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	<title>&#34;Vario Son Da Me Stesso&#34;</title>
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		<title>Sconnessione psichica</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 11:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuda vita]]></category>

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Era inevitabile, e quasi scontato, che il naufragio all&#8217;isola del Giglio diventasse un paradigma della crisi europea, ed in particolare dell&#8217;Italia.
I giornalisti, sempre più lontani dai fatti e con vocazioni letterarie, ci hanno restituito le parole del mare e riattualizzato le grandi epopee dei Conrad, Stevenson, Melville. È mancata, fortunatamente, la &#8220;Zattera della Medusa&#8221;, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font: normal normal normal 14px/normal 'Times New Roman'; text-align: center; margin: 0px;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 14px/normal 'Times New Roman'; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1818" title="antonio marchetti ex voto_9" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2012/02/antonio-marchetti-ex-voto_9.jpg" alt="antonio marchetti ex voto_9" width="420" height="315" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px 'Times New Roman';">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px 'Times New Roman';">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px 'Times New Roman';">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px 'Times New Roman';">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px 'Times New Roman';">Era inevitabile, e quasi scontato, che il naufragio all&#8217;isola del Giglio diventasse un paradigma della crisi europea, ed in particolare dell&#8217;Italia.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px 'Times New Roman';">I giornalisti, sempre più lontani dai fatti e con vocazioni letterarie, ci hanno restituito le parole del mare e riattualizzato le grandi epopee dei Conrad, Stevenson, Melville. È mancata, fortunatamente, la &#8220;Zattera della Medusa&#8221;, la cui metafora ci avrebbe fatto precipitare nel puro &#8220;bios&#8221; animale. Sono i modi in cui si &#8220;schiva&#8221; il mare, il mare europeo. Il Mediterraneo rappresenta oggi la grande rimozione europea. Siamo in un&#8217;Europa di terra. Bollettini di morte per raggiungere una riva fatale ci informano di ciò che accade nel nostro mare. Da anni è così. La nostra &#8220;fortuna&#8221;, la ricchezza del mare, sono come oscurati.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px 'Times New Roman';">Per quanto ci riguarda, anche la vita comunitaria di terra mostra ormai lo &#8220;stivale&#8221; (come chiamava l&#8217;Italia il mio maestro) allo stremo, incapace di reagire ad emergenze naturali come la neve ed il gelo. L&#8217;Italia di Flaiano è ancora tutta qui. Per non parlare di quella di Corrado Alvaro. Il fatto è che da quasi due decenni l&#8217;italiano è affetto da sconnessione psichica. Si è sconvolti dalle notizie che in questi giorni passeggeri di treni siano rimasti &#8220;sequestrati&#8221; per ore, bloccati al gelo, fermi in campagne oscure e sconosciute come nel film &#8220;Il dottor Zivago&#8221;. Eppure, sino all&#8217;altro ieri, quando si viaggiava tra Rimini e Milano o verso Roma, in treni iperpubblicizzati, e si facevano notare i disagi (riscaldamenti inefficienti, aria condizionata da gelo, toilettes sporche o chiuse, ritardi notevoli sempre qualche minuto prima di un parziale rimborso, la scomparsa progressiva dei treni locali…) venivamo guardati come alieni. Non stava bene protestare, tutto andava bene. I passeggeri erano seduti come tante sculture &#8220;pop&#8221;a leggere tutti lo stesso libro di Oriana Fallaci, di Bruno Vespa o, appena meglio, di Terzani trasformato in guru. Quando i segni dello sfacelo erano chiari ed evidenti non stava bene protestare, indignarsi e denunciare la truffa di Trenitalia: il tuo vicino ti guardava come se tu fossi venuto da altro mondo. L&#8217;italiano-bambino si adegua facilmente ai facili retaggi che gli consente di &#8220;esserci&#8221;. Uomo plastico. Poi, evidentemente, ci si indigna tutti insieme, si fa un &#8220;movimento&#8221; che, naturalmente, parte dalla &#8220;rete&#8221;. Ma la posizione &#8220;individuale&#8221;, del ci<em>ttadino</em> che &#8220;sente&#8221; prima della catastrofe, che si fa sismografo e che legge i segni del presente in queste latitudini non vale nulla. La parola <em>cittadino</em> poi è scarsamente usata; si preferisce popolo, gente, consumatore, utente, elettore, popolo del web.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px 'Times New Roman';">A tutto ciò si aggiunge una italianità rattrappita e pigra (vedi anche: <a href="http://www.variosondamestesso.com/2011/10/03/passeggiando-tra-rovine/" target="_self">http://www.variosondamestesso.com/2011/10/03/passeggiando-tra-rovine/</a><a href="http://www.variosondamestesso.com/2011/10/03/passeggiando-tra-rovine/)">)</a> che reagisce agli eventi sconnessamente.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px 'Times New Roman';">Mi viene in mente qualcosa nei primi anni Novanta del secolo scorso. Si tratta di una immagine. Ragazzi e ragazze di allora per un certo periodo amavano coprire la metà delle mani con le maniche del golf. Non so se era una moda ma notavo che dalle maniche dei maglioncini uscivano solo le dita e se per caso, o per qualche movimento del braccio, la mano risultava completamente nuda, subito i ragazzi si affrettavano a coprirla.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px 'Times New Roman';">Ricordo queste ditine che apparivano anche quando faceva caldo, che sembravano dirci: sono fragile, ho freddo, sono debole, ho dei problemi, non ce la faccio… E gli adulti li accolsero commossi. Quello fu il momento fatale.</p>
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		<title>Una recensione per il Grandevetro n. 207</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:20:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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Antonio Marchetti
I pescatori di perle

Sono passati undici anni dalla pubblicazione del libro Barcellona. Sulle tracce perdute di Pepe Carvalho di Alberto Giorgio Cassani, in quella fortunata collana da lui stesso diretta insieme al poeta Marco Vitale, Le città letterarie.

Avete indovinato, lo scrittore con cui Cassani sta al passo è Manuel Vázquez Montalbán, un passo condiviso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: LucidaGrande;"><span style="font-size: medium;"><strong>.</strong></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><img class="aligncenter size-full wp-image-1811" title="antonio marchetti city movie" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2012/01/antonio-marchetti-city-movie.jpg" alt="antonio marchetti city movie" width="600" height="293" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: LucidaGrande;"><span style="font-size: medium;"><strong>.</strong></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: LucidaGrande;"><span style="font-size: medium;"><strong>Antonio Marchetti</strong></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #262626;"><span style="font-family: LucidaGrande;"><strong>I pescatori di perle</strong></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;">Sono passati undici anni dalla pubblicazione del libro </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>Barcellona. Sulle tracce perdute di Pepe Carvalho</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;"> di Alberto Giorgio Cassani, in quella fortunata collana da lui stesso diretta insieme al poeta Marco Vitale, </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>Le città letterarie</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">.</span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">Avete indovinato, lo scrittore con cui Cassani sta </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>al passo</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;"> è Manuel Vázquez Montalbán, un passo condiviso, il cui ritmo non scandisce le corde della nostalgia ma semmai quelle di una archeologia stratificata, melanconica, per certi versi della </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>compasión</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">, come nelle vite osservate dal detective privato Pepe Carvalho: </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>osservarle per un certo tratto del loro percorso, senza preoccuparsi né dell’inizio né della fine</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">, restituendo loro una qualche memoria. L’autore e il suo doppio sono due “pescatori di perle”, per usare la bella espressione di Hannah Arendt dedicata a Walter Benjamin.</span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">Il Montalbán-Carvalho viene fatto “brillare” da Cassani, come si fa con una bomba, senza arrecare danni alle persone, facendo esplodere gli infiniti sguardi critici sulla città contemporanea </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>dentro</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;"> la scrittura narrativa.</span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">Di questo libro è stata stampata pochi mesi fa una nuova edizione ampliata con il solo titolo </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>Barcellona </em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">e con una nuova copertina, più accattivante e seduttiva e che si lascia alle spalle quel sapore da </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>livre de poche</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">, un po’ </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>vintage</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">, delle passate edizioni in oltre trenta titoli.</span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">È doveroso a questo punto dare qualche notizia sull’autore, anche per comprendere l’ampia attrezzatura di cui dispone sul suo tavolo di lavoro quando intreccia “le Barcellone” (Barcelonas) di Montalbán con le avventure del suo eroe Carvalho, detective dall’occhio distaccato (alato?), ma implacabile. Alberto Giorgio Cassani è architetto e studioso dell’architettura, in modo particolare è uno dei migliori studiosi dell’opera e del pensiero di Leon Battista Alberti; al contempo irrompe spesso nel contemporaneo e nelle problematiche della conservazione architettonica attraverso libri, saggi e articoli su varie riviste, tra le quali </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>Casabella</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">, ove collabora stabilmente. È questa variegata scatola di utensili che gli consente di stare al </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>passo </em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">delle </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>Barcelonas</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;"> perdute di Manuel Vázquez Montalbán-Pepe Carvalho. Per capire l&#8217;architettura attraverso l’occhio di Carvalho, Cassani ci invita a leggere ad esempio il racconto </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>L’esibizionista</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">. Montalbán non ama i luoghi turistici ma in questo racconto il suo detective è quasi costretto ad occuparsene. Sono le architetture di Gaudí a fare da sfondo, come nella Pedrera: </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>quei tetti concepiti per tappare le cervella della borghesia più prevedibile</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;"><em>. </em>Poi, nel libro, avanza <em>lo sfortunato razionalismo catalano, dubbioso ma interessato circa il padiglione tedesco di Mies van der Rohe, ma la guerra civile ed il franchismo lo seppelliscono&#8230; Una vocazione interrotta</em></span><span style="font-style: normal;">.</span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">Cassani si è formato con due maestri indiscussi: Manfredo Tafuri e Massimo Cacciari. Tali poli attrattivi, non certo facili, riecheggiano nello stile e nel </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>tono</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;"> di questo libro che ha una propria e personale originalità. Inoltre, a Venezia, Cassani insegna Elementi di Architettura e Urbanistica e Storia dell’Architettura Contemporanea all’Accademia di Belle Arti. Appartiene a quella generazione che </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>trattiene </em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">i due capi di una corda precariamente tesa, ai cui estremi ci sono l’eredità di una ricerca</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em> alta</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;"> e </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>difficile</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;"> e quella di una </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>trasmissione-traduzione </em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;">didattica verso tutti quei giovani esordienti che non potranno affacciarsi al </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>nuovo</em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;"> senza una conoscenza dei passaggi storici della critica dell’architettura. Compito non facile. Questo libro mette in tensione la fune con piacevolezza, tra archeologia del sapere e incertezza-disincanto verso il futuro, con un malcelato intento didattico; nel senso più alto del termine.</span></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal; line-height: 150%;" align="JUSTIFY">
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;" align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;"><strong>Alberto Giorgio Cassani</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">, </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><em><span style="font-weight: normal;">Barcellona, </span></em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">coll. Le città letterarie, Ed. Unicopli, Milano 2011, pp 168, € 12</span></span></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quel che resta di una mostra</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 14:28:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolta il mio cuore città]]></category>

