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	<title>&#34;Vario Son Da Me Stesso&#34;</title>
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		<title>8 marzo. È qui la festa?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:07:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>

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Le &#8220;ministre&#8221; di questo governo sono invisibili. L&#8217;ambiente non conta nulla, in questi mesi di emergenza e scandali quotidiani quella &#8220;donna&#8221;, che gestisce quel ministero, non esiste. Per le pari opportunità, nell&#8217;Italia della cronaca contemporanea, c&#8217;è altra donna, invisibile, o balbettante. Per la gioventù, ridicolo già nel nome del ministero, il ministro appare come pezza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;"><img class="aligncenter size-full wp-image-890" title="antonio marchetti frigo" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/03/antonio-marchetti-frigo.jpg" alt="antonio marchetti frigo" width="600" height="597" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">Le &#8220;ministre&#8221; di questo governo sono invisibili. L&#8217;ambiente non conta nulla, in questi mesi di emergenza e scandali quotidiani quella &#8220;donna&#8221;, che gestisce quel ministero, non esiste. Per le pari opportunità, nell&#8217;Italia della cronaca contemporanea, c&#8217;è altra donna, invisibile, o balbettante. Per la gioventù, ridicolo già nel nome del ministero, il ministro appare come pezza di appoggio nei luoghi in cui non dovrebbe essere, con quegli occhioni ipertiroidei di chi la sa lunga ma non dice mai niente. Per il turismo abbiamo una donna talmente abbagliata dal suo premier che ripete come un clone idee non sue. È stato nominato un sottosegretario donna che ha avuto il merito di indicare un presunto amante della consorte del suo premier- padrone nella fase di separazione matrimoniale. Queste sono le donne nel governo del nostro paese. Forse sono state scelte proprio perchè devono star zitte, pur simboleggiando una qualche &#8220;pari opportunità&#8221;. Il problema è solo loro. Cosa festeggiano oggi le donne? Perchè, poi, chiamarla ancora festa? Non sarebbe piuttosto un lutto?</p>
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		<title>La nostra faccia (faccetta) nera</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 18:07:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Urgenze]]></category>

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In questo Journal non lo abbiamo mai nominato. Lo abbiamo chiamato, spesso, l&#8217;imperatore porno-pop. Imperatore in quanto dominus incontrastato dei media e uomo ricchissimo; porno perchè frequenta puttane, simboleggia l&#8217;aspetto più retrivo della sessualità e accredita politicamente donne che provengono da quella filiera e che lui alimenta; pop perchè è scultura virtuale iconica che ripesca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-881" title="antonio marchetti serious persons" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/03/antonio-marchetti-serious-persons.jpg" alt="antonio marchetti serious persons" width="682" height="692" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">In questo Journal non lo abbiamo mai nominato. Lo abbiamo chiamato, spesso, l&#8217;imperatore porno-pop. Imperatore in quanto dominus incontrastato dei media e uomo ricchissimo; porno perchè frequenta puttane, simboleggia l&#8217;aspetto più retrivo della sessualità e accredita politicamente donne che provengono da quella filiera e che lui alimenta; pop perchè è scultura virtuale iconica che ripesca nell&#8217;immaginario fascista, nazista e stalinista. Non lo nominiamo ancora ma accettiamo la versione di Franco Cordero: &#8220;Il signor B&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Jaqueline Risset, in un recente articolo su Le monde dal titolo &#8220;La face noir de l&#8217;Italie&#8221; descrive il nostro paese da un punto di vista &#8220;esterno&#8221; ed interno insieme, lasciando scorrere l&#8217;aria fresca delle nostre sorgenti culturali che la nostra faccia scura contemporanea (evidentemente condannati ad una anomalia orbitale) non riconosce più.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">La Risset, studiosa e traduttrice di Dante, vive ed insegna da molti anni in Italia, la sua docenza a  Roma subentrava a quella di Giovanni Macchia . Chi ama la Francia, la sua poesia e la sua letteratura, avrà sicuramente negli scaffali gli  scritti della Risset. Negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso c&#8217;era molta sintonia tra l&#8217;Italia e la Francia, ciascuno prendeva dall&#8217;altro: cinema, filosofia, psicoanalisi, critica letteraria, politica, poesia. Coloro che &#8220;interfacciavano&#8221; quella ricchezza o sono morti o sono dormienti. &#8220;Dormienti&#8221;, parola che la Risset pare apprezzi. Oggi tutto è in frantumi. La Risset, molto italiana, registra questa frantumazione. Giustamente Jaqueline Risset vede in Italia un virus che potrebbe diffondersi in altri paesi, in Europa soprattutto. In questo l&#8217;Italia, anche quando era minoritaria, ha cucinato nel suo laboratorio modelli esportabili. Mussolini era un modello sempre presente al tavolo dei progetti dittarioriali, non solo europei.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Anche il signor B potrebbe diventare un modello esportabile, e visto lo stato di impotenza italiana, l&#8217;Europa potrebbe intervenire. Potrebbe iniziare da subito a porre un problema di conflitto di interessi nelle elezioni per il parlamento europeo. Il partito del signor B non vi può partecipare perchè è proprietario di televisioni e giornali.</p>
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		<title>Philip Roth e i cento anni di Flaiano</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 12:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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Sul Venerdì di Repubblica del 26 febbraio campeggia sulla copertina un intenso ritratto fotografico di Philip Roth dal titolo: &#8220;Io e il sesso&#8221;.
Sono quei titoli che dovrebbero invogliare il lettore (ma chi già compra la Repubblica sin dal primo numero non ha bisogno di essere invogliato da alcunché) per poi introdurlo al mondo letterario del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><img class="aligncenter size-full wp-image-869" title="antonio marchetti stained glass" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/03/antonio-marchetti-stained-glass.jpg" alt="antonio marchetti stained glass" width="550" height="791" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Sul Venerdì di Repubblica del 26 febbraio campeggia sulla copertina un intenso ritratto fotografico di Philip Roth dal titolo: &#8220;Io e il sesso&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Sono quei titoli che dovrebbero invogliare il lettore (ma chi già compra la Repubblica sin dal primo numero non ha bisogno di essere invogliato da alcunché) per poi introdurlo al mondo letterario del grande scrittore americano.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Niente di più sbagliato, l&#8217;articolo-intervista non smentisce il titolo; non si parla di letteratura ma di sesso. Sembra che Roth abbia solo scritto di sesso. L&#8217;inviata del settimanale smentisce il luogo comune che la sessuofobia sia solo al maschile; c&#8217;è oggi una diffusa sessuofobia (mascherata dal politicamente corretto e da certo secessionismo femminista) tutta al femminile. Roth risponde con sarcasmo ed ironia alle domande ma la sua letteratura ne esce male o non appare affatto. Un autore viene fuori al meglio con un buon intervistatore ma nel servizio che abbiamo di fronte c&#8217;è da chiedersi quale Philip Roth abbiamo letto in questi anni. Pensavamo che il sesso, la morte, il dolore, la malattia, la politica fossero i temi della vita (e della letteratura classica) e che Roth ha sempre trattato  (rileggere &#8220;Chiacchiere di bottega&#8221;). Ma parlare di ex mogli, di letto, di onanismo, di prostata senza la letteratura ci ricorda, a rovescio ma specularmente, la signorina Delphine Roux de &#8220;La macchia umana&#8221;, con qualche anno in ritardo storico, e che forse agonizzerà la sua carriera, con l&#8217;aiuto della chirurgia plastica, in qualche Talk-show spazzatura contemporaneo .</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Purtroppo il Venerdì di Repubblica per molti è ormai solo l&#8217;incombenza dei cinquanta centesimi , per il resto si può infilare direttamente nella raccolta differenziata della carta o lasciarlo al giornalaio. Meglio &#8220;D&#8221;, forse lì avrebbero fatto di meglio.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica; min-height: 22.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">&#8230;</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica; min-height: 22.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Il 5 marzo Ennio Flaiano compie 100 anni, portati piuttosto bene.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Per ricordarlo pubblichiamo alcune righe di silenzio:</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica; min-height: 22.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica; min-height: 22.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica; min-height: 22.0px;">
]]></content:encoded>
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		<title>iPad, il libro, il terremoto</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2010/02/19/ipad-il-libro-il-terremoto/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 15:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ombre grigie]]></category>

