Archive for the ‘Urgenze’ Category

Citazione autunnale

Giovedì, Novembre 1st, 2007

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Non si illumina senza bruciare. Questo è vero per l’arte che, a un certo grado di intensità, consuma l’essere come una passione, ed è vero per l’esistenza umana, dove non vi è autentico splendore se non a prezzo di un’usura più o meno lenta e nascosta, dovuta al fiammeggiare del desiderio, all’impeto del cuore o alla tensione dello spirito.

André Chastel

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Ancora sul veltronismo, purtroppo

Lunedì, Ottobre 8th, 2007

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Siamo costretti a tornare su Veltroni-Capiscioni e sul veltronismo, che avevamo definito come l’altra faccia del berlusconismo. Abbiamo trovato l’interfaccia: la Signora Veronica Lario, moglie del Cavaliere Silvio Berlusconi.
Per l’autocandidato leader del PD e futuro premier la Signora è una grande risorsa politica, può dare molto al futuro partito. Noi non possiamo dare nulla; Franco, Gisella, Emilio, Luca, Davide, Marina, Ernesto, Claudia, non possono dare nessun contributo, non sono risorse. Costoro lavorano e non vivono in castelli di cristallo dorato ove dall’alto delle sue torri, ogni tanto, vengono pronunciate frasi di femminismo alto-secessionista o boutades zen e new-age, o tipo Chance il giardiniere, del famoso film “Oltre il giardino”; effetti di superficie che piacciono tanto al Capiscione- Zelig. Costoro ci danno sotto ogni giorno e non saranno mai risorse. Qui, non si fa sentire nessuno.

Grillo e Bauman

Sabato, Settembre 29th, 2007

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Beppe Grillo è stato un refusé per molti anni. Gli fu impedito di lavorare in RAI a causa di alcune battute, all’epoca, sui socialisti italiani. Potrebbe aver covato da allora uno di quei fatali risentimenti che, secondo le analisi di Zygmunt Bauman, si sarebbero potute trasformare in una ideologia. In effetti nell’ormai famoso vaffanculo-day, nelle varie piazze italiane, la voce registrata di Grillo si lamentava della scarsa considerazione riservata al suo libro, vendutissimo, ricordando enfaticamente la prefazione del premio Nobel Joseph E. Stiglitz .
Questa esibizione pubblicitaria inglobata nello spettacolo-denuncia, che ripropone la condizione del refusé, è ambigua. Tuttavia il libro è scaricabile gratuitamente, e questo va considerato favorevolmente. Per il resto i politici (a parte Piero Fassino) hanno risposto in affanno e puerilmente (non sono molto intelligenti) ed in genere hanno attuato un processo di demolizione utilizzando schemi obsoleti.
Quando Grillo raggiungerà il massimo dell’esposizione, italianamente, non potrà che decrescere o implodere, ma sul chi ci guadegnerà è una vera incognita.
Aforisma autunnale:

Le foglie non cadono più e non vogliono dimettersi.