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Si è conclusa il 31 dicembre dell&#8217;anno vecchio la mostra &#8220;Come ho dipinto alcuni miei libri&#8221; nelle sale antiche della civica biblioteca Gambalunga di Rimini.
Una mostra &#8220;difficile&#8221; per qualcuno. Ma il bello è difficile diceva Baudelaire.
Ad ascoltare le considerazioni delle signore impiegate che si alternavano nella &#8220;reception&#8221; della biblioteca, da me (e non solo) sottoposte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1796" title="antonio marchetti gambalunga" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2012/01/antonio-marchetti-gambalunga.jpg" alt="antonio marchetti gambalunga" width="252" height="344" /></p>
<p style="text-align: center;">.</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Si è conclusa il 31 dicembre dell&#8217;anno vecchio la mostra &#8220;Come ho dipinto alcuni miei libri&#8221; nelle sale antiche della civica biblioteca Gambalunga di Rimini.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Una mostra &#8220;difficile&#8221; per qualcuno. Ma il bello è difficile diceva Baudelaire.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Ad ascoltare le considerazioni delle signore impiegate che si alternavano nella &#8220;reception&#8221; della biblioteca, da me (e non solo) sottoposte ad interrogatorio svagato, pare che le persone che uscivano dalla mostra fossero felici e rilassate.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Cosa rimane di una mostra, al di là di un catalogo-archivio?</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Forse la memoria di questa piccola felicità in alcune persone, e non è certo poco. Ho sempre pensato che scopo dell&#8217;arte è quello di &#8220;dilettare&#8221;, e,  prendendo a prestito le parole di Alberto Savinio, &#8220;saper intrattenere&#8221;. Se si sfiora anche la felicità, allora, è una grande conquista. Son parole queste che solo una distorta ed equivoca concezione estetica può ritenere superficiali o desuete. Sono invece parole di verità dell&#8217;arte. Chi non pratica l&#8217;arte, o chi non fa lo sforzo di immedesimarsi con chi crea, o chi è afflitto da rivalità mimetiche (scomodiamo Girard qualche volta!), non capisce questa semplice offerta di diletto e piacere che l&#8217;artista cucina nel suo laboratorio formale.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Cosa rimane di una mostra?</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Il quaderno delle firme, ad esempio, che ho qui tra le mani. In passato non avevo prestato troppa attenzione a quest&#8217;oggetto; forse snobisticamente lo consideravo un rituale inutile. Invece in questo <em>Quaderno delle visite </em>non ci sono solo le firme dei visitatori (o di coloro che hanno avuto la pazienza di lasciare un loro segno) ma anche brevi fraseggi, commenti, testimonianze personali. A colpirmi è la scrittura di bambini, bambine e adolescenti: &#8220;mi sono piaciute molto le farfalline&#8221; (quelle di Franco Pozzi nell&#8217;ultima sala), o il disegno di una faccia con il sorriso che affianca una firma  ben composta come in una verifica scolastica. Sono rammaricato di non aver aggiunto, nella mia sala dal titolo <em>Il libro circolare</em>, un quaderno da affiancare a Truffaut, quello di Jean Itard: &#8220;L&#8217;enfant sauvage&#8221;. E pensare che lo avevo preparato ma poi all&#8217;ultimo momento vi avevo rinunciato, per paura di &#8220;ridondanza&#8221;. Peccato, sarà per altra volta. Se vogliamo ricostruire qualcosa di nuovo forse oggi dobbiamo partire proprio da lì, da &#8220;Victor&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Cosa rimane di una mostra? Stefano Bisulli ed il suo assistente Andrea Righetti, hanno realizzato un documento video molto suggestivo, &#8220;abitando&#8221; con le loro attrezzature per qualche giorno le sale dell&#8217;esposizione. Questo breve film, il cui scopo, riuscito, è stato quello di restituire la &#8220;magia&#8221; (termine usato spesso  nel quaderno delle visite) della mostra, verrà presto presentato alla città e agli amatori d&#8217;arte.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">La memoria impressa nei visitatori, il quaderno delle visite, il film di Bisulli, la scatola-archivio-catalogo… in definitiva di questa mostra rimane molto, pare… Questo mio primo esordio in città, in una dimensione pubblica-istituzionale, credo sia stato molto positivo, grazie agli artisti e agli scrittori che mi hanno accompagnato e arricchito e a quelle splendide persone che lavorano in questa storica biblioteca riminese.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">La morsa del pessimismo lasciatela a me, l&#8217;umore e il brutto carattere son tutti miei, errori ed intemperanze li assumo tutti ma, come a conclusione del filmato di Bisulli, lascio a Leon Battista Alberti l&#8217;ultima parola:</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';"><em>Aiutare quel che s&#8217;ha da fare</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';"><em>e non guastar quel che è fatto</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman'; min-height: 16.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">ringrazio:</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Paola Delbianco</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Franco Pozzi</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Maurizio Giuseppucci</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Maurizio Fantini</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Giampaolo Solitro</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Daniele Casadio</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Leonardo Sonnoli</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Irene Bacchi</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Valentina Boschetti</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Piero Meldini</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Annamartia Bernucci</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Massimo Cacciari</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Stefano Bisulli</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman';">Andrea Righetti</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px 'Times New Roman'; min-height: 16.0px;">
]]></content:encoded>
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		<title>Dal sacro a Pappagone</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 11:17:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ombre grigie]]></category>

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.

Nel Museo dell&#8217;Opera del Duomo in Firenze, meno frequentato dalla massa turistica, si trova una Pietà di Michelangelo, conosciuta come Pietà Bandini. Vuoi per la tarda età, vuoi per crisi depressive o per il blocco di marmo impuro, Michelangelo non era molto soddisfatto di quest&#8217;opera che lasciò incompiuta.
Mentre guardo con attenzione e svago questa possente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Helvetica;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 16px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1789" title="antonio marchetti maestro orchestra" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/12/antonio-marchetti-maestro-orchestra.jpg" alt="antonio marchetti maestro orchestra" width="420" height="420" />.</p>
<p style="font: normal normal normal 16px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Helvetica;">Nel Museo dell&#8217;Opera del Duomo in Firenze, meno frequentato dalla massa turistica, si trova una Pietà di Michelangelo, conosciuta come Pietà Bandini. Vuoi per la tarda età, vuoi per crisi depressive o per il blocco di marmo impuro, Michelangelo non era molto soddisfatto di quest&#8217;opera che lasciò incompiuta.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Helvetica;">Mentre guardo con attenzione e svago questa possente scultura un signora al mio fianco osserva anche lei, rapita e, prima di allontanarsi, si segna con la croce.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Helvetica;">Già, quasi dimenticavo che si tratta di un&#8217;immagine sacra, un oggetto di culto. La mia vicina vede con occhi diversi, &#8220;sente&#8221; in modo diverso dal mio? Giorni sono, in televisione, di sfuggita, in un talk-show &#8220;culturale&#8221; un critico d&#8217;arte, che mi ricorda sempre il personaggio famoso <em>Pappagone</em>, interpretato dal grande Peppino De Filippo, mette a confronto i colori di quadri famosi con quelli delle magliette delle squadre di calcio. <em>Pappagone </em>può fare con le immagini quello che vuole. Anche le tifoserie possono avvicinarsi all&#8217;arte, categoria forse mancante nel globale e sempre più degradato &#8220;Museo immaginario&#8221;, e sentirsi orgogliose che il bianco e nero della Juve rimanda ad un quadro di Manet. Tra la signora che si fa il segno della croce e il gioco di <em>Pappagone</em> la distanza è abissale, più di quanto avrei potuto immaginare appena qualche anno fa.  Per quanto mi riguarda, ormai, sono tolto di mezzo: troppo antico per seguire <em>Pappagone</em> e troppo affetto dal &#8220;contemporaneo&#8221; per seguire la signora.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Helvetica;">
]]></content:encoded>
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		<title>Biblioterapia erotica. Lorella Barlaan</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 20:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rimini]]></category>

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A Rimini si affastellano tantissime iniziative culturali e questo &#8220;tantissime&#8221; sta ad indicare una città viva e ricca di curiosità intellettuali, ma allo stesso tempo anche una mancanza di concertazione, di regia, di armonizzazione, di caratterizzazione delle alterità, cosicchè non si fa differenza tra la divulgazione di basso livello dalle altezze e raffinatezze per palati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1785" title="antonio marchetti biblioteca gambalunga" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/12/antonio-marchetti-biblioteca-gambalunga.jpg" alt="antonio marchetti biblioteca gambalunga" width="472" height="315" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">A Rimini si affastellano tantissime iniziative culturali e questo &#8220;tantissime&#8221; sta ad indicare una città viva e ricca di curiosità intellettuali, ma allo stesso tempo anche una mancanza di concertazione, di regia, di armonizzazione, di caratterizzazione delle alterità, cosicchè non si fa differenza tra la divulgazione di basso livello dalle altezze e raffinatezze per palati fini. Inevitabilmente, i delusi, abitano in entrambe le parti. A questo si aggiunge la vocazione cittadina ad una cultura di massa, derivata dal turismo consumistico ove la quantità fa la qualità. Una di queste altezze cittadine l&#8217;ho ritrovata ier sera al Liceo Musicale Lettimi, in via Cairoli; uno spazio che è sempre un piacere visitare. Attraversando i lunghi corridoi con le travature a vista, accompagnato dai suoni degli strumenti degli ultimi studenti che si attardavano allo studio, sono arrivato nella saletta ove Lorella Barlaan teneva una conferenza sul tema &#8220;Etica ed erotica del lettore&#8221;, nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa &#8220;Biblioterapia&#8221;. Le parole della Barlaan erano intervallate dalla lettura, svolta da un attore, di brani scelti: Wladimir Nabokov, Virginia Wolf, Paul Celan&#8230; Una narrazione testuale efficace. L&#8217;intervento della Barlaan, molto denso, mi ha fatto pensare molto, soprattutto per gli autori citati. Riappare Roland Barthes, oggi un po&#8217; dimenticato e sgualcito, ma che merita di essere riacciuffato. Per la mia generazione è stato importante. Poi mi è venuto in mente ciò che Hemingway<span style="color: #222222;"> </span>pensava degli italiani: una metà scrive libri mentre l&#8217;altra  è analfabeta. Si può desumere che chi scrive è anche colui che legge, e che chi legge scrive, in una relazione di tipo sociologico e per certi versi autoreferenziale, e ci si chiede chi sono i lettori, dov&#8217;è il lettore puro. Anche Barthes in fondo dichiarava di aver cominciato a scrivere perchè si accorgeva di non trovare scritto ciò che lo interessava. Chi legge, scrive, in qualche modo. Lo si può dire? Non saprei.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">La comunità dei lettori – ed il termine comunità è improprio perchè la lettura si fa in solitudine, con una voce interiore e ciascuno ha la sua – è, o dovrebbe, essere silenziosa. La lettura è un diletto, che si custodisce con pudore, non va esibito ed esaltato e non può diventare terapia. Terapia è parola opposta a diletto o piacere. Troverei bizzarro chi, sottoponendosi ad una terapia, provi diletto e piacere da essa.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">Il vero lettore, l&#8217;autentico lettore, è il &#8220;dilettante&#8221;. Naturalmente ci sono forme &#8220;dilettantistiche&#8221; (il contrario di &#8220;dilettantesco&#8221;) di alto livello, come in Savinio o Flaiano o Carmelo Bene. Ciò che mi accomunava alle parole della Barlaan e al suo labirinto citazionista (come in Borges, ove la carta geografica sostituisce il mondo), e alla passione per lo studio ove non ci si ferma mai, è la dimensione dell&#8217;autodidatta, del dilettante. Io sono come lei. Eroi dilettanti ed autodidatti, che &#8220;ogni volta&#8221; devono dimostrare il loro essere al mondo. Da lettori, leggeri, quotidiani. Senza terapie.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Essere contemporanei</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 16:17:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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Alberto Moravia considerava Joseph Conrad uno scrittore del secolo scorso, nel senso del XIX secolo visto da  uno scrittore del XX. Alberto Moravia oggi si legge poco ed è quasi dimenticato. La sua &#8220;urgenza&#8221; contemporanea lo ha paradossalmente invecchiato, e certo non merita questa dimenticanza. Leggere Conrad è sempre un piacere. Le &#8220;figure&#8221; dei suoi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font: normal normal normal 14px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 14px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;">
<p style="font: normal normal normal 14px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1772" title="antonio marchetti.persone01" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/11/antonio-marchetti.persone01.jpg" alt="antonio marchetti.persone01" width="269" height="374" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Helvetica;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Helvetica;">Alberto Moravia considerava Joseph Conrad uno scrittore del secolo scorso, nel senso del XIX secolo visto da  uno scrittore del XX. Alberto Moravia oggi si legge poco ed è quasi dimenticato. La sua &#8220;urgenza&#8221; contemporanea lo ha paradossalmente invecchiato, e certo non merita questa dimenticanza. Leggere Conrad è sempre un piacere. Le &#8220;figure&#8221; dei suoi romanzi e racconti assumono sempre più &#8220;caratteri&#8221; contemporanei, mentre Moravia, appena l&#8217;altro ieri, ci appare lontano e, forse, desueto. Il cinema conferma l&#8217;attualità di Conrad, nei suoi tratti trans-storici e permanenti del comportamento umano. C&#8217;è da interrogarsi, a ritroso, su ciò che è contemporaneo. Cos&#8217;è contemporaneo? Il mio amico algerino <span style="font: 15.0px Trebuchet MS;">Tahar Lamri, che vive a Ravenna, mi ricordava di quanto fossero pieni di luoghi comuni e di superficialità le considerazioni di Moravia sull&#8217;Africa fatte a suo tempo. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 15.0px Trebuchet MS;">Se la letteratura ha come scopo quello di dilettarci, tra Conrad e Moravia non c&#8217;è dubbio sulla scelta, superando il secolo di appartenenza. Moravia voleva inquietarci senza diletto. Conrad ci inquieta ancora, ma con diletto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A scatola chiusa: Giuseppucci, Marchetti, Pozzi</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 10:14:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolta il mio cuore città]]></category>

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		<description><![CDATA[.