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1.
iPad, tre vocali prima dell&#8217;iPod; qualche salto di scala  rispetto all&#8217;iPhone 3G ma non è la somma tra i due. È la &#8220;cosa&#8221;. Il video di presentazione su apple.com ne vede l&#8217;uso domestico, seduti in poltrona nel living room. La sua maneggiabilità non prevede in effetti un uso nomade o onde road. Si ritorna a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 24.0px Times New Roman;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 24.0px Times New Roman;"><img class="aligncenter size-full wp-image-859" title="antonio marchetti l'aquila" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/02/antonio-marchetti-laquila.jpg" alt="antonio marchetti l'aquila" width="657" height="876" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 24.0px Times New Roman;">1.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">iPad, tre vocali prima dell&#8217;iPod; qualche salto di scala  rispetto all&#8217;iPhone 3G ma non è la somma tra i due. È la &#8220;cosa&#8221;. Il video di presentazione su apple.com ne vede l&#8217;uso domestico, seduti in poltrona nel <em>living room</em>. La sua maneggiabilità non prevede in effetti un uso nomade o <em>onde road</em>. Si ritorna a casa, nei luoghi di lavoro, nel confort di un <em>interior</em>. Il mondo è nelle nostre mani, stando fermi. L&#8217;oggetto è  portatile come un quaderno <em>moleskine</em> ma bisogna pur fermarsi per scriverci sopra. Il <em>tablet</em> è un <em>moleskine</em> multimediale che ci consente anche la lentezza dello scrivere e del disegnare. Bisogna vedere chi lo usa. Oggetto intelligente per persone intelligenti. Vedremo. In Italia si leggono poco i giornali e libri e forse per la maggioranza l&#8217;iPad è troppo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; min-height: 21.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 24.0px Times New Roman;">2.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">Circola l&#8217;idea, per risollevare le sorti del libro e della lettura, di distribuire gratuitamente i libri a scuole, carceri e ospedali.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">L&#8217;idea è alquanto stupida. Se c&#8217;è un modo per svalorizzare qualcosa è la gratuità. Ogni cosa ha il suo costo ed il libro ha il suo. Piuttosto sarebbe ora  di farla finita con la rincorsa degli sconti dei libri; meglio sarebbe offrire un prezzo già più basso in partenza. Non mi va che un libro che ho acquistato un mese fa ora è in vendita scontato al 25%, così come non mi va l&#8217;immediato passaggio in edizione economica; si faccia subito l&#8217;edizione economica insieme a quella meglio rilegata con la carta migliore (si fa per dire ormai è tutta chimica) e con un corpo tipografico almeno 12, non dico 14 – tanto ormai quasi tutto è in stampa digitale.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">Ma nonostante il lamento del lettore che vede scadere la qualità &#8220;tipografica&#8221; e di &#8220;confezione&#8221; del libro rimaniamo convinti del fatto che i  libri non si danno gratis, i libri si comprano, ci deve essere un&#8217;azione, una scelta. La gratuità alimenta la sprezzatura, ne è complice.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">Un giovane che acquista un libro inizia un percorso emancipatorio. Certo, se vive in una casa ove non ci sono libri  ma solo sterco televisivo sarà difficile. E infine, quali libri si intendono distribuire gratuitamente? Chi li sceglie? Chi ci guadagna? Quali case editrici? Quelle dell&#8217;imperatore pornopop?</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; min-height: 21.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 24.0px Times New Roman;">3.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">Il 14 aprile dell&#8217;anno passato ne avevamo scritto qualcosa: <a href="http://www.variosondamestesso.com/2009/04/14/abruzzo-terremoto-rimozione/">http://www.variosondamestesso.com/2009/04/14/abruzzo-terremoto-rimozione/</a></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">L&#8217;Aquila. I cittadini e le loro istituzioni territoriali sono stati via via derubricati.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">Li abbiamo visti, in questi mesi, il Sindaco dell&#8217;Aquila e la Presidente della sua Provincia come spaesati, a volte smarriti. La macchina del &#8220;fare&#8221; li ha spiazzati, hanno un potere di coordinamento e di gestione esiguo. Il Presidente della Regione, come tutti i miracolati dell&#8217;imperatore pornopop, oltre non può e se proprio dovesse protestare con il governo prima telefona per concordarne i toni. C&#8217;è poi un magistrato, disincantato, con scarsi mezzi, che pazientemente indaga sulle illegalità di ieri e di oggi. Per il resto la città è doppiamente fantasma.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman;">Lo stato d&#8217;eccezione messo in prova a L&#8217;Aquila vuole essere esteso quale modalità di governo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La tettonica a zolle dell&#8217;esistenza.</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2010/02/11/la-tettonica-a-zolle-dellesistenza/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 21:40:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ombre grigie]]></category>

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Le microconflittualità, gli inciampi di relazione di ogni giorno, la piccola tettonica a zolle della nostra esistenza. Tutto questo non abbiamo tempo di elaborare, spesso non ne abbiamo neppure voglia, mentre molti, che vivono nel buio dell&#8217;ignoranza, non sanno neppure di cosa si parli. Un professore che dice alla madre che suo figlio/a non ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;"><img class="aligncenter size-full wp-image-836" title="antonio marchetti pubblico" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/02/antonio-marchetti-pubblico.jpg" alt="antonio marchetti pubblico" width="567" height="425" />.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">Le microconflittualità, gli inciampi di relazione di ogni giorno, la piccola tettonica a zolle della nostra esistenza. Tutto questo non abbiamo tempo di elaborare, spesso non ne abbiamo neppure voglia, mentre molti, che vivono nel buio dell&#8217;ignoranza, non sanno neppure di cosa si parli. Un professore che dice alla madre che suo figlio/a non ha talento commette un crimine.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; min-height: 21.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">1. Il genitore è insicuro e consapevolmente incapace, delega alla scuola quasi tutto.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; min-height: 21.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">2. Il genitore non ama essere restituito allo specchio e odia l&#8217;insegnante,  quindi cercherà strade per metterlo in difficoltà, scaldando gli avvocati in attesa di un appiglio.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; min-height: 21.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">3. Il figlio/a senza talento si presenterà accompagnato/a dai genitori per protestare contro il talento  a lui/lei non riconosciuto, anche se tra qualche mese andrà a votare, maggiorenne,  godendo dei diritti dei cittadini.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">Tra appena un anno il senza talento non potrà presentarsi dal datore di lavoro accompagnato dai genitori per qualche protesta. Per queste cose ci sono forme costituzionali che regolano le relazioni tra adulti.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; min-height: 21.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">4. Grave perdita di tempo sottratta a chi ha talento. Ma oggi il tempo dei senza talento occupa sempre più spazio mentre qualche genietto se la passa male.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; min-height: 21.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">5. Per molti formatori (si fa per dire) i senza talento fanno comodo. Non avendo talento loro stessi possono paludarsi e rendersi invisibili ed essere persino amati dai loro allievi con il talento del non-talento.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; min-height: 21.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">6. I genitori rassicurati da formatori non talentosi sono felici, e si avviano sulla strada del divorzio e delle depressioni. Anoressia e bulimìa oggi colpiscono più giovani madri che le loro &#8220;figlie&#8221; (qui il genere è quasi assoluto).</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; min-height: 21.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">7. Conosci una madre e capirai tutto del figlio/a.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; min-height: 21.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">8. Conosci un figlio/a e non capirai nulla della madre.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; min-height: 21.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">9. Il genitore che parla troppo scambia il formatore del figlio/a con lo psicanalista.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman; min-height: 21.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">10. Solo gli insegnanti di religione non hanno microconflitti né con gli allievi e tanto meno con i loro genitori. Eppure abitano luoghi oggi molto sensibili. Questo fa pensare (solo i talentosi).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Giorgio Diritti. &#8220;L&#8217;uomo che verrà&#8221;. Ma il grande regista già c&#8217;è.</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 15:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuda vita]]></category>

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		<description><![CDATA[.



