Archive for giugno, 2010

Lavoro. Il distaccato e il coinvolto.

giovedì, giugno 24th, 2010

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antonio marchetti milano

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Ma cosè la globalizzazione? Lo spostamento della relazione lavoro- imprenditore in quella schiavo- padrone?

Questo è il Dopo Cristo di Marchionne? La globalizzazione dei mercati azzera le differenze tra democrazie e dittature? La democrazia e i diritti delle persone sono diventati skandalon nel mercato globale?

“Chi sta alla catena sa di cosa si parla”, dice un operaio di Pomigliano.

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Le depressioni di chi lavora e quelle di chi non lavora si pongono su pianeti distanti.

Il lavoro è emancipazione, dignità, realizzazione personale, socialità e crescita culturale, autonomia e relazione continua. Anche quando ci si lamenta del lavoro possiamo parlarne, socializzare la lagna.

Il non lavoro è regressione nell’universo individuale (o familiare per chi ha famiglia), frustrazione, vergogna a volte, isolamento. Il tempo sembra fermarsi. Perdere il lavoro significa perdere un mondo, il mondo tra gli uomini. Perderlo ad una età matura significa vedere infranti progetti ed aspettative, e trovarsi inaspettatamente nella povertà. Da anni ascoltiamo la retorica sui  senza lavoro e sulla “gente che non arriva alla fine del mese”. La ascoltiamo da chi non ha questi problemi. L’altra voce, infatti, usa linguaggi non più riconosciuti dalla comunità, il linguaggio della nuda vita, e dunque accantonati.

Mi viene in mente un vecchio e bel libro di Norbert Elias, “Coinvolgimento e distacco”.

Viviamo il mondo con queste due modalità. Oggi il distacco appartiene al lavoro e a chi possiede una “vita activa”, e alla conseguente distanza con la quale si osserva chi il lavoro non ce l’ha o lo ha perso.

Il coinvolgimento appartiene a chi è “dentro” la situazione, dentro la crisi, VIVE la perdita.

È un orizzonte limitato dal bisogno, spazio stretto nella necessità, povero di connessioni critiche proprio perchè non connesso, estromesso, oggi più che mai.

Tra queste due modalità si è interrotta la comunicazione. Mentre per il distacco lo spazio si è ampliato a dismisura (grazie ai media e ai social network), al coinvolgimento è rimasto uno spazio che viene relegato sotto le etichette “avete sempre torto”, “avete un punto di vista sbagliato”, “il mondo è cambiato”, “la globalizzazione…”, “siete Prima di Cristo” (bizzarra questa temporalità del capitalismo  fondata su una  “rivelazione” evangelica) e via dicendo. Il punto di vista del coinvolgimento quasi coincide con la linea di terra;  mentre nella prospettiva del distacco il punto di vista è aereo e sintetico. Le due visioni possono, nelle vicissitudini della vita, scambiarsi di posto. Se questo non accade, e non è augurabile almeno in un senso, potremmo fare lo sforzo di immedesimarci ora nell’uno ora nell’altro. Almeno noi, distaccati e occupati , disincatati e distanti anche se coinvolti!

Flaiano sulla rivista il Grandevetro

lunedì, giugno 21st, 2010

marchetti firma flaiano

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Flaiano, buon compleanno! Lei oggi compie 100 anni, in tutta Italia ci sono attività alla sua memoria.  La sua città Natale, Pescara, le dedica mostre e convegni.

Meno male che mia moglie Rosetta nel 1983 si trasferì in Svizzera. Lo fece per meglio curare nostra figlia Lelè, e costruire un mio fondo; dico meno male perchè se le mie cose fossero state donate a Pescara chissà che fine avrebbero fatto. Faceva bene Rosetta a non fidarsi. Devo tutto alle donne; studiosi e conservatori che si sono occupati di me sono quasi tutte donne.

Pescara non le piace più?

Ci sono nato, ho tanti ricordi, il mare, la pineta, le grandi amicizie aspettando la guerra. No, oggi non mi piace, ma già cominciava a non piacermi negli anni Sessanta, come scrivevo al mio amico abruzzese Giuseppe Rosato. Ha visto il monumento che mi  hanno eretto vicino la mia casa? Terrificante. Sembra che facciano di tutto per risvegliare il mio sarcasmo. Ma in fondo mi fanno del bene, alimentano la mia distanza da quei luoghi; nella loro ferocia sono autenticamente flaianei; sono aforismi senza più bisogno di un autore.