In una delle nostre conversazioni mentre preparavamo la mostra riminese per le celebrazioni dell&#8217;anno galileiano (2009), Antonio Marchetti lanciò l&#8217;idea di un&#8217;altra mostra, da allestire nelle sale antiche della Biblioteca Gambalunga, intitolata &#8220;Come ho dipinto alcuni miei libri&#8221;. Col titolo intendeva richiamare, con minimo adattamento, lo scritterello di Raymond Roussel Comment j&#8217;ai écrit certains de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1758" title="antonio marchetti catalogo sonnoli con bacchi" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/11/antonio-marchetti-catalogo1.jpg" alt="antonio marchetti catalogo sonnoli con bacchi" width="288" height="322" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p>In una delle nostre conversazioni mentre preparavamo la mostra riminese per le celebrazioni dell&#8217;anno galileiano (2009), Antonio Marchetti lanciò l&#8217;idea di un&#8217;altra mostra, da allestire nelle sale antiche della Biblioteca Gambalunga, intitolata &#8220;Come ho dipinto alcuni miei libri&#8221;. Col titolo intendeva richiamare, con minimo adattamento, lo scritterello di Raymond Roussel <em>Comment j&#8217;ai écrit certains de mes livres</em>, dove l&#8217;autore svelava <em>post mortem</em> la natura artificiale e combinatoria di certe sue opere. Marchetti e gli amici Maurizio Giuseppucci e Franco Pozzi avrebbero esposto le loro creazioni artistiche intorno a opere e autori risultati importanti nella formazione loro e della loro generazione.</p>
<p>Il progetto, discusso con la Direzione, è subito piaciuto ed è stato accolto tra le iniziative del nostro Istituto. Era infatti in linea con l&#8217;attività di promozione del libro e della lettura che la Gambalunga è andata sviluppando e diversificando negli ultimi anni. Come pure costituiva un&#8217;ulteriore incursione nel mondo delle arti visive ambientata nel cuore antico della Biblioteca, dopo le felici esperienze della mostra fotografica sulla colonia Novarese dell&#8217;artista tedesca Andrea Frank (2001) e dell&#8217;esposizione delle tele di Miria Malandri dedicate all&#8217;immagine delle biblioteche e dei bibliotecari nei film (2001).</p>
<p>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1759" title="Franco Pozzi da Antonio Marchetti. Photo G. Solitro" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/11/Franco-Pozzi-da-Antonio-Marchetti.jpg" alt="Franco Pozzi da Antonio Marchetti. Photo G. Solitro" width="472" height="315" />.</p>
<p style="text-align: center;">
<p>In seguito la compagnia si è allargata con l&#8217;ingresso di Leonardo Sonnoli, autore del progetto grafico del catalogo della mostra, e di Annamaria Bernucci, critica d&#8217;arte. E a poco a poco, in una sorta di operazione maieutica collettiva sotto la regia di Marchetti, si sono precisati i temi su cui gli artisti avrebbero lavorato, sono stati assegnati gli spazi espositivi distinguendone uno comune (sala del &#8216;700) e uno personale (sale del &#8216;600), e si è deciso di accostare alle loro opere materiali della Gambalunga in base a relazioni di tipo formale o concettuale. Si è venuta così definendo una mostra che non trovasse nelle sale antiche solo uno sfondo di particolare suggestione, ma riuscisse a far dialogare, in una messa in scena ben orchestrata, le creazioni degli artisti intorno a libri e talora in forma di libri con i volumi circostanti, colti nella loro duplice natura di oggetti materiali e prodotti intellettuali. Questo rimbalzare tra epoche diverse avrebbe anche suggerito il senso di continuità &#8211; sia pure una continuità tutt&#8217;altro che lineare &#8211; della nostra cultura, quasi a significare che in fondo nulla è più antico del moderno, inteso come momento di confluenza e sedimentazione di elaborazioni, riflessioni, teorizzazioni, negazioni e riabilitazioni operate dall&#8217;uomo nel corso del tempo, e quindi come punto di approdo di una lunga tradizione.</p>
<p>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1761" title="antonio marchetti C" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/11/antonio-marchetti-C.jpg" alt="antonio marchetti C" width="469" height="310" />.</p>
<p style="text-align: center;">
<p>Così le nove scatole dello scompleto alfabeto di Marchetti, ciascuna depositaria di un gioco linguistico e figurato ricco di suggestioni e significati, sono state accostate a tre raffinate raccoltine di iniziali figurate e ornate, grottesche e monogrammi attribuite al bolognese Rodomonte Giordi, maestro “d’abaco” a Faenza, a suo tempo utilizzate per la riproduzione a spolvero (Sc-Ms. 1153-1155, inizi XVII secolo). Ai taccuini dedicati dal medesimo artista agli autori prediletti del &#8216;900 e posti a girotondo intorno all&#8217;imponente badalone nella terza sala seicentesca, sono stati accompagnati volumi che toccano alcuni dei temi suggeriti dai suoi autori: dalla <em>Relazione del contagio stato in Firenze L’Anno 1630. e 1633. Coll’aggiunta del Catalogo di tutte le pestilenze più celebri &#8230;</em> (Firenze 1714) alle <em>Opera minora anatomica</em> di Albrecht von Haller (Losanna 1763-1768), e a <em>I discorsi</em><em> </em><em>ne i sei libri di Pedacio Dioscoride Anazarbeo della materia medicinale</em> di Pietro Andrea Mattioli (Venezia 1559).</p>
<p>Giuseppucci ha legato il suo album, elegante e inquietante raccolta di immagini di mosche carnarie e brani da <em>Una solitudine troppo rumorosa</em> di Bohumil Hrabal, a una tavola con gigantesca pulce (essa pure succhiatrice di sangue) del sesto volume delle <em>Planches</em> (Lucca 1770) di quel compendio universale dello scibile umano che è l&#8217;<em>Encyclopédie</em> di Diderot e D&#8217;Alembert, per molti versi manifesto dell&#8217;Illuminismo. Associa invece la piccola foto incorniciata raffigurante una massa di libri su esile tavolino con gomma a forma di teschio sovrapposta, a una citazione da <em>Il libro della sovversione non sospetta</em> di Edmond Jabès, a un Indice dei libri proibiti (Roma 1596) e a un testo espurgato del <em>De institutione oratoria</em> di Quintiliano con commento (Venezia 1567). Con mirabile sintesi, Giuseppucci spalanca un universo di significati ben presenti a chi pratica i &#8220;mestieri del libro&#8221;: la cultura occidentale ha nel libro la forma privilegiata di espressione e trasmissione; i libri sono conservati in quei grandi depositi organizzati che sono le biblioteche, che ne assicurano la fruizione pubblica e la sopravvivenza nel tempo; la biblioteca è quindi il luogo della memoria, passata e presente, memoria da trasmettere oppure da occultare e distruggere. A un sentire comune che considera libro e biblioteca presìdi di civiltà si oppone infatti ogni forma di integralismo, sia laico sia religioso, che punta sempre e comunque al rigido controllo della produzione editoriale, cedendo talora &#8211; come insegna la storia anche recente &#8211; alla tentazione dei roghi di libri: il libro, come simbolo della libertà di opinione e di espressione, va annientato. Ma il libro può anche essere più banalmente ma altrettanto efficacemente insidiato dall&#8217;azione silenziosa e inesorabile di insetti e microrganismi, qui rappresentati dal <em>lepisma saccharina</em>, meglio noto come pesciolino d&#8217;argento, che si muove febbrilmente su un minuscolo video dentro un cassettino con schede della libreria seicentesca.</p>
<p>Franco Pozzi propone una delle sue suggestive installazione di farfalle in chiave di discreto omaggio a Piero Meldini, già bibliotecario della Gambalunga, che nel suo romanzo <em>L&#8217;antidoto della malinconia</em> racconta il prodigio di un immane sciame di farfalle che compare sulla facciata della cattedrale, lasciando dietro di sé una pozza di sangue. L&#8217;intenzione dell&#8217;artista è suggerita dall&#8217;attigua esposizione del terzo tomo dei <em>Diari</em> di Giacomo Antonio Pedroni (Sc-Ms. 211), fonte dell&#8217;episodio avvenuto a Rimini nel giugno 1623, e dell&#8217;<em>Antidoto de&#8217; malinconici</em> di Giuseppe Malatesta Garuffi, bibliotecario della Gambalunga alla fine del Seicento, fonte del titolo di Meldini. Ai suoi originali disegni a <em>pochoir</em> su vetro montato a cassetta, realizzati schermando la luce con la polvere sedimentata e leggibili se colpiti da fonte luminosa, Pozzi lega con accostamento quanto mai calzante l&#8217;<em>Ars magna Lucis et Umbrae</em> (Roma 1646) del genio enciclopedico Athanasius Kircher, un trattato sulla luce in relazione dialettica con l&#8217;oscurità.</p>
<p>A conclusione di questa rapida rassegna della mostra svolta dalla parte dei libri, non posso non sottolineare che Marchetti, Giuseppucci e Pozzi, in dialogo costante con la scrivente, hanno saputo trarre dalle raccolte della Gambalunga pezzi capaci di assecondare ed esaltare le loro infinite sollecitazioni.</p>
<p><strong>Paola Delbianco *</strong></p>
<p>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1764" title="maurizio giuseppucci da antonio marchetti" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/11/maurizio-giuseppucci-da-antonio-marchetti1.jpg" alt="maurizio giuseppucci da antonio marchetti" width="490" height="327" />.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman;"><strong>*</strong> Testo tratto dal catalogo della mostra &#8220;Come ho dipinto alcuni miei libri&#8221; – <em>Comment j&#8217;ai écrit certaines de mes livres (Raymond Roussel)</em> presso le sale antiche della Biblioteca Gambalunga di Rimini. 18 novembre/17 dicembre 2011.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman;">Nel catalogo testi di Piero Meldini, Annamaria Bernucci, Massimo Cacciari. Photo di Solitro e Casadio.</p>
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		<title>Cinema poco pericoloso</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 15:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ombre grigie]]></category>

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A Dangerous Method non è tra i film migliori di David Cronemberg, almeno per coloro che, come me, ammirano il regista dagli esordi. Oltre al biglietto  del cinema avevo in tasca, e non ho potuto fare a meno di tirarlo fuori durante la visione, ancora quello di Prendimi l&#8217;anima di Roberto Faenza. Sabina Spielrein (il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;"><em>.</em></p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1750" title="antonio marchetti. prede" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/10/antonio-marchetti.-prede.jpg" alt="antonio marchetti. prede" width="294" height="507" />.</p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; text-align: center; margin: 0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;"><em>A Dangerous Method</em> non è tra i film migliori di David Cronemberg, almeno per coloro che, come me, ammirano il regista dagli esordi. Oltre al biglietto  del cinema avevo in tasca, e non ho potuto fare a meno di tirarlo fuori durante la visione, ancora quello di <em>Prendimi l&#8217;anima</em> di Roberto Faenza. Sabina Spielrein (il <em>Perturbante</em>), interpretata da Keira Knightlev, si dimenava troppo nelle crisi nervose e nelle sue boccacce e deformazioni del volto dimostrava di aver studiato il Dott. Jean-Martin Charcot troppo in fretta. Si chiede troppo allo spettatore, proponendogli di immaginare come potrebbe essere una crisi se l&#8217;attrice fosse stata più credibile! O una crisi nervosa viene ben espressa oppure si possono mandare le diapositive sulle <em>indemoniate</em> come documenti di archivio.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">Freud-Viggo Mortensen è troppo rattrappito sul perenne sigaro mentre migliora da Demel a Vienna, con la fetta di  Sacher e il piattino di panna (chissà dov&#8217;erano in quel momento Adolf Loos e <span style="color: #222222;">Ludwig </span>Wittgenstein!). Molto bella la scena dove Freud &amp; Jung (assieme a Ferenczi), quand&#8217;erano ancora una ditta ma ancora per poco, s&#8217;imbarcano per l&#8217;America (a portare la <em>peste</em>). Freud e Ferenczi in seconda classe e Jung in prima su organizanizzazione della moglie (ricca e poco felice). La faccia di Freud-Viggo Mortensen quando Jung si congeda (e si &#8220;divide&#8221; dal &#8220;maestro&#8221;) per andare in &#8220;prima&#8221; è straordinaria; sintesi perfetta, vera sineddoche.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">La scena finale melanconica ai bordi del lago è stupenda. Ma ci risiamo con i maestri del cinema. Dobbiamo ricominciare a &#8220;ritagliare&#8221; e non lasciarci più incantare dalla continuità scorrevole e avvincente come in un <em>La promessa dell&#8217;assassino</em>? Speriamo di no. Lavorare per i maestri stanca.</p>
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		<title>Passeggiando tra rovine</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 11:22:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuda vita]]></category>

