Archive for maggio, 2012

I barbari della buona fede

mercoledì, maggio 30th, 2012

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L’insegnante di matematica mi dice che valuta l’arte seguendo le proprie “sensazioni”. “Vedi Antonio – mi dice –  tu certo non te l’aspettavi da una insegnante di matematica, da me, tutta razionale, questo abbandono alle pure sensazioni, ma vedi io l’arte la comprendo così”.

Reputo questi enunciati catastrofici. Provate a rovesciarli sulla matematica (sulle matematiche, direi). È pur vero che negli anni si sono prodotte fratture e distanze tra scienza e arte ma ciò, dobbiamo riconoscerlo, é anche il frutto velenoso dell’ignoranza, dei luoghi comuni, e della pigrizia intellettuale. Razionalità/irrazionalità; una disgiunzione puramente inventata da menti semplici. Evidentemente la questione non sarebbe così “drammatica” se fosse oggetto di un dibattito al bar. Purtroppo questo povero luogo comune va per la maggiore. Siamo in grado di discettare sulle relazioni interculturali, pronti ad accogliere diversità etnico-religiose, attiviamo progetti di accoglienza delle diversità di cui siamo orgogliosi, eppure sulla nostra cultura, sulla nostra esperienza dell’arte (e della scienza) in Occidente – in definitiva ciò che siamo ed eravamo – abbiamo da offrire solo luoghi comuni: la “sensazione”. Accogliamo l’altro ma siamo deboli con noi stessi.

Provate ad immaginare una Storia dell’Arte metodologicamente fondata sulle “sensazioni”. Purtroppo, tale presunzione di comprensione dell’arte, in assenza di sistemi logici, storici, razionali, andrà ad alimentare l’equivoco circa la “facilità” dell’arte (che oggi va per la maggiore e che un certo “sistema” dell’arte alimenta), e della sua conoscenza.

Storia dell’arte. Difficile, perché é Storia prima di tutto, concatenazione di fatti locali e globali, perennemmente sottoposti a studi e verifiche; è un rimettere in gioco metodi e ricerca. “Il bello é difficile”, ricordava Baudelaire.

Arte, mondo inestricabile di biografie avventure esperienze e nuda vita.

Se esiste oggi una materia  di studio precaria ed attaccata da tutte le parti é proprio la Storia dell’Arte.

Gli insegnamenti di materie artistiche e “laboratoriali” (parola che non mi piace), non hanno l’obbligo, purtroppo, di mostrare l’avventura dell’arte, della sua storia. Sono legati al “fare”, alla “tecnica”. Ma cos’é oggi il “fare” artistico, cos’é la “tecnica” slegata dalla Storia?

L’istruzione artistica oggi é un mondo autistico autoappagante, mortifero,  completamente distaccato dal mondo reale. Penso anche alle Accademie naturalmente.

Ci si affida alla scelta individuale del docente, che oscilla tra la competenza (la conoscenza e la sensibilità verso il contemporaneo) e la chiusura attraverso quell’incomprensione, esibita come fosse un valore, con quel “non capisco”, che invece di essere rivolto verso se stessi – provandone un filo di vergogna che poi potrebbe aprirsi alla curiosità e alla crescita – viene brandito come un vessillo piantato nella terra conquistata dai nuovi barbari dell’ignoranza “intelligente”, con  quel linguaggio autoconsolatorio e “formativo” della mia amica “matematica”.

La buona fede continua  a commettere delitti silenziosi…

Passaggio al giardino

lunedì, maggio 28th, 2012

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Il giardino riminese nasconde un piccolo cimitero di animali. Io ricordo, avendo partecipato alla sepoltura, solo gli ultimi vent’anni, da quando vivo qui. Si parla di gatti e cani, che dio li abbia in gloria. Un posto particolare è occupato dal cane di nome Nero, defunto quasi 15 anni fa, di media taglia, un “bastardo” da caccia nero come carbone che andava a rubare carne e trippa al mercato, rischiando spesso di rimanere chiuso nelle celle frigorifere dei macellai poste nel retro. Raccolto per strada, zoppo, posseduto da una fame atavica impossibile da soddisfare, tornava con pezzi di trippa enormi, che trascinava sporcandola. Gran ladro. Ci si ingozzava sino a rimanerci stecchito, con lo stomaco che poteva rovesciarsi. Il suo motto pare fosse: mangiare sino alla morte. Azzannava torte nella pasticceria sotto casa nell’attimo in cui il furgone delle consegne aveva il portello aperto. Che tempistica! Testardo, gran cacciatore di piccioni che azzannava e che portava in trofeo alla sua padrona sin dentro i negozi, questo cane ha meritato un mio haiku inciso in una targhettina di ottone poggiata su un frammento di capitello reduce dal bombardamento e dai terremoti:

Estate

Calura

Sbadiglio del cane

Intorno foglie di acanto, una pianta che è lì da sempre, come testimoniano le foto domestiche sin dagli inizi del secolo scorso.

Una pianta perfetta per piccole tombe nascoste. Si tratta in questo caso di acanthus mollis. Purtroppo quel frammento di capitello non appartiene all’ordine corinzio, che qui sarebbe stato perfetto. Come ci ricorda Joseph Rykwert quest’ordine racchiude lo schema: la fanciulla, la morte, l’offerta sulla tomba, il monumento, l’acanto, la primavera, la ri-nascita. Ma la chiave è l’acanto.

Nel cimitero “diffuso” tanti gatti. Ne vorrei ricordare qualcuno: Maggi, un gatto  con le zampe posteriori lunghissime e che saltava e correva come una lepre; Guercino, con un solo occhio e che ha vissuto quasi sempre in casa e il giardino lo guardava con distacco dall’uscio di casa; Mattio, il gatto letterario; Martino, bianco e bello come Gandalf; Topazio, tutto nero appena conosciuto e subito morto, e tanti… tanti altri…

E così, gli ultimi Titani, consigliavano nei tempi bui il “passaggio al bosco”,  mentre in piccolo c’è chi cerca oggi di passare al giardino.

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antinoo@variosondamestesso.com

Dall’alba al tramonto, per un artista “minore”

venerdì, maggio 11th, 2012

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