Archive for dicembre, 2011

Dal sacro a Pappagone

lunedì, dicembre 12th, 2011

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antonio marchetti maestro orchestra.

Nel Museo dell’Opera del Duomo in Firenze, meno frequentato dalla massa turistica, si trova una Pietà di Michelangelo, conosciuta come Pietà Bandini. Vuoi per la tarda età, vuoi per crisi depressive o per il blocco di marmo impuro, Michelangelo non era molto soddisfatto di quest’opera che lasciò incompiuta.

Mentre guardo con attenzione e svago questa possente scultura un signora al mio fianco osserva anche lei, rapita e, prima di allontanarsi, si segna con la croce.

Già, quasi dimenticavo che si tratta di un’immagine sacra, un oggetto di culto. La mia vicina vede con occhi diversi, “sente” in modo diverso dal mio? Giorni sono, in televisione, di sfuggita, in un talk-show “culturale” un critico d’arte, che mi ricorda sempre il personaggio famoso Pappagone, interpretato dal grande Peppino De Filippo, mette a confronto i colori di quadri famosi con quelli delle magliette delle squadre di calcio. Pappagone può fare con le immagini quello che vuole. Anche le tifoserie possono avvicinarsi all’arte, categoria forse mancante nel globale e sempre più degradato “Museo immaginario”, e sentirsi orgogliose che il bianco e nero della Juve rimanda ad un quadro di Manet. Tra la signora che si fa il segno della croce e il gioco di Pappagone la distanza è abissale, più di quanto avrei potuto immaginare appena qualche anno fa.  Per quanto mi riguarda, ormai, sono tolto di mezzo: troppo antico per seguire Pappagone e troppo affetto dal “contemporaneo” per seguire la signora.

Biblioterapia erotica. Lorella Barlaan

sabato, dicembre 3rd, 2011

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antonio marchetti biblioteca gambalunga

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A Rimini si affastellano tantissime iniziative culturali e questo “tantissime” sta ad indicare una città viva e ricca di curiosità intellettuali, ma allo stesso tempo anche una mancanza di concertazione, di regia, di armonizzazione, di caratterizzazione delle alterità, cosicchè non si fa differenza tra la divulgazione di basso livello dalle altezze e raffinatezze per palati fini. Inevitabilmente, i delusi, abitano in entrambe le parti. A questo si aggiunge la vocazione cittadina ad una cultura di massa, derivata dal turismo consumistico ove la quantità fa la qualità. Una di queste altezze cittadine l’ho ritrovata ier sera al Liceo Musicale Lettimi, in via Cairoli; uno spazio che è sempre un piacere visitare. Attraversando i lunghi corridoi con le travature a vista, accompagnato dai suoni degli strumenti degli ultimi studenti che si attardavano allo studio, sono arrivato nella saletta ove Lorella Barlaan teneva una conferenza sul tema “Etica ed erotica del lettore”, nell’ambito dell’iniziativa “Biblioterapia”. Le parole della Barlaan erano intervallate dalla lettura, svolta da un attore, di brani scelti: Wladimir Nabokov, Virginia Wolf, Paul Celan… Una narrazione testuale efficace. L’intervento della Barlaan, molto denso, mi ha fatto pensare molto, soprattutto per gli autori citati. Riappare Roland Barthes, oggi un po’ dimenticato e sgualcito, ma che merita di essere riacciuffato. Per la mia generazione è stato importante. Poi mi è venuto in mente ciò che Hemingway pensava degli italiani: una metà scrive libri mentre l’altra  è analfabeta. Si può desumere che chi scrive è anche colui che legge, e che chi legge scrive, in una relazione di tipo sociologico e per certi versi autoreferenziale, e ci si chiede chi sono i lettori, dov’è il lettore puro. Anche Barthes in fondo dichiarava di aver cominciato a scrivere perchè si accorgeva di non trovare scritto ciò che lo interessava. Chi legge, scrive, in qualche modo. Lo si può dire? Non saprei.

La comunità dei lettori – ed il termine comunità è improprio perchè la lettura si fa in solitudine, con una voce interiore e ciascuno ha la sua – è, o dovrebbe, essere silenziosa. La lettura è un diletto, che si custodisce con pudore, non va esibito ed esaltato e non può diventare terapia. Terapia è parola opposta a diletto o piacere. Troverei bizzarro chi, sottoponendosi ad una terapia, provi diletto e piacere da essa.

Il vero lettore, l’autentico lettore, è il “dilettante”. Naturalmente ci sono forme “dilettantistiche” (il contrario di “dilettantesco”) di alto livello, come in Savinio o Flaiano o Carmelo Bene. Ciò che mi accomunava alle parole della Barlaan e al suo labirinto citazionista (come in Borges, ove la carta geografica sostituisce il mondo), e alla passione per lo studio ove non ci si ferma mai, è la dimensione dell’autodidatta, del dilettante. Io sono come lei. Eroi dilettanti ed autodidatti, che “ogni volta” devono dimostrare il loro essere al mondo. Da lettori, leggeri, quotidiani. Senza terapie.