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Quasi un decennio fa, e forse ancor prima o subito dopo le fragili speranze dei primi anni &#8216;90, il declino italiano era chiaro a molti. Rileggere il rapporto CENSIS del 2002, l&#8217;anno della circolazione effettiva  dell&#8217;Euro, è un esercizio di memoria utile e per certi versi agghiacciante. Le parole di Giuseppe De Rita sono impietose: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font: normal normal normal 14px/normal 'Times New Roman'; color: #333333; text-align: center; margin: 0px;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 14px/normal 'Times New Roman'; color: #333333; text-align: center; margin: 0px;">
<p style="font: normal normal normal 14px/normal 'Times New Roman'; color: #333333; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1744" title="antonio marchetti passa al bosco" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/10/antonio-marchetti-passa-al-bosco.jpg" alt="antonio marchetti passa al bosco" width="384" height="514" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">Quasi un decennio fa, e forse ancor prima o subito dopo le fragili speranze dei primi anni &#8216;90, il declino italiano era chiaro a molti. Rileggere il rapporto CENSIS del 2002, l&#8217;anno della circolazione effettiva  dell&#8217;Euro, è un esercizio di memoria utile e per certi versi agghiacciante. Le parole di Giuseppe De Rita sono impietose: &#8220;La nostra società presenta oggi una stazionarietà prolungata senza contraccolpi di reattività. (&#8230;) Fra stazionarietà non reattiva e pericoli strutturali di declino, non deve sorprendere che si insinui oggi un&#8217;ambigua deriva di <em>curvatura concava della vita collettiva</em>.&#8221;. Non senza una vena di lucida nostalgia. Scrive infatti De Rita: &#8220;Questo è un paese che ha dato il meglio di sé quando ha attraversato l&#8217;angoscia per darsi serietà: nel poverissimo dopoguerra, nei drammatici anni &#8216;70, nella crisi finanziaria dell&#8217;estate autunno &#8216;92.&#8221;. L&#8217;angoscia, l&#8217;ansia, sembrano essere i soli propulsori per la &#8220;serietà&#8221;. Alle spalle di questo 2002 quasi un altro decennio, almeno dal 1993, fitto di litanìe riformiste e di favole con effetti speciali.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">Ci approssimiamo al ventennio, camminando tra rovine.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">Il motore di questa devastazione è stato, sicuramente, l&#8217;autoinganno. Il risveglio: tardivo ed ipocrita. Adusi a letture che spaccavano il capello, perdigiorno di analisi dei dettagli della vita quotidiana, del linguaggio, nel rifiuto dell&#8217;estasi orgiastica del potere ci ritroviamo qui ad aver ragione, la ragione del niente, spettatori degli ultimi arrivati, gli &#8220;imprenditori&#8221;, sino a ieri plaudenti e divertiti dalle barzellette del pornodivo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">Dopo il massacro sociale ed istituzionale dovrebbero arrivare loro, a dare l&#8217;ultima sconciatura delle nostre esistenze, loro che non sono stati in grado di leggere ed interpretare ciò che quel rapporto sulla situazione sociale del Paese indicava 10 anni fa (la cosiddetta new-economy era in crisi già allora!). Loro, orfani di una borghesia defunta, incapaci di mettersi in gioco, si sono autoingannati (e hanno ingannato chi lavorava per loro) ed ora, come sottoposti ad esperimenti mesmerici di risveglio forzato, pretendono di indicare la strada dello sviluppo e della rinascita. In maggioranza ignorante, qualunquista, disponibili a scorciatoie antiistituzionali e spesso illegali, la classe imprenditoriale ha danneggiato gli imprenditori stessi, quelli più intelligenti ed onesti.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">Non si accettano lezioni da chi era presidente di tutto, felice gaudente del glamour e della &#8220;r&#8221; arrotata non ereditaria.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">Di critiche ne abbiamo sentite di tutti i colori: pessimista, visione ideologica, pregiudizio, odio sociale, invidioso, sfigato, marginale, disfattista, comunista, esagerato, ossessionato. Come picchiare il cane solo perchè si agita quando sente un terremoto in arrivo. Sapevamo già, lo sapevamo che sarebbe stato un disastro. Ma a cosa serve oggi? A niente. Coloro che intuivano e sapevano sono coloro oggi maggiormente colpiti. Colpiti due volte: nella loro ipersensibilità sismografica (fallimentare) e nel loro stato sociale perchè pagano la crisi al posto di altri: una intera classe sociale, la classe media, soprattutto quella intellettuale e attiva nella formazione. &#8220;Chi non sa o non ricorda ripete&#8221;, recitava il titolo di una famosa mostra dei &#8216;70 di Vettor Pisani <em>versus</em> Joseph Beuys . Ecco allora che l&#8217;&#8221;angoscia&#8221; di De Rita (un sociologo cattolico e &#8220;serio&#8221; non certo un rivoluzionario!) dovrà ripetersi; il fondo oscuro dovrà di nuovo riapparire per risalire in superficie. Solo che questo, si spera, dovrà riguardare le nuove generazioni, da oggi, e non mi riferisco certo all&#8217;impettito presidente dei giovani industriali che sembra uscito da una commedia di Monicelli, vestito con la solita divisa &#8220;tranquillizzante&#8221; del completo Tasmania e cravatta, vecchio da giovane e qualunquista nelle parole, la cui unica rivoluzione in vita sua è stata quella di non invitare i &#8220;politici&#8221;: poteva scegliere, invitarne altri, di posizioni diverse. Il paraocchi tende più facilmente a considerare ostacoli quelli familiari, con cui ci si è embricati subdolamente e a non sperimentare nuove strade. Stupidità o rimozione? Tutte e due! Ma oggi vince stupidità, non scomodiamo il vecchio Freud.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">Mi riferisco ai giovani in sosta-impegnata sino ai trent&#8217;anni tra triennio universitario, biennio magistrale, vari masters e stages conseguenti. Quella <em>curvatura concava della vita collettiva</em> fotografata dal CENSIS nel &#8220;lontano&#8221; 2002 è stata assorbita dalla famiglia. Ma non può durare. L&#8217;aspettativa di vita si allunga per le nuove generazioni, per i cinquantenni-sessantenni si approssima invece l&#8217;aspettativa di morte: risparmiare su pensioni e sanità, lavoro coatto e perdita progressiva dei diritti. La vecchia lotta di classe sarà sostituita dalla lotta di età. L&#8217;età, oggi, è la &#8220;classe&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">Noi CS siamo un po&#8217; stanchi, e siamo già passati al bosco. Scopriamo nuove strade, piccoli sentieri, dentro il nostro modesto giardino. Lo difendiamo con le unghie per paura che ci venga devastato anche quello. Quando parliamo ai giovani e cerchiamo di rappresentare la realtà realisticamente vediamo che spesso essi preferiscono racconti autoconsolatori. Auguri.  C&#8217;è sempre, naturalmente, qualche unicum.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">Amen</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Senza titolo, senza titoli</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 20:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ombre grigie]]></category>

