Archive for the ‘Nuda vita’ Category

Il ritorno di Schreber

lunedì, Aprile 23rd, 2007

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Il “grande” educatore tedesco del XIX secolo, Daniel Gottlieb Moritz Schreber, ha progettato e realizzato macchine e congegni dedicati alla “salvezza delle generazioni future e sperimentate sui figli di molte famiglie borghesi dell’epoca. Ma la cavia preferita del dottor Daniel Schreber era suo figlio, il futuro presidente di Corte d’Appello Daniel Paul Schreber, uno dei più famosi casi clinici (e letterari) del secolo scorso. Quest’uomo in preda a sublimi e tremende allucinazioni ci ha lasciato una monumentale opera: Memorie di un malato di nervi, “sapienza mondana e compendio teologico del mondo del delirio”, come scrisse Walter Benjamin. I disegni di queste macchine rivelano un’ossessione (ancora attuale?) relativa al corpo che viene considerato entità pregiudizialmente imperfetta, da correggere. Il pedagogo e igienista Schreber in fondo era animato da illuminati e ammirevoli propositi: educare alla bellezza mediante una promozione naturale ed equilibrata dello sviluppo del corpo, di una salute che sia di sostegno alla vita e di una nobile elevazione mentale, soprattutto con l’uso, se possibile, di speciali mezzi educativi: per genitori, educatori ed insegnanti. Come la ghigliottina veniva incontro alle esigenze di un secolo attraversato da pulsioni umanitarie così il Kopfhalter è il gioiello pedagogico riservato alla salvezza e all’educazione dei fanciulli. Paranoico il padre o il figlio? Con quel caschetto a cinghie di cuoio non si effettuano vecchie navigazioni ciberspaziali ma in comune c’è l’effetto di immobilità.

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Non distrarsi, non voltarsi né di lato né indietro, se non si vuole provare un acuto dolore; guardare fisso in un punto: la faccia del genitore-educatore o quella dell’insegnante o il libro da studiare. Immobili a tavola, sia quando si mangia o quando si studia, immobili a letto (l’ossessione dell’insana masturbazione!), quando si riposa o si dorme, una propensione all’immobilità o fissità quando si cammina perchè una inclinazione del corpo “scorretta” è segno di debolezza o “mutismo e codardia”. Attenzione agli educatori, ready-made nella contemporaneità, potrebbero essere pericolossisimi. Diffidare da chi si riempie la bocca di paroloni moralistici perchè con la mano stringe la cinghia e ti soffoca l’anima. E poi abbiamo scoperto che i grandi sadici, ladri e delinquenti sono quelli che ti fanno la lezione e si spacciano per santi.

Family Day o Family Night?

mercoledì, Aprile 18th, 2007

trios

Il mio amico Gianni Scalia le chiama “tragedie silenziose”. Sono quelle che serpeggiano nella famiglia, deflagrano rumorosamente nelle notizie di cronaca quando ormai è troppo tardi.
Nei termini “famiglia normale” risiede qualcosa di atroce e perverso. Il bunker va difeso a tutti i costi, che sia mafioso, infanticida, pedofilo o violento. La maggior parte degli abusi sessuali sui minori vengono praticati dentro il bunker famiglia. Nel mondo chiuso familiare, normale e perfetto, a volte vengono cucinate pietanze avvelenate.
Tuttavia esistono ottime famiglie, per fortuna. In Italia la famiglia è così sacra che abbiamo un ministero a suo nome. Non basta un ministro per la solidarietà sociale, uno per i diritti e le pari opportunità, per la salute, ed altri che comunque si occupano evidentemente della famiglia visto che questa è il nucleo socio-produttivo del paese. Per paradosso, il ministro per la famiglia, persona alla quale riserviamo una certa stima, ha scarsa competenza diretta: non è sposata, non ha figli, forse conduce una vita in castità. È stata scelta in quanto cattolica, una specie di autotutela del governo.
Cionostante il ministro deve pur avere una “famiglia”, una rete di relazioni affettive che di fatto andrebbero tutelate. Il paradosso rende ancora più autentca, e sincera, la scelta di questo ministro cattolico e ci fa capire che la chiesa romana insieme ai falsi e furbi baciapile vuol far tornare l’Italia agli anni Cinquanta.
Le famiglie si sfasciano, c’è qualcosa che non sta più in piedi con i tempi, le persone si lasciano pur amandosi ancora un po’, perchè il bunker non funziona più.

