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	<title>"Vario Son Da Me Stesso"</title>
	<link>http://www.variosondamestesso.com</link>
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	<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 17:25:02 +0000</pubDate>
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		<title>CONGEDO</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2007/12/31/congedo/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 09:44:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Generale]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
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In questi giorni il Journal compie un anno, potete anche chiamarlo “blog” se amate le grandi categorie semplificatorie.
Chiudiamo. Cercheremo, inventeremo, qualche nuovo giocattolo.
Chi scrive sul web, solo perché sceglie questo strumento, deve sottostare a due registri implacabili: l’accusa di dilettantismo artistico-letterario o il delirio di onnipotenza di un Sesto Potere con derive populistiche.
Sui contenuti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/marchetti-congedo.jpg" title="marchetti-congedo.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/marchetti-congedo.jpg" alt="marchetti-congedo.jpg" /></a></p>
<p>.</p>
<p>In questi giorni il <em>Journal </em>compie un anno, potete anche chiamarlo “blog” se amate le grandi categorie semplificatorie.<br />
Chiudiamo. Cercheremo, inventeremo, qualche nuovo giocattolo.<br />
Chi scrive sul web, solo perché sceglie questo strumento, deve sottostare a due registri implacabili: l’accusa di dilettantismo artistico-letterario o il delirio di onnipotenza di un Sesto Potere con derive populistiche.<br />
Sui contenuti si tira via, da queste parti.<br />
Sul “blog” precipitano dibattiti inutili, e il torrente di parole serve solo a confondere, a non distinguere, e creare uno spazio indifferenziato ove l’originalità e la diversità  implodono nel mare magnum della rete. Hanno anche provato con una legge (legge di centro-sinistra) a rendere le cose difficili.<br />
Decine di migliaia di visitatori, la maggior parte di sfuggita o casuali, come accade spesso, ma molti hanno sostato nella lettura (ce lo dicono le nostre statistiche).<br />
Abbiamo perso degli amici, o perlomeno coloro che credevamo amici, perché la “facilità” dell’esserci, di esprimere le proprie idee o di provare esercizi di letteratura arte e creatività quotidiana  (con l’aggravante di essere letti), che la rete mette a disposizione, confligge con una concezione (ancora esistente purtroppo) da consorteria e minoranza etnica, formata da anime imbellettate che tuttavia perseguono nascostamente e ferocemente sogni di successo e affermazioni di onnipotenza intellettuale, spesso frustrate, con il grande editore o il grande gallerista.<br />
Sono antimoderni ma attuali (molto attuali e dinamici, e traffichini).<br />
Noi qui si voleva essere moderni anche se inattuali.<br />
Ci si esprime con i mezzi che abbiamo adesso, come la matita da falegname o un pezzo di carbone com’era per Van Gogh.<br />
Le teorie che affermano che esiste un SOLO e IMMUTABILE Sistema rappresentano giustificazioni autoconsolatorie alla propria immobilità.<br />
Se hai qualcosa da dire lo dici COMUNQUE.<br />
Altre amicizie le abbiamo consolidate e nuove sono state stipulate.<br />
Ci lasciamo qui, in questo compleanno, perché le cose devono finire così, al meglio.<br />
Il Journal non andrà nel cimitero della rete, resterà nella città dei vivi, magari si può rileggere. Grazie. <em>Adieu</em>!</p>
<p>Antonio Marchetti</p>
<p>.</p>
<p><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/marchetti-ritratto.jpg" title="marchetti-ritratto.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/marchetti-ritratto.jpg" alt="marchetti-ritratto.jpg" /></a></p>
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		<title>Aspettando la neve.</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2007/12/27/aspettando-la-neve/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Dec 2007 15:33:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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Dieci anni fa moriva Alfonso Di Nola, antropologo, autore del famoso La nera signora – Antropologia della morte e del lutto, studioso delle tradizioni popolari, e delle superstizioni, italiane.
Se qualcuno è a conoscenza di qualche iniziativa per il decennale della morte me lo faccia sapere. Per quel poco che so non mi pare ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/marchetti-model.jpg" title="marchetti-model.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/marchetti-model.jpg" alt="marchetti-model.jpg" /></a></p>
<p>.</p>
<p>Dieci anni fa moriva Alfonso Di Nola, antropologo, autore del famoso <em>La nera signora – Antropologia della morte e del lutto</em>, studioso delle tradizioni popolari, e delle superstizioni, italiane.<br />
Se qualcuno è a conoscenza di qualche iniziativa per il decennale della morte me lo faccia sapere. Per quel poco che so non mi pare ci siano stati ricordi particolari. Studioso “trasversale”, originale, “impegnativo”, per questo dimenticato.<br />
Stessa sorte è toccata a Roland Barthes, morto ventisette anni fa, l’autore più citato e di “moda” anni or sono ed ora completamente rimosso.<br />
Peccato che le nuove generazioni non lo leggano, si perdono molto.<br />
Da quando vanno scomparendo le bibliografie per sostenere esami universitari Roland Barthes è presente qua e là solo in resistenti e rari fortilizi tirati su da inattuali ed eroici docenti. Per Jean Baudrillard (<em>Lo scambio simbolico e la morte</em>) toccherà la stessa sorte. Michel Foucault resiste; in qualche modo Giorgio Agamben ne ha raccolto il testimonio (e Gilles Deleuze? Ernesto De Martino? E chi è Vittorio Bodini?). L’oblio è forse pronto per Carmelo Bene ma faremo di tutto per scongiurarlo. Chi medierà per i giovani? Se per trent’anni si interrompe un flusso chi farà loro conoscere l’esistenza di alcuni nodi cruciali di appena qualche anno fa?<br />
Per molti di noi sarebbe necessario non dare nulla per scontato e ricominciare ogni volta daccapo e “divulgare” (riappropriandoci positivamente di questa parola) i nostri libri alle nuove generazioni prima che sia troppo tardi (e se fosse già troppo tardi?).<br />
Bisogna tuttavia aspettare, sono fiducioso circa il ritorno di certi autori.<br />
Nel frattempo noi rileggiamo i libri che già abbiamo e compriamo di meno (al mese, non più a settimana), visto che c’è poca scelta. Si traduce poco e male e non si ristampano libri che abbiamo perso appena dieci anni fa (per taluni un secolo!).<br />
Leggendo un mese fa la biografia di Leo Castelli scritta da Alan Jones mi sono ritrovato dopo dieci pagine con la matita in mano a sottolineare gli errori; l’unico divertimento alla fine era questo, visto il contenuto assai banale del libro.<br />
L’ultimo libro che abbiamo comprato? È un segreto.<br />
Per concludere è necessario un chiarimento. Il libro non sostituisce la vita e l’esperienza diretta. Il libro è presente prima durante e dopo la vera vita, ci accompagna. Ma se in talune circostanze estreme la vita non è degna di essere vissuta ci sono libri che saranno sempre degni di essere letti. E scritti.</p>
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		<title>Fine di un anno</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2007/12/23/fine-di-un-anno/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 16:57:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ombre grigie]]></category>

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Siamo seduti su di una sedia girevole con le spalle rivolte al futuro e gli occhi al passato.
