Archive for the ‘Nuda vita’ Category

Il periodo che verrà

lunedì, maggio 10th, 2010

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antonio marchetti mafia.

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Il periodo del futuro Il periodo della salsedine Il periodo cioè Il periodo della foruncolosi Il periodo delle calze a rete Il periodo del bel freddo Il periodo quand’eravamo quattro gatti Il periodo dei paninari Il periodo sfigati ma belli Il periodo del non ci vado Il periodo del riflusso Il periodo delle interminabili mestruazioni Il periodo del pudore Il periodo del walkman Il periodo degli exogini Il periodo del piatto Lenco Il periodo delle spiagge libere Il periodo dei periodici Il periodo della new ave Il periodo delle pomiciate Il periodo della morte dell’arte Il periodo delle citazioni Il periodo della forza Il periodo dei dungeons & dragons Il periodo delle gonne con le frappe Il periodo del dopoguerra Il periodo di sto bene da solo Il periodo dell’anoressia Il periodo del vino e gassosa Il periodo del tirare tardi Il periodo del 1° maggio Il periodo della fellatio Il periodo della psicoanalisi Il periodo dei pattini Il periodo del moscone Il periodo dell’ideologia Il periodo di Truffaut Il periodo delle farneticazioni Il periodo muto Il periodo del riso in bianco Il periodo delle tele ad alto spessore Il periodo dell’Einaudi Il periodo del transistor Il periodo della parrocchia Il periodo degli yuppies Il periodo delle scoregge Il periodo del non te la dà Il periodo del pompelmo Il periodo delle cartoline Il periodo delle osterie Il periodo del facciamoci del male Il periodo domani parto Il periodo di Gian Maria Volonté Il periodo dei cunnilingus Il periodo di Eduardo Il periodo dei francesi Il periodo del flipper Il periodo dello zainetto Il periodo delle sveltine Il periodo della 500L Il periodo della disco music Il periodo del Moxy Bar Il periodo di Patty Pravo Il periodo delle mostre Il periodo dell’autostop Il periodo delle femministe arrapate, Il periodo delle senza mutande Il periodo del jukebox  Il periodo della bulimia Il periodo del maschio in crisi Il periodo delle femministe pure Il periodo degli scandali al sole Il periodo degli spaghetti aglio e olio Il periodo degli Inti Illimani Il periodo di Aldo Moro Il periodo dei festivals Il periodo di Carmelo Bene Il periodo dei fascisti Il periodo dei Jefferson Airplane Il periodo dell’austerity Il periodo dei freaks Il periodo di Alighiero & Boetti Il periodo delle vergini Il periodo degli aborti Il periodo dei punks Il periodo dei concerti Il periodo dei figli Il periodo dei Police Il periodo dei cretini Il periodo faccio il creativo Il periodo dei posters Il periodo dei funerali Il periodo dell’iPod Il periodo del Muro Il periodo in tenda Il periodo della semiologia Il periodo del trendy Il periodo di lisciarsi i capelli Il periodo del farsi un culo così Il periodo dell’inchiostro di china Il periodo vedo gente faccio cose Il periodo degli stronzi Il periodo dei compagni Il periodo dei ghiaccioli Il periodo dei concettuali Il periodo di Keith Jarrett Il periodo dello yogurt fatto in casa Il periodo degli agriturismo Il periodo dei terremoti Il periodo degli aperitivi Il periodo di Pertini Il periodo di Andrea Pazienza Il periodo degli assessori Il periodo del teatro Il periodo dei comunisti Il periodo degli sponsors Il periodo dell’Altra domenica Il periodo di Sergio Leone Il periodo della fame Il periodo delle salopettes Il periodo di Brian Eno Il periodo del dolore Il periodo edipico Il periodo della bruschetta Il periodo degli acrilici Il periodo dell’infradito Il periodo di Bataille Il periodo dei festival dell’Unità Il periodo degli zatteroni Il periodo dell’uovo alla coque Il periodo dell’eskimo Il periodo sempre solo Il periodo dei quaderni piacentini Il periodo dei sandali alla schiava Il periodo che palle Il periodo del carnevale Il periodo dell’identità Il periodo del venire dentro Il periodo delle Mini Minor Il periodo tei capelli rasati Il periodo dei pubs Il periodo della Protezione Civile Il periodo dello sballo cattivo Il periodo della spirale Il periodo del mio nome è Bond Il periodo della grappa Il periodo di Accattone Il periodo delle scarpe a punta Il periodo dell’accoglienza Il periodo delle moto Il periodo del portfolio Il periodo del giubbino Il periodo non mi piace più niente Il periodo del curriculum Il periodo delle gonne con lo spacco Il periodo di Charlotte Ramplin Il periodo delle discoteche Il periodo delle Timberland Il periodo della potenza Il periodo del mi manchi Il periodo che piangevo Il periodo delle vibrazioni Il periodo del dancing Il periodo di Maciste Il periodo del Martini dry Il periodo del cinema d’essai Il periodo della sorellanza Il periodo delle fidanzate Il periodo della camera oscura Il periodo persecutorio Il periodo della Nikon Il periodo della mansardina Il periodo degli scoppiati Il periodo dell’artigianato Il periodo delle espadrillas Il periodo di Van Der Rohe Il periodo in un certo modo Il periodo del viaggio in India Il periodo del tirare tardi Il periodo delle veline Il periodo dell’Aids Il periodo tuttavia Il periodo delle serigrafie Il periodo degli indiani metropolitani Il