Antipolitica

Mercoledì, Settembre 12th, 2007

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La posizione antipolitica di trenta, venti, o anche solo quindici anni fa, può essere valutata, in una luce attuale e con il senno di poi, quale posizione precorritrice dei tempi? Come se il “qualunquista” di ieri ricevesse un premio postdatato in considerazione del degrado della politica contemporanea.
L’ho sempre detto, te lo dicevo io.
Spiacenti, ma questo non crediamo sia possibile.
I non-pensanti di ieri rimangono non-pensanti oggi.
Chi non prende posizione oggi, o si distacca, non è la stessa persona di qualche anno fa, che mascherava la sua ignoranza e la sua collezione di luoghi comuni dietro l’attacco indiscriminato alla politica, qualsiasi politica, al governo, qualsiasi governo. Tuttavia erano ignoranti qualunquisti industriosi nel ricavare da qualsiasi politica, da qualsiasi governo, guadagni e opportunità coltivando solo gli affari propri.
Oggi l’antipolitico non è compreso dal politico, per ovvie ragioni.
L’antipolitico, oggi, è sin troppo intriso di politica e se ne vuole alleggerire, liberare. L’antipolitico è pensante e aspira alla leggerezza.
L’antipolitico è stanco, ne ha sentite tante, ha visto trasformismi stupefacenti e non appartiene più al target a cui sono rivolti stomachevoli leit-motiv.
Fa molto comodo alla politica brandire il pericolo di una deriva antidemocratica (o populista) prodotta dall’antipolitica; il fortilizio si sente assediato.
Ma questi richiami non funzionano più; fanno riferimento, ipocritamente, ad un mondo che non c’è più, non seducono ormai più nessuno.
Siamo trattati da cretini, ma non lo siamo.
I contrasti ideologici di ieri, le lotte politiche e le prese di posizione, mettevano in gioco scelte di vita. Oggi assistiamo alla secessione delle idee, mentre la vita va da altra parte e vorrebbe altre cose.
Siamo in svendita totale; anche le storie individuali dei politici sono sottoposte a lifting della memoria, attraverso nuove autobiografie retroattive, sotto gli occhi allibiti dei testimoni, piccole persone che, illuse, hanno speso tanto e che si ritrovano antipolitici.
Sarà Veltroni-Capiscioni a mettere le cose a posto, vedrete, è lui il nuovo che azzera tutte le storie, appiana tutti conflitti, avvicina le distanze; tutto omeopaticamente, non ve ne accorgerete neppure.

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Autostrade

Martedì, Agosto 21st, 2007

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Non c’è il fascino, come in Roma di Fellini: tutte quelle auto ferme nel raccordo anulare, tutti fermi e chiusi nei loro misteriosi abitacoli, senza climatizzatore. I vetri oggi sono oscuranti, si vede poco dentro. Una coda in autostrada – una stradina chiamata A14 – lunga chilometri. Una rassegnazione, ormai, quasi da paese totalitario. Fortunatamente hai il kit di sopravvivenza quando viaggi lontano dalla civiltà: acqua, panini, latte pannolini e biberon del pupo, succhi di frutta, analgesico, caffè nel termos, profilattici e creme abbrozzanti.
Forse, se tutto è sballato e va in malora conviene; per reciprocità si è spinti all’illegalità e all’anarchia, genos italico. Verrà un giorno l’asso pigliatutto, Veltroni, e sistemerà tutto: nelle lunghe code autostradali verranno distribuite copie gratuite dei suoi libri (le paghi al casello). Puoi tentare la statale, ma è quasi lo stesso. Il viaggiatore poi vede paesi tutti uguali, stessa edilizia, stesse attività commerciali. L’inquinamento visivo pubblicitario è atroce, più il paese è piccolo più grandi sono le insegne e più stravaganti i nomi delle miriadi di pizzerie, ristoranti, bar. Il piccolo ama la grandezza. Inutili semafori sembrano sistemati appositamente per farti leggere comodamente le pubblicità. La metà degli italiani gestisce bar ristoranti e pizzerie, l’altra metà è a dieta. Qualcosa non funziona. Ricorda quella definizione data da Hemingway degli italiani: la metà scrive poesie e romanzi, l’altra metà è analfabeta. Se ne deduce che la metà che legge, o che scrive, è autoreferenziale; non esistono lettori. Tra otto ore saremo a casa. L’Italia si allunga.

Viaggiare soffrire salire in treno

Lunedì, Agosto 13th, 2007

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Buon Ferragosto. Buon viaggio.