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Sapevo di andare a vedere un grande film. Dopo quel capolavoro de &#8220;Il vento fa il suo giro&#8221; &#8211; un film ove mi parve precipitassero in forma contemporanea la teoria mimetica e persecutoria di René Girard &#8211; non potevo dubitare di Giorgio Diritti e di questo suo secondo film, &#8220;L&#8217;uomo che verrà&#8221;. Anche qui lingua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;"><img class="aligncenter size-full wp-image-829" title="antonio marchetti country" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/02/antonio-marchetti-country.jpg" alt="antonio marchetti country" width="500" height="213" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">Sapevo di andare a vedere un grande film. Dopo quel capolavoro de &#8220;Il vento fa il suo giro&#8221; &#8211; un film ove mi parve precipitassero in forma contemporanea la teoria mimetica e persecutoria di René Girard &#8211; non potevo dubitare di Giorgio Diritti e di questo suo secondo film, &#8220;L&#8217;uomo che verrà&#8221;. Anche qui lingua intrusa, comunitaria; è la lingua di terra, la lingua materna, il dialetto. Le didascalie segnano la nostra distanza (dalla terra e dalla comunità ancorché dalla lingua). La storia la viviamo attraverso gli occhi di Martina, una bimba di 8 anni che non parla, parlano gli altri, gli adulti. Che l&#8217;infanzia abbia in sé risorse impensate e sottovalutate ce lo dimostra la vita attiva e la concretezza di Martina, con la sua capacità di andare oltre il dolore, attivando potenzialità salvifiche, per sè e per l&#8217;altro, che la spingono a farsi carico di una totale catastrofe e della  scomparsa di un mondo (del mondo). La vita di comunità di quel 1944 che ci viene raccontata rende quasi incommensurabile lo spazio che da essa ci divide mentre la narrazione di un evento indicibile (affidato a chi non può parlare) come la strage di Marzabotto riapre ferite mai emarginate chiamandone altre più vicine, presenti e future.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">L&#8217;umano appare volgendo le spalle ormai alle ideologie ed alle narrazioni di fondazione sottraendosi ai doppi: risentimento-redenzione, colpevole-innocente, carnefice-vittima, condanna-perdono. Nella rappresentazione del &#8220;qual&#8217;è&#8221;, l&#8217;evento appare ancor più feroce, proprio nel ritirarsi di una soggettività critica. Ma se guardiamo il film con gli occhi di Martina, se siamo cioè in grado di tornare alla nostra infanzia, una soggettività dunque perduta, la storia ci apparirà forse miniaturizzata e ingrandita al contempo ma piu &#8220;reale&#8221; e terribile.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;">Abbiamo un grande regista italiano; suonerà retorico ma che importa, ci piace dirlo.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Le risposte del Direttore di Flash Art</title>
		<link>http://www.variosondamestesso.com/2010/02/01/la-risposta-del-direttore-di-flash-art/</link>
		<comments>http://www.variosondamestesso.com/2010/02/01/la-risposta-del-direttore-di-flash-art/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 16:15:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ombre grigie]]></category>

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		<description><![CDATA[.