periodo della fellatio Il periodo dell’attacchinaggio Il periodo della filosofia Il periodo dello scanner Il periodo degli idioti Il periodo delle Estati Romane Il periodo del fumetto Il periodo della pizza Il periodo della quinta marcia Il periodo di Bologna Il periodo delle gallerie che aprono Il periodo del tu non entri Il periodo dei traditori Il periodo dei vip Il periodo delle gallerie che chiudono Il periodo dei leccaculo Il periodo stupido Il periodo della mafia Il periodo delle associazioni culturali Il periodo intollerante Il periodo delle enoteche Il periodo dei periodici Il periodo di Riccione Il periodo delle vacche grasse Il periodo della colla Attack Il periodo delle bombe Il periodo di Frigidaire Il periodo dello Stadio Il periodo degli anni di piombo Il periodo di Wenders Il periodo dei festivals di Santarcangelo Il periodo dei campeggi Il periodo dell’abbordaggio Il periodo di Neil Sedaka Il periodo di Flaiano Il periodo dei cattivi maestri Il periodo dei librai Il periodo degli arrosticini Il periodo dell’orticello Il periodo della carta di credito Il periodo della luce tagliata Il periodo della cabina telefonica Il periodo cerco casa Il periodo delle scopate in macchina Il periodo dei pederasti Il periodo dei maglioni fatti a mano Il periodo Artaud Il periodo dei froci Il periodo di Hermann Hesse Il periodo delle spillette sulla giacca Il periodo pericoloso Il periodo delle sciarpe lunghe Il periodo degli omosessuali Il periodo della P38 Il periodo della P2 Il periodo della pipì fuori dal vaso Il periodo della cellulite Il periodo dei floppy disk Il periodo dei gay Il periodo di Sottsass Il periodo dell’usato Il periodo delle lesbiche Il periodo dei ceramisti Il periodo delle maniche che coprono le manine Il periodo dei supermercati Il periodo Canetti Il periodo dei viaggi in treno Il periodo di Porta Portese Il periodo dove c’era solo la masturbazione Il periodo della deregulation Il periodo di Primo Levi Il periodo di Sanremo Il periodo del divorzio Il periodo dell’ascolto Il periodo della vita bassa  Il periodo del minimalismo Il periodo di Piazza del Popolo Il periodo dell’autoriduzione Il periodo di Perry Mason Il periodo di Umberto Bindi Il periodo dell’università Il periodo dei film di Bergman Il periodo di Sandro Bolchi Il periodo dell’home page Il periodo del sacco a pelo Il periodo della stufetta Il periodo dell’ottimizzare Il periodo dell’”altro” Il periodo del politicamente corretto Il periodo di via Mascarella Il periodo del vedo gente Il periodo delle guerre giuste Il periodo dell’ECM Il periodo dei kamikaze Il periodo dell’usato Il periodo degli scrittori dell’Est Il periodo del web Il periodo del come sei in forma Il periodo del Loden Il periodo delle parrucche Il periodo sempre duro Il periodo dei video Il periodo delle ciglia finte Il periodo della carta carbone Il periodo degli shorts Il periodo dei puzzles Il periodo del design Il periodo di Gino Paoli Il periodo di Alfabeta Il periodo dell’”amicale” Il periodo dei suicidi Il periodo delle bevute Il periodo delle scarpe clark Il periodo del fare legna Il periodo del jazz Il periodo dell’alba Il periodo dei processi Il periodo dei ciellini Il periodo del gioco a scacchi Il periodo del ciclostile Il periodo del piercing Il periodo delle canne Il periodo dei ladri in casa Il periodo delle cene in piedi Il periodo degli sfratti Il periodo del nostro territorio Il periodo dei condoni Il periodo delle televisioni Il periodo dei cataloghi Il periodo la coca mai Il periodo della sodomia Il periodo dell’idrolitina Il periodo delle assembleee Il periodo dell’arredo urbano Il periodo dei docenti Il periodo delle multe Il periodo dei berlusconiani Il periodo dell’attimino Il periodo delle facce da culo Il periodo dei diari Il periodo dei debiti Il periodo del monitoraggio Il periodo delle palestre Il periodo dell’autocoscenza Il periodo degli zoccoli Il periodo della brochure Il periodo del mi consenta Il periodo del profilo Il periodo delle cravatte Kenzo Il periodo dell’art advisor Il periodo chicchissimo Il periodo Dio è morto Il periodo pensa positivo Il periodo fottiti Il periodo dei comici Il periodo vintage Il periodo di Veltroni  Il periodo dei giovani Il periodo della cineteca Il periodo debole Il periodo della Lega Il periodo del Viagra Il periodo delle badanti Il periodo che non ricordo Il periodo no global Il periodo delle rondini Il periodo del mio giardino Il periodo dei vecchi libri Il periodo osservo i gatti Il periodo dei puttanieri Il periodo del sono in forma Il periodo degli stranieri Il periodo delle moschee Il periodo mi indigno Il periodo che sfugge Il periodo del bel culo  Il periodo come sono grasso Il periodo di cucirsi i bottoni Il periodo del pessimo padre Il periodo della prostata Il periodo delle menopause Il periodo dei tecnici Il periodo del farlo da dietro Il periodo di facebook Il periodo dell’erezione Il periodo ascetico Il periodo fuori porta Il periodo dell’aglio di Sulmona Il periodo del portiere di notte Il periodo sono stupido Il periodo disincantato Il periodo qualunquista Il periodo lento Il periodo immunitario Il periodo col senso di colpa Il periodo inutile Il periodo vuoto Il periodo che aspettiamo…