Vita

Martedì, Luglio 24th, 2007

le vite

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Le nostre vite sono appese a paroline scalini scaloni tesoretto o alle zuffe estive nel pollaio accaldato del governo esterefatti osserviamo i nostri destini le nostre vite quei pochi gradini dell’esistenza ancora da consumare o quelli ancora tutti intonsi di chi si accinge a salire rigettato indietro con sadici scherzetti tutto messo in gioco da queste personcine così banali così trite e conformiste magnaccia della storia mangiapaneatradimento papponi della vita vera personcine stronzettine venute su da feroci “revanchismi” sociali e deliri di onnipotenza coltivati sin da giovinetti in umide periferiche lontanissime dadaiste e nebbiose sezioni di partito o canoniche o sagrestie in odore di innominabili cose e cosette sacrificando sesso piaceri divertimento arte cultura e che ora frugano nella nostra più intima vita privata persino sul nostro biologico dettando legge su cose a loro sconosciute persino la cultura financo la poesia ma suggerite all’orecchio da ineffabili esperti assoldati perchè le personcine in questione nulla sanno della nuda vita ci ritroviamo incastrati dalla mascella della “mamma la Turco!” o da un due per cento di voto degli italiani qui ma come all’estero che ci ricatta o da un ministro dei trasporti serafico fighetto grigione classico barba laconico io la so lunga mezza età chi lo conosce che si preoccupa più di autotrasporto e palloncini per i test dell’alcol che dell’inferno del viaggiare in questo paese che ti assilla con la mobilità ed il dinamismo ma con tre ore di ritardo le morti in autostrada l’annuncio medievale delle tre corsie e poi l’uno ruba il mestiere all’altro e annuncia iniziative allarmistiche che furbescamente non costano nulla ma vanno nella loro tv che non guarda più nessuno se non la parte arcaica ma loro giocano per la stagione e loro poi non sudano mai altra razza con i cravattoni e la giacca geneticamente non modificabili si fanno intervistare sotto il martello del sole e il faretto telegenetico e neanche una goccetta di sudore altra pasta corporea mostri davvero di un governo il più sanzionatorio e prescrittivo e procedurale e ansiogeno e falsamente moralista con la verità in tasca anzi nello zainetto che io tu noi voi si ricordi.

Non stancarsi nell’arte

Venerdì, Giugno 29th, 2007

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L’artista non dovrebbe fare sforzi.
La fatica dovrebbe essere allontanata, per quanto possibile.
Qui non stiamo parlando del famoso, e vecchio, sforzo della tecnica che deve scomparire per lasciare magicamente la leggerezza del gesto.
Si pensa piuttosto alla fatica fisica, materiale, di facchinaggio, di esercizio installativo, di manualità varia, che va dalla carpenteria all’uso dei softwares, dalla gestione della posta elettronica alle interviste.
L’artista dovrebbe starsene tranquillamente seduto, in tutto riposo, a sfumacchiare la pipa (come in certi western di John Ford), pensoso ma leggero, come un Marcel Duchamp.
Proprio come lui, maledetto lui; al massimo giocare a scacchi, ma con una mossa al giorno, come nella partita con John Cage, e fare di questo un lavoro, un’opera. Oppure, in anni recenti, nel trasporto più leggero e piccolo, inviabile in una piccola busta per posta, in quel Torno subito, da bottegaio più che da artista, esposto in una galleria vuota diversi anni fa a Bologna da Maurizio Cattelan.
Mettersi nella tasca della giacca una mostra, rispetto alle scatole duchampiane, dimostra che si sono fatti dei passi avanti, passando naturalmente attraverso le “interminabili” domeniche di Mario Merz. Geniale!
In Torno subito mi sono sentito schiaffeggiato nella verità, in un periodo della mia vita molto faticoso, in cui mi ero impantanato nella “fatica” installativa, nell’”ordine gigante” dell’arte dello spazio, ma senza uno spazio, soprattutto di uno spazio espositivo adeguato e di condivisione ma, soprattutto, senza uno specifico sistema, quello della comunità dell’arte, che prima o poi alleggerisce la tua fatica e disegna la tua esistenza.
Il gesto di Cattelan mi ricorda quel famoso incontro tra Robert Rauschenberg e Willem de Kooning. Rauschenberg chiese di avere un disegno dell’olandese per farne un’opera di cancellazione: Erased de Kooning Drawing, del 1953.
Cattelan invece ha cancellato la fatica dell’artista.
Basta con il lavoro.
Forse anche de Kooning voleva riposarsi, nonostante la sua demenza senile; gli mettevano i pennelli in mano e addirittura conducevano la sua mano scema, ma piena di dollari, sulla tela.
Il rischio, per gli artisti di tutto riposo, e di successo, consiste forse nel fatto che tra mogli anomale, ex mogli, amanti, figli sparsi, in fila tra avvocati e notai, forse non avranno una vecchiaia tranquilla. Possono tuttavia sperare, ne siamo certi, nel riposo eterno.
In tal modo potranno smettere finalmente di lavorare per gli altri, sotto ricatto, e ricongiungersi finalmente con un io celeste, e riabbracciare quel grande ozio dell’arte che essi avevano praticato e teorizzato in questa terra.
Questo non mi conforta affatto, anche se può apparire credibile, e mi appresto a raggiungere il folto gruppo degli affaticati, con pochi dollari e molta speranza.

