Archive for novembre, 2007

Il ricordo di Guido

martedì, novembre 27th, 2007


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Pare che i muratori pugliesi siano i migliori, meticolosi e precisi; maestranze pugliesi lavorano nei cantieri più prestigiosi d’Europa; nelle architetture più ardite e alla moda degli ultimi anni troverete sempre un piccolo ma fondamentale tocco salentino. Michele, di Galatina, ormai pensionato, svolgeva ancora qualche lavoro ed era un referente fidato di Villa Gioia, la casa di cura ove Guido ha passato i suoi ultimi anni.
Come si potesse dare il nome “Gioia” ad un ricovero di malati di mente non deve stupire più di tanto. Le parole che spesso designano la felicità, in queste latitudini, si accompagnano alle esperienze del dolore e se la vita è una valle di lacrime essa va affrontata con rassegnazione e fiducia, con elettrochoc, camicie di forza e demolizioni chimiche della persona, non c’è Basaglia che tenga. Per il resto c’è Padre Pio, le cappelle votive, le attese di miracoli, le Madonne con le lacrime che ancora non arrivano allestite nei giardinetti in grotticine insieme ai sette nani, le gite a Sarsina, all’Averno, al Volto Santo, tutte le autogiustificazioni e autoassoluzioni per parcheggiare il parente qui, in attesa di portenti sacri accompagnati da una fiducia cieca totale e acritica nei confronti dei demolitori in camice bianco che sostituiscono la loro incapacità professionale e scientifica con la comunicazione vuota e ripetitiva, cinicamente speranzosa e ottimistica, con i parenti, scendendo al loro livello, cercando almeno di farsi accettare sul piano umano, vista la loro terrificante inutilità e pigrizia macinate nel sempre uguale delle giornate a Villa Gioia.
Ma finalmente qualcosa di tardivamente nuovo accade anche a Villa Gioia, si cominciano ad allestire le case-famiglia, spazi abitativi ove gli sfortunati vivranno in piccole comunità con progressive autonomie e conquiste di libertà.
Un medico persiano si dà molto da fare per accellerare il progetto e distribuisce ottimismo tra assemblee sindacali su capziose interpretazioni contrattuali, conflitti sui turni di lavoro e gestione delle ferie tra strategie mafiosette assenteistiche mentre lui, il persiano, il più italiano tra gli stranieri, per due anni rinuncia alle ferie e si butta eroicamente e sobriamente su quel che s’ha da fare. Inviso e invidiato dalla cricca dei colleghi medici è stimato dai pazienti e dai loro famigliari, ed è pienamente appoggiato dalle suore, pur professando una religione diversa.
Si raccomanda persino con Michele, ci sono da finire solo i bagni, montare le docce, ma Michele non ha bisogno di niente, sa il fatto suo.
Guido è sdraiato sul letto di quella che sarà la sua cameretta mentre Michele fissa al muro la doccia e va a mangiare, mentre il suo cemento con impasto salentino farà il suo lavoro.
Nel pomeriggio torna a controllare il lavoro e l’uomo prima sdraiato sul letto ora se lo vede appeso alla sua doccia per il collo con la cintura dei pantaloni e con tutta la lingua di fuori.
Ci ritroviamo una manopolina in mano quando ruotiamo un cilindretto dello stereo, le lampadine si fulminano appena le avvitiamo, la stampante del computer non va mai quando occorre, i quadri sul muro si staccano da soli, le automobili sono a scadenza limitata, il climatizzatore si rompe nel giorno in cui stiamo morendo, siamo circondati da piccole catastrofi tecnologiche e non c’è giorno in cui non possiamo fare a meno di urlare impronunciabili bestemmie contro la Madonna, a Dio onnipotente e a tutti quei Santi a cui siamo devoti per questo quotidiano che non va nonostante le stronzissime voci che con facce da culo ci ricordano la perfezione in cui viviamo. Per Michele invece le cose devono durare, vanno fatte per bene, è una sua sfida col mondo. Su una doccia così, caro il mio persiano, ti ci puoi appendere anche con i tuoi novanta chili e i tuoi un metro e ottantacinque che tiene, cazzo se tiene, ti ci puoi anche impiccare con una doccia così.

Aforismi di novembre

sabato, novembre 24th, 2007

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Uccidere, per molti italiani, è la soluzione più facile ma non per il contribuente.

Gli sposi non sono uniti in matrimonio sino “alla” morte ma “per” la morte.