E del Premio Flaiano che ne pensa?

Il Premio ha carattere internazionale e chi lo riceve si sente sempre onorato ma in generale il mio nome ed il mio lavoro sono poco conosciuti.

Eppure ogni giorno Google Alert mi manda numerose segnalazioni,  Lei è citatissimo.

Ma se ci fa caso sono sempre aforismi e battute in bocca ad imbecilli, in genere politici ignoranti. Provi a cercare il secondo volume delle “Opere” della Bompiani, sparito. Hanno poi stampato l’edizione economica ma solo del primo. La raccolta delle lettere “Soltanto le parole” è introvabile. Capisco i problemi che ci sono sotto ma io mi sento danneggiato. Ricorda il mio viaggio per l’Oscar con Federico? Bene, io sono sempre quello della seconda classe. Spero molto nell’iniziativa di Adelphi che vuole pubblicarmi in modo sistematico.

Non c’è un vago vittimismo in quello che dice?

Io ho cento anni e sono morto, e i morti oggi servono ad alimentare il turismo culturale; ogni città vuole il suo morto celebre tutto per sé e non c’è spazio per nessun altro, mancano le connessioni. Io a Rimini non esisto e a Pescara è lo stesso per Federico. Noi siamo come il prosciutto, il vino o la ventricina, è l’origine controllata che conta, per far  soldi e costruire l’effimero dei politici corrotti.

C’è qualcosa di cui si sente orgoglioso di aver fatto?

Ce ne sono diverse di cose. L’aver avuto fiuto circa Carmelo Bene, i miei viaggi a New York e in Canada e tutto l’amore che ho dato, per quel che potevo, a mia figlia Lelè. E poi vedo con piacere che va di moda il liberalismo, che in Italia non c’è mai veramente stato e che forse non ci sarà mai.

Rimorsi?

Quel che ho ricevuto da Rosetta è superiore a quello che ho dato; appartenevo ad una generazione per certi versi esecrabile. Se gli intellettuali sono spariti ci sarà pure una ragione. Su Pasolini ho rivisto alcune mie posizioni e da morto, intendo la mia morte naturalmente, l’ho rivalutato, anche se lui mi attribuiva il complesso di inferiorità di chi non è “molto nutrito di studi classici davanti ai classici”. Ma devo ammettere che con lui ci sono andato giù pesante in diverse occasioni. Su Arbasino non cambio nulla. Fellini è un uomo frivolo, e a ciò si deve il suo successo. Asor Rosa poteva dedicarmi qualche riga in più. Il mio Proust, come l’ho scritto io, ancora non vede la luce in sala cinematografica.

I ricordi più belli?

Quelli più semplici e onesti, come la mia maestra al collegio di Fermo, la signorina Giuseppina Leti. Nel 1970, già dopo il mio primo infarto, mi scrisse una lettera che mi commosse, si ricordava persino dei miei disegni. Dalla sua grafìa perfetta dedussi che stava ancora bene in salute, e glielo scrissi,; in realtà era ormai cieca e la lettera l’aveva dettata. E poi gli spaghetti con le vongole, le paparazze, come me le faceva mia sorella.

E della sua Roma che ne è?

Ai miei tempi dicevo che stava diventando una città libanese dove tutti cercavano di vivere come a New York. Per quella di oggi ho esaurito tutti gli aforismi.

Vede, noi morti non abbiamo la possibilità di essere informati circa la cronaca e la vostra contemporaneità. Sappiamo le cose per segmenti, diciamo ogni venti o trent’anni. Per certi versi questo è un bene, abbiamo delle sintesi storiche mentre se fossimo continuamente immersi nell’immanenza quotidiana, come lo siete voi vivi, non avremmo la possibilità di esprimere valutazioni distaccate e obiettive. Ero fermo giorni fa sul crollo dei partiti storici italiani ed oggi mi ritrovo dei neo-fascisti da farsa. Sarò presuntuoso ma le cose che scrivevo negli anni Sessanta non erano poi tanto male.

Flaiano lei si sta sfocando! Mi ricorda un film di Woody Allen.