.
Caro Marchetti,
lascio a te le riflessioni e i giudizi che ritieni più opportuni sull&#8217;arte, il mondo, Flash Art. Ci mancherebbe altro.
Una cosa però vorrei precisare: nella mia rubrica LETTERE AL DIRETTORE, non cestino mai alcuna lettera (come invece tu hai adombrato). Tu hai la prova che l&#8217;abbia fatto? Certo, talvolta evito di rispondere a richieste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;"><img class="aligncenter size-full wp-image-799" title="cansano memorial" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/02/cansano-memorial.jpg" alt="cansano memorial" width="500" height="667" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;"><em>.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;"><em>Caro Marchetti,</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;"><em>lascio a te le <a href="http://www.variosondamestesso.com/2010/02/01/flash-art-lettere-al-direttore/">riflessioni e i giudizi </a></em><em>che ritieni più opportuni sull&#8217;arte, il mondo, Flash Art. Ci mancherebbe altro.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;"><em>Una cosa però vorrei precisare: nella mia rubrica LETTERE AL DIRETTORE, non cestino mai alcuna lettera (come invece tu hai adombrato). Tu hai la prova che l&#8217;abbia fatto? Certo, talvolta evito di rispondere a richieste di giudizi sulle proprie opere, per non aprire un terreno paludoso ma soprattutto noioso e di nessun interesse. Per il resto pubblico tutto, anche gli insulti e punti di vista più feroci e indiscriminati. Al punto che sono anche incorso in qualche vicenda giudiziaria per aver pubblicato qualche lettera non proprio serafica.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;"><em>Se tu hai la prova che io abbia cestinato o censurato qualche lettera, io sono qui, a confortarti con prove. A meno che (sai cosa è internet e quali problemi a volte pone) non l&#8217;abbia ricevuta. La sola cosa che con i miei collaboratori abbiamo fatto è stata quella di far rispettare la lunghezza; dunque da una lettera di tre cartelle abbiamo dovuto (ahimè!)sintetizzarla a 15-20 righe. E ti assicuro che non è un esercizio divertente. Ma per il resto non mi risulta di aver mai cestinato qualcosa. Anche perchè, dovresti saperlo, a tutto c&#8217;è una risposta. Talvolta viene bene, altre volte meno.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;"><em>Buon lavoro.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;"><em>Giancarlo Politi</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;"><em>.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;"><em><br />
</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;">Apprezzo la solerzia e la volontà di chiarimento del Direttore, un uomo che viene da lontano, di grande esperienza, e che conosce molte cose che a noi sfuggono. Mi sarebbe piaciuto se avesse commentato anche la seconda parte del mio <a href="http://www.variosondamestesso.com/2010/02/01/flash-art-lettere-al-direttore/">articolo</a>.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;">Mi colpiscono termini come <em>prove</em>, <em>vicenda giudiziaria</em>, <em>censura</em>.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;">La risposta è una richiesta di esibizione di prove, come se si fosse in qualche modo introiettata, più o meno inconsciamente, un fumus persecutionis che annebbia la semplice dialettica o una geografia &#8220;liberal&#8221; sull&#8217;arte e sul suo sistema. Perchè dovremmo esibire prove in un articolo, come si diceva il secolo scorso, di &#8220;costume&#8221; (con accezione antropologica)?</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;">Comportamento molto &#8220;italiano&#8221; da parte del Direttore.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;">Comprendo le sue precisazioni. Tuttavia si spostano i contenuti del nostro articolo su un piano non-culturale e autoreferenziale, addirittura  autodifensivo in assenza di un attacco.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;">&#8220;Schivare il concreto è uno dei fenomeni più inquietanti della storia dello spirito umano&#8221;, scriveva Elias Canetti.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;">In questo caso il direttore di Flash Art ha &#8220;schivato&#8221; il problema.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;">Il libro di Canetti si intitola &#8220;Potere e sopravvivenza&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;"><em>Non so a cosa alludi. Se a questo passaggio che accludo lo ritengo una tua (legittima anche se errata e provinciale) interpretazione. Da sempre e ovunque mi batto contro qualsiasi politica per una autonomia della cultura (e dell&#8217;arte, ovviamente), mentre in Italia da sempre viviamo una totale eteronomia e dipendenza politica. Chi mi conosce sa bene quanto osteggi, situazionisticamente, la politica, che dal dopoguerra ha tessuto una ragnatela ormai indissolubile attorno a noi. Poichè tutte le nomine in Italia sono politiche (ma proprio tutte, dalla Biennale alle bocciofile) non capisco perchè accanirsi contro la nomina politica di Bellini, che tra l&#8217;altro, dal punto di vista qualitativo ritengo la migliore della piazza. Ma nessuno si scandalizza della Quadriennale, Biennale e tutti i musei italiani. Macro, Maxxi, Mart, Gamec, Gam, Mambo, Man&#8230;. (e qui continua tu). Tutto qui. Il mio non è un giudizio, ma una constatazione amara di chi è costretto a subire sapendo che nulla può cambiare. La mia lotta personale? Come muoversi in bici a Milano pensando di eliminarne l&#8217;inquinamento&#8230;</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 10.0px; font: 18.0px Times;"><em>Giancarlo Politi</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 16.0px Helvetica;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Helvetica; color: #333333;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Helvetica; color: #333333;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Caro Politi</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">ti ringrazio della tua risposta.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">È vero, sono provinciale, mi sono spostato molto in Italia e ho vissuto in tanti luoghi.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Forse mi merito l’epiteto di multiprovinciale; se esiste questa definizione ti prego di concedermela.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Non era necessario tutto quello che hai scritto. Conosco quello che hai fatto. C’è una reattività sproporzionata, anche se concordo su molte cose con te.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Una cosa in comune? La bicicletta, davvero!</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Ma a Milano la bicicletta tu la vivi come una lotta, io qui a Rimini semplicemente la uso.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Sai, noi provinciali riminesi, come quelli di Ravenna e Basilea.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Forse sei tu che vivi nella provincia dell’Europa.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Io non alludo a nulla oltre a quello che scrivo. Ma scrivo a volte in uno stile inattuale, che può creare equivoci, ma non rinuncerò mai alla libertà del dire. Spesso sono gli altri, prigionieri di un linguaggio claustrofobico ed autoreferenziale, che  non riescono a leggere un linguaggio diverso.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Spero che tu leggerai qualche volta: <a href="http://www.variosondamestesso.com/"><span style="color: #485998; text-decoration: underline;">www.variosondamestesso.com</span></a>.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Per il resto mi ha fatto tanto piacere comunicare con te.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 18.0px Times New Roman; color: #333333;">Mi sento onorato, credimi, di  avere un polemos con te.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Times New Roman; color: #333333; min-height: 18.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;"><em>Caro Marchetti,</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Times New Roman;"><em>un chiarimento ad uso personale. Quando io adopero il termine &#8220;provinciale&#8221; alludo non tanto a una connotazione geografica ma culturale. Di colui cioè che vive la cultura un po&#8217; idilliaca della provincia o periferia (che io invidio a chiunque ed è ciò che vorrei vivere). Di colui che non è costretto a misurarsi con l&#8217;arte quotidianamente. Di colui cioè che pensa che l&#8217;arte e gli artisti e il sistema dell&#8217;arte siano o dovrebbero essere una sorta di Eldorado o di Repubblica platonica. L&#8217;arte, gli artisti, il sistema dell&#8217;arte riflettono con estrema velocità e durezza e spesso tragicità, i mali, le aberrazioni, le crudeltà, le deviazioni della società. L&#8217;arte è lo specchio fedele, spesso anticipatorio, del malessere della  società e della vita. Pertanto immagina dove è arrivata e dove andrà sempre di più l&#8217;arte di oggi. E Flash Art deve e vuole essere lo specchio di questa realtà. Io chiedo l&#8217;autonomia dell&#8217;arte, ma l&#8217;arte, nelle sue formalizzazioni e contenuti, non può essere autonoma rispetto alla società. Altrimenti diventa solo passatempo o semplice decorazione.   GP</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 16.0px Helvetica; color: #333333;"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #333333;"><br />
</span></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Flash Art. Lettere al Direttore</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 11:05:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ritratti]]></category>

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		<description><![CDATA[.


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Mi abbono a Flash Art ogni tanto, lo acquisto spesso in edicola. Saltare dei numeri è salutare perchè la percezione fa un respiro meno corto di quello ansiogeno del nuovo e del gossip. Saltare degli anni poi, per una rivista di prestigio come Flash Art, significherebbe entrare nel gioco affascinante delle analisi di breve o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;"><img class="aligncenter size-full wp-image-784" title="antonio marchetti muro 1996" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/02/antonio-marchetti-muro-1996.jpg" alt="antonio marchetti muro 1996" width="500" height="494" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">Mi abbono a Flash Art ogni tanto, lo acquisto spesso in edicola. Saltare dei numeri è salutare perchè la percezione fa un respiro meno corto di quello ansiogeno del nuovo e del gossip. Saltare degli anni poi, per una rivista di prestigio come Flash Art, significherebbe entrare nel gioco affascinante delle analisi di breve o lungo periodo, a seconda dell&#8217;età e dell&#8217;intelligenza. Ma questo possiamo farlo andandoci a rileggere vecchie annate. Una storia dell&#8217;arte contemporanea degli ultimi trent&#8217;anni sarebbe impensabile senza la consultazione di questa rivista. Sarebbe non semplicemente una storia dell&#8217;arte, ma una storia sull&#8217;arte.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">Delle &#8220;Lettere al direttore&#8221; in  Flash Art ne archivio diverse. Il Direttore è un viaggiatore internazionale che non ama il proprio paese, non ne ama i vizi genetici in generale mentre per quelli specifici dell&#8217;arte contemporanea l&#8217;assenza d&#8217;amore si trasforma spesso in sferzanti invettive.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">Il Direttore non ama le scuole d&#8217;arte i licei e le accademie.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">Ci sono molte verità, crude e ciniche (spesso è una maschera) nelle &#8220;Lettere al direttore&#8221;.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">C&#8217;è sempre una vittima mentre il Direttore è il carnefice. Ad infilare la testa nella ghigliottina sono gli stessi lettori mentre il Direttore sceglie quelle lettere che rendono facile il mestiere del boia. C&#8217;è una reciprocità, nel tempo piuttosto ripetitiva, in queste lettere. Inoltre aleggia aria poco nuova, venticello anni Settanta del secolo scorso ove si praticava la crudeltà dell&#8217;arte.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">Nell&#8217;universo del Direttore si salvano gli &#8220;amici&#8221;, gli ex amici in osservazione, i manipolabili, coloro che hanno fatto scelte museali compatibili con la rete di amici e sempre funzionali alla rivista (spesso agli amici vengono riservate critiche molto vellutate anche quando le loro sciocchezze paiono oggettivamente enormi), e via dicendo. Che tutto ciò sia poco italiano stentiamo a crederlo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">La maschera internazionale cade di fronte agli stessi vizi che denuncia.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Helvetica;">O forse è globale ormai anche questo.</p>
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		<title>Che cos&#8217;è un padre?</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 22:22:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuda vita]]></category>

