avevamo visto già lacrime in Parlamento durante l’affossamento del primo governo Prodi, le lacrime della fedeltà al Partito. Molti Ministri di sinistra hanno pianto, a turno, in tv. Piangono tutti, dalla Turco alla Franzoni.
Com’è fragile, psicolabile, sensibile questa generazione di mezzo troppo attardata, post del post, che si ritrova con niente in mano accorgendosi di un mondo indifferente, e piange guardandosi allo specchio.
Tuttavia si ritrova con una carriera e un vitalizio, non male. Naufragio senza spettatore.
Destino naturale, con quindici anni di ritardo, che pagheremo noi tutti.
Lo avevamo indicato in tanti modi in questi anni, abbiamo cercato di farvelo capire in tante lingue ma voi niente, chiusi, sempre, nel Partito, la Segreteria, la Tessera, gli Iscritti, sospettosi del battitore liberal, seminari solo per tesserati, conformisti come una chiesa, moralisti peggio dei preti di cinquant’anni fa, testardi come capre, carrieristi puritani, e adesso piangete, invocate l’amore e vi fate le carezze, ve la menate come sempre tra di voi ma non dovete stupirvi se il mondo va da tutta altra parte.
Auguri o amen come preferite.

Sproloquio

giovedì, aprile 19th, 2007
pescara
Avevamo pochi anni quando scoprimmo l’aspetto spurio opaco e ambiguo del mondo quando il mondo erano i nostri simili della stessa età eri frocio se avevi la erre moscia simildonna se con il culo tondo vigliacco se non davi cazzotti femminuccia se non mostravi il cazzetto figlio di puttana se avevi la mamma bona perseguitato se parlavi italiano ancora frocio se indossavi il cappottino o il pantalone corto all’inglese con i calzettoni anzi frocetto tua sorella appena più grande bona anche lei crocefissa da verbose perversioni sessuali continuamente sputate in faccia a te se orfano e senza sorelle potevi anche cavartela ma se eri piagnone era finita per te il cerchio del linciaggio collettivo poteva avvolgerti da un momento all’altro se non ti costruivi alleanze forti erano cazzi amari alleanze casuali perchè eri simpatico a uno forte pure sensibile ma si vergognava e comunque tirava mazzate da far paura oppure non ne aveva bisogno perchè aveva una stazza enorme e tutti credevano che fosse tosto e magari frocio era lui mentre tu eri forte nella lotta ma coi cazzotti hai poco da fare e poi lo stupretto di gruppo con la simildonna in cambio di un ghiacciolo potevamo organizzare un suicidio di massa ma non ci arrivavamo e mi venite a dire idioti contemporanei che avete scoperto la violenza giovanile il suicidio adolescenziale la scorreggina in classe o il ruttino anime belle che avete scoperto il presente giovanile tutto buonismo veltroniano bertinottiano giovani nuovi valori disagio fragilità problemi sociali familiari genitori separati risposati traslochi psicologhe e grafologhe a scuola sportelli didattici recuperi in itinere seminari colloqui cecati in tutti e due gli occhi furboni carrieristi sulle spalle giovanili noi poi scoprimmo la sinistra il movimentismo lotta continua tutto molto immobile mobile ma creativo e con bei tipi che la sapevano lunga e belle tipe inarrivabili e i fighetti cervelloni del manifesto con belle femministe appena appena quasi separate dopo il libro di Cooper e Laing da arraffare al momento dopo naturalmente le dovute sedute psicoanalitiche strategiche dove il maschio è morto sono dolce rinuncio a me stesso rimesso in discussione sono in crisi facciamoci una canna qui sul divano meglio il lettino singolo mi sento in culo al mondo oppure quei fantasmi di avanguardia operaia chi li ha mai conosciuti ma con il nome forte si pensava ai pretoriani forti e intelligenti che arrivavano al momento opportuno tralasciamo gli scoppiati moralisti del partitomarxistaleninistaservireilpopolo Brandirale mi pare odierno ciellinomovimentopopolaremilanoassessoreformigoni fate voi ma che importa al minestrone consigliava la parità tra maschio e femmina nello scopare di fianco dunque non si cambia stesso binario e la figgiccì bravini con le famiglie a posto con giacche a spacchettini camicie tutto quadrettini con i bottoncini sul colletto tuttavia senso collettivo amicizia scambio casa certo qualche furtarello col solito tossico e poi spinello per ridere per vivere magari incontrati per caso tra diversi in qualche casa festa sbagliata ma insieme per qualcosa forse nuove amicizie e sesso interetnico interclassista insomma dal frocetto ci eravamo pur liberati non sapendo dove saremmo arrivati ma qui che si fa si ricomincia daccapo e dobbiamo diventare noi minori minoritari marginali operosi fuori moda di nuda vita ormai cattivisti alquanto cinici agenti speciali mentre chi dovrebbe pensare tutto questo se ne lava ormai le mani sognando mondi inesistenti sempre in ritardo all’appuntamento scapolando persino la propria storia?
Amen

