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	<title>&#34;Vario Son Da Me Stesso&#34; &#187; Ascolta il mio cuore città</title>
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		<title>Quel che resta di una mostra</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 14:28:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolta il mio cuore città]]></category>

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		<description><![CDATA[
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Si è conclusa il 31 dicembre dell&#8217;anno vecchio la mostra &#8220;Come ho dipinto alcuni miei libri&#8221; nelle sale antiche della civica biblioteca Gambalunga di Rimini.
Una mostra &#8220;difficile&#8221; per qualcuno. Ma il bello è difficile diceva Baudelaire.
Ad ascoltare le considerazioni delle signore impiegate che si alternavano nella &#8220;reception&#8221; della biblioteca, da me (e non solo) sottoposte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1796" title="antonio marchetti gambalunga" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2012/01/antonio-marchetti-gambalunga.jpg" alt="antonio marchetti gambalunga" width="252" height="344" /></p>
<p style="text-align: center;">.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Si è conclusa il 31 dicembre dell&#8217;anno vecchio la mostra &#8220;Come ho dipinto alcuni miei libri&#8221; nelle sale antiche della civica biblioteca Gambalunga di Rimini.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Una mostra &#8220;difficile&#8221; per qualcuno. Ma il bello è difficile diceva Baudelaire.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Ad ascoltare le considerazioni delle signore impiegate che si alternavano nella &#8220;reception&#8221; della biblioteca, da me (e non solo) sottoposte ad interrogatorio svagato, pare che le persone che uscivano dalla mostra fossero felici e rilassate.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Cosa rimane di una mostra, al di là di un catalogo-archivio?</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Forse la memoria di questa piccola felicità in alcune persone, e non è certo poco. Ho sempre pensato che scopo dell&#8217;arte è quello di &#8220;dilettare&#8221;, e,  prendendo a prestito le parole di Alberto Savinio, &#8220;saper intrattenere&#8221;. Se si sfiora anche la felicità, allora, è una grande conquista. Son parole queste che solo una distorta ed equivoca concezione estetica può ritenere superficiali o desuete. Sono invece parole di verità dell&#8217;arte. Chi non pratica l&#8217;arte, o chi non fa lo sforzo di immedesimarsi con chi crea, o chi è afflitto da rivalità mimetiche (scomodiamo Girard qualche volta!), non capisce questa semplice offerta di diletto e piacere che l&#8217;artista cucina nel suo laboratorio formale.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Cosa rimane di una mostra?</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Il quaderno delle firme, ad esempio, che ho qui tra le mani. In passato non avevo prestato troppa attenzione a quest&#8217;oggetto; forse snobisticamente lo consideravo un rituale inutile. Invece in questo <em>Quaderno delle visite </em>non ci sono solo le firme dei visitatori (o di coloro che hanno avuto la pazienza di lasciare un loro segno) ma anche brevi fraseggi, commenti, testimonianze personali. A colpirmi è la scrittura di bambini, bambine e adolescenti: &#8220;mi sono piaciute molto le farfalline&#8221; (quelle di Franco Pozzi nell&#8217;ultima sala), o il disegno di una faccia con il sorriso che affianca una firma  ben composta come in una verifica scolastica. Sono rammaricato di non aver aggiunto, nella mia sala dal titolo <em>Il libro circolare</em>, un quaderno da affiancare a Truffaut, quello di Jean Itard: &#8220;L&#8217;enfant sauvage&#8221;. E pensare che lo avevo preparato ma poi all&#8217;ultimo momento vi avevo rinunciato, per paura di &#8220;ridondanza&#8221;. Peccato, sarà per altra volta. Se vogliamo ricostruire qualcosa di nuovo forse oggi dobbiamo partire proprio da lì, da &#8220;Victor&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Cosa rimane di una mostra? Stefano Bisulli ed il suo assistente Andrea Righetti, hanno realizzato un documento video molto suggestivo, &#8220;abitando&#8221; con le loro attrezzature per qualche giorno le sale dell&#8217;esposizione. Questo breve film, il cui scopo, riuscito, è stato quello di restituire la &#8220;magia&#8221; (termine usato spesso  nel quaderno delle visite) della mostra, verrà presto presentato alla città e agli amatori d&#8217;arte.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">La memoria impressa nei visitatori, il quaderno delle visite, il film di Bisulli, la scatola-archivio-catalogo… in definitiva di questa mostra rimane molto, pare… Questo mio primo esordio in città, in una dimensione pubblica-istituzionale, credo sia stato molto positivo, grazie agli artisti e agli scrittori che mi hanno accompagnato e arricchito e a quelle splendide persone che lavorano in questa storica biblioteca riminese.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">La morsa del pessimismo lasciatela a me, l&#8217;umore e il brutto carattere son tutti miei, errori ed intemperanze li assumo tutti ma, come a conclusione del filmato di Bisulli, lascio a Leon Battista Alberti l&#8217;ultima parola:</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';"><em>Aiutare quel che s&#8217;ha da fare</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';"><em>e non guastar quel che è fatto</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman'; min-height: 16.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">ringrazio:</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Paola Delbianco</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Franco Pozzi</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Maurizio Giuseppucci</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Maurizio Fantini</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Giampaolo Solitro</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Daniele Casadio</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Leonardo Sonnoli</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Irene Bacchi</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Valentina Boschetti</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Piero Meldini</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Annamartia Bernucci</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Massimo Cacciari</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Stefano Bisulli</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Andrea Righetti</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman'; min-height: 16.0px;">
]]></content:encoded>
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		<title>A scatola chiusa: Giuseppucci, Marchetti, Pozzi</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 10:14:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolta il mio cuore città]]></category>

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In una delle nostre conversazioni mentre preparavamo la mostra riminese per le celebrazioni dell&#8217;anno galileiano (2009), Antonio Marchetti lanciò l&#8217;idea di un&#8217;altra mostra, da allestire nelle sale antiche della Biblioteca Gambalunga, intitolata &#8220;Come ho dipinto alcuni miei libri&#8221;. Col titolo intendeva richiamare, con minimo adattamento, lo scritterello di Raymond Roussel Comment j&#8217;ai écrit certains de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1758" title="antonio marchetti catalogo sonnoli con bacchi" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/11/antonio-marchetti-catalogo1.jpg" alt="antonio marchetti catalogo sonnoli con bacchi" width="288" height="322" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p>In una delle nostre conversazioni mentre preparavamo la mostra riminese per le celebrazioni dell&#8217;anno galileiano (2009), Antonio Marchetti lanciò l&#8217;idea di un&#8217;altra mostra, da allestire nelle sale antiche della Biblioteca Gambalunga, intitolata &#8220;Come ho dipinto alcuni miei libri&#8221;. Col titolo intendeva richiamare, con minimo adattamento, lo scritterello di Raymond Roussel <em>Comment j&#8217;ai écrit certains de mes livres</em>, dove l&#8217;autore svelava <em>post mortem</em> la natura artificiale e combinatoria di certe sue opere. Marchetti e gli amici Maurizio Giuseppucci e Franco Pozzi avrebbero esposto le loro creazioni artistiche intorno a opere e autori risultati importanti nella formazione loro e della loro generazione.</p>