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.
Che cos&#8217;è un padre?
È colui che viene dopo.
In che senso?
Nel senso che non può competere con la fase nutritiva e  protettiva della madre e di conseguenza il padre &#8220;dovrebbe&#8221; intervenire quando si ha un progressivo distacco del figlio da tale rapporto di dipendenza simbiotica.
Quando si ha il distacco dalla madre?
A volte mai, spesso ad età [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><img class="aligncenter size-full wp-image-776" title="antonio marchetti patrimonio" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/antonio-marchetti-patrimonio.jpg" alt="antonio marchetti patrimonio" width="450" height="473" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><em>.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><em>Che cos&#8217;è un padre?</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">È colui che viene dopo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><em>In che senso?</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Nel senso che non può competere con la fase nutritiva e  protettiva della madre e di conseguenza il padre &#8220;dovrebbe&#8221; intervenire quando si ha un progressivo distacco del figlio da tale rapporto di dipendenza simbiotica.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><em>Quando si ha il distacco dalla madre?</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">A volte mai, spesso ad età molto adulta. Nei casi di separazione dei genitori il rapporto con la madre si è materializzato in forme poco naturali e spontanee, direi distorte.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><em>Perchè?</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Perchè sulla donna campeggia l&#8217;aura sacrale della maternità che spesso viene giocata fuori tempo massimo. È un ruolo che a volte la donna assume andando contro se stessa e le proprie libertà, ne è come risucchiata. Oggi questa contraddizione raggiunge livelli massimi. Chiederei invece: cos&#8217;è una madre?</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><em>Le ripeto allora  la domanda, cos&#8217;è un padre?</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Un padre è anche colui che accudisce i figli, ma in forme diverse.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><em>Diverse in che senso?</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Nel senso temporale e funzionale. Il segno paterno spesso si rivela nei tempi lunghi mentre nella cura filiale vengono soddisfatti da parte paterna dei bisogni che non potranno mai competere con il femminile.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><em>Quali bisogni ad esempio?</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Quelli della &#8220;differenza&#8221; per esempio o dell&#8217;autonomia. Può sembrare un paradosso che un pensiero della &#8220;differenza&#8221; (un &#8220;agire&#8221; della differenza), il cui spazio teorico è stato per decenni occupato dal genere femminile, possa  oggi abitare la mente e il comportamento degli uomini, dei padri. Purtroppo tali caratteristiche di genere vengono come annebbiate nel rapporto di coppia, consumate dal sempreuguale o nella rincorsa affannosa di una &#8220;tenuta&#8221;. Dico purtroppo perchè, altro paradosso, è nella rottura del rapporto dei due che il terzo, il figlio, si staglia e avanza con forza.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><em>I</em><em>l rapporto filiale sembra chiarirsi, nelle reciproche identità, quando due genitori si separano? Cosa accade a questo punto?</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Accade che le verità di ciò che siamo vengono smascherate davanti ai figli. Non conta la cultura o il grado di sofisticata civiltà che esprimiamo nella vita activa. Conta invece quanto siamo resistenti al retaggio regressivo e istintuale che irrompe nell&#8217;emergenza che la nostra intellettualità, in tempo di pace, distribuiva in eleganti propositi verbali.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><em>Come agiscono allora le differenze nella formazione dei figli in questo caso?</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Formazione, bella parola. L&#8217;ho sempre preferita alla parola educatore. Formatore era una parola che usava Pasolini. Parola che ricorda le mani e l&#8217;argilla. Parole che vestono la nostalgia ed il perduto. Ogni genitore, oggi, deve fare i conti con il perduto, con quel qualcosa che perdiamo ogni giorno ormai. Mi riferisco a genitori pensanti e maturi, evidentemente non ad una maggioranza.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Il femminile oggi oscilla tra appropriazione e rancore che a volte si trasformano in vendetta e manipolazione. Ripeto, è quello che eravamo prima del rapporto di coppia a riapparire; se qualcosa prima non era ben registrato e chiarito l&#8217;attrazione del caos aumenta.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Il figlio diventa in questo punto critico il piano geometrico ove proiettare le proprie identità. L&#8217;identità femminile agìta sulla &#8220;formazione&#8221; dei figli,  in questa fase storica italiana, è frantumata in tante porzioni di specchio che si allontanano dall&#8217;unità. Oggi una grave responsabilità spetta alle madri.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><em>Quale?</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Quella di saper scomparire. Di praticare il distacco, cosa che riesce più naturale all&#8217;uomo, è evidente. Il figlio viene fuori dal corpo, l&#8217;uomo ne è originariamente spettatore, distaccato. Ma se l&#8217;uomo in qualche modo ha recuperato il distacco accostandosi in forme affettive e &#8220;corporali&#8221; la donna sembra vivere una frantumazione identitaria che al momento della relazione con il figlio potrebbe andare a pescare in scenari pre-culturali e tribali che si vanno molto spesso  ad aggiungere al rancore verso il maschio poco dominante o deludente.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><em>Questa sua analisi potrebbe risultare pericolosa addossando alla donna un carico pesante e quasi un destino. Una riedizione di Otto Weininger con il venticello del politicamente corretto.</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">È vero, c&#8217;è questo rischio. Non dimentichiamo che la &#8220;cura&#8221; per il femminile si estende spesso per più generazioni. La donna si fa carico, da figlia, dei genitori anziani. Gli uomini sono sfuggenti o aiutano nelle forme che gli sono proprie. Ma il femminile cura nel corpo del malato, del genitore anziano. La relazione con il corpo, luogo da cui si proviene e in cui precipitiamo nel dissolvimento, è una sensibilità esclusivamente femminile.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><em>Perchè il corpo sembra essere competenza della donna, anche nelle forme di disfacimento?</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Non vedo differenza tra l&#8217;esibizione erotica del corpo femminile, nella sua vendita mediatica, e l&#8217;accudire una madre malata senza più dignità di persona. Da un certo punto di vista la vita &#8220;corporea&#8221; della donna spinge verso comportamenti diversi dall&#8217;uomo, visto che questo universo è a lui estraneo. Ma quando l&#8217;uomo tenta di accorciare il distacco pare essere rigettato nel dominio antropologico del femminile materno.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Ripeto, viviamo un periodo di grave regressione culturale ove il femminile, che prima in qualche modo aiutava l&#8217;uomo a crescere, è precipitato in una preoccupante distonia. E l&#8217;uomo dovrà crescere da solo. Per i giovani uomini, poi, vuol dire crescere senza la madre.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;"><em>Può chiarire meglio questo ultimo passaggio?</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica;">Lei sentirà spesso donne e madri che si lamentano di compagni e figli che non collaborano o non aiutano nella vita domestica. Le donne che si lamentano dei loro uomini educano i loro figli maschi con modalità che riproducono le caratteristiche degli maschi futuri. Il maschio è così perchè sono anche le madri a volerlo. Se veramente nel femminile poteva risiedere un giorno il cambiamento mai come oggi ne siamo tanto lontani.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica; min-height: 22.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica; min-height: 22.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 18.0px Helvetica; min-height: 22.0px;">
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		<title>Rimini. Percorsi arte contemporanea: Materia è Memoria</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 07:44:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rimini]]></category>