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Mi chiedo se è ancora il Novecento il luogo ove attingere risposte al nostro primo decennio del nuovo millennio.
Coloro che si sforzano di superarlo, quel secolo, proponendo il &#8220;nuovo&#8221;, e sono a loro grato, hanno però la durata di pochi mesi, me ne dispiace; un&#8217;erbetta nello scisto di una vecchia roccia metamorfica. Si tratta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p style="text-align: center; "><img class="aligncenter size-full wp-image-1738" title="antonio marchetti. una città" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/09/antonio-marchetti.-una-città.jpg" alt="antonio marchetti. una città" width="420" height="277" />.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">Mi chiedo se è ancora il Novecento il luogo ove attingere risposte al nostro primo decennio del nuovo millennio.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">Coloro che si sforzano di superarlo, quel secolo, proponendo il &#8220;nuovo&#8221;, e sono a loro grato, hanno però la durata di pochi mesi, me ne dispiace; un&#8217;erbetta nello scisto di una vecchia roccia metamorfica. Si tratta di un problema di generazioni? Le nuove annunciano la voluta frattura di quell&#8217;antica roccia? Si tratta di un problema di età? Si tratta forse di una semplice risistemazione dei pezzi della scacchiera? Il nuovo e il vecchio condividono la stessa superficie? Tradizione e passato (e storia) sono un fardello troppo pesante che è preferibile scapolarlo? L&#8217;originalità può essere considerata come &#8220;nuovo&#8221;? L&#8217;originalità non potrebbe ricorrere a ciò che è stato fatto con l&#8217;alibi che ciò che si presenta come &#8220;giovane&#8221; sia per sua natura smemorato? E poi, siamo ancora sicuri che la &#8220;memoria&#8221; sia utile? Memoria e tradizione non potrebbero essere feroci tribunali del passo nuovo? Non potrebbe darsi che <em>sapere</em> oggi sia avversario di <em>fare</em>? E che un fare senza sapere, consapevole, intrattenga rapporti con la stupidità del male? E che il semplice sapere sia impotente nell&#8217;agire? Mi chiedo se coloro che non parlano e si voltano da altra parte siano ancora i sottoposti alla camera di tortura dell&#8217;intelligenza del Novecento, oppure sono razza nuova, sconosciuta, da decifrare. Perchè questa razza nuova, sconnessa e stabile insieme, mette a gambe per aria quel poco di logica che era rimasta. C&#8217;è un&#8217; intersezione nel presente tra uomini desueti, con le gambe divaricate tra due secoli, uomini e donne ancor spendibili e forti, e le forze dell&#8217;azzeramento, del sonno senza sogni (e senza incubi), del &#8220;questo&#8221;, &#8220;ora&#8221;, appena un momento fa? Le intersezioni quali ferite producono, se le produce? La simulazione oggi come viene usata? Un bel mal di capo&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Aggiornamento. Il periodo che verrà</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2011/09/14/aggiornamento-il-periodo-che-verra/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 10:34:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[.
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Il periodo del futuro Il periodo della salsedine Il periodo cioè Il periodo della foruncolosi Il periodo delle calze a rete Il periodo del bel freddo Il periodo quand&#8217;eravamo quattro gatti Il periodo dei paninari Il periodo sfigati ma belli Il periodo del non ci vado Il periodo del riflusso Il periodo delle interminabili mestruazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1734" title="antonio marchetti rimini" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/09/antonio-marchetti-rimini.jpg" alt="antonio marchetti rimini" width="490" height="368" />.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Il periodo del futuro Il periodo della salsedine Il periodo cioè Il periodo della foruncolosi Il periodo delle calze a rete Il periodo del bel freddo Il periodo quand&#8217;eravamo quattro gatti Il periodo dei paninari Il periodo sfigati ma belli Il periodo del non ci vado Il periodo del riflusso Il periodo delle interminabili mestruazioni Il periodo del pudore Il periodo del walkman Il periodo degli exogini Il periodo del piatto Lenco Il periodo delle spiagge libere Il periodo dei periodici Il periodo della new ave Il periodo delle pomiciate Il periodo della morte dell&#8217;arte Il periodo delle citazioni Il periodo della forza Il periodo dei dungeons &amp; dragons Il periodo delle gonne con le frappe Il periodo del dopoguerra Il periodo di sto bene da solo Il periodo dell’anoressia Il periodo del vino e gassosa Il periodo del tirare tardi Il periodo del 1° maggio Il periodo della fellatio Il periodo della psicoanalisi Il periodo dei pattini Il periodo del moscone Il periodo dell’ideologia Il periodo di Truffaut Il periodo delle farneticazioni Il periodo muto Il periodo del riso in bianco Il periodo delle tele ad alto spessore Il periodo dell’Einaudi Il periodo del transistor Il periodo della parrocchia Il periodo degli yuppies Il periodo delle scoregge Il periodo del non te la dà Il periodo del pompelmo Il periodo delle cartoline Il periodo delle osterie Il periodo del facciamoci del male Il periodo domani parto Il periodo di Gian Maria Volonté Il periodo dei cunnilingus Il periodo di Eduardo Il periodo dei francesi Il periodo del flipper Il periodo dello zainetto Il periodo delle sveltine Il periodo della 500L Il periodo della disco music Il periodo del Moxy Bar Il periodo di Patty Pravo Il periodo delle mostre Il periodo dell’autostop Il periodo delle femministe arrapate, Il periodo delle senza mutande Il periodo del jukebox  Il periodo della bulimia Il periodo del maschio in crisi Il periodo delle femministe pure Il periodo degli scandali al sole Il periodo degli spaghetti aglio e olio Il periodo degli Inti Illimani Il periodo di Aldo Moro Il periodo dei festivals Il periodo di Carmelo Bene Il periodo dei fascisti Il periodo dei Jefferson Airplane Il periodo dell’austerity Il periodo dei freaks Il periodo di Alighiero &amp; Boetti Il periodo delle vergini Il periodo degli aborti Il periodo dei punks Il periodo dei concerti Il periodo dei figli Il periodo dei Police Il periodo dei cretini Il periodo faccio il creativo Il periodo dei posters Il periodo dei funerali Il periodo dell’iPod Il periodo del Muro Il periodo in tenda Il periodo della semiologia Il periodo del trendy Il periodo di lisciarsi i capelli Il periodo del farsi un culo così Il periodo dell’inchiostro di china Il periodo vedo gente faccio cose Il periodo degli stronzi Il periodo dei compagni Il periodo dei ghiaccioli Il periodo dei concettuali Il periodo di Keith Jarrett Il periodo dello yogurt fatto in casa Il periodo degli agriturismo Il periodo dei terremoti Il periodo degli aperitivi Il periodo di Pertini Il periodo di Andrea Pazienza Il periodo degli assessori Il periodo del teatro Il periodo dei comunisti Il periodo degli sponsors Il periodo dell’Altra domenica Il periodo di Sergio Leone Il periodo della fame Il periodo delle salopettes Il periodo di Brian Eno Il periodo del dolore Il periodo edipico Il periodo della bruschetta Il periodo degli acrilici Il periodo dell’infradito Il periodo di Bataille Il periodo dei festival dell’Unità Il periodo degli zatteroni Il periodo dell’uovo alla coque Il periodo dell’eskimo Il periodo sempre solo Il periodo dei quaderni piacentini Il periodo dei sandali alla schiava Il periodo che palle Il periodo del carnevale Il periodo dell’identità Il periodo del venire dentro Il periodo delle Mini Minor Il periodo tei capelli rasati Il periodo dei pubs Il periodo della Protezione Civile Il periodo dello sballo cattivo Il periodo della spirale Il periodo del mio nome è Bond Il periodo della grappa Il periodo di Accattone Il periodo delle scarpe a punta Il periodo dell’accoglienza Il periodo delle moto Il periodo del portfolio Il periodo del giubbino Il periodo non mi piace più niente Il periodo del curriculum Il periodo delle gonne con lo spacco Il periodo di Charlotte Ramplin Il periodo delle discoteche Il periodo delle Timberland Il periodo della potenza Il periodo del mi manchi Il periodo che piangevo Il periodo delle vibrazioni Il periodo del dancing Il periodo di Maciste Il periodo del Martini dry Il periodo del cinema d’essai Il periodo della sorellanza Il periodo delle fidanzate Il periodo della camera oscura Il periodo persecutorio Il periodo della Nikon Il periodo della mansardina Il periodo degli scoppiati Il periodo dell’artigianato Il periodo delle espadrillas Il periodo di Van Der Rohe Il periodo in un certo modo Il periodo del viaggio in India Il periodo del tirare tardi Il periodo delle veline Il periodo dell’Aids Il periodo tuttavia Il periodo delle serigrafie Il periodo degli indiani metropolitani Il periodo della fellatio Il periodo dell’attacchinaggio Il periodo della filosofia Il periodo dello scanner Il periodo degli idioti Il periodo delle Estati Romane Il periodo del fumetto Il periodo della pizza Il periodo della quinta marcia Il periodo di Bologna Il periodo delle gallerie che aprono Il periodo del tu non entri Il periodo dei traditori Il periodo dei vip Il periodo delle gallerie che chiudono Il periodo dei leccaculo Il periodo stupido Il periodo della mafia Il periodo delle associazioni culturali Il periodo intollerante Il periodo delle enoteche Il periodo dei periodici Il periodo di Riccione Il periodo delle vacche grasse Il periodo della colla Attack Il periodo delle bombe Il periodo di Frigidaire Il periodo dello Stadio Il periodo degli anni di piombo Il periodo di Wenders Il periodo dei festivals di Santarcangelo Il periodo dei campeggi Il periodo dell’abbordaggio Il periodo di Neil Sedaka Il periodo di Flaiano Il periodo dei cattivi maestri Il periodo dei librai Il periodo degli arrosticini Il periodo dell’orticello Il periodo della carta di credito Il periodo della luce tagliata Il periodo della cabina telefonica Il periodo cerco casa Il periodo delle scopate in macchina Il periodo dei pederasti Il periodo dei maglioni fatti a mano Il periodo Artaud Il periodo dei froci Il periodo di Hermann Hesse Il periodo delle spillette sulla giacca Il periodo pericoloso Il periodo delle sciarpe lunghe Il periodo degli omosessuali Il periodo della P38 Il periodo della P2 Il periodo della pipì fuori dal vaso Il periodo della cellulite Il periodo dei floppy disk Il periodo dei gay Il periodo di Sottsass Il periodo dell’usato Il periodo delle lesbiche Il periodo dei ceramisti Il periodo delle maniche che coprono le manine Il periodo dei supermercati Il periodo Canetti Il periodo dei viaggi in treno Il periodo di Porta Portese Il periodo dove c’era solo la masturbazione Il periodo della deregulation Il periodo di Primo Levi Il periodo di Sanremo Il periodo del divorzio Il periodo dell’ascolto Il periodo della vita bassa  Il periodo del minimalismo Il periodo di Piazza del Popolo Il periodo dell’autoriduzione Il periodo di Perry Mason Il periodo di Umberto Bindi Il periodo dell’università Il periodo dei film di Bergman Il periodo di Sandro Bolchi Il periodo dell’home page Il periodo del sacco a pelo Il periodo della stufetta Il periodo dell’ottimizzare Il periodo dell’”altro” Il periodo del politicamente corretto Il periodo di via Mascarella Il periodo del vedo gente Il periodo delle guerre giuste Il periodo dell’ECM Il periodo dei kamikaze Il periodo dell’usato Il periodo degli scrittori dell’Est Il periodo del web Il periodo del come sei in forma Il periodo del Loden Il periodo delle parrucche Il periodo sempre duro Il periodo dei video Il periodo delle ciglia finte Il periodo della carta carbone Il periodo degli shorts Il periodo dei puzzles Il periodo del design Il periodo di Gino Paoli Il periodo di Alfabeta Il periodo dell’”amicale” Il periodo dei suicidi Il periodo delle bevute Il periodo delle scarpe clark Il periodo del fare legna Il periodo del jazz Il periodo dell’alba Il periodo dei processi Il periodo dei ciellini Il periodo del gioco a scacchi Il periodo del ciclostile Il periodo del piercing Il periodo delle canne Il periodo dei ladri in casa Il periodo delle cene in piedi Il periodo degli sfratti Il periodo del nostro territorio Il periodo dei condoni Il periodo delle televisioni Il periodo dei cataloghi Il periodo la coca mai Il periodo della sodomia Il periodo dell’idrolitina Il periodo delle assembleee Il periodo dell’arredo urbano Il periodo dei docenti Il periodo delle multe Il periodo dei berlusconiani Il periodo dell’attimino Il periodo delle facce da culo Il periodo dei diari Il periodo dei debiti Il periodo del monitoraggio Il periodo delle palestre Il periodo dell’autocoscenza Il periodo degli zoccoli Il periodo della brochure Il periodo del mi consenta Il periodo del profilo Il periodo delle cravatte Kenzo Il periodo dell’art advisor Il periodo chicchissimo Il periodo Dio è morto Il periodo pensa positivo Il periodo fottiti Il periodo dei comici Il periodo vintage Il periodo di Veltroni  Il periodo dei giovani Il periodo della cineteca Il periodo debole Il periodo della Lega Il periodo del Viagra Il periodo delle badanti Il periodo che non ricordo Il periodo no global Il periodo delle rondini Il periodo del mio giardino Il periodo dei vecchi libri Il periodo osservo i gatti Il periodo dei puttanieri Il periodo del sono in forma Il periodo degli stranieri Il periodo delle moschee Il periodo mi indigno Il periodo che sfugge Il periodo che aspettiamo…</p>
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		<title>Pensioni, riposo, nuda vita.</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 12:28:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuda vita]]></category>