Ségolène Royal

Giovedì, Maggio 10th, 2007

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Non si è molto sicuri che il voto femminile francese sia andato all’affascinante e determinata cinquantenne Ségolène Royal. Una donna così potrebbe persino dar fastidio alle altre donne; desiderio mimetico, spirito competitivo od altri inconsci sentimenti potrebbero farsi largo tra i luoghi comuni, ormai, del voto “al femminile”. Probabilmente Ségolène Royal piace più agli uomini, forse più fiduciosi verso il nuovo scenario che una donna può rappresentare. Molte donne sono conservatrici, un po’ per natura e un po’ per desiderio di sicurezza proiettando in tal modo sull’uomo forte e carismatico il loro immaginario. Donne “femmiliste”, speculari dei “maschilisti”. Le cose potrebbero anche essere andate così. Anche qui da noi le donne accettano donne in politica se sono nel national style Bindi Del Turco Moratti. Se belle, oltre che intelligenti e abili politicamente, stile Melandri, o appena appena belle come la Mussolini, sono più gli uomini a votarle. Questa è solo una ipotesi.
Se così fosse le cosiddette “quote rosa” sarebbero un divertente paradosso attirando per conseguenza più voti maschili che femminili. Il maschio sta migliorando e si dinamizza? Potrebbe essere. Investe su donne in quanto vede in esse l’uomo che vorrebbe essere?
Perchè no. Finalmente si libera la componente femminile del maschio perchè il femminile non esiste se non in forme stereotipate e banali, conservative qualunquiste e fascistoidi? Forse esageriamo.
Insomma, le donne nella loro unicità travolgente e appassionata coinvolgono e intrigano l’uomo nuovo mentre è invidiata dalla donna.
Oddio, non avrò mica sognato stanotte Otto Weininger?

Naufragio senza spettatore

Sabato, Aprile 21st, 2007

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Da più giorni il quotidiano La Repubblica è in sciopero e si sente la mancanza, dunque ottimo sciopero, e leggo altrove sul Partito Democratico che mi sta rattristando in questi giorni.
Lacrime, tante lacrime di sinistra, ma eravamo abituati.
Negli ultimi dieci anni la sinistra si scioglie nella profezia della Susanna Tamaro con venticello veltronistico romano ponentino.
La settimana scorsa a Roma campeggiavano manifesti dei DS che si appellavano alla Costituzione e all’Amore.
Amore e lacrime, carezze, dolcezze. Avevamo visto già lacrime in Parlamento durante l’affossamento del primo governo Prodi, le lacrime della fedeltà al Partito. Molti Ministri di sinistra hanno pianto, a turno, in tv. Piangono tutti, dalla Turco alla Franzoni.
Com’è fragile, psicolabile, sensibile questa generazione di mezzo troppo attardata, post del post, che si ritrova con niente in mano accorgendosi di un mondo indifferente, e piange guardandosi allo specchio.
Tuttavia si ritrova con una carriera e un vitalizio, non male. Naufragio senza spettatore.
Destino naturale, con quindici anni di ritardo, che pagheremo noi tutti.
Lo avevamo indicato in tanti modi in questi anni, abbiamo cercato di farvelo capire in tante lingue ma voi niente, chiusi, sempre, nel Partito, la Segreteria, la Tessera, gli Iscritti, sospettosi del battitore liberal, seminari solo per tesserati, conformisti come una chiesa, moralisti peggio dei preti di cinquant’anni fa, testardi come capre, carrieristi puritani, e adesso piangete, invocate l’amore e vi fate le carezze, ve la menate come sempre tra di voi ma non dovete stupirvi se il mondo va da tutta altra parte.
Auguri o amen come preferite.