Con i tuoni Dio scoreggia, con i lampi ci fotografa.

I giovani non tirano mai lo sciacquone.

Al ristorante è inutile ordinare, nessuno ubbidisce.

Liberarsi di una moglie è facile, di una ex moglie quasi impossibile.

Invecchieremo, pagando gli alimenti a figli cinquantenni precari.

Quando si dipinge un quadro ad olio è meglio aggiungerci del rosmarino.

In carcere non si entra mai, si esce.

Entrare in carcere per sei mesi da innocente, scrivere un libro, dipingere sei o sette capolavori, far innamorare una monaca e uscirne da eroi. Fuori hai chiuso.

Uscire dal carcere dalla porta e rientrarci dalla finestra (grata), o il contrario.

Il carcere, per molti, è il fuori.

Senza telecamera non piange più nessuno.

Sangue nella Fontana di Trevi

mercoledì, novembre 21st, 2007

marchetti-kafka.jpgSappiamo chi è l’autore che ha colorato di rosso l’acqua della Fontana di Trevi a Roma. Al di là del secessionismo futurista tale nome risulta anonimo e marginale nella scena dell’arte e, sicuramente, non vi appartiene.Forse, proprio perché non vi appartiene, risulta spiazzante.Ho immaginato la Roma cinematografica di Ben Hur, o i Dieci Comandamenti con Yul Brynner esterrefatto di fronte alla trasformazione dell’acqua in sangue.Roma per un attimo è tornata ai Cecile De Mille e ai William Wiler e alla Dolce vita di Fellini-Flaiano. Ma a Roma ora c’è Veltroni, sindaco-intellettuale-scrittore-critico cinematografico-doppiatore, e certe citazioni non si fanno senza il suo permesso.I turisti, ed i fotografi accorsi, avevano nella testa un immaginario vastissimo e si sono buttati a capofitto.In questo caso abbiamo l’opera, il gesto, la performance con il suo sigillo di illegalità; abbiamo il data base del moderno e del contemporaneo, abbiamo la disponibilità dei media, dei collezionisti, dei musei, delle riviste d’arte, dei nuovi parvenus, abbiamo il mercato pronto ad inglobare tutto l’apparato alimentare-digestivo dell’arte trasformando polluzioni e scorie organiche in oro.Ma, siamo spiacenti, in questo caso non abbiamo l’artista.Abbiamo l’opera, ma non abbiamo un autore all’altezza.Peccato.Possiamo tuttavia pescarlo mentre mangia un bucatino alla matriciana chiedendogli di Piero Manzoni e ci risponderà che i Promessi Sposi non l’ha mai letto.L’invidia per questo gesto colorato, leggero, diluente, non inquinante, non danneggiante il “Monumento”, rivela il suo contrario: ci sono molti artisti affermati, oggi, senza opera d’arte.Tra opere senza artista e artisti senza opera si gioca molta ambiguità dell’arte contemporanea.

Al bar e in libreria

domenica, novembre 18th, 2007

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Al bar, di primo mattino, ora usa dire “caffettino”. Mi chiedono: “caffettino?”.
No, rispondo, vorrei un caffè. Caffettino, casina, cameretta, lettino, copertina, pigiamino (o pigiamone che è peggio), bacino, messaggino, scopatina, tutto minutino e piccolino che apre al tragico del nostro quotidiano. Se scorre del sangue, oggi, è per colpa di questa miniaturizzazione rassicurante ed autocolsolatoria che mi fa orrore.
Un nuovo mattino, una nuova barista, usa il termine “cafferino”. Ho dovuto correggerla, riportarla a “caffettino”, e poi dirle che preferivo un “caffè”. Costa un euro, vorrei la parola intera. L’omo è omo!

In libreria cambio di personale. Ti senti dire da una commessa dopata se si è sicuri dell’autore solo perché lei è in difficoltà a digitare il suo nome. I giovani spinellati si danno delle arie professionali e, presuntuosi, attribuiscono a te l’errore.
Anche se sei vecchio ti danno del tu mentre tu continui con il lei.
Tu sei un “tu” anonimo che dà disturbo – ma che vuole questo con tutti i best sellers che ci sono in vetrina!
La sbarellata presuntuosa, bocciata a scuola o con un cumulo di debiti scolastici mostruosi e con alle spalle un corsino accelerato nel buco di culo di una confcommercio, ora ha cambiato pelle, si sente intelligente e mostrandoti il “fondoschiena”, e dandoti del tu, ti tratta da cretino. Dopo anni in cui eri cliente in libreria basta una precarietta per farti sentire un marziano. Non vai più. Si perdono i clienti e la libreria perde colpi. Chiude. Al suo posto si apre un negozio di scarpe.
La cretina dopata è ancora lì, riciclata, flessibile-precaria-presuntuosa, e sempre più stronza.