Family Day o Family Night?

mercoledì, aprile 18th, 2007

trios

Il mio amico Gianni Scalia le chiama “tragedie silenziose”. Sono quelle che serpeggiano nella famiglia, deflagrano rumorosamente nelle notizie di cronaca quando ormai è troppo tardi.
Nei termini “famiglia normale” risiede qualcosa di atroce e perverso. Il bunker va difeso a tutti i costi, che sia mafioso, infanticida, pedofilo o violento. La maggior parte degli abusi sessuali sui minori vengono praticati dentro il bunker famiglia. Nel mondo chiuso familiare, normale e perfetto, a volte vengono cucinate pietanze avvelenate.
Tuttavia esistono ottime famiglie, per fortuna. In Italia la famiglia è così sacra che abbiamo un ministero a suo nome. Non basta un ministro per la solidarietà sociale, uno per i diritti e le pari opportunità, per la salute, ed altri che comunque si occupano evidentemente della famiglia visto che questa è il nucleo socio-produttivo del paese. Per paradosso, il ministro per la famiglia, persona alla quale riserviamo una certa stima, ha scarsa competenza diretta: non è sposata, non ha figli, forse conduce una vita in castità. È stata scelta in quanto cattolica, una specie di autotutela del governo.
Cionostante il ministro deve pur avere una “famiglia”, una rete di relazioni affettive che di fatto andrebbero tutelate. Il paradosso rende ancora più autentca, e sincera, la scelta di questo ministro cattolico e ci fa capire che la chiesa romana insieme ai falsi e furbi baciapile vuol far tornare l’Italia agli anni Cinquanta.
Le famiglie si sfasciano, c’è qualcosa che non sta più in piedi con i tempi, le persone si lasciano pur amandosi ancora un po’, perchè il bunker non funziona più.

Le coppie di fatto danneggerebbero le famiglie, e come? Diciamo che l’insicurezza della famiglia, precaria di suo, si sente minacciata dall’esterno, si sente minacciata dal liberalismo.
Sull’ossessione dei gusti sessuali delle coppie italiane è meglio lasciar perdere altrimenti si andrebbero a costruire paralleli spiacevoli sui gusti sessuali di vescovi e preti e su come vivono la regola della castità.

Altro paradosso consiste nel fatto che coppie di omosessuali vorrebbero costituire una famiglia. Dietro queste richieste spesso c’è un’autentico bisogno di riconoscimento e di normalità, oserei dire di “conformismo” sociale. E allora? Non sarebbe questa la nuova frontiera? Queste famiglie, probabilmente, potrebbero essere migliori di quelle attuali, più rispettose di certi valori. Non è rassicurante (per ora non riguarda il nostro Paese e non c’entra nulla con i DICO) che coppie dello stesso sesso desidererebbero sposarsi? Non è tranquillizzante, stupida chiesetta, tutto ciò?
Poi scopriranno anche loro le “tragedie silenziose”, le contraddizioni del matrimonio e della famiglia, scopriranno la ferocia della normalità. E proprio per questo andranno tutelati come tutti gli altri, in un giorno ove non si potrà dire “tutti gli altri” in una società di eguali, quando tutti saremo precipitati nell’inferno familiare.
La libertà non risiede nella richiesta di un timbro di normalità ma di abitare lo spazio in quanto nostro.

