CONGEDO
Dicembre 31st, 2007.
In questi giorni il Journal compie un anno, potete anche chiamarlo “blog” se amate le grandi categorie semplificatorie.
Chiudiamo. Cercheremo, inventeremo, qualche nuovo giocattolo.
Chi scrive sul web, solo perché sceglie questo strumento, deve sottostare a due registri implacabili: l’accusa di dilettantismo artistico-letterario o il delirio di onnipotenza di un Sesto Potere con derive populistiche.
Sui contenuti si tira via, da queste parti.
Sul “blog” precipitano dibattiti inutili, e il torrente di parole serve solo a confondere, a non distinguere, e creare uno spazio indifferenziato ove l’originalità e la diversità implodono nel mare magnum della rete. Hanno anche provato con una legge (legge di centro-sinistra) a rendere le cose difficili.
Decine di migliaia di visitatori, la maggior parte di sfuggita o casuali, come accade spesso, ma molti hanno sostato nella lettura (ce lo dicono le nostre statistiche).
Abbiamo perso degli amici, o perlomeno coloro che credevamo amici, perché la “facilità” dell’esserci, di esprimere le proprie idee o di provare esercizi di letteratura arte e creatività quotidiana (con l’aggravante di essere letti), che la rete mette a disposizione, confligge con una concezione (ancora esistente purtroppo) da consorteria e minoranza etnica, formata da anime imbellettate che tuttavia perseguono nascostamente e ferocemente sogni di successo e affermazioni di onnipotenza intellettuale, spesso frustrate, con il grande editore o il grande gallerista.
Sono antimoderni ma attuali (molto attuali e dinamici, e traffichini).
Noi qui si voleva essere moderni anche se inattuali.
Ci si esprime con i mezzi che abbiamo adesso, come la matita da falegname o un pezzo di carbone com’era per Van Gogh.
Le teorie che affermano che esiste un SOLO e IMMUTABILE Sistema rappresentano giustificazioni autoconsolatorie alla propria immobilità.
Se hai qualcosa da dire lo dici COMUNQUE.
Altre amicizie le abbiamo consolidate e nuove sono state stipulate.
Ci lasciamo qui, in questo compleanno, perché le cose devono finire così, al meglio.
Il Journal non andrà nel cimitero della rete, resterà nella città dei vivi, magari si può rileggere. Grazie. Adieu!
Antonio Marchetti
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