Già, noi abbiamo il tempo breve nella comunicazione con i vivi. Poi dalla sfocatura passeremo alla definitiva scomparsa. Lo sa, io sono malinconico e piuttosto pessimista.

Me ne sto andando, lo sento, sono quasi invisibile. Spero che lo sketch basti al Grandevetro, rivista che non mi dispiace.

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© Antonio Marchetti

Franco Pozzi o dell’invisibile

domenica, giugno 13th, 2010

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il mio articolo su franco pozzi

Il piccolo, come il minore, tende all’illimitato, si espande nello spazio sia fisico che mentale. La miniatura tende all’infinito mentre il grande è delimitato, finito, concluso.

Posseggo una piccola opera di Franco Pozzi che è invisibile; o meglio, non visibile dentro i parametri abituali. Anche volendo non potrei fotografarla (eppure essa si intitola “disegno fotogenico”).

Si tratta di un “disegno” tracciato su un sottile strato di polvere depositato sul retro di una lastra di vetro sistemata in una bacheca.

In particolari condizioni di luce appaiono, per poi subito scomparire, segni floreali. Mi ci sono impazzito a rigirarmi questa vetrinetta tra le mani, cercando pazientemente l’inclinazione luminosa giusta.

Chissà se c’è una memoria duchampiana, “allevata” insieme alla polvere, e cristallizzata da Man Ray e poi giunta, tramite Pozzi, nella mia stanza… Credo di sì.

Più si è invisibili  più bisogna essere sapienti e per scomparire, forse, bisogna essere anche un po’ saggi.


Il mio aforisma per oggi

venerdì, giugno 11th, 2010

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“L’italiano medio è stato sostituito dall’italiano mignolo.”

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antonio marchetti-particolare

Titoli di romanzi estivi

lunedì, giugno 7th, 2010

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antonio marchetti 99 malattie

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Le parole che ho detto

Quel che resta del pomeriggio

Le carote ridono di primo mattino

Cercami

Suburra

Panni stesi e pallottole vaganti

La ciccia

Sedani patate e donne svergognate

Il mio cuore al vino bianco

Vieni bambino mio

Mamme in corriera

Un bamboccione a Riccione

Merano è una melassa oscura

Mistero a Bagnacavallo

Lasciami stare

Ascolta il mio cuore almeno a metà

La gnocca di Bellaria

Il mio orto per te

La cucina della bisnonna

Amami se puoi

Non son degno di me

Forfora sulla giacca

Omicidio senza luce

Un libro per te

Innamorarsi a novembre

L’anima del sedano e la sensualità del prezzemolo

Essere animali

Toccami se puoi

L’amica di mia zia

Storia di un porcaro

I cavalli sono pazienti

L’oro di Aci Trezza

Emozione

Viaggio in un dopocena

Storielle in carrozza

Formaleide

Brutta storia a Casalborsetti

Il giardino della mia infanzia

Lasciami andare

Essere donna domani

Il segreto di mia sorella

La vedova di Faenza

Bambino mio

Il mio incontro con Padre Pio

Amami se vuoi

L’arrivo del treno

I cipressi della villa in collina

Non ti voglio più

Non tutte le ciambelle escono con il lupo

Vestirsi in fretta

Liberi a Varese

Ti chiedo perdono

Scarpe dispettose

Vorrei parlarti

I pomodori non sempre sono pronti

Ascolto il tuo corpo

Rifiuto

Inclinazione

Rassegnazione

Parla da solo

Il mio bar

La donna del centro commerciale

Masturbarsi con cognizione

Sono un testardo

Agghiacciante

Ricognizione

Guarda com’è ridotto il mio cuore

Ombre verdi

Ho fatto piangere le cipolle

Morte di una suocera

La valle delle jene istriche

Guardami più a lungo

Chattare in inverno

Tra le dune di Lido di Savio

Matrimonio d’agosto

Apri il tuo cuore

Merluzzi per merenda

Duecento colpi di puzzola

Io te e il gatto

Il giardino dei finti confini

Amore 86

Buongiorno Erika!

Il cellulare spento

Il cimitero delle veline

Il bambino addormentato

Ciao! Come stai?

Il blog che uccide

Il messaggino scomparso

Scusami ma ti voglio lavare

Dopodomani ti sposo

Pastorale alla amatriciana

Ritorno a casina

Lasciami stare mamma

Il tuo bel musetto

continua…