Archive for the ‘Ombre grigie’ Category

Il Partito Democratico, qualche piccolo libro e i lettori di scambio.

giovedì, luglio 2nd, 2009

 antonio-marchettisingle-luminosi.jpgNon so più a chi parla il Partito Democratico. Non a me, almeno per ora. Nel frattempo mi sono riletto Corrado Alvaro, “L’Italia rinunzia?”, un libricino della Sellerio che lo scrittore scrisse nel 1944 e pubblicato un anno dopo. Ho accompagnato questa rilettura con un altro piccolo libro di Guido Crainz, “L’ombra della guerra”, piccola antologia critica dei nostri esordi. Io consiglierei la lettura di queste due piccole cose per seguire il Partito Democratico. I giovani, che badano allo “spessore”, troveranno questi libretti di leggerezza accettabile. Ma cosa c’entra il dopoguerra con la contemporaneità? L’assenza di lettura critica degli italiani di allora è la stessa di oggi, mentre noi, sparuta minoranza single che non va in televisione e che non ha voce pubblica ( a parte questo discutibile “journal”), dobbiamo riassistere agli errori periodici, alla retorica di un eterno ritorno e all’ignoranza. Una ignoranza che non si riscatta simbioticamente circondandosi da artisti e intellettuali vip che badano più al fatturato narcisistico ed economico che ad una appartenenza (labile e ondivaga, all’italiana). Ammettiamolo, la generazione degli oltre cinquantenni e sessantenni ha fallito da quelle parti, salvando se stessa naturalmente, si è ben autoalimentata. Dell’Imperatore non parlano mai, vivono nell’astrazione, nella rappresentazione tautologica, schiavi dello specchio. Mi appaiono perdenti. Perchè si propongono già da perdenti. Non hanno capito quasi nulla degli ultimi dieci anni.antonio-marchetti-camera-verde-1988.jpg

Riporto il testo di un articolo apparso sul Corriere della sera di oggi, a firma Claudio Magris, nel quale si denuncia il rischio di una possibile abrogazione dei lettori di scambio dalle università italiane.

 

In Italia esistono lettorati di scambio di lingua ebraica in 7 università, Torino, Venezia, Bologna, Pisa, Firenze, Roma e Napoli. Essi svolgono un ruolo fondamentale nella diffusione della lingua e della cultura ebraica così com’è parlata e vissuta in Israele oggi. La loro scomparsa sarebbe un colpo durissimo che allontanerebbe ancora di più gli studenti italiani da un mondo vivace e intellettualmente ricchissimo come quello israeliano.

 

Ci auguriamo che le università italiane vogliano rivedere questa loro decisione e che i lettori di scambio di lingua ebraica possano continuare a svolgere il loro ruolo con ancora più entusiasmo e incisività, perché la bella cultura israeliana, che ha prodotto scrittori premiati e apprezzati in tutto il mondo come Amos Oz, David Grossman e A.B. Yehoshua ( per citare solo i più famosi), possa essere sempre più conosciuta e studiata in Italia.

 

 

Minna Scorcu

Coordinatrice Ufficio Culturale

Ambasciata di Israele

Via Michele Mercati 14 – 00197 Roma

Tel. 06.36198513

Fax 06.36198555

E-mail cultura@roma.mfa.gov.il

 

 

ABOLITI PER MANCANZA DI FONDI NONOSTANTE LA NOSTRA ARRETRATEZZA LINGUISTICA

I lettori stranieri cancellati dall’università

Sarebbe triste lasciar morire, per mancanza di fondi, iniziative spesso, non sempre, creative e stimolanti

L’ Università italiana, già perico­lante come un edificio colpito dal terremoto, riceve un’ulteriore vigo­rosa spallata dalla legge 6.8.2008 n. 133, art. 24, che, abrogando una legge precedente in vigore da anni, abolisce i lettori di scambio, i quali esercitano una funzione essenziale per l’Universi­tà stessa. I lettori di scambio sono i let­tori di madrelingua straniera — tede­schi, francesi, inglesi, spagnoli e così via — che vengono in Italia per inse­gnare ai nostri studenti la loro lingua.