Fare silenzio?

Giovedì, Aprile 12th, 2007

ghigliottina

Mario Lozano è il nome del soldato accusato dalla magistratura italiana dell’”omicidio” di Nicola Calipari, durante la rocambolesca liberazione di Giuliana Sgrena.
La giornalista è considerata da Lozano una bugiarda, mentre Giuliana Sgrena considera un “processo-spettacolo” quello sceneggiato dal soldato.
Eppure anche la Sgrena in quanto a spettacolo non sembra una dilettante.
Da due anni, la sua liberazione e la morte del Dott. Calipari (che tutti, il giorno dopo la sua morte chiamavano Nicola, in una specie di affettuosità risarcitoria e sacrificale praticata soprattutto a sinistra) sono per lei un mito fondativo, una ragione di vita, di lavoro, d’identità.
Dopo il suo ritorno in Italia (vi ricordate?) veniva sempre accompagnata dal direttore-tutore del suo giornale, il Manifesto, molto somigliante ad un personaggio di Moretti nel film Ecce Bombo (ah! Pintor, Pintor!); sul suo mito autofondativo ci ha scritto un libro dal titolo : Fuoco amico (chissà perchè penso a Woody Allen!).
Quella della Sgrena è una grande battaglia personale contro l’amministrazione americana, è una grande battaglia per la ricerca della VERITA’, grandezze queste tipiche di quelle personcine tenaci e ambiziose, oseremmo dire minori, ma che, se ben supportate, possono trasformarsi in quei trapanini per modellistica con cui puoi costruire una cattedrale.
La Sgrena inoltre ha aperto anche un fronte interno, chiedendo al governo italiano di prendere posizione circa il processo, affermando che la magistratura italiana non viene presa in seria considerazione da parte dell’amministrazione statunitense.
I servizi segreti e la magistratura sono entità astratte, variabili ideologiche (ancora? Purtroppo sì!) a seconda dell’onnipotenza, dell’impotenza, del narcisismo, della convenienza, della carrierina, del progettino, e del Ponentino che spira a Roma che non si sa mai.
La Sgrena pare abbia anche vocazioni da statista o almeno da sottosegretario agli esteri quando si vola basso.
La soggettività si espande, l’io si monumentalizza e si fa icona mediatica, l’episodio esistenziale si fa mito di fondazione per una autorappresentazione che non concede aporie, flessioni, debolezza, ambiguità; si è già dimenticato il pianto straziante dell’invocazione a vivere, la nuda vita ha già ripreso l’abito professionale della “cultura del piagnisteo” ben pagato e con il copyright protetto.
Certo verrebbe voglia di dire alla Signora: «ma stia zitta qualche volta».
Ho detto verrebbe voglia; io non lo farei mai, perchè dire a simili personcine di stare zitte si rischia di non liberarsene più.
C’è una domanda per me inquietante che l’autrice del libro, edito dalla Feltrinelli, pone nella scheda pubblicitaria: “perchè proprio me?”.
Meglio stare alla larga da simili domande che andrebbero rivolte al prorpio psicoanalista piuttosto che al lettore; sono domande tipiche delle persone instabili o in attesa di miracoli, stimmate ed altre santità erotico-mediatiche.
Bisognerebbe rispedire al mittrente il “me”, e restituirlo ad un “noi” più silenzioso.

