Archive for Marzo, 2007

Jean Baudrillard

Giovedì, Marzo 8th, 2007

È morto, ed è una cosa reale.

jean baudrillard

Amare

Mercoledì, Marzo 7th, 2007

italia

L’incipit del manifesto del Partito Democratico (il nuovo partito che unirà la sinistra riformista e la Margherita) recita così:
“Noi, i democratici, amiamo l’Italia”.
Anche l’ex Presidente del Consiglio, la scultura pop, esordiva allo stesso modo, ma al singolare: “L’Italia è il paese che amo.”
Dunque l’amore diventa una nuova categoria politica, ove si sviluppano gli aspetti fondativi di un partito nuovo o il programma di governo di un uomo innamorato – in realtà innamorato solo di se stesso e che ha sconciato il Paese. Ma, come ben sappiamo, l’amore spesso è volubile e capriccioso e nel migliore dei casi, affinchè duri, dovrà presupporre rispetto, amicizia, solidarietà, altrimenti potrebbe rivelare il suo rovescio.
In una lettera, piuttosto polemica, scritta a Gershom Scholem relativa a questioni ebraiche e sullo Stato di Israele Hannah Arendt chiarisce la sua posizione e scrive:

Nella mia vita non ho mai “amato” nessun popolo o collettività - né il popolo tedesco, né quello francese, né quello americano, né la classe operaia, né nulla di questo genere. Io amo “solo” i miei amici e la sola specie d’amore che conosco e in cui credo è l’amore per le persone. In secondo luogo, questo “amore per gli ebrei” mi sembrerebbe, essendo io stessa ebrea, qualcosa di piuttosto sospetto. Non posso amare me stessa o qualcosa che so essere una parte essenziale della mia stessa persona.

Personalmente trovo non solo sospetto chi dichiara di amare un popolo (come se all’interno del popolo non ci fosse la complessità delle differenze, risolvendo tutto in un ecumenismo amorevolmente piatto) ma lo trovo addirittura perverso e pericoloso.
Non voglio essere amato e non vi amo, lascerei queste cose alla sfera privata ma, razionalmente, nel senso comune della sfera pubblica, vorrei considerazione, solidarietà e rispetto. Altrimenti, per ogni giorno scuro e critico della mia vita, il vostro amore dichiarato mi sembrerà come uno schiaffo beffardo e cinico.
Potrò anche votare il nuovo Partito Democratico ma, vi prego, lasciate perdere l’amore e togliete quell’incipit veltronistico.