Analogamente i lettori italiani si recano in Germania, Francia, Inghilterra, Spagna o in altri Paesi a insegnare l’italiano. Non occorre una particolare genialità per capire come sia necessario o quantomeno estremamente utile, per apprendere ad esempio l’inglese, impararlo da un insegnante di madrelingua inglese. Non occorre nemmeno una particolare genialità per rendersi conto di quanto sia importante, sempre e ancora di più oggi nella realtà europea in cui viviamo, la buona conoscenza delle lingue. L’Italia, così creativa su tanti fronti della cultura, è invece sotto questo profilo alla retroguardia; nell’Unione Europea siamo, in genere, gli ultimi della classe quanto a conoscenza delle lingue; spesso anche persone colte e rappresentanti politici sono goffi e impappinati, quando incontrano colleghi di altri Paesi europei, come Alberto Sordi in quel vecchio film in cui, per diventare vigile urbano, deve superare un esame di francese, non sa dire in quella lingua «mia zia» e cerca di cavarsela dicendo «ma zie».

Quest’arretratezza linguistica non data da oggi, ma ha una negativa tradizione alle proprie spalle, di cui è colpevole pure una certa cultura – anche alta ma retorica, opposta alla sana concretezza anglosassone – che in passato ha privilegiato, negli studi letterari, l’indagine estetica – certo essenziale e gloriosa – sulla conoscenza pratica della lingua in cui sono scritti testi immortali. Carente era soprattutto, anche in molti profondi cultori di letteratura capaci di leggere i testi ossia dotati di una buona o anche ottima conoscenza passiva di una lingua, la padronanza della lingua parlata. L’importanza di quest’ultima per orientarsi nella realtà politica, economica, culturale e sociale di un Paese dovrebbe essere più che evidente. Lo status dei lettori di madrelingua straniera ha bisogno non certo di essere cancellato, bensì semmai rafforzato e soprattutto definito con chiarezza, perché in passato la sua indeterminatezza ha provocato disagi: l’incertezza dei loro compiti, l’insufficienza e i ritardi nella corresponsione dei loro emolumenti hanno provocato uno strascico di proteste più che giustificate, pretese talora confuse e immotivate e vistosi processi. Indebolire il già debole livello di competenza degli studenti italiani in un campo così importante è un atto d’incredibile miopia che non ha a che vedere con scelte politiche di destra o sinistra. Le Ambasciate dei Paesi con i quali vigeva l’accordo di scambio dei lettori di madrelingua — Francia, Austria, Canada, Germania, Polonia, Spagna, Belgio, Israele, Portogallo, Paesi governati da partiti di centrodestra come di centrosinistra — hanno protestato vivamente presso il nostro ministero, ribadendo l’importanza del lavoro culturale dei lettori ed esprimendo stupefatta preoccupazione.

D’altronde il nostro ministero non ha da temere, da parte loro, misure di ritorsione nei confronti dei nostri lettori che insegnano italiano nei loro Paesi, i quali non si sognano di prenderle perché sarebbero autolesive, come nella famosa barzelletta del marito che si evira per far dispetto alla moglie. L’abolizione dei lettori di madrelingua viene motivata con l’urgenza economica di risparmiare, viene messa in conto alla crisi. Risparmiare, e dunque tagliare spese, è certo necessario. Ma si possono scegliere i rami da tagliare, sempre a malincuore ma col senso della gerarchia d’importanza. Per restare nell’ambito della cultura, ad esempio, vi è in Italia una fioritura di Festival di vario genere, convegni, eventi che costano non poco.