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Un nuovo spazio espositivo a Rimini. Uno spazio aperto al possibile: mostre, libri e incontri con autori, performances, musica.
Siamo in via Serpieri, al numero civico 17. Inaugurazione davvero gremita di gente; c&#8217;era la parte migliore della città, o almeno quella sensibile alle imprese culturali originali e nuove che hanno il coraggio di mettere tenda in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;"><img class="aligncenter size-full wp-image-755" title="collezione Cardi-Fagnani" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/collezione-Cardi-Fagnani.jpg" alt="collezione Cardi-Fagnani" width="500" height="663" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Un nuovo spazio espositivo a Rimini. Uno spazio aperto al possibile: mostre, libri e incontri con autori, performances, musica.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Siamo in via Serpieri, al numero civico 17. Inaugurazione davvero gremita di gente; c&#8217;era la parte migliore della città, o almeno quella sensibile alle imprese culturali originali e nuove che hanno il coraggio di mettere tenda in un deserto che, dicono in molti, sembra crescere in città.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">&#8220;Materia è memoria&#8221; è il titolo della mostra inaugurale ove, evidentemente, si è voluto trasformare la congiunzione bergsoniana in un &#8220;essere&#8221; contemporaneo, perentorio, immanente.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Tre gli artisti in mostra, uniti dal tema, ma in qualche modo catturati dalla curatrice nella rete delle suggestioni e dalle tecniche con le quali hanno tradotto quell&#8217;&#8221;è&#8221; tra materia e memoria.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Due piccole tele mi hanno colpito.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Erano confezionate in quello stile irresistibile del fané e sgarbato ma posteriore all&#8217;autentico (ma dove trovare oggi l&#8217;autentico?), tendente ad una sapiente eleganza tecnico-teorica. Esibivano due immagini primarie. Nella prima un bosco, l&#8217;altra blocchi di materia geometrica,  pietre,  o forse menhir realizzati da archistars in psicoanalisi.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Penso che questo artista, e l&#8217;ho pensato subito, viva le suggestioni del Nord, nelle nuances culturali e geografiche che lascio ai vostri giochi delle &#8220;nuove &#8221; perle di vetro.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Quel bosco, certo, rimandava ad Anselm Kiefer ma lo scapolavo per arrivare ad un libro, che conteneva l&#8217;immagine di un bosco molto importante, &#8220;tedesco&#8221;, di Kiefer. Il libro ha per titolo &#8220;Paesaggio e memoria&#8221;, l&#8217;autore si chiama Simon Shama.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Siamo, a quanto pare, in una porzione di spazio comune con il  tema di questa mostra inaugurale.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Credo che si chiami Tempo il serpente che esalta ed insidia questa mostra.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Si spera, vista la grande affluenza di pubblico, che questi artisti vendano qualche loro opera.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">La &#8220;pulsione&#8221;, che la città ha esibito nel suo correre in massa all&#8217;inaugurazione, dovrà prima o poi  esprimersi &#8211; dopo naturalmente aver sgranato il rosario del bello e delle iperboli -  e decidere di mettere nelle proprie case un po&#8217; di anima; insomma comprare qualcosa di ciò che nel rituale sembrano adorare (io consiglio i neo- menhir mentre il boschetto per un buon collezionista potrebbe risultare troppo trafficato) ma che il giorno dopo dimentica.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Bella serata. Perfetta organizzazione. Discreti aperitivi.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Da  domani tutto è in gioco e gli attori partecipanti di appena oggi dovranno dimostrare di &#8220;essere&#8221; la città,  nell&#8217;alba del giorno dopo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Per durare bisogna custodire e curare.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">L&#8217;isteria momentanea del bello (patologia che colpisce spesso gli stupidi) dovrà essere lavorata come &#8220;materia&#8221; , riportata all&#8217;immanenza primitiva  del quotidiano, per essere poi trasformata in &#8220;memoria&#8221;. Tutto ciò che facciamo oggi è materia e memoria di domani. Proprio adesso.</p>
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		<title>La scuola di carta</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 11:09:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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Carta, montagne di carta; circolari, milioni di circolari; avvisi, miliardi di avvisi. La scuola dell&#8217;autonomia negli ultimi anni produce carta, quale forma di comunicazione tra la Dirigenza ed il basso. Per poter leggere tutte le circolari di una sola settimana occorre un orario pari a quello di cattedra. Leggerle quando arrivano in aula significa sospendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">
<p style="margin: 0px; font: 14px Times New Roman; text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-745" title="antonio marchetti città dipinta" src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/antonio-marchetti-città-dipinta.jpg" alt="antonio marchetti città dipinta" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Carta, montagne di carta; circolari, milioni di circolari; avvisi, miliardi di avvisi. La scuola dell&#8217;autonomia negli ultimi anni produce carta, quale forma di comunicazione tra la Dirigenza ed il basso. Per poter leggere tutte le circolari di una sola settimana occorre un orario pari a quello di cattedra. Leggerle quando arrivano in aula significa sospendere la formazione, ma forse la formazione va intesa proprio così: leggere e commentare circolari in classe interrotte dalla lezione. Il crepuscolo dell&#8217;Impero austro-ungarico non arrivava a tanto.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Emanata una circolare tutto è a posto, lì, sulla carta; la realtà va in malora ma nel mondo di carta tutto sembra plasticamente perfetto. I termini sono lavorati al tornio dell&#8217;inutile ma nello stesso tempo ambiscono con patologica ambizione ad una forma di agire che circolarmente (appunto) riconducono sempre ad una forma di rigor mortis del sempre uguale. Le parole nuove e di tendenza, come l&#8217;uso dell&#8217;inglese, sono le nuove maschere della morte (morte della nostra lingua italiana soprattutto). L&#8217;impotenza trova nel linguaggio tecnico della circolare (una neolingua mai apparsa prima d&#8217;ora nella storia dell&#8217;occidente) un agire mortifero, un movimento cristallizzato autoappagante ove sono scomparsi gli attori autodesideranti. Il teatro della crudeltà è stato completamente evacuato.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Times New Roman;">Non sappiamo dire chi sia il soggetto scrivente della circolare. Soggetto plurale? Non diciamo sciocchezze; dopo tramonti senza colori di soggetti e pluralità meglio lasciar perdere. La circolare scrive noi, nessuno la scrive. Noi siamo la circolare, ogni mattina. Nel mondo borgesiano ove la carta geografica aveva sostituito il mondo è la circolare a sostituire non solo la realtà nel microcosmo scolastico, ma ci scrive. Che siano poi esseri umani con millenni di civilizzazione alle spalle a produrre tutto ciò, in &#8220;autonomia&#8221;, ci spinge ad un senso di serenità e di benessere in un paradiso senza più problemi.</p>
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		<title>Clandestini a Rimini</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 18:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rimini]]></category>