Guardiamo con occhi increduli, impastati di invidia, agli uomini e alle donne che cinquant’anni fa si gettavano nella vita con le tasche quasi vuote ma con grande spirito di avventura. Si veleggiava.
Non riusciamo più a comprendere come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/marchettimuseoromano.jpg" title="marchettimuseoromano.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/marchettimuseoromano.jpg" alt="marchettimuseoromano.jpg" /></a></p>
<p>.</p>
<p>Siamo seduti su di una sedia girevole con le spalle rivolte al futuro e gli occhi al passato.<br />
Guardiamo con occhi increduli, impastati di invidia, agli uomini e alle donne che cinquant’anni fa si gettavano nella vita con le tasche quasi vuote ma con grande spirito di avventura. Si veleggiava.<br />
Non riusciamo più a comprendere come le generazioni precedenti potessero fare, pur essendo italiani come noi ora – per giunta noi siamo anche europei! – cose fondative e leggere insieme. Quel “secolo breve” si allungherà come un brodo e ci infliggerà dure lezioni, nel bene come nell’orrore.<br />
Tutto quello che sappiamo fare è di mitizzare il recente passato, ridurlo ad icona pop, incapaci come siamo di elaborare qualcosa di nuovo, mentre qualcuno di noi quei padri li aveva anche uccisi per superarli, ed eccoci qua tra le serigrafie di Warhol del nostro mezzo Novecento distribuite in un unico ed indifferenziato piano orizzontale.<br />
Sento che la mia generazione di mezzo ormai è quella “tolta di mezzo”.<br />
Quando qualcuno oggi si affaccia con qualche neurone in più viene affossato dalla competizione mimetica e dall’invidia.<br />
Si veleggia costa-costa con lo sguardo alla riva protettiva non perdendo di vista la propria casa.<br />
Qui decidono tutti, nessuno decide; siamo tutti diversi, siamo tutti uguali; tutti parlano, il deserto cresce; l’ignoranza (<em>ignioranza</em>) assume caratteri di specifica competenza.<br />
In una classe di Istituto Superiore il 5% è talento da coltivare ma ci distoglie dalla salvezza ecumenica falsamente democratica.</p>
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		<title>Al Pacino</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2007/12/19/al-pacino/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2007 18:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ritratti]]></category>

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Davanti la piccola stazione c’era il nostro piccolo Al, con le due valigie appoggiate ai rispettivi piedi, un cappellaccio di cotone in testa, occhiali superoscuranti di tartaruga, pantaloni larghi di lino che sembravano accorciati da un cattivo lavaggio, sandali di cuoio quasi francescani ed una camicia anch’essa notevolmente larga con le maniche rimboccate sulle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/marchetti-stanza.jpg" title="marchetti-stanza.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/marchetti-stanza.jpg" alt="marchetti-stanza.jpg" /></a><br />
.</p>
<p>Davanti la piccola stazione c’era il nostro piccolo Al, con le due valigie appoggiate ai rispettivi piedi, un cappellaccio di cotone in testa, occhiali superoscuranti di tartaruga, pantaloni larghi di lino che sembravano accorciati da un cattivo lavaggio, sandali di cuoio quasi francescani ed una camicia anch’essa notevolmente larga con le maniche rimboccate sulle braccia sorprendentemente muscolose.<br />
Al Pacino non ti saluta, sorride e basta; un sorriso largo che ti dice: sono qua, sono arrivato, il viaggio è andato com’è andato.<br />
Vedendolo solo lui intuitivamente risponde, indicando dietro di sé, con il pollice della mano come il gesto dell’autostop, assicurando che Dalia era dietro di sé, al bar.<br />
Lei appare trafelata e ipertonica, con una grande sacca informale sulla spalla ed una sporta di plastica piena di bottigliette di acqua minerale e di chinotto.<br />
Erano irriconoscibili. Ma, mi chiedevo, irriconoscibili da cosa? Da se stessi?<br />
Questi divi americani sanno essere insieme niente e tutto, a seconda dei contesti. Si allungano e si accorciano, come fossero fatti di <em>chewingum,</em> tra un film e l’altro.<br />
Grassi e gonfi di pastasciutta come De Niro in <em>Toro scatenato</em> e poi mostruosamente muscolosi in <em>Cape Fear</em>; con la pancetta piccolo borghese di un insignificante Kevin Spacey di <em>American Beauty</em> e, dopo qualche giorno di palestra, già prestante e seducente; sei una timida e anonima  Michelle Pfeifer in <em>Batman il ritorno </em>e poi sei trasformata in una elastica  <em>Catwoman </em>con un culetto stupendo.<br />
Se li incontri al supermarket o per strada non li riconosceresti mai. Solo i fanatici e i maniaci possiedono il superfiuto, la supervista ed il superudito per smascherarli.<br />
Nell’Italia degli sceneggiati televisivi di Cronin, ad Alberto Lupo, che il secolo scorso  interpretava il Dottor Manson, la gente chiedeva consigli medici, visite e ricette.<br />
Per molti non era concepibile che il buon Alberto Lupo non fosse medico.<br />
Già allora si preparava qualcosa di inquietante.<br />
Per logica conseguenza, quando un fanatico che ti adora ti riconosce per strada, tu  hai un po’ paura, ci potrebbe scappare un sequestro di persona, come in <em>Misery </em>di Stephen King o in <em>Re per una notte </em>di Scorsese o magari potrebbe volare qualche pallottola.<br />
John Lennon docet.<br />
Dalia ed Al erano volutamente invisibili o erano davvero così?<br />