italia1

Il Professore Minghetti nelle RSU

Lunedì, Marzo 5th, 2007

kafka
Mi trovo in questo incontro-formazione delle RSU (rappresentanze sindacali unitarie) e ho avuto l’accortezza di non indossare i miei stivaletti a punta, mi sono reso il più anonimo possibile per essere al pari con gli altri.
Qui si parla di contratto e retribuzione, di personale ATA, di fondi di Istituto e di cose fondamentali e importanti, lo so, ma che mi annoiano, non posso farci nulla.
Ora ci chiamiamo lavoratori della conoscenza (FLC, saremo sepolti da acronimi!).
Illuso che sono! Stavo già attuando la conoscenza e mi chiedevo, come Bruce Chatwin, “che ci faccio qui?”. Non so se sentirmi avanti o desueto, se sono sbagliato io o loro, il mio specchio, forse hanno sbagliato quelli che mi hanno votato, volevano farmi uno scherzo. Però mi piacerebbe cambiare qualcosa, mi piacerebbe mettere becco su tante cose ma le procedure, le norme, il bizantinismo linguistico mi atterra, mi toglie le forze. Parte e controparte sono imbrigliati dallo stesso linguaggio che rende la mente prigioniera. Bisognerebbe azzerare e guardare all’essenziale. Cosa non va? Cambiamo.
Ma coloro che mi stanno vicino sono il primo ostacolo al cambiamento, si sono affezionati alle procedure ed alla burocrazia (dopo tanta fatica per conoscerle!), alleggerirle li renderebbe orfani ed io verrei scambiato per matto o incompetente. Forse mi hanno votato perchè volevano proprio un matto..
Cosa potrò raccontare stavolta al mio psicoanalista? Posso raccontargli della pausa-rinfresco delle 11, con patatine fritte noccioline coca-cola e tè con la promessa del Segretario che il giorno dopo, a fine lavori, ci saranno vino rosso e bianco e piadina Romagna mia! Perchè non finire la sera alla Cà del Liscio tutti noi cinquantenni in disuso?
Potrò dire al mio analista che in fondo questa umanità a me piace, che mi fa bene il confronto, osservo e comunico, mi ridimensiono, mi relativizzo, ma perchè Dottore dopo il mio primo intervento gli altri non comunicavano con me?
E poi perchè quando sono entrato in sala, già quasi piena in attesa dell’attesissimo “relatore regionale”, ho pronunciato un sonoro buongiorno e nessuno ha risposto?
È troppo frivolo? È poco sindacale il saluto?
Alla CGIL oggi ci si dà del lei. Forse è giusto. Siamo tutti sospettosi l’uno dell’altro, in quanto colleghi, in continua competizione sul nulla.
Lo so Dottore cosa mi dirà, che se in qualche modo ho scelto devo decidere se continuare oppure no. Ma io ho appena cominciato… e vorrei già sparire! Sì, vorrei sparire, vorrei non esserci. E se ci fosse una nuova modalità dell’esserci senza essere? No, forse tutto questo non fa per me. Mi vergogno, chiedo perdono.
Diversi anni fa ero nel CdI (Consiglio di Istituto), a volte si discuteva per ore del prezzo del panino che vendevano agli studenti, delle macchinette del caffè, delle gite e dei prezzi delle agenzie e mentre si avvicinava la sera, in quella riunione di quell”ex maggio odoroso, io osservavo quel bellissimo tramonto facendomi sempre la stessa domanda di quel grande nomade: che ci faccio qui?
Forse è con questa domanda continua che bisogna vivere? Pensare magari, tanto per consolarsi allargando le vedute, che nel Parlamento Europeo si fa lo stesso, si discute di manzi, vacche, mucche, quote latte, formaggi da sopprimere o da salvare.
Ma lei Dottore ormai comunica con me con il pensiero, assomiglia a un Dio!

Ricordo di una Cinquecento ©

Domenica, Marzo 4th, 2007

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Ho finalmente la Cinquecento, il futuro e quarantotto rate davanti. La Cinquecento L, blu come il mio golf da sera, marce sincronizzate niente più doppietta, manubrio nero e sportivo, sedili ribaltabili, tettuccio apribile, deflettori, radio, tappetini rosso scuro comprati a parte e tremila lire dentro il serbatoio che ti spedisce dove vuoi e poi hai la barba, tutta la barba che sognavi, una barba che devi farti ogni giorno se non vuoi raspare le ragazze uomo fatto che sorgi al mattino sempre con una bella erezione. Sai cosa vuol dire avere una Cinquecento così? Che sei appena un gradino sotto Sua Divinità Renault Quattro, dunque in un bel posto per ora.
Le Mini Minor non mi sono mai piaciute sapevano di magnaccia e donne da Night.
Avere i sedili ribaltabili vuol dire avere un progetto, una possibilità, una risorsa, una sicurezza che ti è affidata affinché venga usata con accortezza tempismo e velocità accompagnati da sensibilità e morbidezza dissimulando con scioltezza il gesto tecnico, scegliendo l’attimo, quell’attimo risolutore che raggruma successo e fallimento insieme, ricordatelo.
Sai infine cosa vuol dire la lettera L dopo il magico numero 500? Vuol dire “Lusso”, vuol dire che la paghi il dieci per cento in più del modello normale e dunque sei nella lussuria.
Vent’anni. Con un’età così puoi anche accostare sul Corso e startene dentro quel blu lucente ad ascoltare la radio con il finestrino aperto ed il braccio di fuori a fumarti una Malboro perché se hai deciso di lasciare puoi permetterti una sosta fredda e distaccata dove guardi il mondo dal tuo abitacolo per trattenerlo nella memoria o per lasciarlo in anticipo dentro gli occhi già da ora. Ti va di mettere in moto perché ti piace il rumore ma anche solo per vedere il lunottino illuminarsi che svolge sempre bene la sua magia da abitacolo notturno, parti in prima e riparcheggi qualche metro avanti, più vicino al mare e alla piazza gioiosa ora deserta.
Ma cosa lasci alla fine? Quasi nulla. Devi persino costruirti la sceneggiatura di una partenza ove nessuno ti trattiene né lo farà mai, ciò che ancora tiene il motore non ancora rodato fermo al confine tra la città e il mare è proprio il nulla che lasci perché tu sei e sei stato nulla per le persone che lasci. Valigia, dischi, libri, l’inseparabile Nikon, panini col tonno e il piatto Lenco stipati dentro la tua nuova casa mobile, la prima che hai avuto, ma cosa aspetti!
Vai via!