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		<description><![CDATA[
&#160;
Un carabiniere e due giovani dell&#8217;esercito passeggiano per Corso D&#8217;Augusto a Rimini e spalmano nel loro passeggio, mentre guardano le vetrine dei saldi, l&#8217;immagine della &#8220;sicurezza&#8221;.
Altrove, fuori dalla città-immagine, siamo invece prigionieri del labirinto, ove tutto è possibile. L&#8217;imponderabile delle periferie &#8220;produttive&#8221; e dei nuovi centri che si spengono a tarda sera lasciano deserti notturni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font: normal normal normal 14px/normal Helvetica; margin: 0px"><span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 18px; line-height: 23px"><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/antonio-marchetti-rimini.jpg" title="antonio-marchetti-rimini.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/antonio-marchetti-rimini.jpg" alt="antonio-marchetti-rimini.jpg" /></a></span></p>
<p style="font: normal normal normal 14px/normal Helvetica; margin: 0px">&nbsp;</p>
<p style="font: normal normal normal 14px/normal Helvetica; margin: 0px">Un carabiniere e due giovani dell&#8217;esercito passeggiano per Corso D&#8217;Augusto a Rimini e spalmano nel loro passeggio, mentre guardano le vetrine dei saldi, l&#8217;immagine della &#8220;sicurezza&#8221;.</p>
<p style="font: normal normal normal 14px/normal Helvetica; margin: 0px">Altrove, fuori dalla città-immagine, siamo invece prigionieri del labirinto, ove tutto è possibile. L&#8217;imponderabile delle periferie &#8220;produttive&#8221; e dei nuovi centri che si spengono a tarda sera lasciano deserti notturni, di cupa e dura letteratura, volendola scrivere. Rimini va esperita con il navigatore satellitare le cui mappe vanno continuamente aggiornate se vuoi accedere a servizi, consumi, tempo libero. In due decenni lo spostamento nevrotico si è sovrapposto a se stesso conquistando nuove aree;  l&#8217;obsoleto di ieri appena post nuovo coesiste con il non finito di oggi proiettato nel futuro, tutto risolto nell&#8217;ondivago tragitto automobilistico, in un cantiere a cielo aperto di una città che non comprendiamo più, una città in cui ci sentiamo stranieri. La durezza di questa città la sentiamo noi, mentre chi viene qui per lavoro la conosce meglio, si muove meglio – per necessità e per abitudine alla durezza – in questa città così ambiguamente accogliente (a parte l&#8217;accoglienza turistica &#8220;vocazionale&#8221;). Può sembrare cinica e paradossale questa considerazione che vede negli immigrati stranieri una città più a loro misura che non alla &#8220;nostra&#8221;.</p>
<p style="font: normal normal normal 14px/normal Helvetica; margin: 0px">Sono loro che usano i mezzi pubblici, loro si prestano alla mobilità urbana ed extra urbana con paziente accettazione e puntuale utenza. Loro, infine, tracciano nuove mappe di geografia urbana. Ma quando diciamo &#8220;nostra&#8221; cosa intendiamo? Intendiamo, siamo sinceri,  un senso di perdita. Tutte le nostre pulsioni appropiative sono perdenti. La voce grossa neo razzista o leghista è voce irrilevante rispetto al moto epocale. Le voci razziste, insieme al perbenismo ipocrita, servono a far dimenticare che le difficoltà, ormai, saranno per tutti noi. Il problema della sicurezza in Italia sta diventando un problema di paranoia, di distonia mentale, di servilismo mediatico, di ipocrisia nazionale.</p>
<p style="font: normal normal normal 14px/normal Helvetica; margin: 0px">Rimini è il paradigma della trappola. Qui si è trovata una formula nuova: si pubblicizza un &#8220;bon vivre&#8221; che verrà prima o poi sanzionato. Si fa cassa. Qui puoi fare tutto, basta pagare e avere buoni avvocati. Rimini è la città degli avvocati. Chi ci vive è preso nella morsa. La nostra vita &#8220;normale&#8221; ne è stravolta, siamo irrigimentati, e cominceremo a vivere da clandestini a casa nostra.</p>
<p style="font: normal normal normal 14px/normal Helvetica; margin: 0px">Siamo tutti clandestini. Rimini vende tutto, contro di noi che ci viviamo, vende l&#8217;oggettistica vintage di Mussolini in tutti i negozietti di Marina Centro, per i turisti, ma contro di noi; come se commercio e fatturato fossero valori così alti da rendere i residenti inutili e desueti.</p>
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		<title>Che cos&#8217;è un Professore?</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 23:25:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[

Che cos&#8217;è un professore?
Un professore è alunno e insegnante insieme.
In che modo è alunno?
E&#8217; alunno in quanto è in perenne ascolto dei suoi allievi e ne cattura i complessi loro codici di comunicazione.
In che modo è insegnante?
Lo è quando traduce i loro codici in forma forse inattuale ma alta, offrendo loro una possibilità di grandezza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px"><span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', Times, serif; line-height: 23px"><a title="antonio-marchetti-bibiena.jpg" href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/antonio-marchetti-bibiena.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/antonio-marchetti-bibiena.jpg" alt="antonio-marchetti-bibiena.jpg" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px"><em>Che cos&#8217;è un professore?</em></p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">Un professore è alunno e insegnante insieme.</p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px"><em>In che modo è alunno?</em></p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">E&#8217; alunno in quanto è in perenne ascolto dei suoi allievi e ne cattura i complessi loro codici di comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px"><em>In che modo è insegnante?</em></p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">Lo è quando traduce i loro codici in forma forse inattuale ma alta, offrendo loro una possibilità di grandezza, spaesandoli dallo loro fissa e ripetitiva immanenza ipnotica, prospettandogli un &#8220;è possibile&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px"><em>Quali mezzi può usare un professore per attuare ciò che lei dice?</em></p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">Tutti i mezzi dell&#8217;umano civilizzato ma devono anche comprendere tempesta e rimescolamento delle carte, forse anche durezza. Ma gli attuali modelli educativi delle famiglie italiane in questo momento difettano, o non hanno modelli alcuno. Le famiglie si autorisarciscono, attualmente, rovesciando all&#8217;esterno la propria impotenza.</p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px"><em>Ci sono scuole in Italia ove si amministra l&#8217;esistente, ma non si forma. Cosa ne pensa? Ci sono italie diverse?</em></p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">Rispondo subito sull&#8217;ultima domanda; sì, ci sono italie diverse. Un insegnante di Rosarno o di Napoli è diverso dall&#8217;altro di Parma o di Milano. Il contesto lo rende diverso. Essendoci grande mobilità geografica i professori (vorrei chiamarli ancora così) fluttuano, negli anni, in realtà diverse. Di conseguenza in alcuni casi viene meno quello che io avevo detto in risposta alla sua prima domanda. Bisogna saper ascoltare per agire, il professore ascolta il contesto.</p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px"><em>Se si trovasse ad operare in un contesto difficile, in luoghi pericolosi ove la legalità è assente come potrebbe operare un professore se non mettendosi a rischio trovandosi, magari, davanti il figlio di un vip camorrista?</em></p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">Questa domanda non ha senso. Il leit motiv della legalità e della trasmissione della cultura nelle scuole viene suonato dal Ministero, in modo particolare con le risorse economiche che esso mette in gioco. Tutte le iniziative del governo si irradiano, soprattutto attraverso le tv ed il web, nella forma di icone comportamentali che contraddicono quotidianamente ciò che un formatore dovrebbe fare: riferirsi ad un quadro condiviso.</p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">Occorre invece ben selezionare i docenti, non più per titoli di studio e per allucinanti percorsi, ma sul campo.</p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">Il campo vuol dire essere professori, essere accettati dagli studenti ed ottenere buoni risultati circa le capacità seduttive, attrattive, e di &#8220;intrattenimento&#8221; della performance formativa; per intrattenere bisogna essere particolarmente colti.</p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px"><em>Questo presuppone uno smantellamento del vecchio e aprire ad un ringiovanimento del grande esercito degli insegnanti?</em></p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">Al contrario. Quando andranno via i vecchi sarà l&#8217;incertezza totale. Sono già oggi i giovani insegnanti a far tornare indietro l&#8217;orologio dei diritti e della libertà. Loro, sotto la mannaia della deprivazione d&#8217;immagine e di sostanza del professore, accellereranno il processo di decomposizione. Sono giovani, sì, ma non apportano quasi nulla circa il rinnovamento e si presentano, già nell&#8217;esordio, davanti agli alunni come già vecchi perchè a loro volta ripetono, nell&#8217;assenza di pensiero. Sono precari ma la loro precarietà è anche interiore.</p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">Se io devo insegnare solo un anno da precario non necessariamente il mio insegnamento sarà precario. Non essendoci riferimenti forti la precarietà diventa uno stato dell&#8217;essere.</p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px"><em>La scuola e la cultura per lei sono ancora fondamentali?</em></p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">Dalle pagine di De Amicis ad oggi la conformazione spaziale delle aule di una scuola è praticamente la stessa (a parte i laboratori e le pratiche trasversali). Cattedra, banchi con conseguente disposizione geometrica, naturalmente la lavagna e, ancora, le interrogazioni in piedi vicino la cattedra del professore. Questo rituale cattura vecchio e nuovo e nessuno studente ha mai contestato il dispositivo spaziale della scuola. Tutti partecipano senza avere la percezione di ciò a cui partecipano. La cultura è fondamentale per gettare tempesta su questo ordigno geometrico- formativo desolante.</p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">Un buon professore deve fare questo, per essere ascoltato.</p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">Non importa se non viene ascoltato oggi.</p>
<p style="text-align: justify; font: normal normal normal 18px/normal 'Times New Roman'; margin: 0px">Dopo, ognuno di noi, con l&#8217;età, andrà a ricercare le poche luci che restano ferme del pur breve passato.</p>
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		<title>Alberto Giorgio Cassani:«architectum elegantem omnis malitiæ»</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 17:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>