<p>Il progetto, discusso con la Direzione, è subito piaciuto ed è stato accolto tra le iniziative del nostro Istituto. Era infatti in linea con l&#8217;attività di promozione del libro e della lettura che la Gambalunga è andata sviluppando e diversificando negli ultimi anni. Come pure costituiva un&#8217;ulteriore incursione nel mondo delle arti visive ambientata nel cuore antico della Biblioteca, dopo le felici esperienze della mostra fotografica sulla colonia Novarese dell&#8217;artista tedesca Andrea Frank (2001) e dell&#8217;esposizione delle tele di Miria Malandri dedicate all&#8217;immagine delle biblioteche e dei bibliotecari nei film (2001).</p>
<p>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1759" title="Franco Pozzi da Antonio Marchetti. Photo G. Solitro" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/11/Franco-Pozzi-da-Antonio-Marchetti.jpg" alt="Franco Pozzi da Antonio Marchetti. Photo G. Solitro" width="472" height="315" />.</p>
<p style="text-align: center;">
<p>In seguito la compagnia si è allargata con l&#8217;ingresso di Leonardo Sonnoli, autore del progetto grafico del catalogo della mostra, e di Annamaria Bernucci, critica d&#8217;arte. E a poco a poco, in una sorta di operazione maieutica collettiva sotto la regia di Marchetti, si sono precisati i temi su cui gli artisti avrebbero lavorato, sono stati assegnati gli spazi espositivi distinguendone uno comune (sala del &#8216;700) e uno personale (sale del &#8216;600), e si è deciso di accostare alle loro opere materiali della Gambalunga in base a relazioni di tipo formale o concettuale. Si è venuta così definendo una mostra che non trovasse nelle sale antiche solo uno sfondo di particolare suggestione, ma riuscisse a far dialogare, in una messa in scena ben orchestrata, le creazioni degli artisti intorno a libri e talora in forma di libri con i volumi circostanti, colti nella loro duplice natura di oggetti materiali e prodotti intellettuali. Questo rimbalzare tra epoche diverse avrebbe anche suggerito il senso di continuità &#8211; sia pure una continuità tutt&#8217;altro che lineare &#8211; della nostra cultura, quasi a significare che in fondo nulla è più antico del moderno, inteso come momento di confluenza e sedimentazione di elaborazioni, riflessioni, teorizzazioni, negazioni e riabilitazioni operate dall&#8217;uomo nel corso del tempo, e quindi come punto di approdo di una lunga tradizione.</p>
<p>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1761" title="antonio marchetti C" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/11/antonio-marchetti-C.jpg" alt="antonio marchetti C" width="469" height="310" />.</p>
<p style="text-align: center;">
<p>Così le nove scatole dello scompleto alfabeto di Marchetti, ciascuna depositaria di un gioco linguistico e figurato ricco di suggestioni e significati, sono state accostate a tre raffinate raccoltine di iniziali figurate e ornate, grottesche e monogrammi attribuite al bolognese Rodomonte Giordi, maestro “d’abaco” a Faenza, a suo tempo utilizzate per la riproduzione a spolvero (Sc-Ms. 1153-1155, inizi XVII secolo). Ai taccuini dedicati dal medesimo artista agli autori prediletti del &#8216;900 e posti a girotondo intorno all&#8217;imponente badalone nella terza sala seicentesca, sono stati accompagnati volumi che toccano alcuni dei temi suggeriti dai suoi autori: dalla <em>Relazione del contagio stato in Firenze L’Anno 1630. e 1633. Coll’aggiunta del Catalogo di tutte le pestilenze più celebri &#8230;</em> (Firenze 1714) alle <em>Opera minora anatomica</em> di Albrecht von Haller (Losanna 1763-1768), e a <em>I discorsi</em><em> </em><em>ne i sei libri di Pedacio Dioscoride Anazarbeo della materia medicinale</em> di Pietro Andrea Mattioli (Venezia 1559).</p>
<p>Giuseppucci ha legato il suo album, elegante e inquietante raccolta di immagini di mosche carnarie e brani da <em>Una solitudine troppo rumorosa</em> di Bohumil Hrabal, a una tavola con gigantesca pulce (essa pure succhiatrice di sangue) del sesto volume delle <em>Planches</em> (Lucca 1770) di quel compendio universale dello scibile umano che è l&#8217;<em>Encyclopédie</em> di Diderot e D&#8217;Alembert, per molti versi manifesto dell&#8217;Illuminismo. Associa invece la piccola foto incorniciata raffigurante una massa di libri su esile tavolino con gomma a forma di teschio sovrapposta, a una citazione da <em>Il libro della sovversione non sospetta</em> di Edmond Jabès, a un Indice dei libri proibiti (Roma 1596) e a un testo espurgato del <em>De institutione oratoria</em> di Quintiliano con commento (Venezia 1567). Con mirabile sintesi, Giuseppucci spalanca un universo di significati ben presenti a chi pratica i &#8220;mestieri del libro&#8221;: la cultura occidentale ha nel libro la forma privilegiata di espressione e trasmissione; i libri sono conservati in quei grandi depositi organizzati che sono le biblioteche, che ne assicurano la fruizione pubblica e la sopravvivenza nel tempo; la biblioteca è quindi il luogo della memoria, passata e presente, memoria da trasmettere oppure da occultare e distruggere. A un sentire comune che considera libro e biblioteca presìdi di civiltà si oppone infatti ogni forma di integralismo, sia laico sia religioso, che punta sempre e comunque al rigido controllo della produzione editoriale, cedendo talora &#8211; come insegna la storia anche recente &#8211; alla tentazione dei roghi di libri: il libro, come simbolo della libertà di opinione e di espressione, va annientato. Ma il libro può anche essere più banalmente ma altrettanto efficacemente insidiato dall&#8217;azione silenziosa e inesorabile di insetti e microrganismi, qui rappresentati dal <em>lepisma saccharina</em>, meglio noto come pesciolino d&#8217;argento, che si muove febbrilmente su un minuscolo video dentro un cassettino con schede della libreria seicentesca.</p>
<p>Franco Pozzi propone una delle sue suggestive installazione di farfalle in chiave di discreto omaggio a Piero Meldini, già bibliotecario della Gambalunga, che nel suo romanzo <em>L&#8217;antidoto della malinconia</em> racconta il prodigio di un immane sciame di farfalle che compare sulla facciata della cattedrale, lasciando dietro di sé una pozza di sangue. L&#8217;intenzione dell&#8217;artista è suggerita dall&#8217;attigua esposizione del terzo tomo dei <em>Diari</em> di Giacomo Antonio Pedroni (Sc-Ms. 211), fonte dell&#8217;episodio avvenuto a Rimini nel giugno 1623, e dell&#8217;<em>Antidoto de&#8217; malinconici</em> di Giuseppe Malatesta Garuffi, bibliotecario della Gambalunga alla fine del Seicento, fonte del titolo di Meldini. Ai suoi originali disegni a <em>pochoir</em> su vetro montato a cassetta, realizzati schermando la luce con la polvere sedimentata e leggibili se colpiti da fonte luminosa, Pozzi lega con accostamento quanto mai calzante l&#8217;<em>Ars magna Lucis et Umbrae</em> (Roma 1646) del genio enciclopedico Athanasius Kircher, un trattato sulla luce in relazione dialettica con l&#8217;oscurità.</p>
<p>A conclusione di questa rapida rassegna della mostra svolta dalla parte dei libri, non posso non sottolineare che Marchetti, Giuseppucci e Pozzi, in dialogo costante con la scrivente, hanno saputo trarre dalle raccolte della Gambalunga pezzi capaci di assecondare ed esaltare le loro infinite sollecitazioni.</p>
<p><strong>Paola Delbianco *</strong></p>
<p>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1764" title="maurizio giuseppucci da antonio marchetti" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/11/maurizio-giuseppucci-da-antonio-marchetti1.jpg" alt="maurizio giuseppucci da antonio marchetti" width="490" height="327" />.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman;"><strong>*</strong> Testo tratto dal catalogo della mostra &#8220;Come ho dipinto alcuni miei libri&#8221; – <em>Comment j&#8217;ai écrit certaines de mes livres (Raymond Roussel)</em> presso le sale antiche della Biblioteca Gambalunga di Rimini. 18 novembre/17 dicembre 2011.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman;">Nel catalogo testi di Piero Meldini, Annamaria Bernucci, Massimo Cacciari. Photo di Solitro e Casadio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Biennale &#8220;diffusa&#8221; e la Filosofia del cane</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2011/07/26/la-biennale-diffusa-e-la-filosofia-del-cane/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 15:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolta il mio cuore città]]></category>

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La dominazione panottica-militare della Fortezza borbonica di Civitella del Tronto oggi si dispiega in una vista paesaggistica ancora stupenda e sorprendente.
In questo ultimo avamposto, ostinatamente resistente agli  assalti dell&#8217;artiglieria piemontese agli albori unitari del 1861, si svolge una delle tappe del Padiglione Italia Abruzzo, nell&#8217;ambito della Biennale di Venezia.
