Archive for marzo, 2007

Famiglia famigliola te piace ‘o presepe?

giovedì, marzo 15th, 2007

presepe

La famiglia non ha bisogno di essere minacciata o distrutta dall’esterno; lasciamola in pace, fa un buon lavoro già da sola.

Pubblico volentieri l’appello di Massimiliano Parente, scrittore, pubblicato sul quotidiano “Il Riformista” di oggi, suggeritomi da C. P.
I sistemi logici, come quelli sacri, vanno applicati sino in fondo nella loro autenticità.

Appello ai Cattolici

Perché le unioni civili in Italia mettono in pericolo la famiglia? Perché la Chiesa viene ascoltata in nome dello stesso popolo che trent’anni fa l’ha sconfitta sull’aborto e sul divorzio? Perché non rimettere in discussione anche il divorzio?Perché se l’embrione è “persona” non rimettere in discussione anche l’aborto? Siete sicuri, politici cattolici, elettori cattolici, di essere la maggioranza? Cari Giuliano Ferrara, cari Vittorio Sgarbi, cari Antonio Socci, cari finti liberali neoguelfi, cari credenti fedeli o atei devoti o comunque vogliate chiamarvi, personalmente mi avete convinto. Ma allora vi chiediamo un altro piccolo sforzo. Se è vero quanto dite, se la Chiesa rappresenta il popolo italiano e non una parte, non potete tirarvi indietro. Abbiate il coraggio della verità, e di trarre le conseguenze dalle vostre parole.

Poiché la maggioranza della classe politica si oppone alle unioni civili tra omosessuali o tra eterosessuali in difesa dei valori cattolici e della “sacralità” della famiglia; poiché il punto di vista religioso e la voce del Vaticano è predominante nel voler imporre questi valori anche a chi cattolico non è; poiché noi laici, liberali, libertari, e illuministi, messi all’angolo dall’altissimo pensiero cattolico, avendo perso la battaglia sui nostri diritti, vogliamo tutelare i vostri doveri, rispetto ai quali sarete certamente d’accordo, vi chiedo di firmare il presente appello per favorire referendum o proposte di legge che sanciscano, per le famiglie cattoliche:

1. Abolizione del matrimonio civile, non riconosciuto dalla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

2. Abolizione del divorzio, severamente condannato dalla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

3. Divieto di copulazione non “unitiva e procreativa”, come stabilita anche dal diritto canonico della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana contro gli eterosessuali cattolici che commettessero atto sessuale e fornicativo a scopi di piacere, ivi incluso l’onanisno, indicato come peccato mortale quanto l’omicidio o il rapporto sessuale tra persone dello stesso sesso.

4. Divieto di aborto, che sia punito anche penalmente come omicidio, anche se praticato prima dei tre mesi, dal concepimento in poi.

5. Divieto, per Silvio Berlusconi, Pierferdinando Casini, e qualsiasi esponente politico cattolico divorziato, già interdetti a ricevere la Santa Comunione dalla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana (Catechismo, art. 349), di parlare in nome del cattolicesimo.

Ho fede, in nome della Vostra Fede, che questo appello troverà ampio consenso tra deputati, senatori, intellettuali, giornalisti, Cei, partiti, circoli dellutriani, margherite e elettori cattolici italiani giustamente preoccupati per i valori dello spirito e della famiglia messi in pericolo dalla modernità, dall’edonismo e dal laicismo imperante. Il credente che non fosse d’accordo è pregato di fornire argomentate ragioni, possibilmente in nome di Dio o giù di lì.