Domande insignificanti di fronte all’implacabile pragmatismo americano: aprire il bagagliaio, infilarci le morbide valigie di Al e il saccone di Dalia, entrare in macchina, sistemare le bevande, allacciare le cinture e partire.<br />
«Ho detto ad Al» mi disse Dalia appena messo in moto «Che tu fumi; puoi fumare qualche sigaretta anche in macchina ma dovrai tenere il finestrino aperto, tanto lui sonnecchia, ha imparato a dormire a tempo, nelle pause del set, lo ha imparato da un giapponese che gli ho fatto conoscere. In realtà non dorme perché in qualche modo vede e ascolta, ma è come se dormisse, è lo stesso effetto corroborante del sonno vero ma senza la sua profondità; dorme nella <em>superficie</em>.»</p>
<p>Nelle pause di questo sonno superficiale Al sorseggiava il suo chinotto mentre attraversavamo gli altopiani tosco-romagnoli.<br />
«Anche a me piace il chinotto» dissi tanto per parlare «Lo beveva mia nonna e all’epoca, da ragazzo, non mi piaceva. Ora ho cominciato a berlo dando ragione a quella gran donna della nonna. Il chinotto per alcuni anni sembrava sparito ma poi è riapparso quello della San Pellegrino».<br />
«Per Al» rispose Dalia «È la stessa cosa. Lui ha sempre bevuto acqua San Pellegrino, credo perché gli piacesse il nome evocandogli una sana povertà, poi scoprì il chinotto a cui ci si attacca come al latte materno. E’ stato entusiasta della tua idea di portarci al sasso di S. Francesco.»<br />
E con il nome del sant’uomo in bocca Dalia crollò di sonno, sconfitta dai fusi orari. Sonno profondo e non di superficie.<br />
Dietro di noi una Mercedes nera ci seguiva ormai da un pezzo, con dentro due specie di <em>bluesbrothers  </em>che all’arrivo divennero invisibili. Dalia mi garantì che c’erano sempre, soprattutto quando non si vedevano, era il loro mestiere e venivano pagati un’enormità.</p>
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		<title>Siamo a dicembre, Italia</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2007/12/14/siamo-a-dicembre-italia/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 17:17:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ombre grigie]]></category>

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Dunque la scrittura sta diventando un rifugio, una chance, una via per il successo.
Amanda Knox scrive un diario (La mia prigione), avrà pensato a Pellico? Non si scrive mai un diario per sé, per quanto segreto circola sempre un terzo a cui chiediamo di essere, un giorno o l’altro, testimone, lettore. Un diario presuppone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/ermafrodito.jpg" title="ermafrodito.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/ermafrodito.jpg" alt="ermafrodito.jpg" height="121" width="393" /></a></p>
<p>Dunque la scrittura sta diventando un rifugio, una chance, una via per il successo.<br />
Amanda Knox scrive un diario (La mia prigione), avrà pensato a Pellico? Non si scrive mai un diario per sé, per quanto segreto circola sempre un terzo a cui chiediamo di essere, un giorno o l’altro, testimone, lettore. Un diario presuppone sempre un lettore. Ma tutto questo scrivere per farsi largo negli scaffali e nelle vetrine ha un piccolo inconveniente. La letteratura ci muore.</p>
<p>La fede. Il ministro degli esteri Massimo D’Alema ha dichiarato  di sentirsi affascinato dalla fede. Questo non vuol dire nulla. Si è affascinati dalla fede altrui? Sarebbe assurdo infatti essere affascinati dalla fede propria.<br />
La fede o la si ha o non la si ha, il fascino è fuori luogo.<br />
Ma di cosa è affascinato Massimo D’Alema? Di nulla.<br />
Lui prova qua e là per garantirsi una carriera luminosa che non basta mai a se stesso. Lui è affascinato da se stesso.</p>
<p>La Senatrice Binetti, definita Teodem, pare utilizzi qualche volta (quando?) il cilicio. Non conosciamo il modello usato tuttavia lei dichiara di mortificare la carne.<br />
Dolce e Gabbana sono sempre pronti nel recupero  di antiche tradizioni con la regia di Tornatore.<br />
La Signora Binetti assomiglia a Spencer Tracy, non ha nulla di femminile, non fa nulla per esserlo, si mortifica già da sola. Nessuno vuol fare peccato con lei, ma l’idea del nostro target forse è limitato. Non ha nulla di femminile. Non gliene vogliamo per questo (o forse sì…). Non le basta? Vuole anche il cilicio? Ma allora qui si gode, qui c’è piacere Marchese mio!. Vada sul canale Jimmy (SKY). Potremmo vederla scegliendo anche di non vederla. La Binetti potrebbe tentare un duo con la Pivetti che la sa più lunga, ha cominciato prima.</p>
<p>Il presepe, lu presepe, il presepio. Che ci mettiamo quest’anno? Nisciuno, nun ce mettimme nisciuno facimme nu presepeemmierde cha na grutticcelle sinzanisciune,  tutta vote sinzanniente e nunciscassieteucazze. Le pecurelle? Fangule a te e le pecurelle. Li pasture? Ma vattinne custucazzedepasturemmierde  Qua ammichiuse, vabbò? Chiuso. Te stabbene? Mittete o presepe intraoucule! Dapù te lo sfili piennemmierde e te lo mitti intravocche e te lo pulisci bene bene! Fattenculà da ò presepe e dopo canta la canzuncielle de Natale strunzò, co tutta la bocca merduosa e puzzolente cataritruovi ommemierde presepioso. Gesù sempre puro rimane nun te scurdà.</p>
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		<title>Onora il padre</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2007/12/10/onora-il-padre/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 14:44:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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Qualcosa in comune dovrebbero pur avere questi due libri se li abbiamo acquistati insieme.