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Sino a qualche anno fa, la parola &#8220;pensione&#8221; per me rappresentava qualcosa di lontano, e persino disdicevole. Devo ammettere che a questa mia avversione generazionale sul termine &#8220;pensionato&#8221;  contrapponevo, quasi ideologicamente, illusori campi di battaglia e bandiere etiche da piantare nella terra di nessuno. L&#8217;ideologia, come la fede, crolla di fronte alla verità. Da anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;">
<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1726" title="Marchetti anker" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/08/Marchetti-anker.jpg" alt="Marchetti anker" width="360" height="270" />.</p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Sino a qualche anno fa, la parola &#8220;pensione&#8221; per me rappresentava qualcosa di lontano, e persino disdicevole. Devo ammettere che a questa mia avversione generazionale sul termine &#8220;pensionato&#8221;  contrapponevo, quasi ideologicamente, illusori campi di battaglia e bandiere etiche da piantare nella terra di nessuno. L&#8217;ideologia, come la fede, crolla di fronte alla verità. Da anni non ho più nulla da dire in proposito.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Colleghi, ancor giovani, anno dopo anno, recitavano il mantra: &#8220;Non vedo l&#8217;ora di andare in pensione&#8221;. Non mi piacevano.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Potete immaginare, con questa quotidiana contabilità, quale apporto positivo potevano dare al lavoro ed alla comunità (cose in cui ancora credevo), con tale attegiamento dimissionario, simili persone. Erano vincenti, furbi, opportunisti. Da destra e sinistra uniti per fottere lo Stato, uniti anche ideologicamente contro lo Stato.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Era appena ieri, cari moralisti etico-fighettini di sinistra <em>Fotti &amp; Magna</em>!</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Così, con 16-18 anni contributivi prendono ora  una pensione da oltre vent&#8217;anni, e tra dieci il loro mensile supererà oltre tre volte ciò che hanno versato. Se si parla oggi di aspettativa di vita per loro sarà di anno in anno una magnificenza. Per altri, per una generazione di mezzo (tolta di mezzo?), che si è data da fare a vent&#8217;anni, colpita da riforme ansiogene, ci sono aspettative di morte.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">In questo Paese sconnesso e paradossale ci sono persone che con la sola distanza anagrafica di 5 anni vivono mondi diversi. Un cinquantenne pensionato siede comodamente al bar insieme ad un sessantenne che andrà in pensione tra cinque anni. La pensione del primo è stata rivalutata; l&#8217;altro, quando ci andrà, vedrà la sospensione di un passaggio contrattuale ed il congelamento degli scatti di anzianità. Questa è l&#8217;Italia, un Paese affetto da sconnesione psichica, un Paese crudele ove le diseguaglianze convivono nello stesso bar. Questo governo rappresenta in pieno, raggrumandone le malattie storiche, questa patologia genetica dell&#8217;iniquità.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Ma l&#8217;idea di pensione non può essere ridotta al solo esercizio di contabilità.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Al termine &#8220;pensione&#8221; preferirei &#8220;messa a riposo&#8221;. Riposo inteso come merito di una vita attiva, che con il riposo certo non si interromperebbe ma potrebbe indirizzarsi ad altre cose vitali (e contributive). Una vita, degna di essere vissuta, dovrebbe essere così ripartita: un quarto tra infanzia ed adolescenza, due quarti di lavoro, un quarto di vuoto. Un vuoto libero e pagato.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Gli ideologi dell&#8217;aspettativa di vita, angeli della morte, becchini (che al contempo tagliano sulla sanità e servizi per spingerti a morire e risparmiare), fanno calcoli come potrebbe farli un demente. Si potrebbe aggiungere ( e la cosiddetta opposizione non arriverà mai a questo&#8230;) qualche salvaguardia sulla qualità della vita della persona, sul tempo-vita che non ha prezzo; su quel tempo &#8220;liberato&#8221; dal lavoro che annuncia una vita ripensata.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Ma la &#8220;vita activa&#8221; o la &#8220;nuda vita&#8221;, qui non sono contemplate.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Di conseguenza ci ritroviamo in una trappola paradossale che ci siamo costruiti.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Da un lato la disoccupazione e l&#8217;enorme difficoltà di entrare nel mercato del lavoro (ma anche coloro che non &#8220;vogliono&#8221; lavorare), dall&#8217;altro  il <em>Gulag</em> del lavoro, il lavoro imposto, i &#8220;prigionieri&#8221; del lavoro, che non possono lasciarlo, pur avendone maturato i diritti.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">L&#8217;Italia è questa:  lavoro coatto per una generazione, porte chiuse per la nuova. Ma se la nuova intende comportarsi ancora così, &#8220;bamboccioni&#8221; nella via di Damasco, non piangerò domani per la loro povertà.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Pare che la vita non abbia valore: non la vita dell&#8217;uomo distribuita in anni faticosi, non la vita vissuta. Il demone dell&#8217;ideologia cattolica  protegge un embrione, ma non l&#8217;uomo fatto&#8230;</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Occorrono oggi disubbidienze personali, individuali; microribellioni e destabilizzazioni in piccoli ambiti, spostamenti minimi. Oltre lo sciopero, obsoleto. È il tempo dell&#8217;individualità, del soggetto. Tanti piccoli &#8220;no&#8221;, a costi zero.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Anche se i costi psicologici per molti, nel dire un semplice no, sono insormontabili, abituati al gregge.</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;ambiguità&#8221;, di Simona Argentieri. E altro&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 16:16:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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Peccato, un vero peccato, che un libro così arrivi con quasi vent&#8217;anni di ritardo.
Lo avremmo preferito prima, quando si procedeva per intuizioni e sensorialità individuali, quando ci dicevano: &#8220;sei esagerato e negativo&#8221;, mentre si svolgeva la grande festa del nuovo esserci, quando  il grande giornalismo (penso al compianto Giuseppe D&#8217;avanzo) già rivelava la menzogna collettiva. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Helvetica;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 14px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1720" title="antonio marchetti persons" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/08/antonio-marchetti-persons.jpg" alt="antonio marchetti persons" width="420" height="177" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Helvetica;">Peccato, un vero peccato, che un libro così arrivi con quasi vent&#8217;anni di ritardo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Helvetica;">Lo avremmo preferito prima, quando si procedeva per intuizioni e sensorialità individuali, quando ci dicevano: &#8220;sei esagerato e negativo&#8221;, mentre si svolgeva la grande festa del nuovo esserci, quando  il grande giornalismo (penso al compianto Giuseppe D&#8217;avanzo) già rivelava la menzogna collettiva. Altre figure rivelavano &#8220;il narcisismo irrisolto&#8221; mentre la psicoanalisi dormiva. Il grande reportage giornalistico ha fatto molto di più. Il libro dell&#8217;Argentieri arriva in ritardo scandaloso all&#8217;appuntamento. Vi arriva splendidamente, certo, ma lo leggiamo con gli occhi conficcati dietro la schiena. Il primo capitolo del libro, &#8220;la malafede come nevrosi&#8221; annuncia un esordio di grande interesse soprattutto quando ci si riferisce ai soggetti, al &#8220;lettino, come la studiosa ancora li definisce. Successivamente, nella &#8220;diluizione&#8221; sociale e collettiva, tutto sembra via via indebolirsi andandosi ad intrecciare ad uno sguardo ombelicale ove la psicoanalisi guarda se stessa e fissa i suoi punti di ricerca, pur con una onestà sorprendente quando, a proposito della &#8220;malefede&#8221; l&#8217;Argentieri scrive: &#8220;&#8230; il problema maggiore è che purtroppo neanche gli psicoanalisti sono al riparo dal rischio della malafede, sia come singoli terapeuti, sia come membri di istituzioni. Paradossalmente, per chi conosce i &#8216;trucchi&#8217; dell&#8217;inconscio è più forte la tentazione di interpretare a proprio vantaggio la realtà e i conflitti con gli altri.&#8221;</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Helvetica;">Gran parte del libro vuol fare i conti, ma non più di tanto, con la propria disciplina, e leggere anche la contemporaneità. Ma allora a chi si rivolge? Più o meno inconsapevolmente – al di là di brillanti enunciati, alcuni memorabili – elegantemente, e con riferimenti storici puntuali – inconsapevolmente e &#8220;ambiguamente&#8221; la psicoanalisi sembra ritirarsi, non essendo più in grado di proferire enunciati chiari.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Helvetica;">Si maschera – e maschera il mondo – in un fraseggio ove il senso è come occultato. Nei momenti in cui ci aspettiamo qualcosa, una &#8220;decisione&#8221;, una &#8220;scelta&#8221;, &#8220;un affondo&#8221; (sì, affondare, entrare nelle viscere con il rischio dell&#8217;errore professionale-accademico), il libro ci lascia afflosciati nella delusione. Ma sono anni che è così. Titoli accativanti e seducenti, un capitoletto appena avventuroso ed il resto conformista e consolatorio. Un vero peccato. Quello che manca in questo libro lo scriveremo tutti noi nelle nostre esperienze quotidiane. È un libro stimolante. Ma abbiamo bisogno di ben altro. Siamo bisognosi di <em>skandalon</em>.</p>
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		<title>L&#8217;agosto nazionale a scuola del rancore</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 13:46:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuda vita]]></category>

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Gli psicolabili ministri di Eliogabalo-puttaniere (lavoro e pubblica amministrazione) devono ancora smaltire il loro rancore storico e portare a termine il progetto contro l&#8217;Italia. Uno di loro ricorda vagamente Joseph Paul Goebbels, per via di menomazioni fisiche che dobbiamo scontare al suo posto, e per la risoluta aggressività verbale. Il lavoro da fare è smantellare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 14px/normal 'Times New Roman'; color: #333333; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1708" title="marchetti-cattelan" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/08/marchetti-cattelan.jpg" alt="marchetti-cattelan" width="420" height="315" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">Gli psicolabili ministri di Eliogabalo-puttaniere (lavoro e pubblica amministrazione) devono ancora smaltire il loro rancore storico e portare a termine il progetto contro l&#8217;Italia. Uno di loro ricorda vagamente Joseph Paul Goebbels, per via di menomazioni fisiche che dobbiamo scontare al suo posto, e per la risoluta aggressività verbale. Il lavoro da fare è smantellare la maggiore rappresentanza sindacale (altre si sono già vendute) e la componente sociale dei dipendenti statali (elettoralmente poco significativa per il pornodivo al potere), oltre ad insultare e disprezzare il precariato nel lavoro (quasi 4 milioni di italiani). La sicurezza di questi uomini di Stato, piccoli quanto pericolosi &#8211; forse pericolosi proprio in quanto piccoli e banali &#8211; è dovuta alla loro fedele appartenenza alla cupola di Eliogabalo-puttaniere che considerava la crisi economica sino all&#8217;altro ieri una percezione psicologica, un disturbo ottico. Il prezzo che oggi si chiede di pagare per la credibilità dell&#8217;Italia in Europa prevede lo smantellamento di progetti esistenziali di una generazione che ha lavorato per i due terzi della propria vita mentre consegna i giovani ad un futuro oscuro senza prospettive. L&#8217;Italia che lavora, che ha lavorato, che vorrebbe lavorare è consegnata nel tritacarne della &#8220;credibilità&#8221; accellerata. L&#8217;altra Italia, ma che è mescolata ambiguamente a questa, ha partecipato all&#8217;illusorio festino ingozzandosi di falsità e pulsioni predatotorie alle spalle degli altri. In generale si rimane chiusi nel recinto blindato della famiglia, che va dai genitori ai nonni, proiettando (ancora!) nei figli progetti al di sopra di ciò di cui oggi avremmo bisogno, prolungandone l&#8217;adolescenza sino ai trent&#8217;anni. Cosa mai avrebbe detto di così scandaloso la buon&#8217;anima di Padoa-Schioppa appena qualche anno fa? Il bertinottismo ieri ed il grillismo oggi, insieme ai &#8220;puri&#8221; di facebook con doppia vita, aiutano nella demolizione di ciò che eravamo e avremmo potuto essere. Qui ormai si aggredisce la nuda vita, la nostra individualità, spaesata e muta, orfana di riferimenti. Come le tragedie familiari e le morti dei nostri anziani tutto avviene sotto il sole satanico di ferragosto, nell&#8217;Italia in ferie (per chi può), in un momento in cui siamo deboli. Quando una risposta ci sarà forse sarà troppo tardi. Il buon Vendola prevede un festival di scioperi, che per un dipendente della scuola significa una perdita giornaliera tra i 70-90 euro; altre forme più incisive e meno penalizzanti il poeta salentino non ne propone. Nel sito della FLC- CGIL questo annuncio: &#8220;Aspettando l&#8217;autunno, il punto della situazione. Sospeso nella settimana di Ferragosto l&#8217;aggiornamento quotidiano del sito. Sempre online la rassegna stampa&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">FLC sta per &#8220;federazione lavoratori per la conoscenza&#8221;. Mi vergogno ormai di questa denominazione, non tanto per la &#8220;conoscenza&#8221;, quanto per la &#8221;coscienza&#8221;, che è sparita. A Roma, gli insegnanti trovatisi indietro nelle graduatorie scavalcati da quelli del sud si sono rivolti al Partito della Lega. Of course&#8230;</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">I primi giorni di scuola saranno uguali: le professoresse entreranno nella hall con i loro trolley pieni di libri di testo (utili a loro e non agli studenti); li hanno già cambiati per l&#8217;anno in corso ammazzando le famiglie. Si lanceranno istericamente nei tavoli ove sono poggiati i loro nuovi registri personali. Non faranno mai sciopero, se sono cielline tutto va sempre bene, c&#8217;è sempre un &#8220;ma&#8221; ed un &#8220;però&#8221;; sono macchine, mai stanche anche se stravolte, devono dimostrare la tenuta; mai una pausa di riflessione, una sosta critica&#8230; Accettano tutto, non sanno della sospensione del contratto perchè non conoscono un contratto. Sono anche madri, e gli allievi sono figli virtuali. Il distacco pedagogico manca, sono &#8220;coinvolte&#8221;. I loro allievi con sospensione di giudizio seguono i corsi estivi da loro gestiti e se a settembre la valutazione è minore di quella di giugno vengono comunque e paradossalmente promossi. Centinaia di migliaia di euro vengono spesi nei licei per questi corsi di recupero inutili. Per l&#8217;eccellenza, per gli sfigati bravi, non si investe nulla.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">I giovani precari partecipano poco alle scelte didattiche perchè dichiarano che forse l&#8217;anno prossimo non ci saranno. Quando il loro contratto viene trasformato a tempo determinato, dopo un anno di &#8220;prova&#8221;, si sentono tranquilli e a riposo, acquistando subito il trolley per la scuola. I giovani docenti a scuola raramente portano il &#8220;nuovo&#8221;. Sono plasticamente aderenti alle convenzioni ed ai conformismi, dicono sempre &#8220;sì&#8221; nel luogo di lavoro ed hanno una sudditanza nei confronti dei dirigenti; nei collegi dei docenti non prendono mai la parola &#8211; salvo poi sfogarsi teatralmente e narcisisticamente nelle manifestazioni o sui social network &#8211; sembrano più vecchi della generazione che è andata in pensione qualche anno fa. È questo che intendo per doppia vita, o se volete: &#8220;sconnessione psichica&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">La catastrofe della formazione è anche questa!</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333;">Nel retrobottega del macellaio il finanziamento pubblico alle scuole private e le agevolazioni fiscali alle attività economiche della chiesa cattolica non vengono toccate.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman; color: #333333; min-height: 16.0px;">
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		<title>La Biennale &#8220;diffusa&#8221; e la Filosofia del cane</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 15:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolta il mio cuore città]]></category>