Sarebbe triste lasciar morire, per mancanza di fondi, iniziative spesso— non sempre — creative e stimolanti, ma se si deve scegliere è meglio — o meno peggio — cancellare Eventi anche di grande richiamo piuttosto che indebolire istituzioni (come la scuola, gli ospedali) la cui prosaica ma fondamentale attività quotidiana non finisce a grandi titoli sulle pagine dei giornali, ma è ben più importante per la vita generale del Paese. Appartengo a quella corporazione, abbastanza numerosa, che ha occasione di frequentare, non malvolentieri, quei Festival e quegli Eventi, ma dobbiamo tutti sapere che la civiltà di un Paese consiste più nella qualità delle sue attività e funzioni concrete che in pur suggestivi fiori all’occhiello. La conoscenza delle lingue fa parte di que­sta normalità fondamentale. Indebolirla significa, in una classe di studenti europei, venir messi all’ultimo banco col cappello dalle orecchie d’asino; significa voltare le spalle all’Europa e favorire un’autarchia culturale oggi impensabile. Speriamo non si finisca, un giorno o l’altro, per sostituire, nelle nostre università, i lettori di madrelingua inglese o tedesca con lettori di madrelingua bergamasca o triestina.

Claudio Magris02 luglio 2009

L’imperatore e la latrina

martedì, giugno 23rd, 2009

antonio-marchetti-maestro-dorchestra.jpg.

Ricordate Gustav von Aschenbach (Dirk Bogarde) con il trucco che si scioglieva sulla faccia? Il film era “Morte a Venezia” di Luchino Visconti. 

Nella storia attuale di minorenni e puttane (escort) dell’Imperatore pop italiano non c’è la musica di Gustav Mahler ma quella di Mariano Apicella, le cui canzoni sono scritte dall’Imperatore in persona.

La pappa arancione del trucco cola dalla faccia della scultura pop, ormai vecchio e patologicamente irrecuperabile. 

Qui ci vuole Artaud alla matriciana: Eliogabalo muore nella piscia di una latrina, l’Imperatore pop, peggio di Mussolini, finirà nella latrina mediatica che lui stesso ha alimentato, nei giornalacci mondani che gli sono congeniali. E dopo? Cosa accadrà? Gli orfani che faranno? Qui non c’è un corpo esposto su cui sputare e infierire come a Piazzale Loreto. Non c’è stata una guerra miserabile ma solo una facile manipolazione di massa. I servi cosa faranno? E gli oppositori, pavidi e dubbiosi, cosa faranno? Sarà peggio, dopo? 

L’imperatore pop

sabato, maggio 16th, 2009

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Una droga, un incantesimo.

Persone affatto disprezzabili, in contesti ludici ed estemporanei persino intriganti e sociologicamente appetibili, si mostrano catturati dalla scultura pop, iperreale, votato al sacrificio della latrina e della lordura (Eliogabalo, imperatore).

La sua donna lo consegna nudo nello spazio dell’esposizione dell’infomazione mediatica quadridimensionale. 

Siamo nella tragedia greca, non ancora italiana.

Siamo nella pre-italia, nel bianco e nero delle tragedie messe in scena dai rossellini pasolini carmerlo bene; loro ci hanno ben rappresentato. Ed ora? Ora viene fuori la pre-italia che si ripete, riappare. Un nuovo Mussolini? un nuovo Eliogabalo? Fa lo stesso. La nèmesi si avvicina.

 

 

Israele e la destra

martedì, febbraio 3rd, 2009

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Gli ex fascisti oggi al governo, i nipoti delle leggi razziali, sono i più strenui difensori delle ragioni di Israele. Lo si è visto per tutto il mese di dicembre quando Tzahal bombardava la striscia di Gaza. 

Troppo facile, poco impegnativo. 

Nel suo approccio sui temi della “sicurezza”, degli extracomunitari, della diversità, delle libertà individuali e sulle sensibilità etiche questo esecutivo rivela la sua vera natura. 

Alcuni ministri, o sottosegretari, ex fascisti ed ex socialisti, sono affetti da una sindrome da “resa dei conti”, prigionieri del passato, c’è in loro ancora un risentimento che oscilla tra irrisolutezze personali e psicologiche e desiderio di liquidare un pezzo di storia, liquidare una parte del Novecento che ancora odiano. 