Quello di Philip Roth lo aspettavamo, quello di Tommy Berger ci ha preso di contropiede.
Ad accomunarli non sarà certo la letteratura; troppo squilibrato il paragone e anche poco leale. Essi condividono lo sfondo ebraico, la sua cultura, che per quanto quasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/roth-berger.jpg" title="roth-berger.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/roth-berger.jpg" alt="roth-berger.jpg" /></a></p>
<p>.</p>
<p>Qualcosa in comune dovrebbero pur avere questi due libri se li abbiamo acquistati insieme.<br />
Quello di Philip Roth lo aspettavamo, quello di Tommy Berger ci ha preso di contropiede.<br />
Ad accomunarli non sarà certo la letteratura; troppo squilibrato il paragone e anche poco leale. Essi condividono lo sfondo ebraico, la sua cultura, che per quanto quasi annientata e frammentata regola ancora, con le sue secolari tradizioni prescrizioni e paradossi, la vita attiva e che nelle pagine di Roth sfiora il surrealismo tragicomico, come il grande scrittore ci ha abituato. La somiglianza sta nella presenza centrale della figura del padre (Padre) che nei due libri appare rovesciata.<br />
Philip Roth narra la malattia e l’inevitabile declino di suo padre, Herman Roth, seguendo una partitura spazio-temporale ove le memorie e l’’immanenza della morte e della perdita vanno ad orchestrare una dimensione filiale (Philip ha superato i cinquant’anni mentre accudisce il padre ultraottantenne afflitto da un tumore al cervello).<br />
Tommy Berger narra le sue disavventure finanziarie e la perdita delle sue fortune (conquistate in una vita di lavoro che va dal caffé Hag all’acqua Fiuggi sino alla Levissima) a causa di un figlio avido che cova rancore e odio.<br />
“Mio figlio ha fatto un sacco di soldi. I miei.” Questa la sintesi feroce di Berger.<br />
Forse se Roth figlio è quello che è lo deve in gran parte alla letteratura, all’esercizio della scrittura, e della lettura.<br />
La letteratura ci salva?<br />
Berger invece non aveva molto tempo per praticarla, troppo impegnato ad accumulare dollari, e del tradimento del figlio non sa farsene una ragione e l’unico modo per farsela, alla fine, è quella di scriverci un libro per raccontare al mondo l’assasinio di un padre.<br />
Se la vita, la vera vita,  del possibile e dei possibili, sta nella letteratura nulla potrà più sconvolgerci o scandalizzarci.<br />
Quali figli ci sono toccati in sorte? Quali padri ci sono toccati in sorte?<br />
Sono domande bibliche ancora attuali e determinismo ambientale relazioni cause-effetto genetica  ereditarietà sociologismi recentissimi  psicologismi  psicoanalisi  antropologie assistenti sociali insegnanti di sostegno preti avvocati  giudici di tribunale non possono competere con la sottile vivisezione della letteratura.<br />
Per il resto, ciascuno è di fronte alla propria coscienza, più o meno falsa, più o meno vera.</p>
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		<title>Jannis Kounellis</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2007/12/06/jannis-kounellis/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 18:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ombre grigie]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
In “Tutti artisti”, del 2 dicembre di questo mese, notavamo come ormai politici e burocrati tolgono la scena all’arte e agli artisti. Ho ritrovato una intervista di qualche anno fa a Jannis Kounellis, un artista verso il quale ho sempre nutrito autentica ammirazione, non solo per la forza del suo lavoro  ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/st-michel.jpg" title="st-michel.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/12/st-michel.jpg" alt="st-michel.jpg" /></a></p>
<p>In <a href="http://www.variosondamestesso.com/2007/12/03/tutti-artisti/">“Tutti artisti”</a>, del 2 dicembre di questo mese, notavamo come ormai politici e burocrati tolgono la scena all’arte e agli artisti. Ho ritrovato una intervista di qualche anno fa a Jannis Kounellis, un artista verso il quale ho sempre nutrito autentica ammirazione, non solo per la forza del suo lavoro  ma anche per la sua “postura” nel sistema:<br />
“Oggi si rischia che politica, burocrazia e amministrazioni, in preda a furori produttivi, s’impadroniscano di questo nostro terreno che deve essere fatto di idealità e poesia…”<br />
“Come troveranno i Van Gogh di oggi senza neppure il tempo di cercare ai margini del conosciuto?&#8230;”<br />
“Non si rendono conto che l’arte ormai va scovata dentro vite nascoste, d’opposizione, lontane dai riflettori? Non a caso stiamo assistendo all’appropriazione indebita dei territori artistici da parte delle amministrazioni, del management, della burocrazia… È come se – attraverso tutti questi personaggini che campicchiano parassitariamente intorno alla ricerca artistica – la stessa burocrazia si fosse messa a dipingere. Ci vuole un soprassalto di dignità, di rigore.”<br />
Queste parole di Kounellis avevano sullo sfondo la Biennale della Moda a Firenze di undici anni fa, curata da Germano Celant al quale veniva contestata l’attribuzione della patente di artisti, tanto agognata dagli stilisti.<br />
Dopo una decina d’anni, caro Kounellis, il rischio che paventavi e le tue paure sono superate, siamo ormai a mare aperto circa il furto e l’ormai irreversibile confusione di ruoli.<br />
Sul “Governatore” della regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, pittore, rimando ad una lettera di Gabriele Di Pietro indirizzata al Direttore di Flash Art; su Veltroni sindaco della capitale abbiamo detto tanto e ci siamo stancati, sul “Governatore” Bassolino della regione Campania sarà difficile focalizzarlo perché è sempre in giro a contattare artisti o a chiedere prestiti a musei per arredare il suo salotto.<br />
Ex socialisti comunisti operaisti tutti altrovisti artisti e collezionisti in tempi brevisti, presentisti competentisti e molto salottisti! Che siam forse noi qualunquisti?</p>
<p>.</p>
<p><em>ANCHE IN ABRUZZO ABBIAMO UNO SGARBI E SI CHIAMA DEL TURCO<br />
Caro direttore,  seguo con attenzione quello che sta succedento a Milano, sull&#8217;arte contemporanea. Purtroppo la stessa CROCE la portiamo noi in Abruzzo, soltanto che lo Sgarbi di turno è donna, con la complicità delle istituzioni regionali. Che spendono e spandono denaro pubblico per queste mostre putrefatte già confezionate che girano in Italia come il circo Orfei (con tutto il mio grande rispetto per la gloriosa Famiglia Orfei) offendendo la cultura e la comunità Abruzzese.<br />
Ci aspettiamo ora che la prossima mostra ci porti la salma di Salvador Dali&#8217;, con la presentazione nel catalogo del critico e tuttologo sull&#8217;arte contemporanea, il presidente della regione Abruzzo Ottaviano DEL TURCO!<br />
Un cordiale saluto Gabriele Di Pietro dipiga@alice.it Giulianova, Teramo</em></p>
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		<title>Tutti artisti</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2007 15:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ombre grigie]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
.