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.
La dominazione panottica-militare della Fortezza borbonica di Civitella del Tronto oggi si dispiega in una vista paesaggistica ancora stupenda e sorprendente.
In questo ultimo avamposto, ostinatamente resistente agli  assalti dell&#8217;artiglieria piemontese agli albori unitari del 1861, si svolge una delle tappe del Padiglione Italia Abruzzo, nell&#8217;ambito della Biennale di Venezia.
Coordinatore di questa &#8220;mappatura&#8221; degli artisti abruzzesi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;"> </p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal Helvetica; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1690" title="marchetti-benjamin-benny" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/07/marchetti-benjamin-benny.jpg" alt="marchetti-benjamin-benny" width="420" height="341" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">La dominazione panottica-militare della Fortezza borbonica di Civitella del Tronto oggi si dispiega in una vista paesaggistica ancora stupenda e sorprendente.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">In questo ultimo avamposto, ostinatamente resistente agli  assalti dell&#8217;artiglieria piemontese agli albori unitari del 1861, si svolge una delle tappe del Padiglione Italia Abruzzo, nell&#8217;ambito della Biennale di Venezia.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Coordinatore di questa &#8220;mappatura&#8221; degli artisti abruzzesi, e dei &#8220;nativi&#8221;, Umberto Palestini, uomo di grande sensibilità e notevole tempra.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Il livore da &#8220;Narciso infranto&#8221; pur comprensibile degli esclusi e l&#8217;eccitazione sopra le righe e un po&#8217; esagerata degli inclusi mi hanno fatto capire che forse questa manifestazione è più importante di quel che si credeva, ed il disincanto iniziale ha aperto fessure di compiacimento.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">È stato possibile, almeno per me, un &#8220;Esserci&#8221; fuori luogo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Un simpatico ed ironico scultore abruzzese mi raccontava nella serata dell&#8217;inaugurazione, sotto un cielo stellato post-borbonico, che si va organizzando una mostra dei &#8220;rifiutanti&#8221;, coloro cioè che hanno rifiutato l&#8217;invito a partecipare (forse potendoselo permettere).  Spero che si tratti di semplice &#8220;gossip&#8221;, non posso confermarne la veridicità del racconto.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Sarebbe una specie di Terzo Polo che concede ancor più importanza, come dicevo, alla manifestazione.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Come si sa, il No, è sempre &#8220;desiderante&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Linguisticamente il termine &#8220;rifiutanti&#8221; è altisonante e infantile insieme, quasi puerile direi; sul titolo ci avrei lavorato di più; fossi stato un lussuoso &#8220;rifiutante&#8221; avrei giocato su divertenti rovesciamenti del famoso &#8220;<span style="font: 18.0px Arial;">Salon dés Refusée&#8221;. Evidentemente tutto si è svolto di fretta&#8230; forse con scarso senso dell&#8217;umorismo.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Tre giorni da turista a Civitella sono stati molto interessanti; visite alle grotte del Salinello; a Campli e la Scala Santa, decorata da una pittura &#8220;popolare&#8221;, devozionale e sapiente insieme; tutto condito a tavola  dai sapori del tartufo e dei funghi porcini annaffiati dal Montepulciano d&#8217;Abruzzo e dal quel Cerasuolo, &#8220;traditore&#8221;, che molti, ancora, e francamente li compiango, scambiano per un &#8220;rosé&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">A Civitella, tra la Porta Napoli e le poche decine di metri di Corso Mazzini, sotto la mole &#8220;invisibile&#8221; della fortezza, molti cani &#8220;randagi&#8221;, abbandonati da turisti o da locali, ma in qualche modo accuditi dalla comunità.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Sono nutriti ma non assistiti, sia dal punto di vista sanitario che in quello igienico. Questi strani randagi, non randagi, che ti accolgono nel borgo, non è bella cosa. C&#8217;è come un limite dell&#8217;accoglienza che garantisce loro la sopravvivenza ma essi sono marginali, eppure sono &#8220;anche&#8221; loro immagine della città. Immagine del nutrimento, belli grassocci, ma non della custodia, non dell&#8217;&#8221;accudire&#8221;. Con il giovane e intraprendente sindaco di Civitella incontrato al bar non abbiamo parlato di arte e cultura ma di questi cani; volutamente, insistendo sul concetto di &#8220;cultura&#8221;. Cultura è questo quotidiano che ci appare, o no?</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Per lui, pur sensibile e attento, l&#8217;alternativa era il canile e di conseguenza ci siamo ritrovati concordi che è meglio il borgo al canile. Stop.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">E così io e V. ci siamo affezionati ad un cane di appena un anno, melanconico e depresso, bello quanto sporco e gran negoziatore con le pulci, che volevamo adottare e portarcelo via a casa.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">In farmacia abbiamo preso le cose necessarie per intervenire al momento, abbiamo programmato il viaggio per poterlo trasportare nella nostra città. Siamo andati a Teramo per acquistare collare, guinzaglio, spazzola metallica e vari croccantini; abbiamo avuto la collaborazione di alcuni commercianti e la solidarietà di alcuni turisti torinesi e francesi. Al mattino tutto era pronto. Lui aveva già un nome: Benjamin (diminutivo subito dopo: Benny). Ma non ne ha voluto sapere. V. lo ha preso in braccio per metterlo in macchina e lui, buonissimo e dolcissimo come lo avevamo conosciuto, ha avuto una reazione inequivocabile con un  morso.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Era mancata una reciprocità. Forse Benny era stato abbandonato scendendo da un&#8217;auto e forse dei &#8220;padroni&#8221;, vecchi o nuovi che siano, ne aveva abbastanza. Meglio la pluralità, meglio cento persone che nel tempo di una giornata sono familiari, alle  quali fare feste al mattino distribuite democraticamente ed in egual misura, piuttosto che uno o due  &#8220;padroni&#8221; che riattivano in lui il trauma dell&#8217;abbandono.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Meglio la strada, meglio affrontare il freddo ed il non luogo che riporre ancora fiducia nell&#8217;uomo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Una filosofia che abbiamo accettato. Siamo ripartiti senza di lui, molto dispiaciutti, piegati dalla legge della reciprocità.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Noi avevamo scelto lui. Ma lui non aveva scelto noi.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Abbiamo dunque deciso di adottarlo a distanza. Civitella del Tronto per noi continua, con Benjamin (Benny).</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"><em>&#8220;Caro Antonio, il cane scelse il branco. Una libertà accudita ma libera da padroni e coi propri compagni nel borgo. Il vostro gesto è stato molto bello in sé, ma anche il suo. E voi lo sapete certo ve ne siete compiaciuti. Chi accetta, chi rifiuta, chi resta escluso, chi non è visto, chi si salva, chi ne muore&#8230; Personalmente ritengo che ogni posizione abbia una sua ragione su cui si può o non si può esser d&#8217;accordo. Partecipare alla Biennale territoriale. Son rimasti fuori amici straordinari per vita esemplare, sono entrati dentro altri amici pure bravi&#8230; Perchè, chi ha deciso così? Un critico, certo. Dentro, fuori&#8230; e poi l&#8217;oltre. L&#8217;idea dei territori mi piace, ma ormai non mi piace più l&#8217;arte. quindi io son proprio la meno indicata per leggere nel giusto modo ogni tipo di intervento sull&#8217;argomento. Le scelte politiche di starne fuori, quelle di starci dentro (con rabbia e ribellione? ma ognuno ci sta con il suo linguaggio&#8230; &#8211; dico a Manuela Alessandra Filippi -), le invidie interne fra gli eletti, quelle esterne dei rifiutati rifiutanti&#8230; è un giochino che non mi dice più nulla da tempo. Guardo i lavori e sto ai miei occhi. Bella la tua scrittura. E sai che amo pure la tua pittura. Per il resto ad ognuno le sue ragioni e la sua vita. Come il cane.&#8221;</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Simonetta Melani, <em>Il Grandevetro</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"><em>.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"><em>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">Bello!</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;">allora promuovi il &#8220;Salon des chiens&#8221; per i rifiutanti.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"><em>Leonardo Sonnoli</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"> </p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Helvetica;"><em><br />
</em></p>
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		<title>Untitled</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 11:52:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1684" title="the end" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/07/the-end.jpg" alt="the end" width="340" height="419" /></p>
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		<title>A qualche giovane in ascolto&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 23:01:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuda vita]]></category>

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Forse perchè mi aspetto il superamento della linea d&#8217;ombra, spostata sempre più in avanti, quasi la vita fluttuasse senza chiodi nel muro o traslochi dell&#8217;anima.
Forse voglio stare con voi per portare qualcuno da questa parte, la mia, visto che dalla vostra parte non mi avete mai portato, o voluto.
Volevo portarvi dalla parte ove ci si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; color: #333333; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1681" title="antonio marchetti aghi" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/07/antonio-marchetti-aghi.jpg" alt="antonio marchetti aghi" width="300" height="195" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Forse perchè mi aspetto il superamento della linea d&#8217;ombra, spostata sempre più in avanti, quasi la vita fluttuasse senza chiodi nel muro o traslochi dell&#8217;anima.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Forse voglio stare con voi per portare qualcuno da questa parte, la mia, visto che dalla vostra parte non mi avete mai portato, o voluto.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Volevo portarvi dalla parte ove ci si mette in gioco; dalla parte del rischio, se si vuole conquistare spazio tempo e futuro.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Forse perchè volevo sentire la vostra voce, che non è mai a voce alta e chiara, ma sussurrata e quasi spaventata; e dallo spavento ne viene quasi un&#8217;arroganza, una falsa sicurezza nel gruppo e poi, spesso, tanta ignoranza.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Forse perchè ci si aspetta uno sguardo nuovo, che possa sorprenderci ed indicarci una crisi di-da noi stessi che apre a qualcosa&#8230; che non so.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Forse perchè amo vedere in voi l&#8217;energia, la flessibilità e la forza, e la scioltezza, di un corpo che avevamo. Ma quanto spreco!</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Ancora, noi, ci ritroviamo a faticare,  a svegliare corpi e menti in &#8220;riposo&#8221;, dentro una nuova età generazionale che si ritiene eterna.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Non sarete eterni; anche a voi toccherà un presente.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Padiglione Italia. Abruzzo</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2011/06/26/padiglione-italia-abruzzo/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 20:28:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Città]]></category>