 

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© Antonio Marchetti

Ballando ballando

sabato, marzo 27th, 2010

senza titoli

L’uomo che sembra tirare di boxe in realtà sta ballando. Balla sul palco della pubblica piazza. È un ministro della difesa dello Stato italiano ed esiste una genealogia. Vedendolo si pensa alla tragedia di un uomo ridicolo; ma la tragedia è solo nostra. È un fascista, i suoi nemici naturalmente sono i comunisti in questa Italia secessionista e virtuale. Certo non siamo nel 1914-15, tra i fumi fascinosi di D’Annunzio e Mussolini che esaltavano la guerra e la distruzione rigeneratrice. Qui le rovine conoscono la forma fredda, ove al posto dei morti ci sono i perdenti nella vita, mentre gli eserciti sono mafiosi e lacchè. Come rappresenterebbe un nuovo pennino alla George Grosz quell’uomo, quel ministro, che balla scompostamente sul palco?

Trent’anni fa i fascisti non ballavano, a ballare erano i socialisti e qualcuno scriveva anche libri sulle discoteche. I socialisti all’epoca ballavano come i passeggeri del Titanic che affondava inesorabilmente. I fascisti ballano oggi, come al solito fuori tempo, appena appena ringiovaniti dall’acqua Fiuggi. Quella che una volta si chiamava maggioranza silenziosa oggi straparla in piazza ripetendo, utili idioti, le parole del Padrone. Il pubblico di quel ministro è composto da persone senza cervello che ha riscoperto la parola, anche se non sua. I poveretti ubbidiscono persino alla parola amore (sino ad ora a loro sconosciuta). Il partito dell’amore in verità nacque nel 1991 a sostegno di una pornostar (oggi ci sono solo escort), Ilona Staller, in arte Cicciolina, ex moglie dell’artista-star Jeff Koons.

Ieri il Partito dell’Amore era il partito delle pornodive. Oggi è il Partito dell’Imperatore Porno-Pop.

Il Laboratorio Italia è ancora aperto.

