Inattualità riminesi.

.

antonio marchetti foto in città.

Tracciare solchi, ripartire la terra in campi, costruire recinti. Il contadino ha trasferito al mare la sua cultura ed ha costruito gli stabilimenti balneari come se coltivasse la terra. Il bagnino, come il contadino, è all’erta per il tempo metereologico e parla sempre di perdite, di annate buone o cattive, del raccolto turistico, di fatturato. Altri contadini hanno iniziato con la piadina, divenuto poi ristorante, o con la pensioncina, poi albergo, hotel, e così via. Recentemente è stata Rosita Lappi a risegnalarmi quell’intermezzo del famoso “Rimini” di Tondelli: Pensione Kelly Hotel Kelly.

Coltivazione intensiva in spiaggia dunque, campo dentro un campo, recinti dentro recinti con il mare lontano che sfugge allo sguardo.

In fondo, se il mare sparisse, ci sarebbe questa coltivazione a sostituirlo e si potrebbe sempre provvedere con una scenografia felliniana.

Ma, visto che abbiamo evocato Tondelli, e i problematici (ma anche felici) anni Ottanta, ripenso anche a Pazienza.

Andrea Pazienza e Pier Vittorio Tondelli mi si accostano nella memoria insieme. Sono morti giovani, sono i “caduti” del secolo scorso, ma sono anche, e lo saranno sempre più,  i nuovi eroi del terzo millennio, e come gli antichi eroi saranno ricordati da giovani, saranno eterni.

I sopravvissuti invece sono condannati alla durata, e anche se vivono intensamente il presente non saranno mai eroi; forse, per il semplice fatto di esistere, sono un ingombro in quanto vivi; salvo la retorica stucchevole dei “testimoni”, che spuntano come funghi, e si inventano un “esserci” nel passato a risarcimento di un discutibile presente.

Ci sono testimoni silenziosi?…

—————-

In effetti i primi bagnini erano davvero contadini, venivano dai paesini dell’entroterra a “investire nella sabbia e nel mattone”. Le spiagge con magnifiche dune lavorate dal vento erano territori selvaggi piene di sterpaglie, rovi, ligustri. Il nuovo bagnino sapiente contadino dovette sarchiare, estirpare, spianare, rastrellare, delimitare, palafittare, pedonalizzare, cabinare, dipingere e ombreggiare il suo campo…. Ma ancora nessuno sapeva nuotare!!

Rosita Lappi

—————

essere testimone non silenzioso, superstite declamatore, serve a non essere solo spettatore.

Questo suggerisce Beppe Sebaste.

v. http://www.beppesebaste.com/articoli/tutti_testimoni.html

a presto

Leonardo Sonnoli

One Response to “Inattualità riminesi.”

  1. Dilum scrive:

    marco bertelli sircve:Eresia, tra le altre cose, significa anche indagare in profondit su costumi e miti del presente e del passato, e, ove necessario, non farsi scrupoli di mettere a nudo verit che restano deitro le quinte di un teatro le cui regole sono dogmi da dare in pasto alla massa, che li digerisce in un sol boccone e senza masticare, come fossero pastarelle che riescono sempre ad ingolosire, grazie al loro aspetto esteriore.Direi che Massimiliano, in quest’articolo, ha dato dimostrazione proprio di questo: un perfetta analisi Eretica del fenomeno Jobs.Sono perfettamente d’accordo sul fatto che Jobs, pur avendo notevoli meriti, non pare quel mito rivoluzionario che i media oggi vogliono far sembrare. Ha navigato sapientemente e con notevole genio artistico, nei mari di un mercato che, secondo me, non si mai sognato di rivoluzionare. Il suo messaggio agli universitari, che attraverso la rete ha fatto pi e pi volte il giro del mondo, quel famoso discorso del “be foolish, be hungry”, ormai uno spot che, vedrete, sar in molte campagne elettorali.Eppure trovo che sia giusto dare a “Jobs quel che di Jobs”: in un mondo fatto di slogan e di spot pi o meno pubblicitari, dire certe parole a certe persone (studenti neolaureati), pu fare l’effetto di una scossa elettrica, se giungono nelle orecchie giuste. Una scossa che pu portare nel tempo a riflessioni un po’ fuori dagli schemi, e magari realizzare una vita, un progetto, delle idee, che possano rendere compatibili le parole ai fatti.E “voglia il cielo” sia cos .Altrimenti dovremmo accontentarci di un’immagine di Jobs, ottimo cuoco, che con un pizzico di “think different” ed una grattuggiatina di “be foolish, be hungry”, ha cucinato il risotto “tecnologia e marketing”, versione riveduta e corretta dello stesso piatto che viene servito da parecchie generazioni nei migliori mercati del pianeta.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.