Coordinatore di questa &#8220;mappatura&#8221; degli artisti abruzzesi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;"> </p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1690" title="marchetti-benjamin-benny" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/07/marchetti-benjamin-benny.jpg" alt="marchetti-benjamin-benny" width="420" height="341" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">La dominazione panottica-militare della Fortezza borbonica di Civitella del Tronto oggi si dispiega in una vista paesaggistica ancora stupenda e sorprendente.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">In questo ultimo avamposto, ostinatamente resistente agli  assalti dell&#8217;artiglieria piemontese agli albori unitari del 1861, si svolge una delle tappe del Padiglione Italia Abruzzo, nell&#8217;ambito della Biennale di Venezia.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Coordinatore di questa &#8220;mappatura&#8221; degli artisti abruzzesi, e dei &#8220;nativi&#8221;, Umberto Palestini, uomo di grande sensibilità e notevole tempra.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Il livore da &#8220;Narciso infranto&#8221; pur comprensibile degli esclusi e l&#8217;eccitazione sopra le righe e un po&#8217; esagerata degli inclusi mi hanno fatto capire che forse questa manifestazione è più importante di quel che si credeva, ed il disincanto iniziale ha aperto fessure di compiacimento.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">È stato possibile, almeno per me, un &#8220;Esserci&#8221; fuori luogo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Un simpatico ed ironico scultore abruzzese mi raccontava nella serata dell&#8217;inaugurazione, sotto un cielo stellato post-borbonico, che si va organizzando una mostra dei &#8220;rifiutanti&#8221;, coloro cioè che hanno rifiutato l&#8217;invito a partecipare (forse potendoselo permettere).  Spero che si tratti di semplice &#8220;gossip&#8221;, non posso confermarne la veridicità del racconto.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Sarebbe una specie di Terzo Polo che concede ancor più importanza, come dicevo, alla manifestazione.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Come si sa, il No, è sempre &#8220;desiderante&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Linguisticamente il termine &#8220;rifiutanti&#8221; è altisonante e infantile insieme, quasi puerile direi; sul titolo ci avrei lavorato di più; fossi stato un lussuoso &#8220;rifiutante&#8221; avrei giocato su divertenti rovesciamenti del famoso &#8220;<span style="font: 18.0px Arial;">Salon dés Refusée&#8221;. Evidentemente tutto si è svolto di fretta&#8230; forse con scarso senso dell&#8217;umorismo.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Tre giorni da turista a Civitella sono stati molto interessanti; visite alle grotte del Salinello; a Campli e la Scala Santa, decorata da una pittura &#8220;popolare&#8221;, devozionale e sapiente insieme; tutto condito a tavola  dai sapori del tartufo e dei funghi porcini annaffiati dal Montepulciano d&#8217;Abruzzo e dal quel Cerasuolo, &#8220;traditore&#8221;, che molti, ancora, e francamente li compiango, scambiano per un &#8220;rosé&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">A Civitella, tra la Porta Napoli e le poche decine di metri di Corso Mazzini, sotto la mole &#8220;invisibile&#8221; della fortezza, molti cani &#8220;randagi&#8221;, abbandonati da turisti o da locali, ma in qualche modo accuditi dalla comunità.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Sono nutriti ma non assistiti, sia dal punto di vista sanitario che in quello igienico. Questi strani randagi, non randagi, che ti accolgono nel borgo, non è bella cosa. C&#8217;è come un limite dell&#8217;accoglienza che garantisce loro la sopravvivenza ma essi sono marginali, eppure sono &#8220;anche&#8221; loro immagine della città. Immagine del nutrimento, belli grassocci, ma non della custodia, non dell&#8217;&#8221;accudire&#8221;. Con il giovane e intraprendente sindaco di Civitella incontrato al bar non abbiamo parlato di arte e cultura ma di questi cani; volutamente, insistendo sul concetto di &#8220;cultura&#8221;. Cultura è questo quotidiano che ci appare, o no?</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Per lui, pur sensibile e attento, l&#8217;alternativa era il canile e di conseguenza ci siamo ritrovati concordi che è meglio il borgo al canile. Stop.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">E così io e V. ci siamo affezionati ad un cane di appena un anno, melanconico e depresso, bello quanto sporco e gran negoziatore con le pulci, che volevamo adottare e portarcelo via a casa.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">In farmacia abbiamo preso le cose necessarie per intervenire al momento, abbiamo programmato il viaggio per poterlo trasportare nella nostra città. Siamo andati a Teramo per acquistare collare, guinzaglio, spazzola metallica e vari croccantini; abbiamo avuto la collaborazione di alcuni commercianti e la solidarietà di alcuni turisti torinesi e francesi. Al mattino tutto era pronto. Lui aveva già un nome: Benjamin (diminutivo subito dopo: Benny). Ma non ne ha voluto sapere. V. lo ha preso in braccio per metterlo in macchina e lui, buonissimo e dolcissimo come lo avevamo conosciuto, ha avuto una reazione inequivocabile con un  morso.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Era mancata una reciprocità. Forse Benny era stato abbandonato scendendo da un&#8217;auto e forse dei &#8220;padroni&#8221;, vecchi o nuovi che siano, ne aveva abbastanza. Meglio la pluralità, meglio cento persone che nel tempo di una giornata sono familiari, alle  quali fare feste al mattino distribuite democraticamente ed in egual misura, piuttosto che uno o due  &#8220;padroni&#8221; che riattivano in lui il trauma dell&#8217;abbandono.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Meglio la strada, meglio affrontare il freddo ed il non luogo che riporre ancora fiducia nell&#8217;uomo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Una filosofia che abbiamo accettato. Siamo ripartiti senza di lui, molto dispiaciutti, piegati dalla legge della reciprocità.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Noi avevamo scelto lui. Ma lui non aveva scelto noi.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Abbiamo dunque deciso di adottarlo a distanza. Civitella del Tronto per noi continua, con Benjamin (Benny).</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"><em>&#8220;Caro Antonio, il cane scelse il branco. Una libertà accudita ma libera da padroni e coi propri compagni nel borgo. Il vostro gesto è stato molto bello in sé, ma anche il suo. E voi lo sapete certo ve ne siete compiaciuti. Chi accetta, chi rifiuta, chi resta escluso, chi non è visto, chi si salva, chi ne muore&#8230; Personalmente ritengo che ogni posizione abbia una sua ragione su cui si può o non si può esser d&#8217;accordo. Partecipare alla Biennale territoriale. Son rimasti fuori amici straordinari per vita esemplare, sono entrati dentro altri amici pure bravi&#8230; Perchè, chi ha deciso così? Un critico, certo. Dentro, fuori&#8230; e poi l&#8217;oltre. L&#8217;idea dei territori mi piace, ma ormai non mi piace più l&#8217;arte. quindi io son proprio la meno indicata per leggere nel giusto modo ogni tipo di intervento sull&#8217;argomento. Le scelte politiche di starne fuori, quelle di starci dentro (con rabbia e ribellione? ma ognuno ci sta con il suo linguaggio&#8230; &#8211; dico a Manuela Alessandra Filippi -), le invidie interne fra gli eletti, quelle esterne dei rifiutati rifiutanti&#8230; è un giochino che non mi dice più nulla da tempo. Guardo i lavori e sto ai miei occhi. Bella la tua scrittura. E sai che amo pure la tua pittura. Per il resto ad ognuno le sue ragioni e la sua vita. Come il cane.&#8221;</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Simonetta Melani, <em>Il Grandevetro</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"><em>.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Bello!</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">allora promuovi il &#8220;Salon des chiens&#8221; per i rifiutanti.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"><em>Leonardo Sonnoli</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"><em><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il ritorno del gobbo. Lorenzo Bartolini a Firenze.</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 22:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolta il mio cuore città]]></category>

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Lorenzo Bartolini viene storicamente risarcito da una mostra nella Galleria dell&#8217;Accademia di Firenze, inaugurata il 30 maggio scorso.
Come sotto effetto di droghe il suo cimitero-gipsoteca qui custodito si rianima improvvisamente con le visite, ben studiate, di marmi e cimeli che riattivano una circolazione internazionale  che Lorenzo merita,  e che questa mostra registra.
