Archive for agosto, 2010

Ritorno a Saviano

martedì, agosto 31st, 2010

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antonio marchetti frattali.

Leggo sempre con attenzione gli articoli di Roberto Saviano. Alla fine appare sempre il © di Santachiara, agente ed editor del nostro scrittore, ma anche di altri non meno importanti.

Come in altri articoli e piccoli saggi di grandi autori, il ruolo dell’editor (ed in molti casi si tratta di puro writing) omogenizza la lingua rendendola pulita, piana, chiara, corretta, in un certo senso globale. Gli articoli dei vari grandi autori iniziano ad assomigliarsi.

Ciò si rende più evidente quando i cosiddetti “grandi della Terra” intervengono sui media in forma scritta. I loro interventi sono perfetti, secchi, sintetici. Ma si assomigliano quasi tutti  nello stile. È lo stile globale del writing editor.

Lo stile anglo-americano sembra vincente, piegando la complessa lingua italiana – purtroppo lingua minoritaria nel mondo –  rendendola a priori più facile nella sua traduzione.

L’editor è una figura importante perchè garantisce la circolazione del testo, la fama dell’autore ed il suo fatturato, oltre al proprio. Lo stile dell’autore diventa difficile da individuare.

Forse, se avesse un suo stile originale e poco globale, avrebbe difficoltà di mercato.

Se mi chiedete quali sono i contenuti degli articoli di Saviano risponderei che sono di grande interesse e li condivido quasi sempre.

Ma se mi chiedete quale sia il suo stile letterario e l’originalità della sua scrittura non saprei che dire.

Si potrebbe affermare che ci sia, in Saviano come in altri autori impegnati, la scelta nel farsi comprendere da tutti e dunque assumere uno stile “elegante” e formalmente orizzontale, facilmente comprensibile. La semplicità è un valore letterario, una conquista, una risorsa. Lo scrittore “scende”, posizionandosi ad una altezza media, giustamente. Ma se le semplicità si assomigliano, e se a perderci è la lingua, dalla posizione media si scivola inevitabilmente alla posizione bassa.

Sarebbe opportuno, qualche volta, invitare il lettore a salire, ad adeguarsi all’autore e non il contrario. Si perde in fatturato ma ci si guadagna in letteratura, oltre a far crescere il lettore spingendolo in alto.

Si fa sempre in tempo a ricadere nella medietà.

Ma forse parliamo di letteratura laddove non ce n’è e non vuole esserci?

Vado alla Trilogia del Nord di Céline, che mi aspetta in giardino in questo ultimo scorcio d’estate…

Infanzia bernese. Albert Anker

sabato, agosto 28th, 2010

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marchetti a berna

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Nella temperie protestante l’esperienza del tempo assume valori concreti.

I giganteschi,  mostruosamente fiabeschi, orologi delle torri bernesi ricordano che il tempo va ben speso.

Applicato al piacere e al “bon vivre”, o nelle opere, nel lavoro.

Alla fine sarà sempre la morte a spuntarla, attraverso le sue danze macabre e dispettose, rappresentate mirabilmente da Niklaus Manuel nelle vetrate della cattedrale di Berna.

Questo tempo, che si dispone nell’esperienza concreta del quotidiano vivere, nella “verità” dunque, lo ritroviamo nelle tele di Albert Anker.

Nel centenario della morte di questo grande pittore svizzero Berna gli dedica una mostra straordinaria.

Nelle sale del Kunstmuseum si dispiega in modo preminente il mondo dell’infanzia, nelle nuances dell’educazione, dello studio e della scuola con conquiste e  vergognose punizioni, del gioco, dell’abbandono nel sonno, della malattia e delle lunghe convalescenze, della morte… La vita activa…

Una grandiosa tavolozza ed uno sguardo storico attento rappresentano tutto questo, in una inquietante lateralità rispetto all’obiettivo fotografico che avanza,  che  pur affascina un preoccupato ma curioso  Anker.

Bambini, diremmo oggi, con le lavagnette, libri e quaderni, ferri per il lavoro a maglia per le bambine insieme al gioco del domino; i giochi didattici di Froebel – che oltreoceano già formavano le fantasie di Frank Lloyd Wright  bambino.

Fratelli, sorelle, madri e padri, maestri di scuola, nonni.

In alcuni quadri sono “inquadrate” tre generazioni contemporaneamente (il tempo!).

L’immaginario delle nostre cattoliche “sacralità” familiari – che rimuove le presenze maschili come il padre o un nonno, figure sconfitte dalla dominazione femminile mariana dura a morire –  qui non trovano posto.

Il tempo domestico  scorre come  il fiume Aar. Con un orso simbolico-sacrificale pronto a mordere l’immanenza.

Apprendimento, gioco, formazione, lavoro, felicità, melanconia, giovinezza, vecchiaia, morte.

Nelle centinaia di tele, tavole, disegni di Anker sembra che tutto questo si sovrapponga, o sembra vivere in un misterioso equilibrio di compresenza.

Gli orologi bernesi, pare, regolano una comunità fluida.