L’ineffabile Sindaco di Milano, la signora Letizia Moratti, indagata per concussione e forse altro si è dichiarata serena.
È abitudine, tra i politici e tra alti responsabili istituzionali, dichiararsi tranquilli, sereni, con la coscienza a posto quando la giustizia soffia sul loro collo. Dagli anni novanta del secolo scorso evidentemente si sono sviluppate difese autoimmunitarie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/marchetti-costruzione-del-dolore.jpg" title="marchetti-costruzione-del-dolore.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/marchetti-costruzione-del-dolore.jpg" alt="marchetti-costruzione-del-dolore.jpg" /></a></p>
<p>.</p>
<p>L’ineffabile Sindaco di Milano, la signora Letizia Moratti, indagata per concussione e forse altro si è dichiarata serena.<br />
È abitudine, tra i politici e tra alti responsabili istituzionali, dichiararsi tranquilli, sereni, con la coscienza a posto quando la giustizia soffia sul loro collo. Dagli anni novanta del secolo scorso evidentemente si sono sviluppate difese autoimmunitarie incredibili. Calmanti e tranquillanti sono obsoleti, c’è altro. Stanno tutti bene.<br />
Se vuoi essere sereno e <em>trendy </em>devi avere qualche pendenza con la giustizia.<br />
Se poi ti fai un pochino di galera aggiungi al tuo <em>pedigree</em> mancante un soffio di avventura e di <em>maleddettismo</em> tutto da spendere. Avere una fedina penale immacolata, dichiararsi incensurati è, nelle latitudini italiane, da perdenti. Se poi paghi anche le tasse oltre ad essere perdente sei anche un po’ fallito e vieni visto male, con sospetto.<br />
Il maledettismo non esiste più se non nelle forme secessioniste ereditate da piccoli uomini (e donne!) post-villan -rifatti.<br />
Il revanchismo sociale di tali esseri è dimostrato dall’interesse improvviso per arte e cultura, persino nel senso divorante di sostituirsi ad artisti ed intellettuali.<br />
Il politico espande un ego smisurato utilizzando il potere e la conseguente presenza mediatica per essere pittore, scrittore, filosofo, regista, attore e tutta la creatività immaginabile. Se era un cantante fallito e frustrato ci torturerà con una sua  canzone. Se era pittore fallito e rifiutato a scuola  come Adolf Hitler ce la farà pagare in qualche modo, statene certi. Il politico-amministratore italiano cova patologie insospettate.<br />
Vuole essere lui artista: anticonformista, provocatore, criminale, trasgressivo, perverso, lirico, sensibile, drogato, narcisista, protagonista, traditore, porco, poeta, ladro.<br />
Vuole utilizzare tutte le scorciatoie  senza saper fare un c….<br />
O l’arte va trovata altrove o la politica è la vera arte, oggi, qui, in Italia.<br />
Torneremo su questi argomenti, e sarà interessante fare una ricognizione tra presidenti di regione e sindaci che fanno altro (sono tutti in minuscolo evidentemente), fanno ARTE, rubando qualcosa di irrisarcibile che non riguarda più la magistratura: vogliono togliere la scena agli artisti e agli scrittori, ne sono invidiosi, è la loro ultima spiaggia. Fanno del male a tutti noi che eravamo nati, autenticamente, in altro modo da loro.</p>
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		<title>Il ricordo di Guido</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2007 20:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[ 


Pare che i muratori pugliesi siano i migliori, meticolosi e precisi; maestranze pugliesi lavorano nei cantieri più prestigiosi d’Europa; nelle architetture più ardite e alla moda degli ultimi anni troverete sempre un piccolo ma fondamentale tocco salentino. Michele, di Galatina, ormai pensionato, svolgeva ancora qualche lavoro ed era un referente fidato di Villa  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/finestra-marchetti.jpg" title="finestra-marchetti.jpg"><br />
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<p><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/finestra-marchetti.jpg" title="finestra-marchetti.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/finestra-marchetti.jpg" alt="finestra-marchetti.jpg" /></a></p>
<p>Pare che i muratori pugliesi siano i migliori, meticolosi e precisi; maestranze pugliesi lavorano nei cantieri più prestigiosi d’Europa; nelle architetture più ardite e alla moda degli ultimi anni troverete sempre un piccolo ma fondamentale tocco salentino. Michele, di Galatina, ormai pensionato, svolgeva ancora qualche lavoro ed era un referente fidato di Villa  Gioia, la casa di cura ove Guido ha passato i suoi ultimi anni.<br />
Come si potesse dare il nome “Gioia” ad un ricovero di malati di mente non deve stupire più di tanto. Le parole che spesso designano la felicità, in queste latitudini, si accompagnano alle esperienze del dolore e se la vita è una valle di lacrime essa va affrontata con rassegnazione e fiducia, con elettrochoc, camicie di forza e demolizioni chimiche della persona, non c’è Basaglia che tenga. Per il resto c’è Padre Pio, le cappelle votive, le attese di miracoli, le Madonne con le lacrime che ancora non arrivano allestite nei giardinetti in grotticine insieme ai sette nani, le gite a Sarsina, all’Averno, al Volto Santo, tutte le autogiustificazioni e autoassoluzioni per parcheggiare il parente qui, in attesa di portenti sacri accompagnati da una fiducia cieca totale e acritica nei confronti dei demolitori in camice bianco che sostituiscono la loro incapacità professionale e scientifica con la comunicazione vuota e ripetitiva, cinicamente speranzosa e ottimistica, con i parenti, scendendo al loro livello, cercando almeno di farsi accettare sul piano umano, vista la loro terrificante inutilità e pigrizia macinate nel sempre uguale delle giornate a Villa Gioia.<br />