Le coppie di fatto danneggerebbero le famiglie, e come? Diciamo che l’insicurezza della famiglia, precaria di suo, si sente minacciata dall’esterno, si sente minacciata dal liberalismo.
Sull’ossessione dei gusti sessuali delle coppie italiane è meglio lasciar perdere altrimenti si andrebbero a costruire paralleli spiacevoli sui gusti sessuali di vescovi e preti e su come vivono la regola della castità.

Altro paradosso consiste nel fatto che coppie di omosessuali vorrebbero costituire una famiglia. Dietro queste richieste spesso c’è un’autentico bisogno di riconoscimento e di normalità, oserei dire di “conformismo” sociale. E allora? Non sarebbe questa la nuova frontiera? Queste famiglie, probabilmente, potrebbero essere migliori di quelle attuali, più rispettose di certi valori. Non è rassicurante (per ora non riguarda il nostro Paese e non c’entra nulla con i DICO) che coppie dello stesso sesso desidererebbero sposarsi? Non è tranquillizzante, stupida chiesetta, tutto ciò?
Poi scopriranno anche loro le “tragedie silenziose”, le contraddizioni del matrimonio e della famiglia, scopriranno la ferocia della normalità. E proprio per questo andranno tutelati come tutti gli altri, in un giorno ove non si potrà dire “tutti gli altri” in una società di eguali, quando tutti saremo precipitati nell’inferno familiare.
La libertà non risiede nella richiesta di un timbro di normalità ma di abitare lo spazio in quanto nostro.

Leopardi e il formaggio

giovedì, Marzo 29th, 2007

bel paese

«Carissimo signor padre, Ricevo la cara sua del 31 gennaio. Già fin dal primo di questo mese il freddo qui, grazie a Dio, è molto scemato, anzi abbiamo avuto qualche giorno quasi di primavera: io ho ripreso le mie passeggiate campestri, e mi pare di essere rinato. Non ho ancora veduto Fusello. Il dono che ella mi manda mi sarà carissimo, e mi servirà per farmi onore con questi miei amici, presso i quali trovo che l’olio e i fichi della Marca sono già famosi, come anche i nostri formaggi, che qui si stimano più del parmigiano, il quale non ardisce di comparire in una tavola signorile: bensì vi comparisce una forma di formaggio della Marca, quando se ne può avere, ed è cosa rara…»

Bologna, 8 febbraio 1826

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«Carissimo signor padre, Quando mi giunse la sua del 12, io aveva già poco prima riscossa finalmente la roba portata da Fusello. I fichi e l’olio sono qui applauditissimi e graditissimi; e quantunque in casa io non fossi solito di mangiar de’ fichi, adesso, non so come, trovo che sono pure una cosa di un sapore eccellente, e ho pensato di salvarne un poco anche per me, giacchè ella me ne ha favorito così liberalmente che ve n’è abbastanza per me e per gli altri. È ben giusta la sua meraviglia che costà non si pensi punto a far commercio di formaggi con queste parti, dove non si fa formaggio se non pochissimo, e cattivo. Veramente non si può scusare l’indolenza della nostra provincia nel mettere a profitto i tanti generi squisiti che essa possiede, e che eccedono il consumo dell’interno: giacchè li formaggi non sono il solo capo che manca in altre parti d’Italia, e che sarebbe ben accolto; ma noi abbiamo molti e molti altri capi che da noi non si stimano e non si trovano a vendere perchè sovrabbondano, e altrove sarebbero ricercatissimi…»