Giorgio Diritti. “L’uomo che verrà”. Ma il grande regista già c’è.

giovedì, febbraio 4th, 2010

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antonio marchetti country

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Sapevo di andare a vedere un grande film. Dopo quel capolavoro de “Il vento fa il suo giro” – un film ove mi parve precipitassero in forma contemporanea la teoria mimetica e persecutoria di René Girard – non potevo dubitare di Giorgio Diritti e di questo suo secondo film, “L’uomo che verrà”. Anche qui lingua intrusa, comunitaria; è la lingua di terra, la lingua materna, il dialetto. Le didascalie segnano la nostra distanza (dalla terra e dalla comunità ancorché dalla lingua). La storia la viviamo attraverso gli occhi di Martina, una bimba di 8 anni che non parla, parlano gli altri, gli adulti. Che l’infanzia abbia in sé risorse impensate e sottovalutate ce lo dimostra la vita attiva e la concretezza di Martina, con la sua capacità di andare oltre il dolore, attivando potenzialità salvifiche, per sè e per l’altro, che la spingono a farsi carico di una totale catastrofe e della  scomparsa di un mondo (del mondo). La vita di comunità di quel 1944 che ci viene raccontata rende quasi incommensurabile lo spazio che da essa ci divide mentre la narrazione di un evento indicibile (affidato a chi non può parlare) come la strage di Marzabotto riapre ferite mai emarginate chiamandone altre più vicine, presenti e future.

L’umano appare volgendo le spalle ormai alle ideologie ed alle narrazioni di fondazione sottraendosi ai doppi: risentimento-redenzione, colpevole-innocente, carnefice-vittima, condanna-perdono. Nella rappresentazione del “qual’è”, l’evento appare ancor più feroce, proprio nel ritirarsi di una soggettività critica. Ma se guardiamo il film con gli occhi di Martina, se siamo cioè in grado di tornare alla nostra infanzia, una soggettività dunque perduta, la storia ci apparirà forse miniaturizzata e ingrandita al contempo ma piu “reale” e terribile.

Abbiamo un grande regista italiano; suonerà retorico ma che importa, ci piace dirlo.

Che cos’è un padre?

giovedì, gennaio 28th, 2010

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antonio marchetti patrimonio

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Che cos’è un padre?

È colui che viene dopo.

In che senso?

Nel senso che non può competere con la fase nutritiva e  protettiva della madre e di conseguenza il padre “dovrebbe” intervenire quando si ha un progressivo distacco del figlio da tale rapporto di dipendenza simbiotica.

Quando si ha il distacco dalla madre?

A volte mai, spesso ad età molto adulta. Nei casi di separazione dei genitori il rapporto con la madre si è materializzato in forme poco naturali e spontanee, direi distorte.

Perchè?

Perchè sulla donna campeggia l’aura sacrale della maternità che spesso viene giocata fuori tempo massimo. È un ruolo che a volte la donna assume andando contro se stessa e le proprie libertà, ne è come risucchiata. Oggi questa contraddizione raggiunge livelli massimi. Chiederei invece: cos’è una madre?

Le ripeto allora  la domanda, cos’è un padre?

Un padre è anche colui che accudisce i figli, ma in forme diverse.

Diverse in che senso?

Nel senso temporale e funzionale. Il segno paterno spesso si rivela nei tempi lunghi mentre nella cura filiale vengono soddisfatti da parte paterna dei bisogni che non potranno mai competere con il femminile.

Quali bisogni ad esempio?

Quelli della “differenza” per esempio o dell’autonomia. Può sembrare un paradosso che un pensiero della “differenza” (un “agire” della differenza), il cui spazio teorico è stato per decenni occupato dal genere femminile, possa  oggi abitare la mente e il comportamento degli uomini, dei padri. Purtroppo tali caratteristiche di genere vengono come annebbiate nel rapporto di coppia, consumate dal sempreuguale o nella rincorsa affannosa di una “tenuta”. Dico purtroppo perchè, altro paradosso, è nella rottura del rapporto dei due che il terzo, il figlio, si staglia e avanza con forza.

Il rapporto filiale sembra chiarirsi, nelle reciproche identità, quando due genitori si separano? Cosa accade a questo punto?

Accade che le verità di ciò che siamo vengono smascherate davanti ai figli. Non conta la cultura o il grado di sofisticata civiltà che esprimiamo nella vita activa. Conta invece quanto siamo resistenti al retaggio regressivo e istintuale che irrompe nell’emergenza che la nostra intellettualità, in tempo di pace, distribuiva in eleganti propositi verbali.