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«Architectum elegantem omnis malitiæ». Che lo si traduca con “malizia” o con “cattiveria”, la frase pronunciata da Momo nell’omonimo, straordinario libello di Leon Battista Alberti, nasconde senz’altro «l’autoironia con la quale Alberti rappresenta il proprio ruolo di esperto e di divulgatore di architettura» (Massimo Bulgarelli). Ma non solo. La proposizione racchiude anche la consapevolezza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"> <a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/antonio-marchetti-occhio-alato.jpg" title="antonio-marchetti-occhio-alato.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/antonio-marchetti-occhio-alato.jpg" alt="antonio-marchetti-occhio-alato.jpg" /></a></p>
<p style="text-align: left"><span style="font-family: arial, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 12px; line-height: normal" class="Apple-style-span"><font size="3">«Architectum elegantem omnis malitiæ». Che lo si traduca con “malizia” o con “cattiveria”, la frase pronunciata da Momo nell’omonimo, straordinario libello di Leon Battista Alberti, nasconde senz’altro «l’autoironia con la quale Alberti rappresenta il proprio ruolo di esperto e di divulgatore di architettura» (Massimo Bulgarelli). Ma non solo. La proposizione racchiude anche la consapevolezza di Battista di essere l’unico, fra gli architetti dell’epoca, a poter coniugare conoscenza dell’antico e nuova progettualità (come dirà nei <em>Profugiorum ad ærumna libri III</em>, quella «faccenda da niuno de’ buoni antiqui prima attinta»). </font></span></p>
<p style="text-align: left"><span style="font-family: arial, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 12px; line-height: normal" class="Apple-style-span"><font size="3">In questo esercizio progettuale, l’Alberti utilizza due diversi linguaggi – così come fa quando scrive i suoi testi –: il <em>sermo</em> latino, colto, all’antica, ed il <em>sermo</em> volgare, legato al <em>genius loci</em>della città in cui deve realizzare le sue architetture “sperimentali”. </font></span></p>
<p style="text-align: left"><span style="font-family: arial, 'Times New Roman', Times, serif; font-size: 12px; line-height: normal" class="Apple-style-span"><font size="3">Che presentano diversi livelli di comprensione a seconda del pubblico che le guarderà. E se tutti sono dotati della capacità di cogliere cosa è bello e cosa non lo è, pochi però sono in grado di comprendere in pieno il significato profondo delle sue architetture. L’architettura albertiana, inoltre, è “artificio”, se confrontata con la natura – grande tema albertiano, quello del rapporto tra le due –, ma artificio necessario, perché anche in natura, spesso, non si ritrova la perfezione. Ma per ottenere questa <em>venustas</em> occorre usare dei “trucchi” (gli “ornamenti”), che rendono l’architettura una “maschera” indispensabile all’uomo, finché è in vita. Ogni maschera, infatti, cadrà, soltanto una volta giunti alle rive d’Acheronte (come afferma Caronte nel <em>Momus</em>). Tutto ciò sarà mostrato attraverso l’esemplificazione di tre opere dell’Alberti: il tempio Malatestiano, palazzo Rucellai e Santa Maria Novella.</font><font size="2">(Alberto Giorgio Cassani)</font></span></p>
<p style="text-align: left"><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/antonio-marchetti-occhio-alato.jpg" title="antonio-marchetti-occhio-alato.jpg"></a><a href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/locandina2009.jpg" title="locandina2009.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/locandina2009.jpg" alt="locandina2009.jpg" /></a></p>
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		<title>Il distacco ben temperato.</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 22:40:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antinoo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuda vita]]></category>

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		<description><![CDATA[
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Certo è dura la scuola per i nostri (perchè mai &#8220;nostri&#8221;?) giovani.
Fanno fatica per quelle cose che per noi dell&#8217;altro ieri era quasi relax.
Pensieri della possibilità occupano i cervelli dei (vostri?) ragazzi.
La ricerca della possibilità rinuncia, o non la capisce, all&#8217;essere ora, nel presente, a dire in forme non omertose e non vili ciò che hanno da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="antonio-marchetti-trios.jpg" href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/antonio-marchetti-trios.jpg"><img src="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/antonio-marchetti-trios.jpg" alt="antonio-marchetti-trios.jpg" /></a></p>
<p><a title="antonio-marchetti-trios.jpg" href="http://www.variosondamestesso.com/wp-content/uploads/2010/01/antonio-marchetti-trios.jpg"></a>.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Certo è dura la scuola per i nostri (perchè mai &#8220;nostri&#8221;?) giovani.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Fanno fatica per quelle cose che per noi dell&#8217;altro ieri era quasi relax.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Pensieri della possibilità occupano i cervelli dei (vostri?) ragazzi.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">La ricerca della possibilità rinuncia, o non la capisce, all&#8217;essere <em>ora</em>, nel presente, a dire in forme non omertose e non vili ciò che hanno da dirci, a noi, a me, a quelli di ieri l&#8217;altro.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">La loro ricerca delle &#8220;possibilità&#8221; segue i sentieri dell&#8217;illimitato contemporaneo ove possibile e impossibile convivono, rendendo vana la ricerca stessa.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Questo &#8220;non sapere&#8221;, purtroppo e molto spesso, viene come &#8220;tradotto&#8221; ( e dunque tradito) dagli adulti (siamo sempre noi di appena un momento fa storico). Già, i padri e le madri. Vogliono prendere in mano il volante di quella splendida fuoriserie chiamata &#8220;possibilità&#8221;, per i figli, ma sostituendosi ai disegni di quel regno animale necessario e cruento che li chiama.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Poi, se i figli non si allontaneranno e non seguiranno più le leggi naturali del distacco, saranno i loro padri e le loro madri a punirli, rovesciando loro l&#8217;orrore di una vecchiaia (in un universo sociale ove la morte è differita ad oltranza), spandendo l&#8217;olezzo chimico della morte che circola nella casa, quella ove si torna sempre.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Le possibilità dunque possono restringersi e rattrappirsi, ancora, nell&#8217;unica e ultima casa che si chiama famiglia.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">Il femminile in questo caso offre coinvolgimenti vertiginosi, confliggendo continuamente con le sponde del possibile e del non possibile.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Georgia;">I giovani contemporanei dovranno prima o poi costruire un contratto nei rapporti tra generazioni&#8230;  se vogliono scegliere la via del distacco.</p>
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