Ricordando Genova

Sabato, Marzo 31st, 2007

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Qualcosa era accaduto, una sveglia era suonata per quei ragazzi che “ingenuamente” felici e fiduciosi - nei limiti dell’orizzonte che un giovanissimo può guardare - hanno comunque mostrato se stessi, con le loro idee, sicuramente nuove, forse labili, ma che non meritavano di essere buttate nel tritacarne ideologico di ciò che non tornerà più.
Come potrebbe, in fondo, Ingenuità non coniugarsi con Felicità?
Qui un patto generazionale fu disatteso: a Genova per molti dei nostri ragazzi l’altro con cui misurarsi aveva i connotati bellici di un cartoon giapponese fuoriuscitio dal video e che ti fa lacrimare gli occhi per il gas e per il dolore e per il sangue e per la violenza sul corpo, VERO questa volta, che si lacera sotto le botte davvero cattive.
Allora credo che quella labilità, quell’ evidente “eccesso”, quella gioia “contro”, classica direi, per tanti giovani, ha trovato nella durezza urbana genovese quel mito e quella motivazione che all’inizio essi non avevano, se non romanticamente (termine che uso con fedeltà storica e non in maniera edulcorata), ingenuamente, intelligentemente, da nuovi autentici giovani europei.
Il nuovo, come un mattino che si rinnova per tutti - come chi, annunciando il proprio esordio nella scena della vita lo fa goffamente e contradditoriamente - è nella verità di ciò che si è.
Oggi invece la verità di Europa è solo contabilità di cassa.
Ecco che allora quei grandi temi no-global trovavano nell’esperienza personale, quotidiana, di un evento, quel restringimento necessario che apre alla coscienza critica di ciò che è vicino perchè ciò che è vicino è anche il lontano e viceversa. Questa forse è la macchina globalizzante.
Per molti quell’ esperienza dura, è stato un trauma da concretezza.. Quasi un rito di passaggio… antropologico… con la sua vittima, purtroppo, il giovane Giuliani…
Quel governo era DESTRA, era AFFARE, ma era anche stupidità e incompetenza. Compito dell’intelligenza è di non cadere nelle sue trappole e lucidamende cuocerlo con gli stessi nefasti ingredienti che autoproduce. Parlo naturalmente dell’intelligenza delle parole e delle idee, armi micidiali.
La violenza è in chi è irrisolto, patologicamente stupido e geneticamente coglione, di chi cerca la scorciatoia che aggira il pensiero andando a congiungersi a coloro che soffiano sul fuoco, campioni della strumentalizzazione. La minoranza violenta, infatti, ha cancellato la maggioranza con delle idee in testa, allo stesso modo come oggi il “bullismo” scolastico giustifica l’emergenza. Chi evoca lo stato di emergenza in genere è un debole, incapace di governare la complessità, aggiungiamoci anche l’ignoranza camuffata dall’arroganza, l’idiota carrierista di turno moralista e ipocrita, il cretino specializzato e tutta la spazzatura quotidiana.
Violenza e bassezza istituzionale hanno frequentato lo stesso bar.
A questo si aggiunge quel grande orfanotrofio della sinistra, ma questo è BENE, perchè solo dalle ROVINE del vecchio possiamo costruire qualcosa di nuovo, di piacevole, per tutti noi. A volte accellerare le crisi può essere positivo anche se non vediamo sulla scena attori all’altezza del compito, ma solo ciniche controfigure e bambini immaturi troppo avanti con l’età.
Perchè sia ben chiaro, l’obiettivo che può unire età e generazioni, classi ed etnie è semplice nel suo cristallino teorema: vivere meglio, soddisfare le proprie aspirazioni individuali in concerto con gli altri, sentire intorno a sé la piacevolezza dell’accoglienza e non la durezza del muro e il dolore della spina.
Ma tutto ciò non è all’ordine del giorno.

Maschera

Lunedì, Marzo 19th, 2007

Trovata finalmente la maschera per il Deputato Comunista: Mezzettino.