Come agiscono allora le differenze nella formazione dei figli in questo caso?

Formazione, bella parola. L’ho sempre preferita alla parola educatore. Formatore era una parola che usava Pasolini. Parola che ricorda le mani e l’argilla. Parole che vestono la nostalgia ed il perduto. Ogni genitore, oggi, deve fare i conti con il perduto, con quel qualcosa che perdiamo ogni giorno ormai. Mi riferisco a genitori pensanti e maturi, evidentemente non ad una maggioranza.

Il femminile oggi oscilla tra appropriazione e rancore che a volte si trasformano in vendetta e manipolazione. Ripeto, è quello che eravamo prima del rapporto di coppia a riapparire; se qualcosa prima non era ben registrato e chiarito l’attrazione del caos aumenta.

Il figlio diventa in questo punto critico il piano geometrico ove proiettare le proprie identità. L’identità femminile agìta sulla “formazione” dei figli,  in questa fase storica italiana, è frantumata in tante porzioni di specchio che si allontanano dall’unità. Oggi una grave responsabilità spetta alle madri.

Quale?

Quella di saper scomparire. Di praticare il distacco, cosa che riesce più naturale all’uomo, è evidente. Il figlio viene fuori dal corpo, l’uomo ne è originariamente spettatore, distaccato. Ma se l’uomo in qualche modo ha recuperato il distacco accostandosi in forme affettive e “corporali” la donna sembra vivere una frantumazione identitaria che al momento della relazione con il figlio potrebbe andare a pescare in scenari pre-culturali e tribali che si vanno molto spesso  ad aggiungere al rancore verso il maschio poco dominante o deludente.

Questa sua analisi potrebbe risultare pericolosa addossando alla donna un carico pesante e quasi un destino. Una riedizione di Otto Weininger con il venticello del politicamente corretto.

È vero, c’è questo rischio. Non dimentichiamo che la “cura” per il femminile si estende spesso per più generazioni. La donna si fa carico, da figlia, dei genitori anziani. Gli uomini sono sfuggenti o aiutano nelle forme che gli sono proprie. Ma il femminile cura nel corpo del malato, del genitore anziano. La relazione con il corpo, luogo da cui si proviene e in cui precipitiamo nel dissolvimento, è una sensibilità esclusivamente femminile.

Perchè il corpo sembra essere competenza della donna, anche nelle forme di disfacimento?

Non vedo differenza tra l’esibizione erotica del corpo femminile, nella sua vendita mediatica, e l’accudire una madre malata senza più dignità di persona. Da un certo punto di vista la vita “corporea” della donna spinge verso comportamenti diversi dall’uomo, visto che questo universo è a lui estraneo. Ma quando l’uomo tenta di accorciare il distacco pare essere rigettato nel dominio antropologico del femminile materno.

Ripeto, viviamo un periodo di grave regressione culturale ove il femminile, che prima in qualche modo aiutava l’uomo a crescere, è precipitato in una preoccupante distonia. E l’uomo dovrà crescere da solo. Per i giovani uomini, poi, vuol dire crescere senza la madre.

Può chiarire meglio questo ultimo passaggio?

Lei sentirà spesso donne e madri che si lamentano di compagni e figli che non collaborano o non aiutano nella vita domestica. Le donne che si lamentano dei loro uomini educano i loro figli maschi con modalità che riproducono le caratteristiche degli maschi futuri. Il maschio è così perchè sono anche le madri a volerlo. Se veramente nel femminile poteva risiedere un giorno il cambiamento mai come oggi ne siamo tanto lontani.

Il distacco ben temperato.

sabato, gennaio 9th, 2010

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Certo è dura la scuola per i nostri (perchè mai “nostri”?) giovani.

Fanno fatica per quelle cose che per noi dell’altro ieri era quasi relax.

Pensieri della possibilità occupano i cervelli dei (vostri?) ragazzi.

La ricerca della possibilità rinuncia, o non la capisce, all’essere ora, nel presente, a dire in forme non omertose e non vili ciò che hanno da dirci, a noi, a me, a quelli di ieri l’altro.

La loro ricerca delle “possibilità” segue i sentieri dell’illimitato contemporaneo ove possibile e impossibile convivono, rendendo vana la ricerca stessa.