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Le architetture pensate per certe funzioni, come l&#8217;ex fabbrica Aurum di Pescara progettata da Giovanni Michelucci nel 1940, e &#8220;restituita&#8221; con restauri ad altra vita, destano sorprese, persino nell&#8217;acustica.
Il concerto all&#8217;aperto dentro il vasto &#8220;cilindro&#8221; vuoto, a conclusione dell&#8217;inaugurazione di questa prima tappa del &#8220;Padiglione Italia&#8221; abruzzese della Biennale veneziana diffusa in forma spray centocinquantenaria, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; color: #333333; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1641" title="Aurum" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/06/Aurum.jpg" alt="Aurum" width="360" height="270" />.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Le architetture pensate per certe funzioni, come l&#8217;ex fabbrica Aurum di Pescara progettata da Giovanni Michelucci nel 1940, e &#8220;restituita&#8221; con restauri ad altra vita, destano sorprese, persino nell&#8217;acustica.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Il concerto all&#8217;aperto dentro il vasto &#8220;cilindro&#8221; vuoto, a conclusione dell&#8217;inaugurazione di questa prima tappa del &#8220;Padiglione Italia&#8221; abruzzese della Biennale veneziana diffusa in forma <em>spray</em> centocinquantenaria, è stato a prova di orecchio, per quanto stanco di <em>gossip</em> e polemiche circa gli inclusi e gli esclusi. L&#8217;&#8221;Eroica&#8221;. Coppie di pensionati e fidanzati tra il pubblico. È la musica gratuita, popolare, servizio di quartiere, godimento normale e &#8220;urbano&#8221;, &#8220;civitas&#8221;, insomma ditelo come volete ma i palati fini possono stare comodamente seduti sulle altezze musicali, a volte piuttosto puntute, continuando a dormire mentre la gente cosiddetta &#8220;comune&#8221; (io ad esempio) desidera la musica nei luoghi meno deputati. &#8220;Eroica&#8221; pescarese con la solita <em>grandeur</em> manhattiana che rende la città una &#8220;marmellata&#8221;, come recentemente è stata definita la città.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">A dimostrazione che Pescara ha vocazione di laboratorio avanzato il direttore d&#8217;orchestra era una donna.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Gli artisti abruzzesi: Franco Summa tutto bianco, come un Gandalf, poco più basso ma senza cavallo e bastone, ma con lavori indiscutibili. L&#8217;ho trovato al meglio, affettuoso e sincero, anche se so che è il palcoscenico a rendere tutto illusorio e passeggero. Il <em>glamour</em> oggi è l&#8217;altra metà del bello di Baudelaire. L&#8217;altra metà purtroppo non è il vero bensì l&#8217;effimero, il consumo in giornata-serata.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Sandro Visca aveva lavori eleganti e raffinati, è sempre una bella lezione d&#8217;arte la sua.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Visca è uomo di grande sensibilità e civiltà, parole antiche&#8230;</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Tra la generazione di mezzo (ma oggi, quei dieci, quindici anni di differenza non sono come allora; oggi ci riavvicinano paradossalmente) c&#8217;è l&#8217;assenza di Giuseppe Fiducia, presente sì con un suo lavoro, ma morto in un incidente d&#8217;auto qualche giorno prima dell&#8217;inaugurazione di questa biennale regionale. L&#8217;artista era fermo nella corsia d&#8217;emergenza del raccordo autostradale pescarese vicino all&#8217; aereoporto ed è stato travolto, e schiacciato tra le lamiere, da un&#8217;auto che viaggiava a forte velocità. Morte immobile, dentro la velocità.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Poi i giovani, impegnati a districarsi tra <em>differenza e ripetizione</em> ma con alcune punte di qualità.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Tra i 40 artisti selezionati per l&#8217;Abruzzo qui all&#8217;Aurum erano presenti solo una parte. Altri luoghi e città ne ospiteranno altri: Civitella del Tronto nella fortezza borbonica, Lanciano, L&#8217;Aquila e infine <a href="http://www.variosondamestesso.com/2009/04/14/santo-stefano-di-sessanio-aq/" target="_blank">Santo Stefano di Sessanio</a> di cui abbiamo scritto tempo fa in questo <em>Journal</em>.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Alcuni sono i luoghi del terremoto e questo omaggio si spera riattivi l&#8217;attenzione a ciò &#8220;che s&#8217;ha da fare&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Lo spazio dell&#8217;ex fabbrica dell&#8217;Aurum è un luogo da visitare, immerso nella pineta dannunziana, oggi ben riqualificata e curata. Ho trovato una Pescara migliore, forse perchè le persone incontrate in questa serata inaugurale <em>sono</em> una Pescara migliore, che tuttavia non ha potuto, o voluto, essere al governo della <em>polis</em> e mettere in campo le proprie idee, le proprie utopie. Quell&#8217;essere &#8220;contro&#8221;, a difesa di un fortilizio (o quell&#8217;essere contro se stessi), ha lasciato ad altri, più cinici e ginnici, la gestione di questa città &#8220;dolce&#8221;. Ma questo, forse, riguarda tutta una generazione italiana di talenti e intelligenze sprecate, o tolte di mezzo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Regista appassionato di questa Biennale abruzzese è Umberto Palestini che ci ha dato una lezione: la dignità consiste nel saper negoziare per una posta più alta dell&#8217;evidente contingenza: frammenti di utopia e isole di bellezza sono possibili nei miasmi quotidiani. I distruttori sono sempre alle porte, gli sconfitti lavorano con i mantici sul fuoco mentre gli esclusi sono prigionieri del conflitto mimetico. È la ruota dell&#8217;arte, come Fortuna, da sempre. Chi ha elaborato l&#8217;esclusione come dato interiore, la marginalità come quotidiano esistenziale e ormai personalmente storico, può gioire con disincanto in questo &#8220;esserci&#8221;, sapendo che la ruota  rovescia e cambia continuamente le posizioni. Ma quali sono le posizioni poi?</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Giancarlo Politi ha definito le scelte di questo Padiglione Italia una &#8220;Schindler&#8217;s List&#8221;, con un senso dell&#8217;umorismo agghiacciante e francamente fuori luogo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Spazi come quelli dell&#8217;Aurum, con il &#8220;sottotitolo&#8221; <em>Fabbrica delle Idee</em>, forse meriterebbero direttori migliori, all&#8217;altezza della bellezza degli spazi che &#8220;occupano&#8221;. Dovrebbero invece &#8220;abitarli&#8221;. Zoccolo duro italianissimo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">L&#8217;Aurum era la fabbrica di un liquore con il sapore di arancio. Il poeta Vate, al solito,  c&#8217;è sempre e  lo chiama <em>oro di lieve peso</em>.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Dipende dall&#8217;uso che se ne fa. Son sempre 40°!</p>
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		<title>Uomini pescaresi: Paolo Di Pietro</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 10:56:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuda vita]]></category>

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Parlare di Paolo Di Pietro vuol dire parlare di una famiglia, di tanti fratelli, accomunati da un fondo comune di intelligenza, acutezza, e grande spirito critico, estesi in zone persino eccessive di lucidità; “dispendio”, spreco analitico che va a costituire quella Pescara parallela e umbratile poco visibile, ma molto profonda e fondativa.
Anche se, attualmente, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1635" title="paolo e serena.variosondamestesso" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/06/paolo-e-serena.variosondamestesso.jpg" alt="paolo e serena.variosondamestesso" width="240" height="470" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">Parlare di Paolo Di Pietro vuol dire parlare di una famiglia, di tanti fratelli, accomunati da un fondo comune di intelligenza, acutezza, e grande spirito critico, estesi in zone persino eccessive di lucidità; “dispendio”, spreco analitico che va a costituire quella Pescara parallela e umbratile poco visibile, ma molto profonda e fondativa.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">Anche se, attualmente, i Di Pietro rappresentano una diaspora geografica, sempre pescaresi restano.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">I Di Pietro sono accomunati anche da una “r”, “moscia”, che arrota le parole, affila i pensieri, stilizza la dialettica.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">Sono forse memorie francesi, o italianamente mediate da antichi itinerari parmensi, non mi è dato per ora sapere ma mi cullo nell’immaginazione e mi piace pensarla così.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">Paolo Di Pietro non ha solo rappresentato la condivisione dell’architettura e del design, dell’arte e della critica d’arte e architettonica, delle battaglie sindacali e politiche nella sinistra, ma anche della psicoanalisi, della psichiatria e dell’antipsichiatria, cercando insieme in queste discipline una qualche risposta a tutta una serie di complessità del vivere quotidiano.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">Laing, Cooper (l’ex sfascia-famiglie), Basaglia, Schatzman, Bettelheim, Foucault, erano gli autori in quei lontani anni Settanta di cui parlavamo a cena o sul tavolo da disegno.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">Il mondo relazionale intorno a Di Pietro riesce ad armonizzarsi anche nelle inevitabili ed epocali crisi familiari, ove vengono predisposte nuove ricomposizioni; equilibrio e civiltà hanno sempre la meglio, mentre la circolazione delle eventuali caselle vuote si sostanziano in nuove mappe esistenziali, rimesse continuamente in gioco sotto il segno dell’autenticità.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">Professione e vita, deontologia professionale ed etica dell’esistenza, in Paolo Di Pietro, sono inscindibili.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">Per questo la sua migliore opera risiede nella sua dimora.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">Un architetto che si fa un autoritratto architettonico (come un odierno e reincarnato Adolf Loos). Come farebbe un pittore, imprimendo nella tela il proprio volto.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;"><em>Antonio Marchetti</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; min-height: 21.0px;"><em> </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il ritorno del gobbo. Lorenzo Bartolini a Firenze.</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 22:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolta il mio cuore città]]></category>

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Lorenzo Bartolini viene storicamente risarcito da una mostra nella Galleria dell&#8217;Accademia di Firenze, inaugurata il 30 maggio scorso.
Come sotto effetto di droghe il suo cimitero-gipsoteca qui custodito si rianima improvvisamente con le visite, ben studiate, di marmi e cimeli che riattivano una circolazione internazionale  che Lorenzo merita,  e che questa mostra registra.
Un voluminoso catalogo, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">.</p>
<p style="font: normal normal normal 14px/normal Georgia; text-align: center; margin: 0px;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1630" title="bartolini.variosondamestesso" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2011/06/bartolini.variosondamestesso.jpg" alt="bartolini.variosondamestesso" width="368" height="656" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Lorenzo Bartolini viene storicamente risarcito da una mostra nella Galleria dell&#8217;Accademia di Firenze, inaugurata il 30 maggio scorso.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Come sotto effetto di droghe il suo cimitero-gipsoteca qui custodito si rianima improvvisamente con le visite, ben studiate, di marmi e cimeli che riattivano una circolazione internazionale  che Lorenzo merita,  e che questa mostra registra.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Un voluminoso catalogo, di &#8220;ricerca&#8221;, fissa il punto sul &#8220;bello naturale&#8221; e apre congetture e strade future, se si rimane fedeli all&#8217;idea di un passato da guardare con audacia e libertà.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Spazio espositivo ridotto purtroppo, per l&#8217;occhio e il corpo,  non tanto per le sculture sulle quali ameremmo ruotarci intorno con &#8220;aria&#8221;, ma quanto per le &#8220;connessioni&#8221;, diciamo, &#8220;filologiche&#8221; (e Rimini qui si fa largo con la collezione Fagnani Pani Cardi); sempre al di sotto comunque del puro godimento di queste opere che allietano, anche in un piccolo spazio. Lorenzo ci allieta. A Firenze in questi giorni, sino a novembre, Bartolini &#8220;statuario&#8221; si ritrova con Michelangelo &#8220;scultore&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Pubblico vasto, in fila per qualche ora all&#8217;ingresso delle sale espositive bartoliniane.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Tutto il Museo dell&#8217;Accademia è sempre tirato a lucido, accudito come una &#8220;casa&#8221; dalla direttrice ben consapevole dei grandi capolavori che la casa custodisce, dalla cucina alla sala da pranzo, dal luogo delle ricette a quello degli appetiti.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">L&#8217;Accademia di Belle Arti, attigua, partecipa all&#8217;evento aprendo alcuni spazi ove si vedono alcune opere scultoree degli allievi.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Ciò conferma la mia idea che le Accademie non possono abitare più questi luoghi. Non sono più i tempi, e l&#8217;arte contemporanea abbisogna di discreti hangar o di vuoti indifferenziati per creare e fare didattica dell&#8217;arte. Lascerei nelle sedi storiche solo qualche corso di eccellenza (ma come si fa?).</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Sera  in Borgo Pinti, nella casa di Bartolini, ora abitata da una piacevole coppia che per l&#8217;occasione ha organizzato una cena in giardino. Una casa, quella di Lorenzo, che ispira immediatamente un sentimento di famigliarità e intimità, di domestico e &#8220;classico&#8221; insieme. Ho visto le lucciole in alcuni angoli di questo giardino. Ci si aspettava che da un momento all&#8217;altro le  bambine di Lorenzo facessero scherzetti a noi &#8220;statuari&#8221;. In tarda notte la bella notizia delle elezioni a Milano hanno concluso una intensa giornata.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Ma la &#8220;Fiducia in Dio&#8221; del Bartolini ha lasciato Milano per essere esposta qui.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Sino a novembre, di fiducia in Dio,  Milano e il museo Poldi Pezzoli possono farne a meno per il momento, avendo dimostrato di avere fiducia in sè.</p>
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