Massimiliano Parente


Fellinia 6. Periferie

mercoledì, marzo 14th, 2007

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Le periferie non esistono; se avete nostalgia delle periferie guardatevi i quadri di Mario Sironi e respirate una buona pittura italiana con un catalogo sulle ginocchia seduti nel vostro living room.
Le periferie a Fellinia non esistono, ormai tutti i vuoti sono accupati, tutte le caselle riempite. Rimangono residui melanconici, esili prede in attesa del morso predatorio.
La luce ormai pervade gli angoli più occulti; Fellinia è una radiosa ville lumiere.
Nuove mappe, spaesanti persino ad un residente di appena un anno fa, segnalano luoghi ove si accumulano centri benessere, poliambulatori arredati come discoteche (ma senza rispettare normative per disabili e piene di barriere architettoniche), centri commerciali e multisale, involucri per concerti, indecifrabili edifici con vite intruse, parcheggi sconnessi; tutto segmentato da labirinti di strade – che ricordano l’inestricabile sistema nervoso piuttosto che quello arterioso – che contornano distrattamente qualche “campetto” o residuo patetico, una specie di dente cariato in una proresi dentaria.
Le funzioni della città parallela devono tuttavia rispettare la scansione del tempo e accettare zone morte della fruizione occupate da «altro».
Piccoli gruppi di giovani saettano con i motorini organizzando raid provocatori contro gli “abitanti della notte” in questa città radiosa costretta a spegnersi fisiologicamente in certe ore. Vengono chiamati “travoni”, indicando transessuali, gay, probabilmente muscolosi e palestrati in grado di difendersi. In una città che offre tutto bisogna inventarsi qualcosa per non annoiarsi, poveri ragazzi. Di conseguenza, spesso, i “travoni” lanciano pietre anche ad un ragazzino per bene che alle ore 21 attraversa le strade radiose della nuova città. Il boy-scout, il ragazzo appena uscito dall’attività della parrocchia, la futura promessa del calcio di ritorno dagli allenamenti, si chiede perché mai quei giganti vestiti da donna gli lanciano pietre solo perché lui è costretto a passare di lì, ci abita. Naturalmente si invocherà l’ordine ed il rispetto della morale, si chiederà il controllo poliziesco per la difesa del cittadino, il controllo del territorio, quel territorio aggredito in modo immorale violento e affaristico, “legale” tuttavia devastante, che non concede interstizi alla nuda vita e che di conseguenza non può ammettere periferie urbane o esistenziali. L’ordine viene evocato, spesso, e tardivamente, dai costruttori del torbido.

Fatto grave a scuola

lunedì, marzo 12th, 2007

volti

Un fatto gravissimo si è verificato giorni fa a scuola.
Il Professore Minghetti ha valutato con un 10 un lavoro svolto da una sua allieva ed ha informato il Dirigente chiedendo un intervento istituzionale quale garanzia per il suo operato.
Il Professore ha semplicemente sollecitato la dirigenza scolastica di far pervenire all’allieva un encomio scritto, per autotutelarsi. I genitori, informati del fatto dalla ragazza, che è tornata a casa agitata ed in uno stato confusionale, si sono precipitati a scuola chiedendo spiegazioni sull’accaduto ed hanno minacciato di querelare insegnante e scuola.
L’Ufficio scolastico provinciale ha aperto un’inchiesta e lo stesso Ministro della Pubblica Istruzione, il Dott. Fioroni, intervistato da alcuni giornalisti ha dichiarato: «Su tali episodi tolleranza zero».

Stampa locale

domenica, marzo 11th, 2007

m

Il “locale” cresce, caratteri cubitali ci annunciano al mattino, in tempo di magra, che un ragazzo si è schiantato contro un albero con il motorino e si è ferito, un anziano, anzi un “vecchietto”, è stato scippato al mercato, una donna è scivolata e si è slogata la caviglia ma è stata soccorsa dall’assessore che passava lì per caso ed ha concesso una intervista molto ideologica poi smentita. Nei giorni grassi invece c’è, sempre al mercato, M (la sua ombra espressionista si proietta anche di giorno quando piove), è il MOSTRO, il pedofilo. Uomo apparentemente tranquillino, bastardo!. Le vendite al mercato hanno subito un rialzo. Quattro ragazzi sono morti, in un’altra provincia, strage del sabato sera, no, era venerdì, comunque un giorno prima, ci prendiamo anche l’altra provincia ma non lo diciamo nella locandina.
Bullismo, schiaffo a scuola, il fidanzatino geloso schiaffeggia il rivale (qui non esistono fidanzati ma solo fidanzatini, Erika-Omar docet). La cronaca locale si legge al bar (non al nostro Bar dello Sport) poi magari con la famigliola si decide se andare all’iper o nei luoghi di tali efferati delitti e catastrofi.
Il “locale” è diventato nazionale, nei TG si intervistano le persone comuni (cosa vuol dire comune?) e si chiede: come va il Natale? Benino, compriamo qualcosina. E per la cena di Capodanno? Compro questo e quell’altro. E a Pasqua? Poi ci si vede, ci si rivede con la telefonata dell’amico e del cuginetto; ti ho visto in TV!. Ci si rispecchia, dal locale al locale, tutti felici e contenti di farsi vedere per qualche secondo dal mondo piccolo piccolo tutto italiano, pigiamino e pigiamone, piumino e piumone, lettino e lettone, casina e villone, tenerino e tenerone, morbido e morbidone, sempre e costantemente fuori misura, antropologicamente fuori scala.