Un voluminoso catalogo, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 14px/normal Georgia; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1630" title="bartolini.variosondamestesso" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/06/bartolini.variosondamestesso.jpg" alt="bartolini.variosondamestesso" width="368" height="656" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Lorenzo Bartolini viene storicamente risarcito da una mostra nella Galleria dell&#8217;Accademia di Firenze, inaugurata il 30 maggio scorso.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Come sotto effetto di droghe il suo cimitero-gipsoteca qui custodito si rianima improvvisamente con le visite, ben studiate, di marmi e cimeli che riattivano una circolazione internazionale  che Lorenzo merita,  e che questa mostra registra.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Un voluminoso catalogo, di &#8220;ricerca&#8221;, fissa il punto sul &#8220;bello naturale&#8221; e apre congetture e strade future, se si rimane fedeli all&#8217;idea di un passato da guardare con audacia e libertà.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Spazio espositivo ridotto purtroppo, per l&#8217;occhio e il corpo,  non tanto per le sculture sulle quali ameremmo ruotarci intorno con &#8220;aria&#8221;, ma quanto per le &#8220;connessioni&#8221;, diciamo, &#8220;filologiche&#8221; (e Rimini qui si fa largo con la collezione Fagnani Pani Cardi); sempre al di sotto comunque del puro godimento di queste opere che allietano, anche in un piccolo spazio. Lorenzo ci allieta. A Firenze in questi giorni, sino a novembre, Bartolini &#8220;statuario&#8221; si ritrova con Michelangelo &#8220;scultore&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Pubblico vasto, in fila per qualche ora all&#8217;ingresso delle sale espositive bartoliniane.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Tutto il Museo dell&#8217;Accademia è sempre tirato a lucido, accudito come una &#8220;casa&#8221; dalla direttrice ben consapevole dei grandi capolavori che la casa custodisce, dalla cucina alla sala da pranzo, dal luogo delle ricette a quello degli appetiti.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">L&#8217;Accademia di Belle Arti, attigua, partecipa all&#8217;evento aprendo alcuni spazi ove si vedono alcune opere scultoree degli allievi.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Ciò conferma la mia idea che le Accademie non possono abitare più questi luoghi. Non sono più i tempi, e l&#8217;arte contemporanea abbisogna di discreti hangar o di vuoti indifferenziati per creare e fare didattica dell&#8217;arte. Lascerei nelle sedi storiche solo qualche corso di eccellenza (ma come si fa?).</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Sera  in Borgo Pinti, nella casa di Bartolini, ora abitata da una piacevole coppia che per l&#8217;occasione ha organizzato una cena in giardino. Una casa, quella di Lorenzo, che ispira immediatamente un sentimento di famigliarità e intimità, di domestico e &#8220;classico&#8221; insieme. Ho visto le lucciole in alcuni angoli di questo giardino. Ci si aspettava che da un momento all&#8217;altro le  bambine di Lorenzo facessero scherzetti a noi &#8220;statuari&#8221;. In tarda notte la bella notizia delle elezioni a Milano hanno concluso una intensa giornata.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Ma la &#8220;Fiducia in Dio&#8221; del Bartolini ha lasciato Milano per essere esposta qui.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Sino a novembre, di fiducia in Dio,  Milano e il museo Poldi Pezzoli possono farne a meno per il momento, avendo dimostrato di avere fiducia in sè.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Arcimboldo Savinio e altre milanesità</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2011/04/06/arcimboldo-savinio-e-altre-milanesita/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 16:05:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolta il mio cuore città]]></category>

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Il dipinto di Savinio dal titolo Una strana famiglia, del 1947, contiene più di un motivo arcimboldesco.
In effetti, Giuseppe Arcimboldo e Alberto Savinio si ritrovano quasi insieme in questi giorni a Palazzo Reale.
Ad accompagnarci nella mostra del pittore greco-italianissimo c&#8217;è la voce di Toni Servillo che legge una selezione di brani tratti dalla ponderosa produzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 16px/normal 'Times New Roman'; color: #333333; text-align: center; margin: 0px;"><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/04/Marchetti-Urbini-Mostra-Arcimboldo.jpg"><img class="size-full wp-image-1543 aligncenter" title="Marchetti-Urbini- Mostra Arcimboldo" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/04/Marchetti-Urbini-Mostra-Arcimboldo.jpg" alt="Marchetti-Urbini- Mostra Arcimboldo" width="440" height="500" /></a></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">Il dipinto di Savinio dal titolo <em>Una strana famiglia</em>, del 1947, contiene più di un motivo arcimboldesco.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">In effetti, Giuseppe Arcimboldo e Alberto Savinio si ritrovano quasi insieme in questi giorni a Palazzo Reale.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">Ad accompagnarci nella mostra del pittore greco-italianissimo c&#8217;è la voce di Toni Servillo che legge una selezione di brani tratti dalla ponderosa produzione saviniana (<em>non c&#8217;è scrittore italiano per gli italiani più straniero di Savinio</em> – scriveva Leonardo Sciascia).</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">Trovandomi in orario di apertura mi aggiro felicemente da solo tra le sale, affiancato costantemente dal custode con il quale cerco di condividere ad un certo punto qualche mio commento, fingendomi crudelmente più ignorante di quello che sono. Lui ben felice inizia a spiegarmi i quadri e a parlarmi di Dio. «Vede queste sfumature, son cose difficili, non sono casuali, è un dono di Dio e guardi le onde del mare e il cielo, l&#8217;artista non ha fatto tutto da solo, è aiutato da Dio, senza Dio non può fare niente». Il custode vedeva Dio dappertutto. Io ero affascinato e gli davo briglia ma fino ad un certo punto, sino al bozzetto di una piastrella pensata per la casa di Malaparte. Gli spiegai che la maiolica pavimentale era per la casa di Capri. «Ma veramente? Io sono di Napoli e a Capri ci andavo sempre, ma dov&#8217;è questa casa?»</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">«Lei si ricorderà, è una casa che sul tetto ha una gradinata». «Sì, quella lassù in alto, mi ricordo». Fine di Dio e nascita dell&#8217;uomo, in alcune autenticità. Non sarebbe dispiaciuto a Savinio questo teatrino. La mostra di Arcimboldo è ben curata e ben allestita, soprattutto è molto efficace la documentazione relativa all&#8217;ambiente milanese ed europeo della seconda metà del XVI secolo. Ho visto finalmente il famoso autoritratto di Giovanni Paolo Lomazzo, conosciuto come l&#8217;autoritratto in veste di Bacco, e le tempere di Jacopo Ligozzi per le splendide collezioni librarie.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">Uscito dalle sale di Palazzo Reale, di Europa (quella saviniana e arcimboldesca ma anche di quella odierna) ne vedo sempre di meno a Milano, che meriterebbe di più, riacciuffando quella <em>speranza</em> che serpeggiava nelle pagine di <em>Ascolto il tuo cuore città</em>, lo splendido libro di Savinio su Milano scritto nel 1943 e pubblicato l&#8217;anno dopo, quando la città fu devastata dai bombardamenti. Nella bancarella di via dei Mercanti trovo, qualche ora dopo, la prima edizione mondadoriana di <em>Infanzia di Nivasio Dolcemare</em> a soli 30 euro. <em>Tout se tient</em>.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">E il contemporaneo?</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">Mimmo Paladino ha riproposto tra il Museo del Novecento e Palazzo Reale la montagna di sale infilzata dagli anoressici cavalli. A Napoli, in Piazza del Plebiscito, c&#8217;era il vuoto che valorizzava l&#8217;opera; qui pare come rinsaccata e pure schiacciata dal Duomo; è una piccola montagnola, transennata, che non interagisce per nulla.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">Il titolo è: &#8220;La città che <em>sale&#8221;</em>. Avete capito eh? Il gioco di parole di boccioniana memoria!? Non è il massimo questo titolo, lo so, ma che volete farci.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">Nella Galleria Vittorio Emanuele Paladino è anche atterrato con un aereo dipinto da lui (in realtà è opera di alta carrozzeria e verniciatura). Titolo dell&#8217;opera : &#8220;Cacciatore di stelle&#8221;, alla Alan Sorrenti, suo corregionale. Cose così in genere attirano i giapponesi ma ora con i problemi che hanno se ne vedono molto di meno in Galleria.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">Per gli scudi e i quadri ero distratto da una dirompente primavera ripulita da venticello alpino, non volevo perdermi questa metereologia fortunosa.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">Recentemente di un certo interesse per l&#8217;arte contemporanea è la dichiarazione di Maurizio Cattelan di lasciare l&#8217;attività, in continuità &#8220;evolutiva&#8221; con quella mostra di diversi anni fa &#8220;Torno subito&#8221;. Galleria chiusa: fuori questo avviso all&#8217;ingresso. L&#8217;ennesima opera di Cattelan dopo l&#8217;allestimento mediatico della sua morte.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">&#8220;The end&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333;">Titolo alla Mel Brooks.</p>
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		<title>Milano. Primavera in città</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2010/04/29/milano-primavera-in-citta/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 19:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolta il mio cuore città]]></category>

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		<description><![CDATA[.
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È stato allestito un deposito al Palazzo della Triennale a Milano, una raccolta di oggetti di un tempo che abbiamo alle spalle (o sulle spalle), raccolti e amorevolmente spolverati e lucidati da Alessandro Mendini. Ci sono anche &#8220;nuove cose&#8221;, da scoprire. Questi oggetti sono: &#8220;quali cose siamo&#8221;.