Ma finalmente qualcosa di tardivamente nuovo accade anche a Villa Gioia, si cominciano ad allestire le case-famiglia, spazi abitativi ove gli sfortunati vivranno in piccole comunità con progressive autonomie e conquiste di libertà.<br />
Un medico persiano si dà molto da fare per accellerare il progetto e distribuisce ottimismo tra assemblee sindacali su capziose interpretazioni contrattuali, conflitti sui turni di lavoro e gestione delle ferie tra strategie mafiosette assenteistiche mentre lui, il persiano, il più italiano tra gli stranieri, per due anni rinuncia alle ferie e si butta eroicamente e sobriamente su quel che s’ha da fare. Inviso e invidiato dalla cricca dei colleghi medici è stimato dai pazienti e dai loro famigliari, ed è pienamente appoggiato dalle suore, pur professando una religione diversa.<br />
Si raccomanda persino con Michele, ci sono da finire solo i bagni, montare le docce, ma Michele non ha bisogno di niente, sa il fatto suo.<br />
Guido è sdraiato sul letto di quella che sarà la sua cameretta mentre Michele fissa al muro la doccia e va a mangiare, mentre il suo cemento con impasto salentino farà il suo lavoro.<br />
Nel pomeriggio torna a controllare il lavoro e l’uomo prima sdraiato sul letto ora se lo vede appeso alla sua doccia per il collo con la cintura dei pantaloni e con tutta  la lingua di fuori.<br />
Ci ritroviamo una manopolina in mano quando ruotiamo un cilindretto dello stereo, le lampadine si fulminano appena le avvitiamo, la stampante del computer non va mai quando occorre, i quadri sul muro si staccano da soli, le automobili sono a scadenza limitata, il climatizzatore si rompe nel giorno in cui stiamo morendo, siamo circondati da piccole catastrofi tecnologiche e non c’è giorno in cui non possiamo fare a meno di urlare impronunciabili bestemmie contro la  Madonna, a Dio onnipotente  e a tutti quei Santi a cui siamo devoti per questo quotidiano che non va nonostante le stronzissime voci che con facce da culo  ci ricordano la  perfezione in cui viviamo.  Per Michele invece le cose devono durare, vanno fatte per bene, è una sua sfida col mondo. Su una doccia così, caro il mio persiano, ti ci puoi appendere anche con i tuoi novanta chili e i tuoi un metro e ottantacinque che tiene, cazzo se tiene, ti ci puoi anche impiccare con una doccia così.</p>
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		<title>Aforismi di novembre</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2007/11/24/aforismi-di-novembre/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Nov 2007 12:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Aforismi]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
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In carcere i giovani leggono il vangelo credendo che lo abbia scritto Stephen King.
Uccidere, per molti italiani, è la soluzione più facile ma non per il contribuente.
Gli sposi non sono uniti in matrimonio sino “alla” morte ma “per” la morte.
Con i tuoni Dio scoreggia, con i lampi ci fotografa.
I giovani non tirano mai lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/marchetti-santuario-grecia.jpg" title="marchetti-santuario-grecia.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/marchetti-santuario-grecia.jpg" alt="marchetti-santuario-grecia.jpg" height="540" width="365" /></a></p>
<p>.</p>
<p>In carcere i giovani leggono il vangelo credendo che lo abbia scritto Stephen King.</p>
<p>Uccidere, per molti italiani, è la soluzione più facile ma non per il contribuente.</p>
<p>Gli sposi non sono uniti in matrimonio sino “alla” morte ma “per” la morte.</p>
<p>Con i tuoni Dio scoreggia, con i lampi ci fotografa.</p>
<p>I giovani non tirano mai lo sciacquone.</p>
<p>Al ristorante è inutile ordinare, nessuno ubbidisce.</p>
<p>Liberarsi di una moglie è facile, di una ex moglie quasi impossibile.</p>
<p>Invecchieremo, pagando gli alimenti a figli cinquantenni precari.</p>
<p>Quando si dipinge un quadro ad olio è meglio aggiungerci del rosmarino.</p>
<p>In carcere non si entra mai, si esce.</p>
<p>Entrare in carcere per sei mesi da innocente, scrivere un libro, dipingere sei o sette capolavori, far innamorare una monaca e uscirne da eroi. Fuori hai chiuso.</p>
<p>Uscire dal carcere dalla porta e rientrarci dalla finestra (grata), o il contrario.</p>
<p>Il carcere, per molti, è il fuori.</p>
<p>Senza telecamera non piange più nessuno.</p>
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		<title>Sangue nella Fontana di Trevi</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2007/11/21/sangue-nella-fontana-di-trevi/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 17:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ombre grigie]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Sappiamo chi è l’autore che ha colorato di rosso l’acqua della Fontana di Trevi a Roma. Al di là del secessionismo futurista tale nome risulta anonimo e marginale nella scena dell’arte e, sicuramente, non vi appartiene.
Forse, proprio perché non vi appartiene, risulta spiazzante.