Bologna, 20 febbraio 1826

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«Cara Paolina, Ho ricevuto il pacco, la scatola e la tua lettera della buona Bosi ch’è stata da me due volte. Ringrazia tanto e poi tanto mamma e babbo dei formaggi, e babbo poi in particolare delle bella scatola, che ho messa subito in uso…»

Bologna, 1 maggio 1826

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«Carissimo signor padre, Ho ricevute le sue del 23 aprile e degli 8 del corrente, e dalla sig. Bosi ebbi puntualmente il formaggio e la bella scatola. Non ho scritto per la posta dopo la mia del 24 aprile, perchè fin dal primo di maggio scrissi a Paolina una lettera che consegnai alla sig. Bosi. Incaricai Paolina di ringraziarla caramente dei formaggi e della scatola…»

Bologna, 10 maggio 1826

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«Paolina mia, Ieri ricevetti la lettera del papà in data dei 12, e l’altro ieri avevo ricevuta quella degli 11, insieme col baule e coi formaggi; tutto recapitatomi puntualmente a casa…»

Bologna, 20 settembre 1826

Famiglia famigliola te piace ‘o presepe?

giovedì, Marzo 15th, 2007

presepe

La famiglia non ha bisogno di essere minacciata o distrutta dall’esterno; lasciamola in pace, fa un buon lavoro già da sola.

Pubblico volentieri l’appello di Massimiliano Parente, scrittore, pubblicato sul quotidiano “Il Riformista” di oggi, suggeritomi da C. P.
I sistemi logici, come quelli sacri, vanno applicati sino in fondo nella loro autenticità.

Appello ai Cattolici

Perché le unioni civili in Italia mettono in pericolo la famiglia? Perché la Chiesa viene ascoltata in nome dello stesso popolo che trent’anni fa l’ha sconfitta sull’aborto e sul divorzio? Perché non rimettere in discussione anche il divorzio?Perché se l’embrione è “persona” non rimettere in discussione anche l’aborto? Siete sicuri, politici cattolici, elettori cattolici, di essere la maggioranza? Cari Giuliano Ferrara, cari Vittorio Sgarbi, cari Antonio Socci, cari finti liberali neoguelfi, cari credenti fedeli o atei devoti o comunque vogliate chiamarvi, personalmente mi avete convinto. Ma allora vi chiediamo un altro piccolo sforzo. Se è vero quanto dite, se la Chiesa rappresenta il popolo italiano e non una parte, non potete tirarvi indietro. Abbiate il coraggio della verità, e di trarre le conseguenze dalle vostre parole.

Poiché la maggioranza della classe politica si oppone alle unioni civili tra omosessuali o tra eterosessuali in difesa dei valori cattolici e della “sacralità” della famiglia; poiché il punto di vista religioso e la voce del Vaticano è predominante nel voler imporre questi valori anche a chi cattolico non è; poiché noi laici, liberali, libertari, e illuministi, messi all’angolo dall’altissimo pensiero cattolico, avendo perso la battaglia sui nostri diritti, vogliamo tutelare i vostri doveri, rispetto ai quali sarete certamente d’accordo, vi chiedo di firmare il presente appello per favorire referendum o proposte di legge che sanciscano, per le famiglie cattoliche:

1. Abolizione del matrimonio civile, non riconosciuto dalla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

2. Abolizione del divorzio, severamente condannato dalla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

3. Divieto di copulazione non “unitiva e procreativa”, come stabilita anche dal diritto canonico della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana contro gli eterosessuali cattolici che commettessero atto sessuale e fornicativo a scopi di piacere, ivi incluso l’onanisno, indicato come peccato mortale quanto l’omicidio o il rapporto sessuale tra persone dello stesso sesso.

4. Divieto di aborto, che sia punito anche penalmente come omicidio, anche se praticato prima dei tre mesi, dal concepimento in poi.