Minghetti

domenica, aprile 15th, 2007

teatro

Professor Minghetti c’è posta per lei! C’è una circolare da firmare! Il Preside la cerca! Al mattino c’è la voce squillante di Consuelo, la bidella (collaboratrice scolastica) più gentile e amabile dell’Istituto che lavora nella reception e che appena mi vede mi lancia le novità che potrebbero riguardarmi cantandole. Senza Consuelo qui si potrebbe chiudere. A volte ironizzo con lei e le chiedo: Ma lei dove lavora? Alla reception, risponde lei. Come si chiama il giorno in cui si ricevono tutti i genitori? E lei, pronta, open day! L’ironia ci salva. Non si capisce tanta cultura angloamericana nella scuola italiana se poi un governo va in crisi per un ampliamento di una base USA. Misteri italici.
Ma su questo non oso interrogare Miss Consuelo. La reception è un banchetto con il telefono e l’open day è una situazione dove mamme e papà fanno la fila in piedi perchè non vengono allestite sedie. Ciò che conta sono le parole magiche, all’italiana, alla Sordi.
Forse è colpa nostra che cinicamente non crediamo più in niente, che ci avvoltoliamo nella lamentazione perenne, che non crediamo a trenitalia all’alta velocità ala tav alla metro alle poste-boutique all’investimento del tfr all’asl usl enel tram wind telecom impdap inps ania cisis cestis cnel censis cnr enel eni eurisko eurispes ice inail inea isae isfol ismea ismu ispel istat ittig uni cciaa upi aran.

Fare silenzio?

giovedì, aprile 12th, 2007

ghigliottina

Mario Lozano è il nome del soldato accusato dalla magistratura italiana dell'”omicidio” di Nicola Calipari, durante la rocambolesca liberazione di Giuliana Sgrena.
La giornalista è considerata da Lozano una bugiarda, mentre Giuliana Sgrena considera un “processo-spettacolo” quello sceneggiato dal soldato.
Eppure anche la Sgrena in quanto a spettacolo non sembra una dilettante.
Da due anni, la sua liberazione e la morte del Dott. Calipari (che tutti, il giorno dopo la sua morte chiamavano Nicola, in una specie di affettuosità risarcitoria e sacrificale praticata soprattutto a sinistra) sono per lei un mito fondativo, una ragione di vita, di lavoro, d’identità.
Dopo il suo ritorno in Italia (vi ricordate?) veniva sempre accompagnata dal direttore-tutore del suo giornale, il Manifesto, molto somigliante ad un personaggio di Moretti nel film Ecce Bombo (ah! Pintor, Pintor!); sul suo mito autofondativo ci ha scritto un libro dal titolo : Fuoco amico (chissà perchè penso a Woody Allen!).
Quella della Sgrena è una grande battaglia personale contro l’amministrazione americana, è una grande battaglia per la ricerca della VERITA’, grandezze queste tipiche di quelle personcine tenaci e ambiziose, oseremmo dire minori, ma che, se ben supportate, possono trasformarsi in quei trapanini per modellistica con cui puoi costruire una cattedrale.
La Sgrena inoltre ha aperto anche un fronte interno, chiedendo al governo italiano di prendere posizione circa il processo, affermando che la magistratura italiana non viene presa in seria considerazione da parte dell’amministrazione statunitense.
I servizi segreti e la magistratura sono entità astratte, variabili ideologiche (ancora? Purtroppo sì!) a seconda dell’onnipotenza, dell’impotenza, del narcisismo, della convenienza, della carrierina, del progettino, e del Ponentino che spira a Roma che non si sa mai.
La Sgrena pare abbia anche vocazioni da statista o almeno da sottosegretario agli esteri quando si vola basso.
La soggettività si espande, l’io si monumentalizza e si fa icona mediatica, l’episodio esistenziale si fa mito di fondazione per una autorappresentazione che non concede aporie, flessioni, debolezza, ambiguità; si è già dimenticato il pianto straziante dell’invocazione a vivere, la nuda vita ha già ripreso l’abito professionale della “cultura del piagnisteo” ben pagato e con il copyright protetto.
Certo verrebbe voglia di dire alla Signora: «ma stia zitta qualche volta».
Ho detto verrebbe voglia; io non lo farei mai, perchè dire a simili personcine di stare zitte si rischia di non liberarsene più.
C’è una domanda per me inquietante che l’autrice del libro, edito dalla Feltrinelli, pone nella scheda pubblicitaria: “perchè proprio me?”.
Meglio stare alla larga da simili domande che andrebbero rivolte al prorpio psicoanalista piuttosto che al lettore; sono domande tipiche delle persone instabili o in attesa di miracoli, stimmate ed altre santità erotico-mediatiche.
Bisognerebbe rispedire al mittrente il “me”, e restituirlo ad un “noi” più silenzioso.

Pensieri in treno

mercoledì, aprile 11th, 2007

Dopo tanto vagare, stanco di predicare il verbo di Cristo, San Pietro decise di fermarsi ed iniziare una nuova attività. Decise di aprire un’osteria, che chiamò l’Osteria del Gallo.

Desmond Morris, se ancora ce la fa, potrebbe scrivere La scimmia vestita. Oggi in treno ho visto esemplari giovani di questa specie.