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	<title>Commenti a: Il giornalista, il sociologo, il politico</title>
	<link>http://www.variosondamestesso.com/2007/09/15/il-giornalista-il-sociologo-il-politico/</link>
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	<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 15:17:22 +0000</pubDate>
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		<title>Di: I compagni della FAI di Palermo e Trapani</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2007/09/15/il-giornalista-il-sociologo-il-politico/#comment-110</link>
		<author>I compagni della FAI di Palermo e Trapani</author>
		<pubDate>Sun, 16 Sep 2007 20:47:32 +0000</pubDate>
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		<description>In un suo intervento su Repubblica di mercoledì 12 settembre, Eugenio Scalfari si è preso la briga di avventurarsi in improbabili comparazioni tra il fenomeno del "grillismo", come lui lo chiama, e due tendenze storiche dell'anarchismo, l'anarco-individualismo (ma forse intendeva l'individualismo anarchico) e l'anarco-sindacalismo. 
Noi sappiamo bene che Scalfari non è né ignorante né sprovveduto, quindi non possiamo fare altro che prendere atto della sua deliberata intenzione di attaccare l'anarchismo, come pensiero filosofico e movimento politico, svilendolo e rinchiudendolo nei soliti e qualunquisti cliché. Scalfari fa riferimento all'anarchismo definendolo "virus", "valvola di sfogo" fino alla prevedibile accusa di anacronismo. La premessa, inconsistente come la conclusione che ne deriva, è che in Italia «c'è una lunga tradizione di "tribuni" e capi-popolo, un germe che ha messo radici da secoli e che rimane una latenza costante nell'"humus" anarcoide e individualista della nostra gente». 
Questo attacco al pensiero anarchico è piuttosto fuori luogo non solo nel merito delle considerazioni avanzate, ma soprattutto perché viene usato nell'economia di un'argomentazione rivolta contro Beppe Grillo e il suo V-Day con i quali gli anarchici non hanno proprio nulla a che fare. 
Scalfari saprà senz'altro che l'anarchismo è portatore di una visione e di una pratica rivoluzionaria antigerarchica, che rifugge ogni leaderismo, che disprezza i capipopolo e i tribuni, e che si fonda sulla piena assunzione di responsabilità dell'individuo. Una responsabilità che non è né autoreferenziale né ostile al senso di comunità, ma che mira solidalmente alla trasformazione radicale della società in vista della piena uguaglianza e della piena libertà per tutti. Non per fare un mondo senza regole o in preda a invasioni barbariche, ma per realizzare un mondo in cui le regole emergano dal basso e siano scelte e condivise da tutti per il bene di tutti. Scalfari certamente non condividerà né apprezzerà il messaggio etico e politico dell'anarchismo, ed è liberissimo di farlo, ma usare le idee libertarie come termine di paragone negativo per assimilarle al V-Day ci pare davvero strumentale. Non c'è nulla di anarchico o libertario nel V-Day, e ciò è evidente nell'orizzonte parlamentarista, istituzionale e legalista in cui questa mobilitazione si è consumata (una proposta di legge che – nelle intenzioni dei promotori – dovrebbe servire né più né meno a migliorare e rendere più efficiente la democrazia rappresentativa), e nella dinamica spiccatamente leaderistica che la caratterizza. Da anarchici non possiamo che apprezzare l'insofferenza popolare per il potere o le storture della democrazia, ma questa insofferenza di per sé non può definirsi automaticamente anarchica se non si carica di un progetto e di una volontà rivoluzionaria di cambiamento al di fuori di ogni istituzione e contro ogni gerarchia. 

I compagni della Federazione Anarchica Italiana di Palermo e Trapani 

giustiziaeliberta@interfree.it 

15/09/2007</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In un suo intervento su Repubblica di mercoledì 12 settembre, Eugenio Scalfari si è preso la briga di avventurarsi in improbabili comparazioni tra il fenomeno del &#8220;grillismo&#8221;, come lui lo chiama, e due tendenze storiche dell&#8217;anarchismo, l&#8217;anarco-individualismo (ma forse intendeva l&#8217;individualismo anarchico) e l&#8217;anarco-sindacalismo.<br />
Noi sappiamo bene che Scalfari non è né ignorante né sprovveduto, quindi non possiamo fare altro che prendere atto della sua deliberata intenzione di attaccare l&#8217;anarchismo, come pensiero filosofico e movimento politico, svilendolo e rinchiudendolo nei soliti e qualunquisti cliché. Scalfari fa riferimento all&#8217;anarchismo definendolo &#8220;virus&#8221;, &#8220;valvola di sfogo&#8221; fino alla prevedibile accusa di anacronismo. La premessa, inconsistente come la conclusione che ne deriva, è che in Italia «c&#8217;è una lunga tradizione di &#8220;tribuni&#8221; e capi-popolo, un germe che ha messo radici da secoli e che rimane una latenza costante nell&#8217;&#8221;humus&#8221; anarcoide e individualista della nostra gente».<br />
Questo attacco al pensiero anarchico è piuttosto fuori luogo non solo nel merito delle considerazioni avanzate, ma soprattutto perché viene usato nell&#8217;economia di un&#8217;argomentazione rivolta contro Beppe Grillo e il suo V-Day con i quali gli anarchici non hanno proprio nulla a che fare.<br />
Scalfari saprà senz&#8217;altro che l&#8217;anarchismo è portatore di una visione e di una pratica rivoluzionaria antigerarchica, che rifugge ogni leaderismo, che disprezza i capipopolo e i tribuni, e che si fonda sulla piena assunzione di responsabilità dell&#8217;individuo. Una responsabilità che non è né autoreferenziale né ostile al senso di comunità, ma che mira solidalmente alla trasformazione radicale della società in vista della piena uguaglianza e della piena libertà per tutti. Non per fare un mondo senza regole o in preda a invasioni barbariche, ma per realizzare un mondo in cui le regole emergano dal basso e siano scelte e condivise da tutti per il bene di tutti. Scalfari certamente non condividerà né apprezzerà il messaggio etico e politico dell&#8217;anarchismo, ed è liberissimo di farlo, ma usare le idee libertarie come termine di paragone negativo per assimilarle al V-Day ci pare davvero strumentale. Non c&#8217;è nulla di anarchico o libertario nel V-Day, e ciò è evidente nell&#8217;orizzonte parlamentarista, istituzionale e legalista in cui questa mobilitazione si è consumata (una proposta di legge che – nelle intenzioni dei promotori – dovrebbe servire né più né meno a migliorare e rendere più efficiente la democrazia rappresentativa), e nella dinamica spiccatamente leaderistica che la caratterizza. Da anarchici non possiamo che apprezzare l&#8217;insofferenza popolare per il potere o le storture della democrazia, ma questa insofferenza di per sé non può definirsi automaticamente anarchica se non si carica di un progetto e di una volontà rivoluzionaria di cambiamento al di fuori di ogni istituzione e contro ogni gerarchia. </p>
<p>I compagni della Federazione Anarchica Italiana di Palermo e Trapani </p>
<p><a href="mailto:giustiziaeliberta@interfree.it">giustiziaeliberta@interfree.it</a> </p>
<p>15/09/2007</p>
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