Ho immaginato la Roma cinematografica di Ben Hur, o i Dieci Comandamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/marchetti-kafka.jpg" title="marchetti-kafka.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/marchetti-kafka.jpg" alt="marchetti-kafka.jpg" /></a></p>
<p>Sappiamo chi è l’autore che ha colorato di rosso l’acqua della Fontana di Trevi a Roma. Al di là del secessionismo futurista tale nome risulta anonimo e marginale nella scena dell’arte e, sicuramente, non vi appartiene.<br />
Forse, proprio perché non vi appartiene, risulta spiazzante.<br />
Ho immaginato la Roma cinematografica di <em>Ben Hur</em>, o i <em>Dieci Comandamenti </em>con Yul Brynner esterrefatto di fronte alla trasformazione dell’acqua in sangue.<br />
Roma per un attimo è tornata ai Cecile De Mille e ai William Wiler e alla <em>Dolce vita  </em>di Fellini-Flaiano. Ma a Roma ora c’è Veltroni, sindaco-intellettuale-scrittore-critico cinematografico-doppiatore, e certe citazioni non si fanno senza il suo permesso.<br />
I turisti, ed i fotografi accorsi, avevano nella testa un immaginario vastissimo e si sono buttati a capofitto.<br />
In questo caso abbiamo l’opera, il gesto, la <em>performance</em> con il suo sigillo di illegalità; abbiamo il data base del moderno e del contemporaneo, abbiamo la disponibilità dei media, dei collezionisti, dei musei, delle riviste d’arte, dei nuovi <em>parvenus</em>, abbiamo il mercato pronto ad inglobare tutto l’apparato alimentare-digestivo dell’arte trasformando polluzioni e scorie organiche in oro.<br />
Ma, siamo spiacenti, in questo caso non abbiamo l’artista.<br />
Abbiamo l’opera, ma non abbiamo un autore all&#8217;altezza.<br />
Peccato.<br />
Possiamo tuttavia pescarlo mentre mangia un bucatino alla matriciana chiedendogli di Piero Manzoni e ci risponderà che i <em>Promessi Sposi </em>non l’ha mai letto.<br />
L’invidia per questo gesto colorato, leggero, diluente, non inquinante, non danneggiante il “Monumento”, rivela il suo contrario: ci sono molti artisti affermati,  oggi, senza opera d’arte.<br />
Tra opere senza artista e artisti senza opera si gioca molta ambiguità dell’arte contemporanea.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Al bar e in libreria</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2007/11/18/al-bar-e-in-libreria/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Nov 2007 20:25:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ombre grigie]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
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Al bar, di primo mattino, ora usa dire “caffettino”. Mi chiedono: “caffettino?”.
No, rispondo, vorrei un caffè. Caffettino, casina, cameretta, lettino, copertina, pigiamino (o pigiamone che è peggio), bacino, messaggino, scopatina, tutto minutino e piccolino che apre al tragico del nostro quotidiano. Se scorre del sangue, oggi, è per colpa di questa miniaturizzazione rassicurante ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/rock01.jpg" title="rock01marchetti.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/rock01.jpg" alt="rock01marchetti.jpg" height="271" width="361" /></a></p>
<p>.</p>
<p>Al bar, di primo mattino, ora usa dire “caffettino”. Mi chiedono: “caffettino?”.<br />
No, rispondo, vorrei un caffè. Caffettino, casina, cameretta, lettino, copertina, pigiamino (o pigiamone che è peggio), bacino, messaggino, scopatina, tutto minutino e piccolino che apre al tragico del nostro quotidiano. Se scorre del sangue, oggi, è per colpa di questa miniaturizzazione rassicurante ed autocolsolatoria che mi fa orrore.<br />
Un nuovo mattino, una nuova barista, usa il termine “cafferino”. Ho dovuto correggerla, riportarla a “caffettino”, e poi dirle che preferivo un “caffè”. Costa un euro, vorrei la parola intera. L’omo è omo!</p>
<p>¶</p>
<p>In libreria cambio di personale. Ti senti dire da una commessa dopata se si è sicuri dell’autore solo perché lei è in difficoltà a digitare il suo nome. I giovani spinellati si danno delle arie professionali e, presuntuosi, attribuiscono a te l’errore.<br />
Anche se sei vecchio ti danno del tu mentre tu continui con il lei.<br />
Tu sei un “tu” anonimo che  dà disturbo –  ma che vuole questo con tutti i best sellers che ci sono in vetrina!<br />
La sbarellata presuntuosa, bocciata a scuola o con un cumulo di debiti scolastici mostruosi e con alle spalle un corsino accelerato nel buco di culo di una confcommercio, ora ha cambiato pelle, si sente intelligente e mostrandoti il “fondoschiena”, e dandoti del tu, ti tratta da cretino. Dopo anni in cui eri cliente in libreria basta una precarietta per farti sentire un marziano. Non vai più. Si perdono i clienti e la libreria perde colpi. Chiude. Al suo posto si apre un negozio di scarpe.<br />
La cretina dopata è ancora lì, riciclata, flessibile-precaria-presuntuosa, e sempre più  stronza.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Sgarbi, Milano e il lavoro usurante</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2007/11/15/sgarbi-milano-e-il-lavoro-usurante/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2007 12:32:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ritratti]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
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Il futurista dannunziano assessore alla cultura di Milano, Vittorio Sgarbi,  inizia inesorabilmente ad esibire i segni irreversibili dell’usura.