Sgarbi, Milano e il lavoro usurante

giovedì, novembre 15th, 2007

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Il futurista dannunziano assessore alla cultura di Milano, Vittorio Sgarbi, inizia inesorabilmente ad esibire i segni irreversibili dell’usura.
Il ciuffo che nevroticamente viene gettato all’indietro è un rado boschetto bianco ed il ritornello aggressivo ed insultante, giocato sulla “famosa” ripetizione ossessiva come in un rituale arcaico da malocchio, va indebolendosi e scivola in una commovente inefficacia, sfiorando infine la dimensione patetica e ridicola.
L’uomo che augurò la morte di Federico Zeri dovrà accettare l’irresistibile declino che il tempo distribuisce democraticamente.
Per il Narciso da modernariato che si è speso tanto, com’è l’assessore neomilanese, lo specchio incombe e lo sta lavorando. A tutta questa naturalità inaccettata vengono ad aggiungersi scelte culturali e mostre sbagliate, dilettantesche e regressive, che una Milano, già con il fiato corto di suo ed ormai provincializzata, sicuramente non merita.
Un Narciso sbagliato, e sgualcito, in un momento sbagliato ed in un luogo altrettanto sbagliato.
Se un ex ministro all’istruzione, oggi sindaco di Milano, sceglie un uomo così forse ci sarà, evidentemente, una logica implosiva o autodistruttiva, o solo incompetenza, o qualcos’altro che ora ci sfugge.
Ed infine, l’uomo, viene lavorato ai fianchi (o al fegato presumibilmente usurato) da interviste e assalti (questi sì happening-futuristici-creativi) che hanno il merito di far uscire il residuo di neuroni irascibili dell’uomo atrabiliare-istituzionale, creando un teatro tragicomico se non, artaudianamente, un vero teatro della crudeltà.
E in effetti, se c’è una cosa che a Milano non manca, per fortuna, sono i teatri e la cultura teatrale.
Ma non ci sono buoni testi, ed i dialoghi in questo caso, al massimo, andrebbero bene per un Grand Guignol di basso livello.

En passant

mercoledì, novembre 14th, 2007

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Sfasciano e bruciano automobili e motorini, incendiano camionette della polizia ed assaltano caserme, ammazzano poliziotti, esibiscono striscioni razzisti, antisemiti e nazisti, accoltellano quando ne hanno l’occasione, mettono in scacco intere città. Vengono ancora chiamati tifosi ed il contesto viene definito come “gioco del calcio”.

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In carcere, i sospettati per il delitto della studentessa Meredith Kercher, non si fanno più canne (e altro, aggiungiamo noi) da diversi giorni. La lucidità dunque avanza e dovrebbe venir fuori quello che veramente sono. Ma cosa sono? Quel poco che riusciamo a sapere di una certa generazione, purtroppo, proviene dalla cronaca nera e dai reportages giornalistici più o meno seri.

Fellini a Fellinia

lunedì, novembre 12th, 2007

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Ogni anno, a Fellinia, qualcosa s’ha da fare per il nostro illustre concittadino Federico Fellini. Quest’anno convegno internazionale sul “Libro dei miei sogni” del Maestro. Erano tre libroni neri chiusi in un un armadio ma ne restano solo due, il terzo pare perso o rubato in un trasloco e comunque su tale misteriosa scomparsa c’è da lavorare per la Fondazione. Naturalmente, trattandosi di trascrizioni grafico-letterarie di sogni, gli psicoanalisti, o l’approccio psicoanalitico, pare abbiano avuto la meglio, salvo poi essere elegantemente e saggiamente opacizzati da Ermanno Olmi nel suo intervento conclusivo, in occasione del premio Fellini a lui insignito quest’anno.
Il regista si è augurato di non sognare per un po’ di tempo e di lasciar perdere l’interpretazione dei sogni di Fellini.
Malauguratamente per lui il trapassato maestro, in un allegro disegnino di molti anni fa, auspica che Olmi giri un film ispirato al contenuto onirico espresso dal disegno-raccontino.
Il premio, dunque, assume il valore di un “ricattino” ad Olmi che aveva già deciso di chiudere con il cinema, anche perchè lo sogna, sì, ma nell’aspetto ormai di un vero incubo.
Il morto potrebbe quasi perseguitarlo, visitandolo la notte, sino a quando non girerà il film ingiuntogli sia prima che dopo il trapasso.
Jaqueline Risset acuta, leggera, affascinante come sempre, Boatto interessante ma era stanco, Lodoli, che ci piace poco quando lo leggiamo su “La Repubblica”, è stato abile e divertente circa le “bugie” del maestro. Lodoli ha “veramente”, lo avevamo dimenticato, il phyisique du rôle dell’intellettuale di sinistra-professore-scrittore romano, è perfetto, persino con giacca di velluto stazzonata giusta. Va protetto. È bravo.
Pupi Avati, con il cronometro incorporato, arriva tre minuti prima del finale di Olmi per consegnare il premio; poi apoteotico finale di partita serale, in allegria internazionale.
Per il resto un Vittorio Boarini-Groucho Marx ansiosamente saltellante qua e là come un ciambellano.
Saluti da Fellinia.