In questo venticello della malinconia ci viene tuttavia incontro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 16px/normal 'Times New Roman'; color: #010101; text-align: center; margin: 0px;"><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/04/marchetti-case.jpg"><img class="size-full wp-image-1073 aligncenter" title="marchetti  case" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/04/marchetti-case.jpg" alt="marchetti  case" width="400" height="400" /></a>.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">È stato allestito un deposito al Palazzo della Triennale a Milano, una raccolta di oggetti di un tempo che abbiamo alle spalle (o sulle spalle), raccolti e amorevolmente spolverati e lucidati da Alessandro Mendini. Ci sono anche &#8220;nuove cose&#8221;, da scoprire. Questi oggetti sono: &#8220;quali cose siamo&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">In questo venticello della malinconia ci viene tuttavia incontro, nella sapiente mescolanza del Mendini, un quadro di Alberto Savinio del 1930, &#8220;L&#8217;isola dei giocattoli&#8221;. Inevitabilmente, in questo piano sequenza (senza montaggio), quasi circolare della mostra ove gli oggetti sono mescolati lasciando a noi la &#8220;storia&#8221;, affaticandoci pur piacevolmente in una respirazione bocca a bocca oggetto per oggetto, &#8220;inevitabilmente&#8221;, ripetiamo, l&#8217;&#8221;Isola dei giocattoli&#8221; finisce per essere il paradigma, o la sineddoche, del deposito- dispositivo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">Una mostra che avrebbe potuto allestire Michel Houellebecq, perchè no. Almeno sarebbe stata più crudele, scorretta, e meno &#8220;sospesa&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">Mendini e la cura del suo allestimento mi hanno ricordato Cino, il personaggio del film di Marco Ferreri &#8220;Il seme dell&#8217;uomo&#8221;, che collezionava-salvava piccole cose prodotte dall&#8217;uomo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">Attraversiamo Parco Sempione tra cani e sportivi di ogni età avvicinandoci a via Dante, in orario di &#8220;pausa&#8221;, e già tutto brulica di &#8220;uomini statistici&#8221; o &#8220;uomini timbro&#8221;, come intitolava le sue figure il pittore Renato Mambor nei primi anni dei Sessanta italiani; funzionari, managers, stagisti, tutti in blu o nero, antracite o qualche grigio chiaro primaverile. Meno numerosi di appena uno o due anni fa, ed i completi sono meno eleganti. Si riciclano quelli dell&#8217;anno passato. A tutto ciò si accompagna prudenza (psicologica, metereologica, economica?) e si indossano sopra i completi i gilet antivento separati dal soprabito o dai cappotti ma, essendo più corti della giacca spesso a due spacchi, gli uomini appaiono figure in gonnellino. Questa prudenza è fatta moda, e gli uomini timbrici hanno qualcosa di femminile, pur non sculettando.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">Si cerca di far diventare trendy sostituire il pasto con un gelato (mantenersi in forma?) da soli o in compagnia camminando dinoccolati seguendo un modello mimetico originario, ma non sappiamo quale, o consumare un panino mangiato in piedi vicino al cassonetto dei rifiuti per far sembrare che si era lì lì per gettare ecologicamente un cartoccio.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">Insomma un pochino ci si vergogna della crisi e si tira avanti. C&#8217;è poco da scherzare, qui è nuda vita.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">Ma ci pensano i negozi di via Dante: due abiti, due camicie, due cravatte a 389 euro. Per il necessario ricambio delle camicie il negozio di fronte ne offre quattro a 99 euro. Se prendi due abiti li puoi spezzare in modo che ne hai quattro, ed hai sei camicie. Con meno di 500 euro sei elegante e variabile se ci sai fare.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">Per la festa del primo maggio c&#8217;è stato dibattito. I commercianti (via Montenapoleone docet) terrebbero, con una liberatoria del comune, i negozi aperti che catturerebbero i turisti (i soliti giapponesi?).</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">I commercianti sono &#8220;resistenti&#8221; anche circa il progetto di Abbado e Piano di &#8220;forestare&#8221; tra il Castello-via Dante-Cordusio, perché gli alberi oscurerebbero le loro insegne.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">Ma il mio amico Marco Rindi, gestore della storica &#8220;Taberna di San Tommaso&#8221; (andateci quando potete, la sera soprattutto, a due centimetri dal &#8220;Piccolo&#8221;) taglia corto sulla questione: &#8220;detassare le insegne, così son tutti contenti&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">Semplice, pragmatico, intelligente. Tre termini che in queste latitudini difettano sempre di più.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">Per concludere malinconia sparita, o vissuta nelle forme &#8220;saviniane&#8221;, davanti i quadri di Egon Schiele a Palazzo Reale.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">A Milano ci sono ancora, a quanto pare, &#8220;Isole dei giocattoli&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #010101;">Ma dobbiamo costruircele tutte da soli.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Laboratorio Roma</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 21:09:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;immagine che vedete qui sopra è l&#8217;immagine &#8220;plastica&#8221; di un muro contemporaneo. Di fronte c&#8217;è una diga edilizia che ricorda i giochi postumi di Aldo Rossi. È il nuovo museo romano progettato dall&#8217;architetto anglo-iraniano Zaha Hadid, il MAXXI, nuovo acronimo che sta per museo nazionale delle arti del XXI secolo, in via Guido Reni, che dopo dieci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2009/12/antonio-marchetti-zaha-hadid.jpg" title="antonio-marchetti-zaha-hadid.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2009/12/antonio-marchetti-zaha-hadid.jpg" alt="antonio-marchetti-zaha-hadid.jpg" /></a><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2009/12/antonio-marchetti-zaha-hadid.jpg" title="antonio-marchetti-zaha-hadid.jpg"></a><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2009/12/antonio-marchetti-zaha-hadid.jpg" title="antonio-marchetti-zaha-hadid.jpg"></a>L&#8217;immagine che vedete qui sopra è l&#8217;immagine &#8220;plastica&#8221; di un muro contemporaneo. Di fronte c&#8217;è una diga edilizia che ricorda i giochi postumi di Aldo Rossi. È il nuovo museo romano progettato dall&#8217;architetto anglo-iraniano Zaha Hadid, il MAXXI, nuovo acronimo che sta per museo nazionale delle arti del XXI secolo, in via Guido Reni, che dopo dieci anni dal bando di concorso è stato ultimato. È stato già inaugurato, ma è chiuso. La &#8220;vera&#8221; inaugurazione ci sarà nella tarda primavera. Nel bar di via Flaminia il barista lo considera bello e dice che lo hanno inaugurato già quattro volte mentre una studentessa dichiara che è un vomito di cemento che deturpa il paesaggio (sic!). La vista è quasi occlusa, il museo è avvolto da recinti zincati alla moda, quei grigliati che ricordano le calze erotiche femminili che oggi &#8220;smaterializzano&#8221; l&#8217;architettura ma stimolano l&#8217;immaginario. Fotografare questo manufatto è stato per noi difficile. Ma così come i mega oggetti (arredamento?) della Hadid non potevano essere toccati alla Biennale di architettura veneziana (nonostante il tema indugiava sull&#8217;antica parola &#8220;fruizione&#8221;) allo stesso modo è arduo e difficile fotografare questo museo che, vogliamo sperare, si ritiri in splendidi interni. Le dichiarazioni dell&#8217;architetto circa i suoi innumerevoli viaggi a Roma e sulle sue ricerche di impatto urbano rimangono, appunto, pure dichiarazioni. Forse la Hadid è architetto di interni. E gli interni vanno bene in qualsiasi luogo del globo terrestre. Ma innalzare ancora &#8220;muri&#8221; a Roma, per quanto si possa rendere fluido il cemento e &#8220;cristallizzare&#8221; la matematica, ci lascia perplessi. Ci penseranno gli architetti globali  a depistare le nostre impressioni pessimistiche nella nuda vita italiana, e romana, in questo fine decennio del XXI.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tornare a Ravenna</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 01:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
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&#160;
