Archive for settembre, 2007

Saviano, la fine di agosto, il nostro ritardo

martedì, settembre 4th, 2007

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Dittatori

«È consentito un caffè?»
«No, no, prima andiamo a comprare lo zainetto.»
«Va bene, dopo però ci fermiamo così io prendo un caffè.»
Eccolo il nuovo padrone di casa, di fronte al quale la madre deve piegarsi.
La madre, la donna, chiede il permesso ma non le viene concesso.
Dopo la crisi della famiglia patriarcale, dopo il padre padrone, attraverso gli steps della “rivoluzione femminile”, dell’emancipazione, della parità, della libertà, eccolo là il nuovo despota a cui tutto è consentito.
È scappato fuori da quell’apparente caos, liberatorio, ma ti inchioda ad un punto di partenza paradossalmente più arretrato di tua madre e persino di tua nonna.
Però, te la sei voluta.

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Capiscioni

Veltroni capisce tutto. È Capiscioni. Veltroni-Capiscioni propone in dieci punti come armonizzare il pianeta tasse. Dieci, come i comandamenti, qui non si scherza. Questo decalogo viene presentato come se si desse dello stupido a Prodi e al Governo. Perché Capiscioni scavalca tutti e, potendo, oscura la già debole luce di questo inesecutivo, impelagato tra le altre cose in dibattiti sui lavavetri. Torna alla mente D’Alema e la bicamerale, che offuscava il primo governo Prodi, anche se il premio più prestigioso lo ha avuto Bertinotti che lo fece cadere, ora Presidente della Camera.
In queste latitudini il presente non esiste. Ci sono però le inarrestabili ascese dei narcisisti Capiscioni.

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Gomorra

Hanno fatto tutto da soli ho hanno ingaggiato qualche consulente, qualche professore o critico letterario? Se lo fanno spiegare o i nuovi emergenti sono anche buoni lettori? Sarà perché si parla di loro o perché i ragazzi potrebbero sottrarsi dalla manovalanza criminale?
Come avranno valutato i camorristi questo?:

Quando tutto ciò che è possibile è stato fatto, quando talento, bravura, maestria, impegno, vengono fusi in un’azione, in una prassi, quando tutto questo non serve a mutare nulla, allora viene voglia di stendersi a pancia sotto sul nulla, nel nulla. Sparire lentamente, farsi passare i minuti sopra, affondarci dentro come fossero sabbie mobili. Smettere di fare qualsiasi cosa. E tirare, tirare a respirare. Nient’altro…

Roberto Saviano è scrittore. Accostarsi a lui vuol dire accostarsi alla letteratura. In Saviano c’è una bella scrittura (la bellezza sta nello stile con il quale si descrive l’orrore). Ma anche buone letture. Ci ritorneremo, ma intanto cominciamo col dire che oltre a tutelare una persona minacciata per le cose che scrive è “dovere” tutelare ed accudire la nostra buona letteratura e di conseguenza i nostri scrittori. In fondo, tutte le ambiguità sul “caso” Saviano sono le stesse ambiguità e ipocrisie che aleggiano sulla letteratura, con la differenza che Saviano ha una colpa inespiabile nei nostri quartieri intellettuali: il successo.

Pablo

domenica, settembre 2nd, 2007

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Pablo è un ragazzo di 13 anni, enorme. In altre epoche avrebbe goduto dell’appellativo di gigante, venerato e temuto.
L’avvicinarsi dell’inizio della scuola lo terrorizza e per pacificarsi mangia ancora di più.
I compagni lo tormentano, lo chiamano Cicciogay, mentre le compagne sono sottilmente più feroci chiamandolo Pisellin.
Fortunatamente nelle scuole non si insegna più nulla ma in compenso si stanno trasformando in cliniche e Pablo ha a disposizione la psicologa, la grafologa, la dietologa, la riflessologa e la sessuologa.
Quando Pablo è in ansia mangia; se potesse mangerebbe anche i compagni.
Ha grandi capacità di calcolo, a volte sembra che dia i numeri ma in realtà è capace in due secondi a fare la somma della targa di un’auto appena intravista; in matematica è troppo veloce e lo prendono in giro perché in classe pensano sia anche demente.
Quando disegna è delicato e sensibile ma non finisce mai il lavoro perché si mangia tutte le matite. Scrive poesie per le sue compagne che regolarmente gli vengono rubate e lette la mattina dopo davanti a tutti, in uno sbellicarsi di risate.
Pablo veste da sportivo americano anni Sessanta, indumenti confezionati dalla madre che, si dice, sia una sciroccata.
La psicologa un giorno gli ha chiesto se per caso si drogasse e Pablo ha scorreggiato per l’ansia provocatagli dalla domanda. La psicologa svenne. La sessuologa invece gli aveva chiesto una volta se si masturbasse e lui le ha timidamente proposto una mangiata di pizza con lui. La sessuologa rispose che la seduta era finita. Quella sera Pablo mangiò sette pizze, ma non si masturbò.
Il futuro di Pablo noi forse non lo conosceremo mai, ma di certo migliorerà quando lascerà la scuola e potrà realizzare il suo sogno di matematico.