Un Novecento da affossare. 

Un governo così immaturo per noi sarà un disastro. Gli italiani che lo hanno votato sono immaturi. Tutte le scelte che questo governo fa di fronte ad emergenze e crisi sono quasi sempre abnormi, fuori scala e istericamente infantili. 

Nella sua posizione unilaterale sul conflitto istraeliano-palestinese (e in conseguenza sulla questione ebraica) questa destra vuol mostrare il suo definitivo risarcimento nei confronti della Storia  – che invece si attualizza sempre, ad esempio nei comportamenti di oggi verso altre comunità. 

Per contro, la sinistra radicale, che gioca infantilmente davanti allo specchio, trova giustificazioni per condannare, boicottare Israele, bruciandone in piazza la sua bandiera nazionale, che significa una sua cancellazione simbolica.

Poi, come al solito, alla televisione, i bambini morti vengono strattonati di qua e di là in modo osceno.

Per la destra esprimere una posizione dura ed autorevole sull’uso delle armi israeliane significherebbe rischiare la trappola su un eventuale svolgimento del tema: antiisraele uguale antisemitismo. La destra è terrorizzata da questa possibilità e di conseguenza non può assumere una posizione indipendente, autenticamente emancipata. Non avendo gli ex fascisti elaborato nulla, a parte una curetta con acqua Fiuggi, si esprimono retoricamente, con parole vuote ed altisonanti sullo sterminio degli ebrei e sulla Shoah solo per autoassolversi.

Invece, e non è un paradosso, il tema viene svolto dalla sinistra radicale e comunista (ove l’antisemitismo è sempre stato presente in certe pieghe) che utilizza accuratamente e crudelmente alcuni termini  come  sterminio, olocausto, nazismo ma rovesciandoli contro gli ebrei israeliani, in difesa dei palestinesi e in alcuni casi anche di Hamas. 

Rimangono le parole dolenti accorate e sagge di David Grossman. Ma gli scrittori sono ascoltati? 

Italiani in trappola

lunedì, novembre 3rd, 2008

Dal simbolo dell’aquila, presente nelle antiche incisioni quale simbolo della giustizia che dalla sua postazione aerea tutto controlla, siamo passati in passo breve all’occhio elettronico (e quello satellitare) che controlla i nostri movimenti quotidiani. Le telecamere che ci scrutano hanno poco a che vedere con la giustizia o con la nostra sicurezza; piuttosto esse rispondono ad una fretta sanzionatoria che pre-esiste a qualunque possibilità interlocutoria. Attraverso una tempesta mediatica sul tema della sicurezza dei cittadini lo stato limita la libertà, sia quella pubblica che privata. Gli italiani si sono intrappolati da soli.

D’altro canto, la maggioranza dei nostri concittadini proiettano all’esterno una insicurezza propria, accompagnata da una progressiva assenza di identità. Una identità che oggi non è nè nazionale nè europea. Ad una società di nonpensanti è preclusa la possibilità di mettere in relazione i fatti e le cose. L’autocensura impedisce di notare le balle spaziali del burattinaio di Palazzo Chigi che si alternano da un giorno all’altro in contraddizione con se stesse, rendendo confusa e indecifrabile la balla vera. La verità, quella, gli italiani da tempo non riescono più a percepirla. Una vocazione all’autoannientamento felice serpeggia nell’italia postfascista.