Il giudizio sulla città in cui si vive deve sempre tener conto di quello distaccato e straniero di chi è di passaggio, o di chi torni nei luoghi dove si è vissuto dopo un certo tempo. Il sapore di una città risiede  anche nel dettaglio minimo dello sguardo straniero e condisce con una sua propria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; margin: 0px"> <span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; line-height: 23px"><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2009/11/antonio-marchetti-romagna.jpg" title="antonio-marchetti-romagna.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2009/11/antonio-marchetti-romagna.jpg" alt="antonio-marchetti-romagna.jpg" /></a></span></p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; margin: 0px">&nbsp;</p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; margin: 0px"><em>Il giudizio sulla città in cui si vive deve sempre tener conto di quello distaccato e straniero di chi è di passaggio, o di chi torni nei luoghi dove si è vissuto dopo un certo tempo. Il sapore di una città risiede  anche nel dettaglio minimo dello sguardo straniero e condisce con una sua propria pietanza il piatto collettivo che, molto spesso, risulta autoreferenziale.</em></p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; margin: 0px"><em>Lo sguardo del distacco spesso lo si cerca nelle figure alte e consacrate dal successo, spingendo tutto nella forma di un medaglione, di una icona mediatica. Invece, quello sguardo straniero, si trova nell&#8217;imprevedibiltà della vita di ogni giorno, che ci riporta nei luoghi in cui abbiamo vissuto o che ci pone di fronte una città mai vista prima. Ciò che conta è che in entrambe le esperienze del luogo, noi siamo in grado di assaporare qualcosa di essenziale e immediato e per nulla superficiale. Andiamo in profondità osservando le forme. Questo è accaduto pochi giorni fa quando siamo tornati dopo alcuni anni a Ravenna. In questa città lo sguardo deve arrendersi a seguire due grandi forme. Una città intrusa ed una estrusa. Queste due forme non abitano in luoghi separati ma sono presenti contemporaneamente in una specie di forma sublime che aspira all&#8217;unità.</em></p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; margin: 0px"><em>Bella Ravenna, si apre solo con password, il centro è stupendo e nella forma intrusa c&#8217;è il suo magmatico e popoloso, ma geometrico, territorio arcaico-globale altamente produttivo (a parte questo particolare periodo).</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anche quest&#8217;anno la nostra splendida città propone il Festival&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 13:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
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&#160;
Ai Festivals della Cultura, ai convegni ed alle esposizioni d&#8217;arte ci si va con qualche attrezzatura; o no?Se ci vado devo capir qualcosa su quell&#8217;evento, giusto? Chi può costruire una parte almeno di questa attrezzatura è la scuola, mi pare. Ma se la scuola smette di &#8220;costruire&#8221; con chi parlerò di quel Festival? Già, parlerò con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px"> <span style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, fantasy; font-size: 22px; line-height: 28px" class="Apple-style-span"><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2009/07/antonio-marchetti-poste.jpg" title="antonio-marchetti-poste.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2009/07/antonio-marchetti-poste.jpg" alt="antonio-marchetti-poste.jpg" /></a></span></p>
<p style="font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px">&nbsp;</p>
<p><span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold">Ai Festivals della Cultura, ai convegni ed alle esposizioni d&#8217;arte ci si va con qualche attrezzatura; o no?</span><span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold">Se ci vado devo capir qualcosa su quell&#8217;evento, giusto? Chi può costruire una parte almeno di questa attrezzatura è la scuola, mi pare. Ma se la scuola smette di &#8220;costruire&#8221; con chi parlerò di quel Festival? Già, parlerò con chi ai Festivals ci va per farsi vedere, e sottoporsi ad una rapida endovena di cultura sotto le mutande. </span><span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold">I Festivals aumentano con la diminuzione dell&#8217;intelligenza nazionale, in modo tale che tutto può coesistere nella moltidudine senza significati; ma non è ancora così. </span><span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold">C&#8217;è chi ha studiato e studia ancora, che vive, ancora, osservando il prossimo,  e che ha un barlume di curiosità del mondo reale.</span><br class="Apple-interchange-newline" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ascolta il mio cuore città: Milano</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 20:06:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ 
L&#8217;Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca di Brera convivono ancora. È un bene? Oggi è possibile teorizzare (giustificare) tutto, tutto è rappresentazione: la merda dei piccioni e le ragnatele sui gessi dell&#8217;Accademia e la bellissima donazione di Emilio e Maria Jesi nella cui collezione in Pinacoteca si apre il varco prepotente di Mario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2009/05/antonio-marchetti-double.jpg" title="antonio-marchetti-double.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2009/05/antonio-marchetti-double.jpg" alt="antonio-marchetti-double.jpg" /></a></p>
<p>L&#8217;Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca di Brera convivono ancora. È un bene? Oggi è possibile teorizzare (giustificare) tutto, tutto è rappresentazione: la merda dei piccioni e le ragnatele sui gessi dell&#8217;Accademia e la bellissima donazione di Emilio e Maria Jesi nella cui collezione in Pinacoteca si apre il varco prepotente di Mario Sironi ma,  questa mattina, vedo che  l&#8217;attenzione dei bambini, che passano veloci e distratti davanti a Severini Mafai Scipione e persino Picasso, si aggancia a &#8220;La cité des promesses&#8221; di Alberto Savinio: OHHHH!!! Che bello, in coro. Già, il mondo incantato, la rovina-costruzione dell&#8217;infanzia, la magia dei colori. Le lezioni che fanno con le maestre e professoresse qui ostruiscono il passaggio e la vista; sono tutti seduti a terra come gli indiani. Le schede sono preparate e loro devono &#8220;interagire&#8221;, secondo l&#8217;intimidazione contemporanea. Quali stagioni si riconoscono nel quadro, quante specie di verdure sono rappresentate, quali sono le cose dipinte che possono avere in casa e così via.<br />
Ma quel precipitarsi spontaneo verso Savinio ci dice qual&#8217;è il vero potere dell&#8217;arte, quello tutto suo, naturale e difficile, spontaneo e stratificato.    Finchè sono piccoli non possono sbagliare, poi prestissimo impareranno a mentire. Anche sull&#8217;arte.</p>
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		<title>Il declino di Montepagano</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Dec 2008 11:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel luglio del 2007 avevamo scritto di Montepagano e della manifestazione Trasalimenti.Sul quotidiano il Centro di qualche giorno fa vengono riportate pessime notizie su questo antico borgo: negozi bar e botteghe chiudono. Il paese si spopola.Il fenomeno è perfettamentte inscritto negli sconnesi rapporti di scala che la maggior parte degli abruzzesi &#8211; paradigma italiano oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel luglio del 2007 avevamo scritto di Montepagano e della manifestazione Trasalimenti.Sul quotidiano il Centro di qualche giorno fa vengono riportate pessime notizie su questo antico borgo: negozi bar e botteghe chiudono. Il paese si spopola.Il fenomeno è perfettamentte inscritto negli sconnesi rapporti di scala che la maggior parte degli abruzzesi &#8211; paradigma italiano oltre che locale &#8211; hanno con i luoghi ed il concetto di &#8220;progresso&#8221;.La grandiosità e l&#8217;illimitato animano la furia futurista di questa regione. La città commerciale, il grande museo all&#8217;aria aperta di arte contemporanea, l&#8217;infaticabile riscatto da un innato senso di inferiorità e fatalismo che si materializza nel linguaggio dell&#8217;iperbole, della maestosità, dell&#8217;onnipotenza, della retorica megalomane (megalò è il nome di una famosa città commerciale) appartenente all&#8217;ordine gigante lasciano dietro di sé le microstorie, le miniature di vita quotidiana, spazzano via le innumerevoli isole di Lilliput che costituiscono la ricchezza dell&#8217;Abruzzo, i veri monumenti all&#8217;aria aperta che, se valorizzati come ready-made, con pochi investimenti, sono già contemporanei, costituiscono già un museo, europeo, se svincolati da quei deliri &#8220;europeisti&#8221; marinettiani da villan rifatto. Bisognerebbe ripartire dai mattoncini Lego, un mattoncino alla volta, pensare non al futuro ma alla durata, non alla contemporaneità (o simultaneità) ma al presente.Conosciamo il ricatto: sei contro lo sviluppo, sei conservatore, sei nostalgico, non comprendi le sfide globali, sei marginale, sei minoritario, sei &#8220;perdente&#8221;, sei &#8220;rompiscatole&#8221;, sei inutile e inattuale.Gli artisti possono fare molto in questo senso, non tanto inaugurando fontane e sculture nel grande festival dell&#8217;arte abruzzese, ma inaugurando una stagione del silenzio. Un silenzio dialogante. Un giorno vuoto. Un lungo <em>shabbat</em>. Inerpicarsi a Rocca Calascio o a Santo Stefano o a Montepagano e stare zitti, non fare nulla, astenersi. Astenersi con passione.Antonio Marchetti ©</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pescara e Flaiano</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2008/12/19/pescara-e-flaiano/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 07:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La città di Pescara è per Ennio Flaiano il luogo fisico e immaginario dell’infanzia e della giovinezza, di una mitica innocenza – che Roma presto gli farà perdere –, delle dolci estati al mare, delle amicizie consumate nell’oziosa attesa della guerra. Ma è anche il luogo del dolore, quello di un figlio che si sente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2008/12/antonio-marchetti-flaiano.jpg" title="antonio-marchetti-flaiano.