I nostri morti

cervia

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I morti ci parlano? E, soprattutto, sono più buoni che da vivi?
Provatevi voi a rispondere a simili difficili domande.
Alla prima domanda io risponderei affermativamente.
Naturalmente non parlano la nostra stessa lingua e non in maniera diretta. Bisogna tener presente poi che la maggior parte dei morti sono timidi e un pò complessati e le loro strategie di avvicinamento sono sempre un pò farraginose ed infantili.
Se andiamo di fretta e siamo con altra gente non se ne parla nemmeno che essi comunichino con noi e poichè vogliono uno spazio tutto loro, ed essere al centro di molta attenzione, appunto come i bambini, se ne stanno lontano in attesa del momento buono.
Quando essi ci parlano ce ne accorgiamo immediatamente ed i segnali possono essere tra i più disparati. Ad esempio un brividino leggero dietro alla schiena, oppure l’apparizione di un oggetto dimenticato che si mette all’improvviso in evidenza, uno strano scompiglìo nella soffitta o in cantina a seconda delle preferenze ora aeree e ora viscerali di queste anime viaggiatrici.
Quando incorniciamo un loro ritratto nella nostra casa o erigiamo una lapide nella città dei morti o, per i più prestigiosi, addirittura un monumento, essi cominciano ad accasarsi e trovano in questi luoghi un ritrovo, vengono di tanto in tanto e vi aleggiano sopra, si danno appuntamento con altri loro amici defunti, vantandosi dei nostri omaggi, ricambiandoci con la loro protezione.
Volano sempre, anche sotto la pioggia, perché le anime sono fatte d’aria. Può bagnarsi l’aria?
Noi forse non lo sappiamo ma la mano che spesso ci solleva dalle nostre fosse esistenziali è la loro. Il loro aiuto, come la loro protezione, viene elargita con parsimonia.
La loro efficacia trova il vero successo quando le nostre risorse individuali ed autonome vengono meno e ci avvicianiamo a quel confine lamellare che ci separa da loro, quando siamo più vicini a loro da vivi. E’ allora che sentiamo il loro fiato, e loro il nostro. E’ il confine il punto d’incontro.
Attribuiamo spesso alla fortuna o ai miracoli simili accadimenti ma in realtà sono loro che, con grande sforzo, mettendo in atto indescrivibili energie, spostano, seppure leggermente, il percorso del nostro destino.
Dunque essi sono buoni?
Andiamoci cauti.
Prima di tutto essi devono superare la grande invidia che hanno per noi vivi, come gli dei di una volta per i mortali.
Invidiano la nostra finitezza.
Ci considerano stupidi perché dall’alto dei loro svolazzi sanno tutto, ed è facile per loro, ma nello stesso tempo sono in preda a desideri mimetici fortissimi. Per fortuna viene impedito loro che questa mimesi irriducibile si trasformi in vera e propria cattiveria e caos, a parte alcuni casi incredibili di maleficio che forse andrebbero presi in considerazione.
Se i morti erano inevoluti da vivi molto spesso vi rimangono anche da morti.
Ma molti di loro superano l’invidia per la nostra seppur stupida sostanza vitale e diventano buoni, saggi, persino più intelligenti di quanto lo fossero prima del trapasso.
Se essi sono cattivi con noi vuol dire che è la nostra accoglienza cattiva.
Se rivolgiamo loro i nostri pensieri e se nella lapide della memoria scolpiamo parole giuste, ospitali e pacificanti, essi massageranno il nostro corpo e la nostra mente con le intenzioni più bonificanti.

One Response to “I nostri morti”