Questo “non sapere”, purtroppo e molto spesso, viene come “tradotto” ( e dunque tradito) dagli adulti (siamo sempre noi di appena un momento fa storico). Già, i padri e le madri. Vogliono prendere in mano il volante di quella splendida fuoriserie chiamata “possibilità”, per i figli, ma sostituendosi ai disegni di quel regno animale necessario e cruento che li chiama.

Poi, se i figli non si allontaneranno e non seguiranno più le leggi naturali del distacco, saranno i loro padri e le loro madri a punirli, rovesciando loro l’orrore di una vecchiaia (in un universo sociale ove la morte è differita ad oltranza), spandendo l’olezzo chimico della morte che circola nella casa, quella ove si torna sempre.

Le possibilità dunque possono restringersi e rattrappirsi, ancora, nell’unica e ultima casa che si chiama famiglia.

Il femminile in questo caso offre coinvolgimenti vertiginosi, confliggendo continuamente con le sponde del possibile e del non possibile.

I giovani contemporanei dovranno prima o poi stilare un contratto nei rapporti tra generazioni…  se vorranno scegliere la via del distacco.

Antonio Marchetti a Cansano (AQ)

lunedì, dicembre 21st, 2009

 

Il paradigma dell’emigrazione ispira questa installazione di Antonio Marchetti espressamente realizzata per Cansano. Un paradigma del moderno e della contemporaneità raccolto in una pittura tridimensionale fatta di abiti, stracci e oggetti “narrativi” sulla quale si sovrappone una videoproiezione archeologica- antropologica; mentre il sonoro comprime lo spazio pressurizzandolo, in ossessivo e ripetitivo leit-motiv acustico che martella la mente e le memorie. Non si pensa solo alle emigrazioni di almeno due terzi del secolo XIX, gli italiani del ceto medio alfabetizzato, degli esuli, dei patrioti e  degli aristocratici che in America o in Inghilterra fondarono riviste e imprese. Qui ci si riferisce soprattutto ai quattro milioni di emigranti tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, spesso analfabeti, sino a quelli intervistati da Mario Soldati nelle banchine dei porti negli anni Cinquanta a cui chiedeva: cosa vi siete portati da leggere?

La storia si svolge per specularità rovesciate. Noi da diversi anni conosciamo l’immigrazione, siamo l’America per centinaia di migliaia di persone. Lampedusa, o le rive fatali, i centri di prima accoglienza sono la Ellis Island nostrana. I nostri comportamenti sono il riflesso nello specchio scuro di una memoria che rimesta nel corpo della nostra identità. Senza esprimere giudizi o valutazioni “morali”, più semplicemente, l’intenzione  di Antonio Marchetti è quella dell’arte: invitarvi nelle proprie stanze offrendovi una narrazione contemporanea.

In fondo anch’io – scriveva Ennio Flaiano di se stesso – sono un emigrante, un emigrante intellettuale.

 

variosondamestesso  ® riproduzione riservata

 

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Io ho ferito il cavaliere.

domenica, dicembre 13th, 2009

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Sono stato io a colpirlo in faccia. Non sono cose che si programmano, avverti che sei uscito da te stesso, che hai abbandonato te stesso che consideri spazzatura, puro rifiuto inutile. Ho colpito lui ma in realtà ho colpito mio padre, mio fratello, e anche mia madre, tutte persone che mi hanno ridotto la merda che sono. Di ritorno dall’igiene mentale e dalle solite chiacchiere o di ritorno dal lavoro a settecento euro verso quel tugurio di stanza giù al Naviglio Pavese dopo le ex Cartiere Binda, dove lavorava quel bastardo fascista di mio padre, ho cambiato piano per andare a sentire il cavaliere. Il capo tuonava nella piazza, con il dito sempre puntato (come faceva sempre quella bestia di mio padre) e si è avvicinato muovendo una massa di gente ed energia come Padre Pio e così, tranquillo, gli  ho sbattuto in faccia quella stronzata che mi ritrovano in mano per fargli veramente male. La sua faccia col sangue che ho intravisto quando lui è stato insaccato in macchina era quella che volevo vedesse tutto il mondo. Solo dopo il gesto ho capito che lo sbotto di sangue che gli avevo procurato significava qualcosa di grande, come dicono a Dubai: un gioiello e una icona, due delle tre parole magiche. Ho pensato, mentre mi saltavano addosso, che quell’immagine sarebbe stata uno stimolo ad alcune budella immortali dell’Italia che si piega ad un dito puntato. Quel sangue, il sangue di quell’animale-uomo, finalmente uomo e non più cavaliere, avrebbe acciuffato l’immaginario storico degli italiani. “Immaginario”, la terza parola magica del mondo virtuale di Dubai-Truman Show. Spero mi metteranno in un luogo tranquillo, appena un po’ meglio del tugurio dove vivo.