Caro Roberto Saviano

venerdì, ottobre 17th, 2008

marchetti-angelus-novus-ii.jpgCaro Roberto Saviano,se pensi di lasciare l’Italia per perseguire la tua libertà, e integrità, fai molto bene. Come ha scritto giustamente Giuseppe D’Avanzo qui gli eroi, e certo tu non volevi esserlo, vengono prima o poi fatti bersaglio con schizzi di merda. Aggiungi il desiderio mimetico del sistema letterario a cui tutte quelle copie vendute non vanno giù e prima o poi si comincerà con le analisi che spaccano il capello e se tu non sforni un nuovo romanzo la vedo dura per te. Quando il momento del discredito nei tuoi confronti sarà speculare alle minacce camorristiche quello allora sarà il momento più inquietante. In Italia è sempre stato così. Spero che ciò non avvenga. Io sono per preservare la letteratura, perchè preservando lo scrittore preserviamo anche l’uomo. Non vedrei proprio New York, piuttosto seguirei certi suggerimenti alla Philip Roth. Un luogo vicino, ove quella metropoli sia comunque raggiungibile, ci vai per quello che ti serve mentre per lavorare vedrei quasi campagna o piccola città con i servizi necessari.Se il tuo destino è scrivere non ha molta importanza la tua postazione. Sei giovane, puoi costruire nuove mappe esistenziali. I lettori aspettano un tuo nuovo romanzo, questa è la tua responsabilità e semmai fosse un alibi rimane tra i più belli. Cambia un po’ immagine, renditi mimetico se puoi.L’esperienza dei tuoi due anni è già materia per scrivere, al di là degli articoli saltuari. Non raccogliere gli articoli in un libro, scrivine uno nuovo.Cerca di non vivere di rendita ma rimettiti in gioco in letteratura.La nostalgia della tua terra potrebbe essere conservata nell’esperienza della nuova e non potrai sapere cosa sarai tra vent’anni.In bocca al lupo.

 

Fine di un anno

domenica, dicembre 23rd, 2007

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Siamo seduti su di una sedia girevole con le spalle rivolte al futuro e gli occhi al passato.
Guardiamo con occhi increduli, impastati di invidia, agli uomini e alle donne che cinquant’anni fa si gettavano nella vita con le tasche quasi vuote ma con grande spirito di avventura. Si veleggiava.
Non riusciamo più a comprendere come le generazioni precedenti potessero fare, pur essendo italiani come noi ora – per giunta noi siamo anche europei! – cose fondative e leggere insieme. Quel “secolo breve” si allungherà come un brodo e ci infliggerà dure lezioni, nel bene come nell’orrore.
Tutto quello che sappiamo fare è di mitizzare il recente passato, ridurlo ad icona pop, incapaci come siamo di elaborare qualcosa di nuovo, mentre qualcuno di noi quei padri li aveva anche uccisi per superarli, ed eccoci qua tra le serigrafie di Warhol del nostro mezzo Novecento distribuite in un unico ed indifferenziato piano orizzontale.
Sento che la mia generazione di mezzo ormai è quella “tolta di mezzo”.
Quando qualcuno oggi si affaccia con qualche neurone in più viene affossato dalla competizione mimetica e dall’invidia.
Si veleggia costa-costa con lo sguardo alla riva protettiva non perdendo di vista la propria casa.
Qui decidono tutti, nessuno decide; siamo tutti diversi, siamo tutti uguali; tutti parlano, il deserto cresce; l’ignoranza (ignioranza) assume caratteri di specifica competenza.
In una classe di Istituto Superiore il 5% è talento da coltivare ma ci distoglie dalla salvezza ecumenica falsamente democratica.

Siamo a dicembre, Italia

venerdì, dicembre 14th, 2007

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Dunque la scrittura sta diventando un rifugio, una chance, una via per il successo.
Amanda Knox scrive un diario (La mia prigione), avrà pensato a Pellico? Non si scrive mai un diario per sé, per quanto segreto circola sempre un terzo a cui chiediamo di essere, un giorno o l’altro, testimone, lettore. Un diario presuppone sempre un lettore. Ma tutto questo scrivere per farsi largo negli scaffali e nelle vetrine ha un piccolo inconveniente. La letteratura ci muore.