Cultura. Bar dello Sport

venerdì, marzo 9th, 2007

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Già da qualche sera al Bar dello Sport si parla poco di filosofia, anche la morte di Jean Baudrillard non ha stimolato un gran dibattito; forse il filosofo rispunterà all’improvviso quando meno te lo aspetti, qui al bar c’è poco da programmare, sapete come va lo sport del pensiero.
Ieri sembravano tutti appassionarsi della prossima Biennale d’arte di Venezia e sulle scelte di Robert Storr.
A parte i soliti due sfigati che sono antiamericani su tutto, anche quando si parla di cinema francese, la discussione, abbastanza pettegola, da bar appunto, verteva sulla storia dei “vecchi” invitati a questa nuova edizione.
«È la Biennale del Viagra».
«Veramente ti confondi con Sanremo»
«Già, è vero, comunque son tutti decrepiti»
«Cosa c’entra l’arte con l’età; “giovane” non è certo una categoria che possa valere sempre»
«Sta bono, cominciamo a chiarire: giovane arte, arte giovane o arte dei giovani?»
«Adesso non cominciare a parlare da quel contadino che sei»
«Sarò contadino ma vent’anni anni fa chi ti ha spiegato i “mangiatori di patate” di Van Gogh?»
«Adesso non ricominciate a litigare, qui il problema è capire se l’ospizio dell’arte è una provocazione oppure no»
«Ma come ti permetti di parlare di ospizio quando Picasso a ottant’anni si scopava già tua moglie che ne aveva venticinque»
«Per me è una scelta di mercato»
«Sì, il mercatino dei polacchi»
«Guarda che i paesi dell’est non ci sono più, datti una sveglia!»
«A me Anselmo piace anche da morto»
«Il fatto è che gli americani in questa fase storica…»
«Guarda che della guerra parliamo la prossima settimana (bugia) e tu faresti bene ad andartene in ferie»
«Certo che la Louise Bourgeois, insomma…»
«Comunque certi suoi lavori sono un pugno allo stomaco»
«Oddio, uno schiaffetto, non esagerare, ha 95 anni, anche se fa palestra…»
«Questo modo di affrontare i problemi non mi piace»
«Dai, dì la verità, ammettilo che la Bourgeois ti piace fisicamente»
«Certo che sei proprio stronzo, comunque Gabriel Garcia Marquez compie ottant’anni e per gli scrittori non si fanno tutte queste storie»
«Per la Bourgeois Marquez sarebbe troppo giovane, questa si chiama pedofilia»
«Francooo!!! Dai portaci altri sette “americani”, anzi no cinque, a questi altri due portagli il marsala»

Jean Baudrillard

giovedì, marzo 8th, 2007

È morto, ed è una cosa reale.

jean baudrillard

Amare

mercoledì, marzo 7th, 2007

italia

L’incipit del manifesto del Partito Democratico (il nuovo partito che unirà la sinistra riformista e la Margherita) recita così:
“Noi, i democratici, amiamo l’Italia”.
Anche l’ex Presidente del Consiglio, la scultura pop, esordiva allo stesso modo, ma al singolare: “L’Italia è il paese che amo.”
Dunque l’amore diventa una nuova categoria politica, ove si sviluppano gli aspetti fondativi di un partito nuovo o il programma di governo di un uomo innamorato – in realtà innamorato solo di se stesso e che ha sconciato il Paese. Ma, come ben sappiamo, l’amore spesso è volubile e capriccioso e nel migliore dei casi, affinchè duri, dovrà presupporre rispetto, amicizia, solidarietà, altrimenti potrebbe rivelare il suo rovescio.
In una lettera, piuttosto polemica, scritta a Gershom Scholem relativa a questioni ebraiche e sullo Stato di Israele Hannah Arendt chiarisce la sua posizione e scrive:

Nella mia vita non ho mai “amato” nessun popolo o collettività – né il popolo tedesco, né quello francese, né quello americano, né la classe operaia, né nulla di questo genere. Io amo “solo” i miei amici e la sola specie d’amore che conosco e in cui credo è l’amore per le persone. In secondo luogo, questo “amore per gli ebrei” mi sembrerebbe, essendo io stessa ebrea, qualcosa di piuttosto sospetto. Non posso amare me stessa o qualcosa che so essere una parte essenziale della mia stessa persona.