Il premier ombra

giovedì, novembre 8th, 2007

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La morte della povera signora Giovanna Reggiani, uccisa da un giovane balordo rumeno a Roma, ha rovinato la perenne autopresentazione multimediale del sindaco della città, Veltroni-Capiscioni, premier ombra e leader acclamato del Partito Democratico.
Il suo PowerPoint interrotto, il suo Keynote rovinato, il suo giocattolo compromesso. Lo scrittore-sindaco-premier-ombra ha fatto pressioni sul governo circa il decreto relativo a sicurezza ed espulsioni , ha “schivato”, o cercato di “spostare” per quanto possibile un problema che, per molti versi, riguarda il governo della capitale e quindi “anche” e “soprattutto” Lui. Lui, in questi anni, impegnato tra festivals, progetti editoriali e incontri con attori intervallati da una prepostfazione qua e là, non ha mai visto nulla sotto i ponti o i cavalcavia della sua città. Era altrove.
Il Veltronismo è Altrovismo.
Ma la sfida “democratica” è proprio quella della “differenza” da chi non è democratico. Il democratico progetta, pensa, previene, non usa lo stomaco o l’emotività di fronte all’evento rimangiandosi le sue meravigliose videoproiezioni di massa (perché è invidioso di Al Gore) con i suoi santini di fondazione (di se stesso).
Lo schermo si è bucato anche per Lui (il Lui è anche critico cinematografico e doppiatore), la nuda vita, italiana, lo ha colto alle spalle e di conseguenza “schivando” mette in affanno il governo mettendo in scena, in verità, prove tecniche di un futuro (ma Lui scalpita) premier. Premier di cosa? Ma di tutto, DEL TUTTO.
Vi ricorda qualcuno?

Biografie

lunedì, novembre 5th, 2007

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Oggi si scrivono molte biografie ove si proiettano il glamour, il successo, la dimensione vincente, sul passato. Ci sono autori che salgono sulla macchina del film “Ritorno al futuro”. Il presente illumina la ricerca di certi “storici” che non essendo in grado di scovare luci nascoste nel passato, o non avendo dimestichezza con archivi e biblioteche, si accontentano di lavorare sul sicuro, sia nei contenuti dei loro libri che sulle eventuali vendite degli stessi. Non sono propriamente cacciatori o costruttori di miti, non ne hanno forse la capacità, ma una volta individuato un personaggio sul quale si sono sedimentate certezze e consenso ci scrivono su. Naturalmente da queste biografie spesso impariamo ben poco, a parte una retrodatazione di gossip che vorrebbe dimostrare l’appartenenza ad un certo entourage o élite globale che restringe il mondo ad una manciata di nomi e di luoghi comuni.
Sono giornalisti, in genere, a gettarsi in queste avventure biografiche-letterarie , redditizie per loro e i loro editori ma impoverenti per molti di noi.
Sono biografie politicamente corrette o con un brivido scandalistico studiato a tavolino.

Citazione autunnale

giovedì, novembre 1st, 2007

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Non si illumina senza bruciare. Questo è vero per l’arte che, a un certo grado di intensità, consuma l’essere come una passione, ed è vero per l’esistenza umana, dove non vi è autentico splendore se non a prezzo di un’usura più o meno lenta e nascosta, dovuta al fiammeggiare del desiderio, all’impeto del cuore o alla tensione dello spirito.

André Chastel

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