Fellinia 5. Strade musicali

Sabato, Marzo 3rd, 2007

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Nel centro storico di Fellinia – città godereccia spiaggereccia ove è bandito il dolore e sono accolti solo il sorriso il piacere ed il consumo – c’è un’antica strada romana, ora intitolata ad un eroe patrio, che è arredata acusticamente da una musica perenne, gioiosa.
L’acustic-design accompagna la vita quotidiana di questa via felice e canzoniera. Forse c’è un art director della strada.
Il Signor Giovanni, di ritorno da una visita medica in cui gli viene prescritta una biopsia con un probabile e prossimo intervento chirurgico, attraversa questa strada felice ascoltando Elvis Presley che gli racconta una storia diversa e molto curativa:

Gonna tell Aunt Mary about Uncle John
He claims he got the misery but
He’s havin’ a lotta fun
Oh baby yeah baby whoo-oo-oo-oo baby
Havin’ me some fun tonight
Well long tall Sally she’s built sweet
She’s got everything that Uncle John needs

(Racconterò alla zia Mary dello zio John
Lui afferma di essere caduto in miseria invece
Si sta divertendo molto
Oh piccola, sì piccola, whoo-oo-oo-oo piccola
Fammi divertire un po’ stanotte
Ebbene Sally la spilungona è stata creata per essere dolce
Lei ha tutto ciò di cui ha bisogno lo zio John)

La signorina Fanny invece ha da pochi giorni perso il padre ma verrà consolata da Otis Redding (vi piace il Vintage vero?) e sarà distolta dal pensiero della morte.
Tutti i depressi, gli infelici, o coloro che sono stati sanzionati dal fisco per un errore modulistico, i supermultati dalle guardie svizzere municipali, gli afflitti dall’assegno di mantenimento, i collezionisti di bollette, i grassi, i marginali e i desueti, gli inattuali, i vecchi, i poveri affetti da una falsa rappresentazione di sé, i malati, i pensosi, insomma tutti coloro che non si sentono “a posto” dovrebbero passeggiare in questa bella strada, farsi massaggiare dalla musica e lasciarsi ipnotizzare dalle vetrine dei negozi. E poi, questa strada, mantiene ancora qualcosa del profumo dell’antico borgo natìo, che fa la differenza con altre strade del centro!

Giovanni Pico della Mirandola

Venerdì, Marzo 2nd, 2007

olympia

[Le parole del Sommo Padre] «Non ti ho dato, o Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché quei posti, quell’aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conservi.
La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnerai.
Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo. Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto.
Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine.»

Da:Oratio de hominis dignitate.