Il ciuffo che nevroticamente viene gettato all’indietro è un rado boschetto bianco ed il ritornello aggressivo ed insultante, giocato sulla “famosa” ripetizione ossessiva come in un rituale arcaico da malocchio, va indebolendosi e scivola in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/bartolini-marchetti.jpg" title="bartolini-marchetti.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/bartolini-marchetti.jpg" alt="bartolini-marchetti.jpg" height="491" width="370" /></a></p>
<p>.</p>
<p>Il futurista dannunziano assessore alla cultura di Milano, Vittorio Sgarbi,  inizia inesorabilmente ad esibire i segni irreversibili dell’usura.<br />
Il ciuffo che nevroticamente viene gettato all’indietro è un rado boschetto bianco ed il ritornello aggressivo ed insultante, giocato sulla “famosa” ripetizione ossessiva come in un rituale arcaico da malocchio, va indebolendosi e scivola in una commovente inefficacia, sfiorando infine la dimensione patetica e ridicola.<br />
L’uomo che augurò la morte di Federico Zeri dovrà accettare l’irresistibile declino che il tempo distribuisce democraticamente.<br />
Per il Narciso da modernariato che si è speso tanto, com’è l’assessore neomilanese, lo specchio incombe e lo sta lavorando. A tutta questa naturalità inaccettata vengono ad aggiungersi scelte culturali e mostre sbagliate, dilettantesche e regressive, che una Milano, già con il fiato corto di suo ed ormai provincializzata, sicuramente non merita.<br />
Un Narciso sbagliato, e sgualcito, in un momento sbagliato ed in un luogo altrettanto sbagliato.<br />
Se un ex ministro all’istruzione, oggi sindaco di Milano, sceglie un uomo così forse ci sarà, evidentemente, una logica implosiva o autodistruttiva, o solo incompetenza, o qualcos’altro che ora ci sfugge.<br />
Ed infine, l’uomo, viene lavorato ai fianchi (o al fegato presumibilmente usurato) da interviste e assalti (questi sì happening-futuristici-creativi) che hanno il merito di far uscire il residuo di neuroni irascibili dell’uomo atrabiliare-istituzionale, creando un teatro tragicomico se non, artaudianamente, un vero teatro della crudeltà.<br />
E in effetti, se c’è una cosa che a Milano non manca, per fortuna, sono i teatri e la cultura teatrale.<br />
Ma non ci sono buoni testi, ed i dialoghi in questo caso, al massimo, andrebbero bene per un Grand Guignol di basso livello.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>En passant</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2007/11/14/en-passant/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2007 18:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ombre grigie]]></category>

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		<description><![CDATA[
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Sfasciano e bruciano automobili e motorini, incendiano camionette della polizia ed assaltano caserme, ammazzano poliziotti, esibiscono striscioni razzisti, antisemiti e nazisti, accoltellano quando ne hanno l’occasione, mettono in scacco intere città. Vengono ancora chiamati tifosi ed il contesto viene definito come “gioco del calcio”.
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In carcere, i sospettati per il delitto della studentessa Meredith Kercher, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/marchetti-pinocchio-asino.jpg" title="marchetti-pinocchio-asino.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/marchetti-pinocchio-asino.jpg" alt="marchetti-pinocchio-asino.jpg" height="511" width="264" /></a></p>
<p>.</p>
<p>Sfasciano e bruciano automobili e motorini, incendiano camionette della polizia ed assaltano caserme, ammazzano poliziotti, esibiscono striscioni razzisti, antisemiti e nazisti, accoltellano quando ne hanno l’occasione, mettono in scacco intere città. Vengono ancora chiamati tifosi ed il contesto viene definito come “gioco del calcio”.</p>
<p>.</p>
<p>In carcere, i sospettati per il delitto della studentessa Meredith Kercher, non si fanno più canne (e altro, aggiungiamo noi) da diversi giorni. La lucidità dunque avanza e dovrebbe venir fuori quello che veramente sono. Ma cosa sono? Quel poco che riusciamo a sapere di una certa generazione, purtroppo, proviene dalla cronaca nera e dai reportages giornalistici più o meno seri.</p>
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		<title>Fellini a Fellinia</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2007 11:15:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>

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Ogni anno, a Fellinia,  qualcosa s’ha da fare per il nostro illustre concittadino Federico Fellini. Quest’anno convegno internazionale sul “Libro dei miei sogni” del Maestro. Erano tre libroni neri chiusi in un un armadio ma ne restano solo due, il terzo pare perso o rubato in un trasloco e comunque su tale misteriosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/bambino-marchetti.jpg" title="bambino-marchetti.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2007/11/bambino-marchetti.jpg" alt="bambino-marchetti.jpg" height="365" width="326" /></a></p>
<p>Ogni anno, a Fellinia,  qualcosa s’ha da fare per il nostro illustre concittadino Federico Fellini. Quest’anno convegno internazionale sul “Libro dei miei sogni” del Maestro. Erano tre libroni neri chiusi in un un armadio ma ne restano solo due, il terzo pare perso o rubato in un trasloco e comunque su tale misteriosa scomparsa c’è da lavorare per la Fondazione. Naturalmente, trattandosi di trascrizioni grafico-letterarie di sogni, gli psicoanalisti, o l’approccio psicoanalitico, pare abbiano avuto la meglio, salvo poi essere elegantemente e saggiamente opacizzati da Ermanno Olmi nel suo intervento conclusivo, in occasione del premio Fellini a lui insignito quest’anno.<br />
Il  regista si è augurato di non sognare per un po’ di tempo e di lasciar perdere l’interpretazione dei sogni di Fellini.<br />
Malauguratamente per lui il trapassato maestro, in un allegro disegnino di molti anni fa, auspica che Olmi giri un film ispirato al contenuto onirico espresso dal disegno-raccontino.<br />
Il premio, dunque, assume il valore di un “ricattino” ad Olmi che aveva già deciso di chiudere con il cinema, anche perchè lo sogna, sì, ma nell’aspetto ormai di un vero incubo.<br />
Il morto potrebbe quasi perseguitarlo, visitandolo la notte, sino a quando non girerà il film ingiuntogli sia prima che dopo il trapasso.<br />
Jaqueline Risset acuta, leggera, affascinante come sempre, Boatto interessante ma era stanco, Lodoli, che ci piace poco quando lo leggiamo su “La Repubblica”, è stato abile e divertente circa le “bugie” del maestro. Lodoli ha “veramente”, lo avevamo dimenticato, il <em>phyisique du rôle</em> dell’intellettuale di sinistra-professore-scrittore romano, è perfetto, persino con giacca di velluto stazzonata giusta. Va protetto. È bravo.<br />
Pupi Avati, con il cronometro incorporato,  arriva tre minuti prima del finale di Olmi per consegnare il premio; poi apoteotico finale di partita serale, in allegria internazionale.<br />
Per il resto un Vittorio Boarini-Groucho Marx ansiosamente saltellante qua e là come un ciambellano.<br />
Saluti da Fellinia.</p>
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