Ma lo era già quella rappresentata  da Albert  Anker?


Artisti quarantenni (o quasi) in via di distinzione.

lunedì, agosto 9th, 2010

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marchetti tappeto

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Diverse cose interessanti in via Serperi a Rimini in queste estive ultime settimane. (percorsiestravaganti)

Récit poetico di Sabrina Foschini, conferenza e interventi del genial-picaresco Alessandro Giovanardi; i due curano una doppia mostra “amorevole” (amor sacro). Incontri e ritrovamenti piacevoli alle inaugurazioni, quasi una risposta all’invasione degli autori in spiaggia a ricordarmi il bellissimo racconto fantascientifico di Flaiano sull'”invasione dei capolavori” nelle città. Intermezzo installativo di Franco Pozzi durante le letture poetiche: tutti seduti in doppia fila uno di fronte all’altro nel corridoio-acquario della galleria, come nelle feste private dei primi anni Sessanta, ma qui nessuno invita a ballare; piccoli ceri che Pozzi spegne tra un verso e l’altro.

Tutto elegante e un po’ fané, come petali di rose a suggello di un amore di appena ieri.

Tra i vari “giovani” artisti che espongono in questa doppiezza dell’amore, a parte le bellissime “lavagne” di Federico Guerri ed il “magister” Massimo Pulini, è il femminile a farsi largo, in un crinale storico oggi per le donne abbastanza difficile ed ambiguo. Sono le foglie fotosensibili al naturale di Lucia Baldini o le stoffe e ricami di Monica Pratelli che si muovono con i passi della lentezza, non tanto nell’esecuzione tecnica delle opere ma in una temporalità femminile che nell’arte, o forse ormai solo nell’arte, presenta una “resistenza”, un “rattrappirsi” del tempo, in una inattualità contemporanea che potrebbe aiutare tutti noi se solo ci si liberasse da vecchi stereotipi di nicchia e di vetuste alterità nostalgiche presso cui questi artisti quarantenni (o quasi) sembrano spesso rifugiarsi. Rifugio post- naufragio.

Più in generale (ammesso che ogni mostra abbia una certa cromìa), tra le variazioni del nero, si declina ancora  la memoria del “nero punk”, forse meno luttuoso e orfano di allora ma che continua ancora a segnalare, con una certa preoccupazione, la sparizione del colore.

Inattualità riminesi.

sabato, agosto 7th, 2010

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antonio marchetti foto in città.

Tracciare solchi, ripartire la terra in campi, costruire recinti. Il contadino ha trasferito al mare la sua cultura ed ha costruito gli stabilimenti balneari come se coltivasse la terra. Il bagnino, come il contadino, è all’erta per il tempo metereologico e parla sempre di perdite, di annate buone o cattive, del raccolto turistico, di fatturato. Altri contadini hanno iniziato con la piadina, divenuto poi ristorante, o con la pensioncina, poi albergo, hotel, e così via. Recentemente è stata Rosita Lappi a risegnalarmi quell’intermezzo del famoso “Rimini” di Tondelli: Pensione Kelly Hotel Kelly.

Coltivazione intensiva in spiaggia dunque, campo dentro un campo, recinti dentro recinti con il mare lontano che sfugge allo sguardo.

In fondo, se il mare sparisse, ci sarebbe questa coltivazione a sostituirlo e si potrebbe sempre provvedere con una scenografia felliniana.

Ma, visto che abbiamo evocato Tondelli, e i problematici (ma anche felici) anni Ottanta, ripenso anche a Pazienza.

Andrea Pazienza e Pier Vittorio Tondelli mi si accostano nella memoria insieme. Sono morti giovani, sono i “caduti” del secolo scorso, ma sono anche, e lo saranno sempre più,  i nuovi eroi del terzo millennio, e come gli antichi eroi saranno ricordati da giovani, saranno eterni.

I sopravvissuti invece sono condannati alla durata, e anche se vivono intensamente il presente non saranno mai eroi; forse, per il semplice fatto di esistere, sono un ingombro in quanto vivi; salvo la retorica stucchevole dei “testimoni”, che spuntano come funghi, e si inventano un “esserci” nel passato a risarcimento di un discutibile presente.

Ci sono testimoni silenziosi?…

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In effetti i primi bagnini erano davvero contadini, venivano dai paesini dell’entroterra a “investire nella sabbia e nel mattone”. Le spiagge con magnifiche dune lavorate dal vento erano territori selvaggi piene di sterpaglie, rovi, ligustri. Il nuovo bagnino sapiente contadino dovette sarchiare, estirpare, spianare, rastrellare, delimitare, palafittare, pedonalizzare, cabinare, dipingere e ombreggiare il suo campo…. Ma ancora nessuno sapeva nuotare!!

Rosita Lappi

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essere testimone non silenzioso, superstite declamatore, serve a non essere solo spettatore.

Questo suggerisce Beppe Sebaste.

v. http://www.beppesebaste.com/articoli/tutti_testimoni.html

a presto

Leonardo Sonnoli