I libri di Alonzo

montale.jpg

Prima o poi incontriamo sempre qualcuno che ci apre la mente.
Nel mio caso non si è trattato di un’apertura tanto delicata.
Quell’autore mi ha aperto la mente con l’apriscatole, brutalmente. Non ho potuto che opporre l’abbandono.
In quell’unico libro, che possedevo da diversi anni – che mi consentì tardivamente di dare più corpo all’istintiva stima per la persona che me lo regalò – le pagine non volevano aprirsi come si deve; non con la svogliata sicumera di chi pensa di leggere con le mani e con possesso narcisistico: «Sì, c’è quell’autore, sepolto là, tra i pochi Adelphi, bello!» senza averlo veramente letto.
Tuttavia una lontana parentela con la svogliatezza e la noia quel libro intonso doveva avercela se fu proprio un giorno di sospesa noia che decise per me, intendo la noia vera, quella pensosa, ove si è in ascolto e si attende una qualche illuminazione, forse parente di melanconia, sua cugina lontana ma ancora un po’ presa dalle cose, dagli affari, dai traffici con noi stessi.
Non avevo proprio voglia di nessun divertimento quel giorno opaco, e invece.
È stato come entrare in un’automobile che ci pareva brutta e respingente, insignificante nella sua estetica così improbabile, sbalzata da un’eccentrico carrozziere, con le sue forme spigolose e ottuse insieme, senza costrutto logico.
Ma una volta entrati la scoprite comoda e confortante e a metterla in moto vi trasporta morbida morbida, con il volante leggero e sensibile, un’ottima tenuta nelle curve, una sicura frenata ed un’allegra partenza. Insomma guidarla e lasciarsi guidare sono un piacere.
E si fa notte che non ve ne siete nemmeno accorti, mentre questa bell’auto ormai elegante fende con sicurezza anche il buio.
Cosa volete che si faccia in questi casi. Si esce, si va in libreria, si prende tutto quello che c’è di questo scrittore e si prenota quello che non c’è. Un amico ci aiuta.
Con il tempo ci si spinge alla ricerca delle prime edizioni, cose sparse, ci scopriamo un tantino maniaci. Qualche volta c’è l’azzardo di scriverci su qualcosina, da discreto dilettante, ma con pudore. E se lo dimentichiamo è perché circola ormai dentro, con naturalezza.
Ma poi vi riagguanta con una cosa nuova, la stessa, che ora leggete con occhi nuovi.
Lo scrittore sembra crescere con me e non m’interessa condividerlo tanto; so riconoscere un compagno di strada, non occorre parlarne. Basta la parola d’ordine.
Non c’è fretta nel leggerlo – figuriamoci, lui, lo scrittore che si strofina con l’immortalità – lasciamo volentieri il passo ad eroiche tesi di laurea, alla saggistica pensosa, all’aforisma dell’intelligentone, alla citazione saccente, ai festivals, ai parenti, ai figli che di mestiere fanno i figli.
Ce la prendiamo comoda, non ci sono stazioni dove scendere, ci piace solo ammirare il paesaggio, sia urbano che campestre.
Non dobbiamo chiedere il permesso a nessuno, ci prendiamo quel che più ci piace senza esami, senza giustificazioni, a cuor leggero, come in un’avventura amorosa di primavera anche in tarda età.
Entrare in città con l’automobile ecologica del mio scrittore ti aiuta a capire italianamente le strade, i monumenti, le storie sepolte appena visibili nelle cose nascoste, ti fa resuscitare gli uomini che transitarono alla meglio in quella piazza, in quel vicolo smemorato, in quella casa annoiata; ti rianima l’inanimato e sotterra definitivamente la bandiera retorica della nostra incorreggibile stupidità, facendola sventolare in un ultimo e finale guizzo funebre.
Con lui, con lo scrittore, ho cominciato a farmi una biblioteca, la paternità di tutto quello che è venuto dopo è sua.
Insieme ai libri iniziai anche a collezionare le ragazze.
«Li hai letti tutti questi libri, Alonzo?»
«Certo che no» risposi.

One Response to “I libri di Alonzo”

  1. Bulletin News scrive:

    Fantastic blog post about I libri di Alonzo! Thoroughly love this interesting posts.

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.