La fede. Il ministro degli esteri Massimo D’Alema ha dichiarato di sentirsi affascinato dalla fede. Questo non vuol dire nulla. Si è affascinati dalla fede altrui? Sarebbe assurdo infatti essere affascinati dalla fede propria.
La fede o la si ha o non la si ha, il fascino è fuori luogo.
Ma di cosa è affascinato Massimo D’Alema? Di nulla.
Lui prova qua e là per garantirsi una carriera luminosa che non basta mai a se stesso. Lui è affascinato da se stesso.

La Senatrice Binetti, definita Teodem, pare utilizzi qualche volta (quando?) il cilicio. Non conosciamo il modello usato tuttavia lei dichiara di mortificare la carne.
Dolce e Gabbana sono sempre pronti nel recupero di antiche tradizioni con la regia di Tornatore.
La Signora Binetti assomiglia a Spencer Tracy, non ha nulla di femminile, non fa nulla per esserlo, si mortifica già da sola. Nessuno vuol fare peccato con lei, ma l’idea del nostro target forse è limitato. Non ha nulla di femminile. Non gliene vogliamo per questo (o forse sì…). Non le basta? Vuole anche il cilicio? Ma allora qui si gode, qui c’è piacere Marchese mio!. Vada sul canale Jimmy (SKY). Potremmo vederla scegliendo anche di non vederla. La Binetti potrebbe tentare un duo con la Pivetti che la sa più lunga, ha cominciato prima.

Il presepe, lu presepe, il presepio. Che ci mettiamo quest’anno? Nisciuno, nun ce mettimme nisciuno facimme nu presepeemmierde cha na grutticcelle sinzanisciune, tutta vote sinzanniente e nunciscassieteucazze. Le pecurelle? Fangule a te e le pecurelle. Li pasture? Ma vattinne custucazzedepasturemmierde Qua ammichiuse, vabbò? Chiuso. Te stabbene? Mittete o presepe intraoucule! Dapù te lo sfili piennemmierde e te lo mitti intravocche e te lo pulisci bene bene! Fattenculà da ò presepe e dopo canta la canzuncielle de Natale strunzò, co tutta la bocca merduosa e puzzolente cataritruovi ommemierde presepioso. Gesù sempre puro rimane nun te scurdà.

Jannis Kounellis

giovedì, dicembre 6th, 2007

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In “Tutti artisti”, del 2 dicembre di questo mese, notavamo come ormai politici e burocrati tolgono la scena all’arte e agli artisti. Ho ritrovato una intervista di qualche anno fa a Jannis Kounellis, un artista verso il quale ho sempre nutrito autentica ammirazione, non solo per la forza del suo lavoro ma anche per la sua “postura” nel sistema:
“Oggi si rischia che politica, burocrazia e amministrazioni, in preda a furori produttivi, s’impadroniscano di questo nostro terreno che deve essere fatto di idealità e poesia…”
“Come troveranno i Van Gogh di oggi senza neppure il tempo di cercare ai margini del conosciuto?…”
“Non si rendono conto che l’arte ormai va scovata dentro vite nascoste, d’opposizione, lontane dai riflettori? Non a caso stiamo assistendo all’appropriazione indebita dei territori artistici da parte delle amministrazioni, del management, della burocrazia… È come se – attraverso tutti questi personaggini che campicchiano parassitariamente intorno alla ricerca artistica – la stessa burocrazia si fosse messa a dipingere. Ci vuole un soprassalto di dignità, di rigore.”
Queste parole di Kounellis avevano sullo sfondo la Biennale della Moda a Firenze di undici anni fa, curata da Germano Celant al quale veniva contestata l’attribuzione della patente di artisti, tanto agognata dagli stilisti.
Dopo una decina d’anni, caro Kounellis, il rischio che paventavi e le tue paure sono superate, siamo ormai a mare aperto circa il furto e l’ormai irreversibile confusione di ruoli.
Sul “Governatore” della regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, pittore, rimando ad una lettera di Gabriele Di Pietro indirizzata al Direttore di Flash Art; su Veltroni sindaco della capitale abbiamo detto tanto e ci siamo stancati, sul “Governatore” Bassolino della regione Campania sarà difficile focalizzarlo perché è sempre in giro a contattare artisti o a chiedere prestiti a musei per arredare il suo salotto.
Ex socialisti comunisti operaisti tutti altrovisti artisti e collezionisti in tempi brevisti, presentisti competentisti e molto salottisti! Che siam forse noi qualunquisti?