Personalmente trovo non solo sospetto chi dichiara di amare un popolo (come se all’interno del popolo non ci fosse la complessità delle differenze, risolvendo tutto in un ecumenismo amorevolmente piatto) ma lo trovo addirittura perverso e pericoloso.
Non voglio essere amato e non vi amo, lascerei queste cose alla sfera privata ma, razionalmente, nel senso comune della sfera pubblica, vorrei considerazione, solidarietà e rispetto. Altrimenti, per ogni giorno scuro e critico della mia vita, il vostro amore dichiarato mi sembrerà come uno schiaffo beffardo e cinico.
Potrò anche votare il nuovo Partito Democratico ma, vi prego, lasciate perdere l’amore e togliete quell’incipit veltronistico.

italia1

Il Professore Minghetti nelle RSU

lunedì, marzo 5th, 2007

kafka
Mi trovo in questo incontro-formazione delle RSU (rappresentanze sindacali unitarie) e ho avuto l’accortezza di non indossare i miei stivaletti a punta, mi sono reso il più anonimo possibile per essere al pari con gli altri.
Qui si parla di contratto e retribuzione, di personale ATA, di fondi di Istituto e di cose fondamentali e importanti, lo so, ma che mi annoiano, non posso farci nulla.
Ora ci chiamiamo lavoratori della conoscenza (FLC, saremo sepolti da acronimi!).
Illuso che sono! Stavo già attuando la conoscenza e mi chiedevo, come Bruce Chatwin, “che ci faccio qui?”. Non so se sentirmi avanti o desueto, se sono sbagliato io o loro, il mio specchio, forse hanno sbagliato quelli che mi hanno votato, volevano farmi uno scherzo. Però mi piacerebbe cambiare qualcosa, mi piacerebbe mettere becco su tante cose ma le procedure, le norme, il bizantinismo linguistico mi atterra, mi toglie le forze. Parte e controparte sono imbrigliati dallo stesso linguaggio che rende la mente prigioniera. Bisognerebbe azzerare e guardare all’essenziale. Cosa non va? Cambiamo.
Ma coloro che mi stanno vicino sono il primo ostacolo al cambiamento, si sono affezionati alle procedure ed alla burocrazia (dopo tanta fatica per conoscerle!), alleggerirle li renderebbe orfani ed io verrei scambiato per matto o incompetente. Forse mi hanno votato perchè volevano proprio un matto..
Cosa potrò raccontare stavolta al mio psicoanalista? Posso raccontargli della pausa-rinfresco delle 11, con patatine fritte noccioline coca-cola e tè con la promessa del Segretario che il giorno dopo, a fine lavori, ci saranno vino rosso e bianco e piadina Romagna mia! Perchè non finire la sera alla Cà del Liscio tutti noi cinquantenni in disuso?
Potrò dire al mio analista che in fondo questa umanità a me piace, che mi fa bene il confronto, osservo e comunico, mi ridimensiono, mi relativizzo, ma perchè Dottore dopo il mio primo intervento gli altri non comunicavano con me?
E poi perchè quando sono entrato in sala, già quasi piena in attesa dell’attesissimo “relatore regionale”, ho pronunciato un sonoro buongiorno e nessuno ha risposto?
È troppo frivolo? È poco sindacale il saluto?
Alla CGIL oggi ci si dà del lei. Forse è giusto. Siamo tutti sospettosi l’uno dell’altro, in quanto colleghi, in continua competizione sul nulla.
Lo so Dottore cosa mi dirà, che se in qualche modo ho scelto devo decidere se continuare oppure no. Ma io ho appena cominciato… e vorrei già sparire! Sì, vorrei sparire, vorrei non esserci. E se ci fosse una nuova modalità dell’esserci senza essere? No, forse tutto questo non fa per me. Mi vergogno, chiedo perdono.
Diversi anni fa ero nel CdI (Consiglio di Istituto), a volte si discuteva per ore del prezzo del panino che vendevano agli studenti, delle macchinette del caffè, delle gite e dei prezzi delle agenzie e mentre si avvicinava la sera, in quella riunione di quell”ex maggio odoroso, io osservavo quel bellissimo tramonto facendomi sempre la stessa domanda di quel grande nomade: che ci faccio qui?
Forse è con questa domanda continua che bisogna vivere? Pensare magari, tanto per consolarsi allargando le vedute, che nel Parlamento Europeo si fa lo stesso, si discute di manzi, vacche, mucche, quote latte, formaggi da sopprimere o da salvare.
Ma lei Dottore ormai comunica con me con il pensiero, assomiglia a un Dio!