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2008/12/antonio-marchetti-flaiano.jpg" alt="antonio-marchetti-flaiano.jpg" /></a>La città di Pescara è per Ennio Flaiano il luogo fisico e immaginario dell’infanzia e della giovinezza, di una mitica innocenza – che Roma presto gli farà perdere –, delle dolci estati al mare, delle amicizie consumate nell’oziosa attesa della guerra. Ma è anche il luogo del dolore, quello di un figlio che si sente rifiutato dalla famiglia.Un padre speciale, “una specie di Grandet abruzzese, magnifico e avaro, sensuale e furbo, disonesto e sentimentale”, una “madre piangente” e infine la compagnia dell’inimicizia dei suoi fratelli.Negli anni del distacco e della distanza Pescara crescerà come un blob organico, anticipando incredibilmente i tratti antropologici dell’italiano nuovo: “ credono ancora che la felicità sia nel darsi da fare, sia altrove.Sono fieri delle loro conquiste tecnologiche, tutti hanno una barca a motore, tutti credono nell&#8217;arredamento”, scrive Flaiano dei pescaresi. Pescara assumerà nel tempo i tratti viventi del suo aforisma più riuscito.La città è il laboratorio avanzato per la pratica del nuovo, del moderno, dell’incessante movimento verso il futuro.La microstoria si concentra in un fazzoletto di centro storico, corso Manthoné, la strada in cui Flaiano è nato, a pochi metri dalla casa natale di Gabriele D’Annunzio. Ma la microstoria è anche occasione per restituire ad Ennio Flaiano le parole che spesso gli sono state rubate, parole marcate da una “abruzzesità” inconfondibile. Esse serpeggiano nelle sue sceneggiature più famose, da <em>I vitelloni</em> a<em> Otto 1/2</em>.Ma al di là delle parole la città originaria sarà ormai incuneata nei tratti e nei gesti dell’uomo Flaiano, “uomo dolce” e “bambino cattivo”.</p>
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		<title>Era la mia città</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Aug 2007 17:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/08/casa-di-carta.jpg" title="casa-di-carta.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/08/casa-di-carta.jpg" width="362" height="335" alt="casa-di-carta.jpg" /></a><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/08/casa-di-carta.jpg" title="casa-di-carta.jpg"></a>                                                                                                                                                                                                                                                                 La sinéddoche urbana della città del medio Adriatico era rappresentata dalla Strada Vecchia. Questa via stava davvero per il tutto. Pur avendo un nome la si designava così, con l’aggettivazione vecchio; non storico, che pareva all’epoca termine troppo azzardato e poco praticato, neppure antico, non avendone il <em>pedigree</em> temporale giusto. Era piuttosto strada residuale, resistente per distrazione, vergognosamente appartata e per ora non fatta sedere alla tavola mangereggia della bella compagnia palazzinara ma lasciata in cucina, a mangiare con la servitù. Bastava superare il ponte che già l’altro argine del fiume, mureggiato da folti rovi spinosi, annunciava la povera origine urbana del tutto. Gli argini del fiume erano decisamente impraticabili, a parte per me e Quirino. Un intrico di canne e piante spinose – rovi che  laceravano la pelle ma che sapevano ricompensarti con dolcissime more – si estendeva per chilometri sino ad un centinaio di metri dalla foce, ove ormeggiavano i pescherecci ed alcune sopravvissute <em>Paranze.</em>Prima del mare aperto una fila di caseggiati in legno per la pesca, <em>li travucche</em>, arroccate a metà tra gli scogli e i bordi del porto, allungavano verso il mare lunghi artigli con le reti da pesca. Quando queste macchine  da pesca erano in riposo diventavano trampolini per i tuffi più audaci.Appena dieci anni prima il fiume era ancora balneabile. Tra morbide insenature venivano lanciate le nere e gonfie camere d’aria dei camion Fiat e ci si tuffava per raggiungerle. Niente eritema solare, niente creme, niente abbronzante, avevamo la pelle serica e nera, stavamo lì sul porto ad arrostire dopo estenuanti e competitivi tuffi ad aspettare il tramonto e i granchi che risalivano sugli scogli, catturati e mangiati sul posto con uno spruzzo di limone.E insieme cantavamo la canzone dei Marcelos Ferial:<em>Cuando calienta el sol a quì en la playasiento tu cuerpo vibrar cerca de mìes tu palpitar&#8230;Tu recuerdo&#8230;Mi locura&#8230;Mi delirio&#8230;Me estremezco-o-o-ocuando calienta el sol.Cuando calienta el sol oh oh oh&#8230;Cuando calienta el sol sol sol.</em></p>
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		<title>Alfonsine</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jan 2007 17:58:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella casa del prudentissimo Vincenzo Monti, immersa nella bruma impastata tra Ravenna e Ferrara, condita dalle immelanconite e vicine piattezze equoree di Comacchio, come si poteva entrare se non in possesso di piccole chiavi di vetro, un fagottello pieno di utensili leggeri e qualche omaggio &#8211; o doverosa memoria &#8211; a personali figure che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/01/casa-monti.jpg" id="image136" alt="casa monti" height="310" width="452" />Nella casa del prudentissimo Vincenzo Monti, immersa nella bruma impastata tra Ravenna e Ferrara, condita dalle immelanconite e vicine piattezze equoree di Comacchio, come si poteva entrare se non in possesso di piccole chiavi di vetro, un fagottello pieno di utensili leggeri e qualche omaggio &#8211; o doverosa memoria &#8211; a personali figure che si hanno non tanto “nell’orecchio”, ma piuttosto nell’”immaginazione” e, leopardianamente, “nel cuore in qualche modo”? Nella casa dei morti, anche se non ci piacciono, entriamo in letizia e con spirito di intimità come si conviene nella casa che vorremmo viva e, in qualche nostro mestiere, vivere. Anche da stranieri, soprattutto se stranieri.</p>
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		<title>Via Mazzini ©</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jan 2007 15:07:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dio, Patria, Famiglia. Questa la triade che il grande patriota, il Padre dell’Italia, Giuseppe Mazzini, ha cercato di inculcare agli italiani.Dio sempre meno, Patria pochissimo, Famiglia anche troppa.Ogni città italiana ha una strada o una piazza intitolata a Mazzini che deve però vedersela, quasi sempre, con Garibaldi e Cavour. Ma la strada in questione non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dio, Patria, Famiglia. Questa la triade che il grande patriota, il Padre dell’Italia, Giuseppe Mazzini, ha cercato di inculcare agli italiani.Dio sempre meno, Patria pochissimo, Famiglia anche troppa.Ogni città italiana ha una strada o una piazza intitolata a Mazzini che deve però vedersela, quasi sempre, con Garibaldi e Cavour. Ma la strada in questione non ha nulla da spartire con memorie di fondazione bensì di rifondazione.Il nome vero è: “Via Mazzini (in arte Mina)”. Proprio così, Anna Mazzini, la tigre di Cremona, la voce della nostra vita, Le mille bolle blu, Tintarella di luna, Vorrei che fosse amore e La città vuota; tra i pochi viventi ad aver legato  il proprio nome ad una strada.Questa del nome è stata la prima brillante iniziativa che il nuovo Assessore alla Cultura  Spettacolo e Turismo, Fulvio Cretono, ha voluto firmare in prima persona.Al di là delle motivazioni contenute nella delibera c’erano ragioni più sottili.Esse correvano con la memoria