Al centro dicono che sono intelligente e colto, e che potrei fare tante cose se solo lo volessi.

L’ho fatto.

Nostra Signora dei Turchi.

giovedì, settembre 17th, 2009

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I denti con intercapedini e plinti acciaiosi si trasformeranno in utili ancoraggi per una faccia che tende al retrattile ed alla catastrofe.

Il pene d’acciaio, incuneato nel mutabile e capriccioso cavernicolo verticale, infiammerà muscolatura  tessuti e derma che imploderanno, raccogliendosi a brandelli scomparenti e liofilizzati su un cilindro priapico-metallico smussato.

L’uso nei decenni di rialzature di calzari fatte realizzare in centri di ricerca specializzati ma parcellizzati –  per sopperire ad una autopsicomenomazione – comprometterà la spina dorsale che tenderà ad una compensazione curva, una cifosi devastante che va a pescare subdolamente nell’anamnesi ancestrale del paziente la cui retrostoria presenterà aporie e tempi vuoti; cifosi probabilmente acutizzata anche dall’attuale progressiva lesione autoprodotta delle vie cerebrellari.

Il rachitismo negli arti inferiori, già visibile in età adulta, troverà aggiuntiva tragica evoluzione in gambette non più in grado di sostenere un peso corporeo, fuori baricentro, che aumenta di settimana in settimana.

L’immagine di insieme è di un vecchio deforme, una deformità accompagnata da un dispositivo tecnologico di sostituzione che renderà la deformità particolarmente mostruosa nel suo perverso confine con l’uomo macchina, l’uomo robot, l’uomo bionico.

Allora, forse, quando il mostro apparirà esibendo la sua morte anche tecnologica (almeno così accade per ora), gli inattuali di ieri saranno i contemporanei di domani.

Italiana

martedì, luglio 28th, 2009

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Pare che le cose vadano avanti in qualche modo.

Dove si vada non saprei dire con razionalità.

In questo incessante procedere italiano non vorrei proiettare una condizione soggettiva, una percezione soggettiva, su una realtà che magari va alla grande. Coloro che definiscono il nostro precipitare non conoscono la perenne catastrofe, l’ansia continua, l’incessante fallimento che sempre ci accompagna nel nostro procedere. Poco conoscono la nostra sconnessa e quasi impossibile narrazione storica.

Siamo minori; ci piacciono i dettagli o cose che nessuno osserva ( ma prima di noi le osservavano?).

Dio non è nei dettagli. Nei dettagli sta l’uomo.

Qualche uomo. Che si fa carico dei non ancora uomini.

Allora, dove andiamo? Dove andremo lo possiamo leggere dal come stiamo.

Ma come stiamo non lo dice quasi nessuno.

Noemi e l’imperatore.

lunedì, maggio 25th, 2009

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Ammettiamolo. Se i tratti arcaici fondativi dell’italiano televisivo si coagulano nell’imperatore pop bisogna accettare la latrina. La signorina Noemi Letizia (cognome ambiguo) si lascia suggerire le risposte e si consulta con i suoi ingegneri e avvocati. La sua identità si costruisce su questa scelta. E le altre? Sono numerose. Di loro sappiamo solo quando le incontriamo nella quotidianità della nostra vita activa. È la parte che conta poco e a cui si chiede di accomodarsi nella villa imperiale. Noemi parlerà nella neo lingua post Eduardo, De Berardinis, Totò e Carmelo Bene. Per lei, per la Noemi dell’imperatore, bisogna lavorare sul nuovo teatro partenopeo. Su questa nuova lingua dei Letizia  il teatro napoletano può raggiungerci. C’è già? Mi pare da quelle parti ci sia una collezione di trofei piuttosto che spirito di ricerca.Siamo a Weimar? Ma allora il tedesco aveva, volendolo, il meglio della cultura. Qui viviamo una Weimar secessionista, semianalfabeta e drogata. Signorina Noemi, viva sino in fondo la sua identità e si immoli come nei film italiani di Maciste (mondo dal quale per strani effetti temporali lei proviene, insieme al suo papi-imperatore).