  1. Harry scrive:

    Mi permetto di riaptrore questo articolo di Francesco Agnoli da Il Foglio di oggi 24 novembre. Come sempre e8 la realte0 il dirimente di ogni riflessione, perche8 la vita non e8 sogno: in questo caso il cuore che batte del terzo. O pif9 precisamente il terzo cuore che batte.Da Il Foglio di oggi 2011-11-24, di Francesco Agnoli.Titolo: Censure neutrali.Sottotitolo: “Il fastidio dei laici di fronte ad una ecografia e a un feto che (orrore) ha un cuore che batteIl bello della cosiddetta “bioetica laica” –quando l’espressione designa la visione degli atei rocciosi, duri e puri – e8 che non esiste. Se ne parla, se ne discute con calore, ci sono persino persone che ne hanno tratto libri. Eppure si tratta di un fantasma, di qualcosa che si riassume in un motto semplicissimo, che suona cosec: “Ognuno faccia quel che cavolo vuole” oppure, per usare un’espressione pif9 aulica di Gabriele D’Annunzio: “Abolisci ogni divieto”. Accanto a questo motto, se ne potrebbe affiancare un altro: “Me ne frego”. Della morale, degli altri, della differenza tra giusto e ingiusto, tra vero e falso. Esagerazioni? Discutevo con uno di questi “laici” (termine, lo so, assai improprio, ma ormai di uso comune) chiedendogli: “ma allora, per voi abortire e8 giusto o sbagliato? E se talora e8 giusto, quando lo e8 e quando e8 sbagliato?”. Risposta: “Per me se uno ritiene giusto abortire, e8 bene che lo faccia; se invece non lo ritiene giusto, allora va bene cosec, non lo faccia”. Stessa risposta di fronte ad ogni altro dilemma bioetico. Le parole magiche sono: autodeterminazione, liberte0, diritti civili… Ma il senso, a conti fatti, e8 sempre quello di cui sopra. Recentemente Massimo Teodori invocava sul Corriere della Sera il dialogo tra laici e cattolici. Intimava ai cattolici – questo e8 il suo concetto di dialogo – di rinunciare ai principi “non negoziabili”. A sostegno del suo ragionamento, affermava: “Uno Stato laico e8 per sua definizione neutrale”. E subito aggiungeva: “Questo non significa affatto che lo Stato sia privo di valore e idealite0”. Invece lo Stato neutrale, come lo intende Teodori, significa proprio questo. Che non vi sono ne9 valori ne9 idealite0 condivisi, oggettivi, e per questo “non negoziabili”. E’ in buona compagnia: come per Singer, Engelhardt, Veronesi, Mori (per citare i pif9 famosi “bioeticisti laici”) nulla e8 per lui veramente vietato, perche9 nulla, a conti fatti, e8 bene e nulla e8 male. Eutanasia? Se uno lo desidera… Aborto? Se i genitori vogliono….Il fatto e8 che gli atei coerenti verificano il detto di Dostoevskij: “Se Dio non esiste, tutto e8 permesso”. Se Dio e8 assolutamente negato, infatti, non rimane che essere “fedeli alla terra”, come diceva Friedrich Nietzsche. Essere, cioe8, immuni da un giudizio superiore, “celeste”, che trascenda il singolo individuo e la sua volonte0. Fedeli alla terra, in ultima analisi, significa infatti fedeli alle circostanze fuggevoli, alle voglie e all’utile del momento, a se stessi. Recentemente, in Russia, lo stato, di fronte allo sfacelo demografico (pif9 aborti che nascite) ha imposto l’informazione prima di ogni aborto: la donna deve sapere a quali rischi sta andando incontro e che cosa accade al bambino. “Sapere per deliberare”, direbbero i radicali, se si trattasse di altro. In questo caso no. Tutti i cosiddetti laici, compatti, hanno cominciato a urlare: scandalo, assurdo, un caso di oscurantismo clericale! Eppure il bimbo che compare sullo schermo dell’ecografia sembra dire, come il Dio di Manzoni al cuore dell’Innominato: “Io sono, perf2”. Similmente alcuni mesi orsono, in Texas, il governo federale ha approvato una legge che impone alle donne che intendono abortire negli ospedali di sottoporsi a un’ecografia obbligatoria. L’ecografia non e8 il confessionale, non e8 uno strumento inventato dal Papa, e8 un apparecchio che mostra la realte0. Eppure, anche qui, “democratici”, femministe, bioeticisti laici di ogni tipo hanno parlato di “intrusioni” inaccettabili. IL Fatto quotidiano ha spiegato, fortemente scandalizzato: le donne “saranno inoltre obbligate a prendere visione delle immagini generate dall’esame, a consultare un medico, ad ascoltare il suono del battito cardiaco del feto”. Che al feto batta il cuore, e8 soltanto un fatto, ma a qualcuno de0 fastidio: non si deve sapere. Altrimenti crollerebbe il principio del “faccio cif2 che voglio”,e anche “i valori e le idealite0” teodoriani farebbero brutta figura. L’ecografia e8 “inutile” ha dichiarato un deputato avverso; un altro ha urlato che si tratta di una “procedura molto intrusiva” (l’ecografia, si badi, quella con il gel sulla pancia, non l’aborto, quello con la pompa che aspira e tritura il concepito). Il Fatto ha poi voluto sottolineare che non e8 prevista l’obiezione di coscienza per i medici che “scelgano di non imporre l’ecografia alle donne”. Certi giornali vorrebbero riconoscere l’obiezione a chi non vuole usare l’ecografia, ma negarla a chi non vuole uccidere un feto. Misteri della bioetica laica. E se qualcuno obiettasse “ma non vedete che rifiutate di vedere la realte0?” la risposta sarebbe pronta e articolata in due punti (e8 sempre cosec): 1) sei un maledetto credente integralista che vuole imporre agli altri la sua religione; 2) sei contro l’”autodeterminazione”, che uno Stato laico deve garantire. Del tutto inutile far notare che: 1) l’ecografia non e8 monopolio dei credenti; 2) l’autodeterminazione del feto, di quella creatura viva il cui cuore gie0 batte, e8 sacrificata dagli abortisti in nome dell’’”autodeterminazione del pif9 forte”. Che e8 tutto cif2 che rimane quando si tolgono di mezzo i “principi non negoziabili” (anche se Rosy Bindi e i “cattolici adulti”, molto pif9 di Teodori e compagnia, fanno finta di non capirlo).

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