Ricordo di una Cinquecento ©

domenica, marzo 4th, 2007

39
Ho finalmente la Cinquecento, il futuro e quarantotto rate davanti. La Cinquecento L, blu come il mio golf da sera, marce sincronizzate niente più doppietta, manubrio nero e sportivo, sedili ribaltabili, tettuccio apribile, deflettori, radio, tappetini rosso scuro comprati a parte e tremila lire dentro il serbatoio che ti spedisce dove vuoi e poi hai la barba, tutta la barba che sognavi, una barba che devi farti ogni giorno se non vuoi raspare le ragazze uomo fatto che sorgi al mattino sempre con una bella erezione. Sai cosa vuol dire avere una Cinquecento così? Che sei appena un gradino sotto Sua Divinità Renault Quattro, dunque in un bel posto per ora.
Le Mini Minor non mi sono mai piaciute sapevano di magnaccia e donne da Night.
Avere i sedili ribaltabili vuol dire avere un progetto, una possibilità, una risorsa, una sicurezza che ti è affidata affinché venga usata con accortezza tempismo e velocità accompagnati da sensibilità e morbidezza dissimulando con scioltezza il gesto tecnico, scegliendo l’attimo, quell’attimo risolutore che raggruma successo e fallimento insieme, ricordatelo.
Sai infine cosa vuol dire la lettera L dopo il magico numero 500? Vuol dire “Lusso”, vuol dire che la paghi il dieci per cento in più del modello normale e dunque sei nella lussuria.
Vent’anni. Con un’età così puoi anche accostare sul Corso e startene dentro quel blu lucente ad ascoltare la radio con il finestrino aperto ed il braccio di fuori a fumarti una Malboro perché se hai deciso di lasciare puoi permetterti una sosta fredda e distaccata dove guardi il mondo dal tuo abitacolo per trattenerlo nella memoria o per lasciarlo in anticipo dentro gli occhi già da ora. Ti va di mettere in moto perché ti piace il rumore ma anche solo per vedere il lunottino illuminarsi che svolge sempre bene la sua magia da abitacolo notturno, parti in prima e riparcheggi qualche metro avanti, più vicino al mare e alla piazza gioiosa ora deserta.
Ma cosa lasci alla fine? Quasi nulla. Devi persino costruirti la sceneggiatura di una partenza ove nessuno ti trattiene né lo farà mai, ciò che ancora tiene il motore non ancora rodato fermo al confine tra la città e il mare è proprio il nulla che lasci perché tu sei e sei stato nulla per le persone che lasci. Valigia, dischi, libri, l’inseparabile Nikon, panini col tonno e il piatto Lenco stipati dentro la tua nuova casa mobile, la prima che hai avuto, ma cosa aspetti!
Vai via!

Fellinia 5. Strade musicali

sabato, marzo 3rd, 2007

35

Nel centro storico di Fellinia – città godereccia spiaggereccia ove è bandito il dolore e sono accolti solo il sorriso il piacere ed il consumo – c’è un’antica strada romana, ora intitolata ad un eroe patrio, che è arredata acusticamente da una musica perenne, gioiosa.
L’acustic-design accompagna la vita quotidiana di questa via felice e canzoniera. Forse c’è un art director della strada.
Il Signor Giovanni, di ritorno da una visita medica in cui gli viene prescritta una biopsia con un probabile e prossimo intervento chirurgico, attraversa questa strada felice ascoltando Elvis Presley che gli racconta una storia diversa e molto curativa:

Gonna tell Aunt Mary about Uncle John
He claims he got the misery but
He’s havin’ a lotta fun
Oh baby yeah baby whoo-oo-oo-oo baby
Havin’ me some fun tonight
Well long tall Sally she’s built sweet
She’s got everything that Uncle John needs

(Racconterò alla zia Mary dello zio John
Lui afferma di essere caduto in miseria invece
Si sta divertendo molto
Oh piccola, sì piccola, whoo-oo-oo-oo piccola
Fammi divertire un po’ stanotte
Ebbene Sally la spilungona è stata creata per essere dolce
Lei ha tutto ciò di cui ha bisogno lo zio John)

La signorina Fanny invece ha da pochi giorni perso il padre ma verrà consolata da Otis Redding (vi piace il Vintage vero?) e sarà distolta dal pensiero della morte.
Tutti i depressi, gli infelici, o coloro che sono stati sanzionati dal fisco per un errore modulistico, i supermultati dalle guardie svizzere municipali, gli afflitti dall’assegno di mantenimento, i collezionisti di bollette, i grassi, i marginali e i desueti, gli inattuali, i vecchi, i poveri affetti da una falsa rappresentazione di sé, i malati, i pensosi, insomma tutti coloro che non si sentono “a posto” dovrebbero passeggiare in questa bella strada, farsi massaggiare dalla musica e lasciarsi ipnotizzare dalle vetrine dei negozi. E poi, questa strada, mantiene ancora qualcosa del profumo dell’antico borgo natìo, che fa la differenza con altre strade del centro!