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ANCHE IN ABRUZZO ABBIAMO UNO SGARBI E SI CHIAMA DEL TURCO
Caro direttore,
 seguo con attenzione quello che sta succedento a Milano, sull’arte contemporanea. Purtroppo la stessa CROCE la portiamo noi in Abruzzo, soltanto che lo Sgarbi di turno è donna, con la complicità delle istituzioni regionali. Che spendono e spandono denaro pubblico per queste mostre putrefatte già confezionate che girano in Italia come il circo Orfei (con tutto il mio grande rispetto per la gloriosa Famiglia Orfei) offendendo la cultura e la comunità Abruzzese.
Ci aspettiamo ora che la prossima mostra ci porti la salma di Salvador Dali’, con la presentazione nel catalogo del critico e tuttologo sull’arte contemporanea, il presidente della regione Abruzzo Ottaviano DEL TURCO!
Un cordiale saluto Gabriele Di Pietro dipiga@alice.it
Giulianova, Teramo

Tutti artisti

lunedì, dicembre 3rd, 2007

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L’ineffabile Sindaco di Milano, la signora Letizia Moratti, indagata per concussione e forse altro si è dichiarata serena.
È abitudine, tra i politici e tra alti responsabili istituzionali, dichiararsi tranquilli, sereni, con la coscienza a posto quando la giustizia soffia sul loro collo. Dagli anni novanta del secolo scorso evidentemente si sono sviluppate difese autoimmunitarie incredibili. Calmanti e tranquillanti sono obsoleti, c’è altro. Stanno tutti bene.
Se vuoi essere sereno e trendy devi avere qualche pendenza con la giustizia.
Se poi ti fai un pochino di galera aggiungi al tuo pedigree mancante un soffio di avventura e di maleddettismo tutto da spendere. Avere una fedina penale immacolata, dichiararsi incensurati è, nelle latitudini italiane, da perdenti. Se poi paghi anche le tasse oltre ad essere perdente sei anche un po’ fallito e vieni visto male, con sospetto.
Il maledettismo non esiste più se non nelle forme secessioniste ereditate da piccoli uomini (e donne!) post-villan -rifatti.
Il revanchismo sociale di tali esseri è dimostrato dall’interesse improvviso per arte e cultura, persino nel senso divorante di sostituirsi ad artisti ed intellettuali.
Il politico espande un ego smisurato utilizzando il potere e la conseguente presenza mediatica per essere pittore, scrittore, filosofo, regista, attore e tutta la creatività immaginabile. Se era un cantante fallito e frustrato ci torturerà con una sua canzone. Se era pittore fallito e rifiutato a scuola come Adolf Hitler ce la farà pagare in qualche modo, statene certi. Il politico-amministratore italiano cova patologie insospettate.
Vuole essere lui artista: anticonformista, provocatore, criminale, trasgressivo, perverso, lirico, sensibile, drogato, narcisista, protagonista, traditore, porco, poeta, ladro.
Vuole utilizzare tutte le scorciatoie senza saper fare un c….
O l’arte va trovata altrove o la politica è la vera arte, oggi, qui, in Italia.
Torneremo su questi argomenti, e sarà interessante fare una ricognizione tra presidenti di regione e sindaci che fanno altro (sono tutti in minuscolo evidentemente), fanno ARTE, rubando qualcosa di irrisarcibile che non riguarda più la magistratura: vogliono togliere la scena agli artisti e agli scrittori, ne sono invidiosi, è la loro ultima spiaggia. Fanno del male a tutti noi che eravamo nati, autenticamente, in altro modo da loro.