5. Divieto, per Silvio Berlusconi, Pierferdinando Casini, e qualsiasi esponente politico cattolico divorziato, già interdetti a ricevere la Santa Comunione dalla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana (Catechismo, art. 349), di parlare in nome del cattolicesimo.

Ho fede, in nome della Vostra Fede, che questo appello troverà ampio consenso tra deputati, senatori, intellettuali, giornalisti, Cei, partiti, circoli dellutriani, margherite e elettori cattolici italiani giustamente preoccupati per i valori dello spirito e della famiglia messi in pericolo dalla modernità, dall’edonismo e dal laicismo imperante. Il credente che non fosse d’accordo è pregato di fornire argomentate ragioni, possibilmente in nome di Dio o giù di lì.

Massimiliano Parente


Giovanni Pico della Mirandola

venerdì, Marzo 2nd, 2007

olympia

[Le parole del Sommo Padre] «Non ti ho dato, o Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché quei posti, quell’aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conservi.
La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnerai.
Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto.
Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine.»

Da:Oratio de hominis dignitate.

“Vario son da me stesso”

sabato, Febbraio 17th, 2007

giocattolo e me

“Vario son da me stesso”, Journal di arte, cultura, umanità varia, vite vissute e nuda vita; termometro della vita attiva e contemplativa, osservatorio mobile, libero e indipendente del piccolo e del grande mondo.
Diario dello sguardo inattuale. Quotidiano del malessere, della ricerca della felicità e del bello.
“Vario son da me stesso” è il piacere della scrittura, è “il piacere del resto”, dei resti.
“Vario son da me stesso” era il senso compositivo dei quadri dell’Arcimboldi.
“Vario son da me stesso” è il tentativo di uscire da se stessi per essere e riconoscere tutti gli altri possibili dentro di noi, per autopacificarsi.
“Vario son da me stesso” significa negoziare con se stessi, per automigliorarsi, prendere cura di sé.
“Vario son da me stesso” è come la malattia della pelle. È la malattia della superficie.
“Vario son da me stesso” è la psoriasi della contemporaneità, è, come dicevano gli antichi greci, la “malattia dei sani”.

Vario son da me stesso,

E pur, sì vario, un solo

Sono, e di varie cose

Col mio vario sembiante

Le sembianze ritraggo

(Gregorio Comanini, Trattati d’arte…)

costruzioni

Guerra

martedì, Febbraio 13th, 2007

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“La sopravvivenza è l’unica gloria in guerra.”

Samuel Fuller, Il grande uno rosso.

Morte italiana

domenica, Febbraio 4th, 2007

La massa accorre per applaudire, palloncini vengono lasciati volare nel cielo, slogan e urla da stadio e poi botti e mortaretti.
È un funerale.

cofano

Appuntamento

sabato, Gennaio 27th, 2007

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sabato, Gennaio 13th, 2007

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Da C. P:
Il senso delle vita (storia zen)

Cercando di capire qualcosa sull’essenza della vita, un monaco lasciò il
suo monastero in giovane età e cominciò a viaggiare per le strade della
Cina. Dopo tanti anni, al suo ritorno, il suo vecchio maestro gli chiese:
“Dimmi dunque cosa hai capito dell’essenza della vita?”. Il monaco rispose:
“Quando non ci sono nuvole sulle cime delle montagne, la luce della luna
penetra nelle increspature delle acque del lago”. Il maestro guardò il suo
migliore discepolo di un tempo con ira “Hai percorso tutte le strade della
Cina, stai diventando vecchio, i tuoi capelli sono ormai tutti bianchi,
hai ormai pochi denti ed ancora non hai capito l’essenza della vita?”. Il
monaco abbassò tristemente gli occhi, mentre le lacrime rigavano il suo
viso ormai rugoso. Dopo alcuni minuti di silenzio, sommessamente egli chiese
“Per favore, maestro, dimmi quale è l’essenza della vita?”. “Quando non
ci sono nuvole sulle cime delle montagne – rispose sorridendo il maestro
– la luce della luna penetra nelle increspature delle acque del lago”.