ai suoi anni giovanili, particolarmente creativi, e alla sua faticosissima laurea al DAMS di Bologna. Con la sua consueta arguta ironia non aveva mancato di far partecipe la lobby dei suoi sostenitori circa il gesto performativo di questa sua scelta, la quale – e lo sosteneva con autentica e sincera passione – sintetizzava la sua futura politica culturale: «Non si può aspettare che i grandi personaggi muoiano, bisogna anticiparli, fare storia adesso», questa la filosofia futurista di Cretono. Nell’imprimere sulla targa di travertino solo il cognome – spiegava con occhio furbo – e in basso, tra parentesi e in minuscolo, “in arte Mina”, si sarebbe verificata una comunicazione spiazzante, con un effetto sorpresa rispetto al Mazzini storico, ormai relegato alla percezione distratta e convenzionale.Si attribuì anche il record del nome più lungo mai dato ad una strada: Antonio De Curtis Gagliardi Griffo Focus Commeno Principe di Bisanzio, in arte Totò.L’esame migliore che diede, negli indimenticabili anni bolognesi, fu proprio su Totò, con il Professore Ugo Volli.In qualche modo via Mazzini è un’immaginario prolungamento di quel DAMS che Cretono, anche se volesse, non riesce a dimenticare. Strada più larga che lunga, via Mazzini unisce idealmente il piccolo centro storico – al quale Fulvio Cretono ha già riservato progetti creativissimi –  al resto della città spiaggereccia e vacanziera.Ma la sequenza tra la fine della strada e la parte storica appariva all’assessore piena di eccessive “superfetazioni” e dunque, in sintonia con l’assessore all’urbanistica che concordò per sfinimento, fece ricollocare un arco medievale, così da ottenere un effetto ready-made, anche questo in ricordo di un suo esame con Renato Barilli su Marcel Duchamp.I numeri 1, 3, 5 di via Mazzini sono occupati da un grande negozio di scarpe per donna il cui arredamento è ispirato ad un obitorio. Pochissimi pezzi esposti nelle vetrine mentre su basamenti di marmo nero africano sono poggiate a coppia le calzature migliori, come sculture o reperti archeologici. All’interno non si vedono scatole e sembra mancare un magazzino.Il nuovo trend inaugurato dal negozio, che si chiama “Il ritorno di Cleopatra”, consiste nel fatto che non è la cliente a scegliere ma due magrissime signorine, con il culo a punta, che decidono per lei la calzatura adatta. Uno scanner tridimensionale accoglie il piede nudo della cliente che nel frattempo digita su una tastiera alcuni suoi dati sensibili mentre il computer, aiutato dal segno zodiacale e dall’ascendente, visualizzerà la scarpa perfetta. «Le scarpe sono poche – amano ripetere le signorine – perché rare sono le persone giuste.»Al numero 2 c’è la la Digiuneria. Il locale è piuttosto elegante e ben frequentato, soprattutto nella pausa pranzo, nel tardo pomeriggio e alla sera. Il design interno è risolto quasi tutto con acciaio e cristallo sabbiato. Sui tavolini, o direttamente sul sinuoso piano di servizio, puoi ordinare tanti tipi di acqua e consumare sino a trenta grammi di pane non salato.Le ragazze che vi lavorano, non lasciatevi ingannare, sono sempre molto impegnate e nelle ore di punta bisogna aspettare un pezzo, perché l’una o l’altra è indaffarata al computer, al telefono o a raccontare una storia complicatissima della sera prima.In questo caso vi conviene aspettare, armarvi di robusta pazienza perché costoro passano in una frazione di secondo dal sorriso ad una incazzatura che ve la ricorderete. È questa mancanza di mediazione e di filtro tra le emozioni che fanno delle ragazze che gestiscono la Digiuneria persone speciali.Il nome di questo algido ritrovo è “Il Morso allo Stomaco”.La filosofia che queste giovanissime imprenditrici sono riuscite ad affermare consiste nel fatto che proprio nell’attesa, nel differimento, nell’indifferenza, nel prolungamento della fame, nel mettere duramente alla prova l’ospite, che una vera Digiuneria può avere successo. Infatti, altre se ne vanno aprendo in spiaggia.Al numero 7 c’è una piccola ed elegantissima boutique del pane. Si chiama “Pane al Pane  niente vino”.Il proprietario è consigliere comunale dei Verdi ed ha impostato una strategia di vendita sulla sobrietà e sulla qualità. Alle dieci del mattino il poco pane, carissimo, è già esaurito e alle undici il negozio è già chiuso. Sulla vetrina campeggia enorme l’indirizzo web:  www.panealpanenientevino.com.Al numero 4 c’è l’internet point con tutte le schiene piegate sui computer che si mostrano dalla vetrina. In genere è frequentato da studenti che vengono per intortare. Chattano immaginando tra i presenti chi possa essere quello o quella che confessa tante porcate.Al 5 c’è una copisteria dove i proprietari, marito e moglie, lavorano come pazzi e non riescono mai a parlarsi. Qui gli studenti vengono a prendere le fotocopie e le dispense predisposte per gli esami all’università. Prima in questo locale c’era una libreria ed il vecchio proprietario, avendo notizia che si stavano attivando dei corsi di laurea nella sua città, ristrutturò il negozio e tutto speranzoso fallì.Gli studenti ora arrivano in copisteria con un numero di codice, nome di un corso, nome di un docente, ritirano le fotocopie, vanno a casa a studiare e fanno l’esame. Poi, con l’alloro in testa e il codazzo dei parenti, dopo aver buttato uova sulle belle facciate seicentesche delle case, si va tutti insieme a far festa in Digiuneria, al “Morso allo Stomaco”, preparandosi così alla dura vita che li attende.Al numero 6 c’è il signor Lenz, proprietario di questa gastronomia per felini domestici (gatti). Ha anche un minimalista retrobottega ove, su appuntamento, spazzola gatti usando frizioni e tonici da lui brevettati.Dal numero 9 sino al 17 lo spazio è occupato dalla Banca.I vetri specchianti impediscono di vedere all’interno, contrariamente all’open space e al plein air. Uomini e donne di passaggio si soffermano a rimirarsi, per controllare l’andatura, il capello, la pancia, il trucco, sotto lo sguardo obliquo dei funzionari e impiegati della banca che in questo modo non hanno bisogno di guardare i monitor collegati alle telecamere esterne. In questa banca non entra e non esce quasi mai nessuno. Solo i funzionari, nella pausa-colazione, rimangono per quarantacinque minuti in Digiuneria a mangiare e a bere. Gli impiegati restano dentro, avendo allestito  una loro digiuneria clandestina ridacchiando delle loro trasgressioni, come mettere gocce di limone nell’acqua o mangiare pizza bianca al rosmarino.Alle 14,15 questi anarchici sono già al lavoro, con un  complice sorrisetto residuale  post-trasgressivo.La rive gauche della breve via Mazzini si conclude con il design del capello, “Prestami la testa”, il negozio di Alfredo junior che fu di suo padre, Alfredo anche lui, il senior, che all’epoca si chiamava il coiffeur. La prima volta qui devi venire con una foto da bambina, una da adolescente e via via seguendo l’età e le tappe significative della tua vita, documentate da foto ove, naturalmente, siano ben visibili i tuoi capelli. Attraverso un’analisi preliminare delle trasformazioni delle acconciature, e del rapporto che avevi con queste, devi seguire un corso di una settimana con un tutor, la Professoressa Evian, e dopo un breve colloquio con l’esperta psico-fashion ti verrà consegnata una card  e da quel momento potrai incontrare per la prima volta – emozionata vero? – Alfredo Jr., che saprà metterti la testa a posto.Di fronte, a concludere la rive droite, c’è un centro Unicef, diviso in due ingressi, l’8 e il 10.In una vetrina sono esposti gadget e prodotti artigianali che puoi comprare per contribuire a debellare la fame delle popolazioni di alcune regioni dell’Africa, nell’altra sono esposte fotografie, piccole e grandi, di bambini affamati.Una parte laterale di questa vetrina è data in concessione ad alcune associazioni umanitarie che alternano settimanalmente l’immagine di un ragazzo o una ragazza del Mozambico, accompagnata dai dati anagrafici e il paese o città ove vive, con la richiesta di aiuto a distanza per l’alimentazione o gli studi.Questo fronte stradale però si conclude, per usare le parole di Cretono, “in malo modo”.Un buco nero resiste in via Mazzini, uno spazio vuoto occluso da una struttura di ferro sgangherata che lascia intravedere segni di una vecchia combustione, con residui di fuliggine ancora depositati sulle solette di travertino. Pare che tutto sia rimasto così da tempo immemore, o almeno quello che gli abitanti futuristi considerano tale.Le congetture e i pettegolezzi su questo numero civico quasi inesistente sono tanti.La tumefazione di via Mazzini, il dente cariato della bella strada, non si sa perché, sta ancora lì.<img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/01/ponte-di-tiberio-neve.jpg" alt="tiberio e neve" id="image122" height="443" width="591" /></p>
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