Dopo 48 ore dal terremoto nel territorio aquilano il ministro Sacconi aveva consigliato ai terremotati di lavarsi accuratamente le mani, forse per prevenire infezioni. Sacconi pensava di rivolgersi a paesi stranieri, forse africani. Sacconi, ricordiamolo, è il ministro che manda gli ispettori nell’ospedale ove si è conclusa l’agonia di Eluana Englaro. È un ministro inquietante, ma è anche un ministro inutile, vacuo, insignificante, è insignificante come persona ancor prima che come ministro. Ma gli insignificanti sono pericolosi. Questo governo è pieno di insignificanti.
Dopo una settimana dal terremoto abruzzese possiamo dire qualcosa. Dopo il silenzio del cordoglio qualcosa s’ha da dire.
È stata l’esaltazione del governo, dello Stato, della protezione civile, dei vigili del fuoco, del volontariato, delle istituzioni…
A L’Aquila sono arrivati tutti, per fortuna; il sostegno e la solidarietà ci sono stati questa volta davvero. Sono arrivati registi famosi per filmare, clown e maghi per rallegrare i bambini, psicoterapisti per curare, animatori per de-pensare, frati e preti per le anime, cucine da campo per una Pasqua decente e, insieme, come ricorda Roberto Saviano, un esercito di tecnici per stendere relazioni sullo stato edilizio dopo il terremoto. C’è stata un’ondata di solidarietà ammirevole. Ma, ammantata da tanto fare, si scorge all’orizzonte qualcosa di conosciuto e di antico che si chiama “rimozione”. Non si tratta della rimozione delle macerie ma qualcosa che attiene alla psicoanalisi. Tutto spinge verso la rimozione dell’accaduto. Non si dà tregua ai sopravvissuti e senza casa. L’obiettivo è quello di non lasciare spazio all’elaborazione del lutto e della perdita. Tanto attivismo lascerà, prima o poi, un vuoto. L’emergenza è stata affrontata molto positivamente, ma questa emergenza vorrebbe “sedare” la nuda vita. Questo non è possibile. Qualcosa ricorda il nostro ultimo dopoguerra.
I tempi di elaborazione della perdita sono molto più lunghi da quelli immaginati dagli ideologi dell’emergenza. Qui si rivela la vecchia doppia natura italiana, il suo cattolicesimo ipocrita: buoni oggi ma cinici domani. A questo si dovrebbe aggiungere una certa natura abruzzese, esaltata dai media per fierezza e coraggio ma che in realtà è corresponsabile di tutti gli scandali politici, degli sperperi e della corruzione politica-amministrativa. Il Presidente, come al solito, si è comportato da scultura pop, iperreale, adorato da donne anziane e da mamme (il suo maggior elettorato)seguendo uno scenario prevedibile.
Ma tra emergenza ed idee ce ne corre. L’emergenza (l’attimo, l’immanenza) è funzionale a questo Presidente televisivo, il Progetto molto meno.