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Stampa locale

Domenica, Marzo 11th, 2007

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Il “locale” cresce, caratteri cubitali ci annunciano al mattino, in tempo di magra, che un ragazzo si è schiantato contro un albero con il motorino e si è ferito, un anziano, anzi un “vecchietto”, è stato scippato al mercato, una donna è scivolata e si è slogata la caviglia ma è stata soccorsa dall’assessore che passava lì per caso ed ha concesso una intervista molto ideologica poi smentita. Nei giorni grassi invece c’è, sempre al mercato, M (la sua ombra espressionista si proietta anche di giorno quando piove), è il MOSTRO, il pedofilo. Uomo apparentemente tranquillino, bastardo!. Le vendite al mercato hanno subito un rialzo. Quattro ragazzi sono morti, in un’altra provincia, strage del sabato sera, no, era venerdì, comunque un giorno prima, ci prendiamo anche l’altra provincia ma non lo diciamo nella locandina.
Bullismo, schiaffo a scuola, il fidanzatino geloso schiaffeggia il rivale (qui non esistono fidanzati ma solo fidanzatini, Erika-Omar docet). La cronaca locale si legge al bar (non al nostro Bar dello Sport) poi magari con la famigliola si decide se andare all’iper o nei luoghi di tali efferati delitti e catastrofi.
Il “locale” è diventato nazionale, nei TG si intervistano le persone comuni (cosa vuol dire comune?) e si chiede: come va il Natale? Benino, compriamo qualcosina. E per la cena di Capodanno? Compro questo e quell’altro. E a Pasqua? Poi ci si vede, ci si rivede con la telefonata dell’amico e del cuginetto; ti ho visto in TV!. Ci si rispecchia, dal locale al locale, tutti felici e contenti di farsi vedere per qualche secondo dal mondo piccolo piccolo tutto italiano, pigiamino e pigiamone, piumino e piumone, lettino e lettone, casina e villone, tenerino e tenerone, morbido e morbidone, sempre e costantemente fuori misura, antropologicamente fuori scala.

Cultura. Bar dello Sport

Venerdì, Marzo 9th, 2007

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Già da qualche sera al Bar dello Sport si parla poco di filosofia, anche la morte di Jean Baudrillard non ha stimolato un gran dibattito; forse il filosofo rispunterà all’improvviso quando meno te lo aspetti, qui al bar c’è poco da programmare, sapete come va lo sport del pensiero.
Ieri sembravano tutti appassionarsi della prossima Biennale d’arte di Venezia e sulle scelte di Robert Storr.
A parte i soliti due sfigati che sono antiamericani su tutto, anche quando si parla di cinema francese, la discussione, abbastanza pettegola, da bar appunto, verteva sulla storia dei “vecchi” invitati a questa nuova edizione.
«È la Biennale del Viagra».
«Veramente ti confondi con Sanremo»
«Già, è vero, comunque son tutti decrepiti»
«Cosa c’entra l’arte con l’età; “giovane” non è certo una categoria che possa valere sempre»
«Sta bono, cominciamo a chiarire: giovane arte, arte giovane o arte dei giovani?»
«Adesso non cominciare a parlare da quel contadino che sei»
«Sarò contadino ma vent’anni anni fa chi ti ha spiegato i “mangiatori di patate” di Van Gogh?»
«Adesso non ricominciate a litigare, qui il problema è capire se l’ospizio dell’arte è una provocazione oppure no»
«Ma come ti permetti di parlare di ospizio quando Picasso a ottant’anni si scopava già tua moglie che ne aveva venticinque»
«Per me è una scelta di mercato»
«Sì, il mercatino dei polacchi»
«Guarda che i paesi dell’est non ci sono più, datti una sveglia!»
«A me Anselmo piace anche da morto»
«Il fatto è che gli americani in questa fase storica…»
«Guarda che della guerra parliamo la prossima settimana (bugia) e tu faresti bene ad andartene in ferie»
«Certo che la Louise Bourgeois, insomma…»
«Comunque certi suoi lavori sono un pugno allo stomaco»
«Oddio, uno schiaffetto, non esagerare, ha 95 anni, anche se fa palestra…»
«Questo modo di affrontare i problemi non mi piace»
«Dai, dì la verità, ammettilo che la Bourgeois ti piace fisicamente»
«Certo che sei proprio stronzo, comunque Gabriel Garcia Marquez compie ottant’anni e per gli scrittori non si fanno tutte queste storie»
«Per la Bourgeois Marquez sarebbe troppo giovane, questa si chiama pedofilia»
«Francooo!!! Dai portaci altri sette “americani”, anzi no cinque, a questi altri due portagli il marsala»